
Non si può certo dire che per lui le cose siano state facili. Non negli ultimi decenni, non nelle ultime settimane, e di certo non in questo martedì cruciale al Bundestag. Il cammino di Friedrich Merz verso la cancelleria della Germania è stato lungo e tutt’altro che facile. Lo si sapeva già, ma è diventato lampante il giorno della votazione, quando è diventato il primo cancelliere nella storia tedesca a perdere il primo turno di voto, scatenando una delle giornate più turbolente mai viste al Bundestag. Nulla ora fa pensare che le cose – tumulto compreso – possano cambiare. La maggior parte degli osservatori politici tedeschi – e metà del paese – concorda sul fatto che il governo di Merz sarà determinante. Altri, non soltanto nelle conversazioni private, dicono anche: tra tutti, proprio lui. Il sottinteso è: speriamo che vada bene, soprattutto in questi tempi di crisi, soprattutto con Friedrich Merz.
La Germania è sotto tensione, politicamente, economicamente e socialmente. La Repubblica federale e i tedeschi non sono mai stati famosi per un approccio particolarmente ottimista alle cose, ma di recente si avverte un tono molto più preoccupato del solito, a tratti persino apocalittico, ovunque. Questo ha a che fare con dati economici cui il paese non era più abituato da tempo: certi indici sono i più disastrosi da decenni. Ci sono problemi strutturali significativi in un settore tra i più rilevanti, quello automobilistico, nelle compagnie energetiche e nel comparto edilizio. Le previsioni economiche sono modeste, mese dopo mese: la Germania è in crisi.
Il fallimento del precedente governo è dovuto al fatto che non è riuscito ad affrontare efficacemente questa crisi né tantomeno a gestirla. Ma anche al fatto che la coalizione “semaforo” (socialdemocratici, verdi e liberali), guidata da Olaf Scholz, ha speso troppo tempo a gestire dispute interne e non è stata in grado di affrontare in modo adeguato le altre grandi preoccupazioni dei cittadini. Tra queste, in primis, le questioni legate ai migranti e alla sicurezza interna. Ma lo stesso si può dire anche per quel che riguarda gli alloggi a prezzi accessibili, la sicurezza delle pensioni e la riduzione della burocrazia.
E, ovviamente, molta dell’incertezza ha a che fare con la guerra in Ucraina, con un ordine globale in trasformazione e con la domanda su quale ruolo possa giocare la Germania in Europa – e l’Europa nel mondo. Allo stesso tempo, come in molti altri paesi, la fiducia nelle istituzioni, nella politica e nei politici è crollata drasticamente. Secondo un sondaggio recente, oltre l’80 per cento dei tedeschi ritiene che il paese stia andando nella direzione sbagliata. E tutto ciò sembra avvantaggiare un partito che si nutre esattamente di queste paure, senza però offrire mai risposte realmente profonde alle questioni in gioco: Alternative für Deutschland, l’AfD.
Questo è il contesto in cui si sono svolte le elezioni di marzo. Queste sono le sfide immense che attendono chi governerà la Germaia. Tutti gli occhi erano già puntati su Friedrich Merz da mesi, ancora prima della sua elezione a cancelliere.
Proprio lui: Merz può vantare una lunga carriera politica – è attivo fin dagli anni Ottanta, ha lavorato per anni al Parlamento europeo e successivamente al Bundestag, dove è tornato solo nel 2021 dopo alcuni anni passati nel settore privato. Conosce a fondo il suo partito, i cristianodemocratici della Cdu, e le persone che lo compongono. Ma Friedrich Merz non ha mai governato. Non è mai stato ministro, non è mai stato neppure sindaco. E’ considerato impulsivo. A volte anche permaloso. Ed entrambe le cose sembravano evidenti già prima della sua elezione, nella settimana che nessuno in Germania ha dimenticato: dopo l’ennesimo attacco da parte di un rifugiato, in cui è morto un bambino, Merz ha voluto far approvare in tutta fretta al Bundestag una nuova legge sull’immigrazione – accettando però il sostegno dei voti dell’AfD: un tabù infranto, per molti. Le proteste contro questo voto, e contro di lui personalmente, sono state enormi. Il sospetto che potesse essere lui ad abbattere il cosiddetto cordone sanitario contro i populisti di destra è cresciuto, ed è ancora presente oggi – anche se Merz non ha mai lasciato dubbi sulla sua posizione, che è ferma contro l’estrema destra.
Appena concluse le elezioni, Merz ha nuovamente suscitato forti malumori, questa volta soprattutto all’interno del suo stesso partito. Durante la campagna elettorale, aveva più volte insistito sul rispetto del freno al debito, una questione che aveva anche contribuito alla caduta del precedente governo. Poi, invece, Merz ha operato una svolta inaspettata. Ha improvvisamente sostenuto l’idea di allentare il freno al debito per le spese sulla difesa e di creare un fondo da 500 miliardi di euro per rinnovare le infrastrutture, giustificandolo con la situazione geopolitica legata all’Ucraina. La base è insorta. E in parte è in subbuglio ancora oggi. Sono poi seguiti i negoziati per la coalizione, nei quali Merz e la Cdu, assieme alla Csu della Baviera, sembrano aver fatto troppe concessioni ai socialdemocratici; invece di un nuovo inizio, come molti elettori conservatori speravano, sembra profilarsi la continuità. Merz è stato a lungo il principale oppositore dell’ex cancelliera Angela Merkel all’interno del partito; da anni si parlava dell’ala più centrista “merkeliana” e di quella più conservatrice, vicina a Merz. Ora questo sembra non avere più importanza. Anzi, il futuro cancelliere può contare proprio sul sostegno dell’ala ex merkeliana, che gli è sempre stata ostile.
Questo è il contesto che spiega anche la drammatica giornata vissuta questa settimana nel Parlamento tedesco, e il motivo per cui si sospetta – non senza fondamento – che alcuni socialdemocratici, pur avendo in precedenza approvato la coalizione e il contratto di coalizione, abbiano votato contro Merz come cancelliere. E forse persino alcuni membri del suo stesso partito.
Tutto questo ha avuto ripercussioni tra gli elettori. Raramente un governo è arrivato tanto impopolare a questo punto dei negoziati, ancora prima di entrare in carica. Solo il 21 per cento della popolazione crede ancora che il governo Merz sarà in grado di risolvere i problemi futuri della Germania. I risultati allarmanti di un altro sondaggio mostrano dove potrebbe portare tutto ciò: ad aprile, l’AfD era in testa nei sondaggi con il 26 per cento, davanti alla Cdu. Un partito considerato di estrema destra – qualcosa che non accadeva in Germania dai tempi della Seconda guerra mondiale.
Tuttavia Merz è riuscito a sorprendere i tedeschi con la composizione del suo futuro governo: tra i ministri non ci sono solo nomi già previsti da tempo, ma anche volti nuovi. Il ministero per il Digitale sarà guidato da un dirigente proveniente dal settore privato, mentre quello dell’Economia da una donna che ha lavorato negli ultimi anni come manager al di fuori della politica. In un certo senso, ciò ha compensato una questione di nomine che aveva precedentemente fatto storcere il naso a qualcuno: Carsten Linnemann, uno dei più stretti collaboratori di Merz e segretario generale del partito, si è ritirato a sorpresa dalla carica di ministro: era previsto nel posto cruciale dell’Economia. Ma la sua scelta è anche comprensibile: dopo i negoziati molte delle competenze del dicastero dell’Economia sono state trasferite ad altri ministeri. Anche questo è stato letto come un passaggio di attenzione dalle questioni economiche, che erano state al centro della campagna elettorale, verso altri temi.
Questo non è affatto un cattivo segnale per i partner internazionali. Merz ha chiarito fin dall’inizio la sua posizione sulla questione ucraina: il sostegno resta valido, anzi è più forte che mai dopo il disimpegno degli Stati Uniti. Annunciando l’intenzione di inviare i missili Taurus a Kyiv, ha mandato un segnale chiaro sia a Mosca sia a Washington. Ha anche fatto intendere di voler rafforzare il ruolo della Germania in Europa; ha incontrato più volte il presidente francese ed entrambi hanno sottolineato pubblicamente una solidarietà reciproca. Ha inoltre nominato Johann Wadephul come ministro degli Esteri, considerato un suo fedele alleato; a differenza del governo precedente, ci si può quindi aspettare che cancelliere e ministro parlino con una sola voce. E’ una buona notizia per i partner europei.
Per quel che riguarda la sua situazione interna, un osservatore ha recentemente commentato che da questo punto in poi non si può che migliorare: con aspettative così basse, il nuovo governo difficilmente potrà deludere.