Uno dei locali più frequentati dagli artisti e dai critici nella capitale polacca è un piccolo ristorante giapponese situato in un basso padiglione in cemento e vetro in via Adolfa Pawinskiego: Sato gotuje (letteralmente: Sato cucina), gestito da un buffo signore giapponese che una quindicina di anni fa si innamorò di una signorina polacca e per campare si dette alla ristorazione, rifiutandosi però sdegnosamente di preparare sushi. Seduta in equilibrio precario su uno sgabello di un tavolino che sembra un banchetto scolastico, la giovane critica d’arte Joanna Romek spiega che in particolari contingenze storiche l’arte si sposta da una parte all’altra, supera confini geopolitici, trova rifugio altrove: “Oggi Varsavia si avvantaggia del fatto che, grazie al suo vertiginoso sviluppo e alla ricchezza crescente, vi convergono artisti da ogni dove. Sono venuti qui, già prima che scoppiasse la guerra, molti artisti ucraini, ma anche georgiani e persino russi. Stanno arrivando ora parecchi artisti israeliani, con antenati polacchi, che possono usufruire di una legge che dà loro il diritto alla cittadinanza. Ottengono così un passaporto della comunità europea che dà loro la possibilità di trasferirsi, per esempio, in Germania, ma poi molti scoprono che qui si sta meglio, che la scena artistica è assai più vivace”. Jan Pomorski, che le siede accanto, aggiunge: “A causa della crisi economica, ma anche per il pericolo di un’ulteriore involuzione politica, molte gallerie di Berlino si sono spostate a Varsavia, o hanno aperto delle succursali che permettano loro di intercettare le produzioni più interessanti in Polonia e nei limitrofi Paesi baltici”.
Il mercato dell’arte contemporanea a Varsavia sembra non conoscere crisi. Le quotazioni delle opere sono decisamente molto alte. Un numero consistente di persone, non soltanto ricche, investe volentieri in lavori anche di artisti giovanissimi. Allo stesso tempo, molte istituzioni pubbliche e fondazioni private valorizzano soprattutto l’arte d’avanguardia del secolo scorso e contemporanea. La più importante di queste fondazioni, quella creata nel 2008 dal miliardario Jerzy Starak, ha sede in uno dei più bei palazzi recenti di Varsavia, in via Bobinska 6. Lo Spectra Art Space è uno spazio sperimentale dedicato all’arte contemporanea che segue l’esempio delle migliori pratiche globali di creazione di luoghi di promozione dell’arte in spazi aziendali, per presentare “eventi e fenomeni, tensioni e relazioni significative per il mondo moderno”.
La responsabile della Fondazione è la critica Ania Muszynska, che ha curato la notevole mostra “Gruppa” (dal 14 giugno al 26 ottobre 2025). Gruppa è stata una delle formazioni artistiche più carismatiche ed espressive degli anni Ottanta in Polonia e in generale in tutta l’Europa centro-orientale. Artisti come Ryszard Grzyb, Paweł Kowalewski, Jarosław Modzelewski, Włodzimierz Pawlak, Marek Sobczyk e Ryszard Wozniak, nel momento storico di tensione politica e insicurezza sociale “hanno trovato un linguaggio artistico violento ed emotivo, saturo di colore, ironia e grottesco, e allo stesso tempo hanno esteso le loro attività a forme di espressione performative come letture di manifesti, dimostrazioni, happening improvvisati”.
La Starak Family Foundation ha iniziato, nel 2019, a organizzare anche mostre nell’ambito del programma ufficiale della Biennale d’arte di Venezia. Quell’anno, con Force Field, alle “Officine 800” (Fondamenta San Biagio alla Giudecca) presentò in anteprima i progetti di tredici giovani artisti polacchi. Nel 2024, nelle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco, sempre a cura di Ania Muszynska, ha avuto un notevole successo la mostra “In the First Person” dedicata a uno dei più grandi pittori polacchi del dopoguerra, Andrzej Wróblewski (1927-1957). La maggior parte dei dipinti esposti, come accade sempre nelle loro mostre, appartiene alla collezione privata della famiglia Starak, che presto costruirà un proprio museo nella periferia di Varsavia.
L’impegno verso l’arte contemporanea dell’amministrazione cittadina è evidente nella quantità e qualità di sedi espositive, come la Galleria d’Arte Nazionale Zacheta, celebre per le sue esposizioni temporanee e per la collezione (oltre 3.500 produzioni artistiche di autori polacchi come Tadeusz Kantor, Edward Krasinski o Erna Rosenstein) e il grande Centro d’Arte Contemporanea nel Castello Ujazdowski, dentro il Parco Łazienki. A essi si è poi aggiunto il Museo d’Arte Moderna (Msn), fondato nel 2005 e finora ospitato in sedi temporanee, e da un anno collocato in un grande edificio rettilineo, completamente bianco, realizzato dallo studio Thomas Phifer and Partners di New York, di fronte al Palazzo della Cultura di epoca staliniana, con una collezione di oltre mille opere, anche di grandi dimensioni, di artisti come Cecilia Vicuña, Thomas Hirschhorn, Wolfgang Tillmans, Magdalena Abakanowicz, Alina Szapocznikow, Monika Sosnowska.
Le gallerie private, polacche e straniere, sono moltissime. Tra queste va segnalata la Asymetria, che da anni ha scelto di non avere una sede e organizza ogni volta le sue mostre in palazzi diversi. Il suo proprietario e animatore, Rafal Lewandowski, sta significativamente preparando per la seconda metà di febbraio, in uno spazio sulla via Targowa al di là della Vistola, una mostra dedicata al tema del “rifugio”, in sintonia con un certo clima apocalittico che si respira ultimamente in Polonia e sull’ossessione che gli artisti polacchi hanno da sempre per la “memoria”. La mostra intitolata “Schronienie”, rifugi, che esporrà opere di Marek Sobczyk, Zbigniew Libera, del fotografo prematuramente scomparso Tomek Byra e di Mariola Przyjemska, è costruita su una storia ambientata nel 3019, quando nel continente europeo, a causa di lunghe guerre e malattie, gli esseri umani si sono estinti e al loro posto sono rimasti dei Replicanti che per continuare a vivere devono continuamente acquisire ricordi e memorie della razza umana scomparsa. Così costruiscono nei loro centri di vita, i cosiddetti “Rifugi”, nei quali immagazzinare le tracce dell’esistenza dell’homo sapiens, che poi serviranno come accumulatore di energia della nuova razza.