L’intellettuale americano Leon Wieseltier ci ha fatto leggere il saggio che sarà pubblicato sul prossimo numero di Liberties, la rivista che ha fondato nel 2020 dopo esser stato all’Atlantic e a New Republic. Qui Wieseltier, in occasione del 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, elenca e spiega i diversi tipi di patriottismo statunitense, che dovrebbero aiutare noi europei a capire la nascita di una nazione “da zero” e quell’esperimento di libertà repubblicana dei Padri fondatori di due secoli e mezzo fa.
Tanti milioni di americani celebreranno questo anniversario con un misto di gratitudine e malinconia, di ardore e angoscia. Quanto ai milioni di americani che lo festeggeranno in uno stato di felicità assoluta, posso solo ricordarvi che tutti noi amiamo questo paese che voi state rovinando. Capisco che da molto tempo siate convinti che siano state persone come me, e coloro che la pensano come me, a rovinarlo; ma vorrei comunque che ammetteste che il sogno liberale dell’America – quello che preferisce l’opportunità all’autenticità, l’uguaglianza alla gerarchia, la decenza alla rapacità, il buon governo alla rivoluzione, l’equità al privilegio, la riflessione al parossismo, il lavoro alla grandiosità – è un sogno patriottico.
Il patriottismo della giustizia
Non esiste un patriottismo del genere, perché non esiste una società giusta. Non c’è e non c’è mai stata una società giusta; la storia non ne fornisce nemmeno un esempio. Chiunque si vanti della perfezione morale della propria società è uno sciocco, oppure è al soldo di qualcuno. Tutti i paesi che hanno preteso la fedeltà dei propri cittadini hanno prodotto sistemi politici ingiusti. Il patriottismo, quindi, è l’ultimo rifugio dei relativisti. Si colloca nel regno del “meglio di” e del “peggio di” perché la celebrazione è sempre comparativa. E dovrebbe essere indiscutibile affermare che alcuni paesi hanno più motivi di orgoglio rispetto ad altri.
Il patriottismo della ragione e dell’irrazionalità
La premessa di un simile modo di concepire il patriottismo è che l’orgoglio nazionale debba fondarsi sulla realtà nazionale – che deve, in una certa misura, essere oggettivamente giustificato. “Per farci amare il nostro paese”, osservò Edmund Burke, “il nostro paese dovrebbe essere amabile”. Il che significa che il patriottismo dovrebbe possedere un certo grado di razionalità. Ma a volte non si trova alcuna base per la vanità nazionale, e a volte si scopre di far parte di una società malvagia (il che non equivale a una società in cui tutti i membri siano malvagi: una società del genere non è mai esistita). Il cittadino disilluso e disgustato ha una scelta: può separarsi, spiritualmente o fisicamente, e trovare un nuovo paese degno della sua ammirazione, oppure può ricorrere a un tipo di patriottismo che non ha nulla a che vedere con la ragione e la realtà – una tipologia dove ci si deve documentare bene. Ho conosciuto esempi straordinari del primo caso, esiliati ed emigrati da stati tirannici che sono giunti coraggiosamente su queste sponde e che, fino all’ultimo giorno della loro vita, hanno disprezzato il loro paese natale e si sono definiti con veemenza, con i loro accenti quasi esilaranti per quanto marcati, degli americani (l’approccio di Joseph Brodsky alla rima in inglese illustrava bene il fascino di un patriottismo adottato). Un dissidente è un patriota in grave crisi. I miei amici scelsero non solo la defezione, ma anche la conversione. Esigevano una vita di lealtà giustificata. Non era una questione di politica, ma di integrità.
Il patriottismo delle origini
Gli eventi casuali hanno un significato morale? Come osservò una volta Ludwig Boerne, commovente e caustico scrittore ebreo nella Germania del XIX secolo, a proposito dell’angoscia assimilazionista del suo tempo: “Si può cambiare la propria religione, ma non il proprio nonno”.
Il patriottismo è per lo più determinato dalle circostanze della nascita – in effetti, il patriottismo è un metodo per trasformare l’arbitrario in necessario e la casualità in fortuna.
L’aspetto più tragico dell’esistenza umana deve essere la misura in cui le vite sono determinate dai luoghi, e le prospettive di vita dai dati di fatto, e questo, suppongo, è uno dei motivi per cui le persone svantaggiate possono essere ardentemente patriottiche. La nazione – l’insieme sociale, la sua solidarietà, i suoi simboli e le sue pratiche che conferiscono dignità, il suo senso di autonomia – non è altro che un modo per rispondere per le rime al destino, è un modo nobilitante e stimolante per giocare una brutta mano.
Il patriottismo della mescolanza
Questo patriottismo non esiste ancora, almeno non su larga scala. Ciò è dovuto al fatto che la mescolanza non è stata ancora ampiamente accettata come ideale sociale e come realtà sociale. Troppi cittadini di società eterogenee nutrono fantasie di omogeneità. Quante catastrofi causate dall’uniformità, dalla discriminazione legale alla distruzione fisica, dovremo ancora subire prima di renderci conto che l’alterità è proprio ciò che può salvarci da noi stessi? Il fervore per la somiglianza porta solo a illusione, rabbia e dolore. Troppi americani vivono nell’America che hanno nella loro mente piuttosto che nell’America che si trova fuori dalla loro porta di casa. Considerano la molteplicità, e qualsiasi versione dell’America con il famigerato prefisso “multi”, come il problema, quando invece è la soluzione. Se fossimo tutti uguali, non rispetteremmo nulla.
Come per tutte le nostre caratteristiche, le mettiamo in risalto o le celebriamo in determinate occasioni. Il 4 luglio non è tutti i giorni. Ma il 4 luglio esprimiamo, o riflettiamo sull’amore per la patria – anche, o soprattutto, l’amore per una patria in caduta libera. Nel 2026 l’ansia diventa un patriota americano.
Il patriottismo del dolore
Ci sono momenti in cui la più autentica espressione del patriottismo è il dolore. Dopotutto, piangiamo solo per ciò che amiamo. Ubi lacrimae ibi patria. A volte l’infedeltà si manifesta più chiaramente proprio nell’assenza di dolore. Non riesco a comprendere gli americani che non versano lacrime per l’America e gli israeliani che non versano lacrime per Israele. Vergogna a chi ha gli occhi asciutti! Loro, quelli con gli occhi asciutti, sono emblemi di compiacimento, di illusione o di pregiudizio. Gli storici spiegheranno come quei paesi abbiano fatto le loro sconvolgenti svolte e abbiano rinunciato a tanti dei valori ispiratori su cui erano stati fondati, ma non possiamo rimandare il tentativo di comprendere perché così tanti dei loro cittadini siano soddisfatti dei nuovi orientamenti nazionali. Non ho sentito alcuna difesa adeguata di tutta la violenza che è stata commessa, di tutta quella brutalità senza fine e senza remore. Alcune delle più belle composizioni patriottiche della storia sono state lamenti. Oserei dire che non esiste lingua in cui esse non siano apparse. Chi scriverà il nostro? Svolgiamo il nostro lavoro politico in abito di penitenza. Alle urne ci vestiamo di nero. Quest’anno, al ballo dei patrioti, non dimentichiamoci il valzer del cuore spezzato, se riusciamo a sopportarlo. Che la banda suoni.