Cerca

Conversazione con Nick Clegg

L’Europa pontifica sui valori ma poi un mercato digitale non l’ha ancora costruito

Nick Clegg, Chief of Global Affairs di Meta, testimonia davanti alla Commissione Speciale Intelligence del Senato il 18 settembre 2024 a Washington, DC. La Commissione ha ascoltato le testimonianze sulle minacce straniere alle elezioni statunitensi del 2024 e sulle misure che i principali fornitori di servizi tecnologici degli Stati Uniti intendono adottare per contrastarle. (Foto di Win McNamee/Getty Images)

I politici europei a Bruxelles, a Roma, a Berlino, a Parigi “pontificano sui valori europei e su come il mercato digitale europeo sia diverso da quello americano, ma la verità è che non abbiamo un mercato europeo. Non esiste, è una finzione: non esiste un mercato unico digitale europeo”, dice Nick Clegg, ex vicepremier britannico dei liberaldemocratici quando erano al governo con i conservatori dal 2010 al 2015, ex direttore per gli Affari globali di Meta, che ha lasciato l’anno scorso per tornare a Londra. “Penso che questo sia un tradimento degli interessi degli europei, dei nostri figli e dei nostri nipoti: le élite politiche europee continuano a criticare le aziende americane e cinesi e poi negano agli europei la possibilità di competere, perché non sono riuscite a costruire il mercato unico europeo dei servizi digitali”. Clegg è intervenuto alla terza edizione della “Rome Conference on AI, Ethics and Governance” organizzata da Wilson Sonsini e Libra Legal Partners, e da mesi viene intervistato sul suo libro, “How to save the internet”, sul perché abbia lasciato Meta, la Silicon Valley, l’America, e sulla possibilità che il Regno Unito e l’Europa possano recuperare la distanza digitale transatlantica.  “Quando sono arrivato nella Silicon Valley nell’autunno del 2018 – racconta – Il mondo era completamente diverso. Il mio lavoro a Facebook e Meta consisteva soprattutto nell’aiutare l’azienda a gestire i problemi che stava affrontando in quel momento, non ultimo le conseguenze dello scandalo Cambridge Analytica e delle elezioni statunitensi del 2016”, quelle dell’ingerenza russa, quelle soprattutto della società di consulenza britannica che aveva raccolto e utilizzato illegalmente i dati di circa 87 milioni di utenti Facebook nella campagna elettorale che portò Donald Trump per la prima volta alla Casa Bianca, e nella campagna per la Brexit. “Ho introdotto una serie di cambiamenti in Facebook, ma è diventato evidente per me che l’azienda si stava trasformando in modo molto significativo e drastico, per due ragioni. Primo, perché la tecnologia stessa stava cambiando, con l’AI generativa, e anche perché le app di social media stavano diventando progressivamente meno social e più dominate da contenuti raccomandati dagli algoritmi. Poi Trump è stato eletto per la seconda volta e quello mi è sembrato un buon momento per andarmene”. Questo mandato del presidente americano è molto diverso dal primo, più aggressivo, più spregiudicato, più personalistico, e la Silicon Valley, come molte altre aziende, si è adattata. “La cosa interessante – dice Clegg, durante la nostra conversazione telefonica funestata da allarmi che partivano di continuo sotto le finestre della redazione del Foglio: fa caldo  – è che tutto questo era assolutamente prevedibile. Ricordo quando l’Amministrazione Trump, il primo giorno in carica, disse che avrebbe eliminato l’ordine esecutivo introdotto da Joe Biden nel governo precedente, che molti consideravano un’interferenza eccessiva nel funzionamento di aziende private,  David Sacks e Marc Andreessen la definivano ‘una forma di comunismo’. Ma guardiamo ora l’Amministrazione Trump che parla di  nazionalizzare o seminazionalizzare alcuni dei laboratori dell’intelligenza  artificiale e di sospendere alcuni dei loro modelli: tutto ciò è ben più invasivo persino di quello che sta facendo Bruxelles nel settore dell’AI”.

Pensa se questo l’avesse fatto o detto Biden: è il ritornello che scandisce il secondo mandato di Trump, fatto di eccessi e di promesse non mantenute, in qualsiasi ambito, che siano la politica internazionale, la guerra commerciale, gli insulti agli alleati. Ma il mondo è cambiato e a questo presidente viene concesso molto, perché se Trump si mette di traverso, la tua vita diventa un inferno. Vale anche per i miliardari che comandano il Big Tech, nessuno è di fatto al sicuro. Secondo Clegg questo appiattimento sui capricci presidenziali “è dettato da un misto di paura, di Fomo (fear of missing out), di paura di essere tagliati fuori, e di interesse personale. Paura perché, sai, questa è un’Amministrazione altamente transazionale e aggressiva. Le aziende tecnologiche, comprensibilmente, non vogliono trovarsi nel mirino della Casa Bianca. Fomo perché temono che se non si siedono al fianco dell’Amministrazione, lo faranno i loro concorrenti e otterranno un vantaggio su di loro. E interesse personale perché è molto attraente per le aziende della Silicon Valley disporre di un’Amministrazione statunitense che, per esempio, ha detto di voler dare battaglia a Bruxelles e impedire a Bruxelles e ad altri regolatori non americani di interferire con i loro affari”. Questo allineamento è deleterio per l’Europa, che però continua a non reagire: “Al momento, nell’Ue ci sono 27 diverse autorità nazionali per la protezione dei dati. In Germania, ci sono 17 diverse autorità per la protezione dei dati, e tutte interpretano una legge fatta prima dell’AI, il Gdpr, in modo diverso l’una dall’altra, e poi la applicano a una tecnologia che non esisteva nemmeno quando il Gdpr è stato scritto. E questo è solo un esempio tra migliaia di esempi di come abbiamo fallito nel creare un mercato in grado di competere con Cina e America. Credo che sia una tragedia il fatto che i politici europei passino il tempo a fare grandi discorsi e a rilasciare comunicati stampa su quanto siano speciali i nostri valori europei, e poi rifiutino o non riescano a implementare il rapporto Draghi e altri rapporti simili, che ci darebbero davvero la possibilità di competere con America e Cina. Fino a quando l’Europa sceglie la retorica e non l’azione, critica la Silicon Valley e le aziende tecnologiche cinesi ma si rifiuta di agire in casa propria per poter essere più della somma delle nostre parti, temo che la politica europea resterà vuota”. Nel Regno Unito le cose non vanno meglio, “la Brexit è stata un atto di autolesionismo che ha lasciato il paese molto, molto più debole”, dice Clegg, e anche se non ci sono le leggi europee e le frammentazioni europee, comunque la competizione con le grandi superpotenze è in ritardo. Ma le cose si possono cambiare, di questo Clegg è convinto, lo ha visto e fatto quando era in politica e il Regno Unito ha creato un sistema di start up e di innovazione che prima non c’era, e lo vede in molte parti di Europa: cita Barcellona, dove c’è un cluster di aziende che producono satelliti, e aggiunge che è molto interessato alla Spagna, “sai, mia moglie Miriam è coinvolta nella politica spagnola”, e proprio negli ultimi giorni Miriam González Durántez ha registrato il nome di un partito, Democracia 21, nel bel mezzo della crisi politica che sta affossando il premier Pedro Sánchez. Ma Clegg porta anche altri esempi non di famiglia, “sono appena rientrato dall’Estonia, un paese avanzatissimo, e ho parlato con il fondatore di Bolt, la seconda azienda più grande dopo Uber nel mercato dei taxi, un’azienda estone. Vai in Francia, e a Parigi c’è Station F, che è un grande incubatore di nuove aziende. Vai a Monaco di Baviera, dove c’è il principale cluster europeo di aziende di tecnologia della difesa. Gli ingredienti ci sono tutti, insomma, ma quello che non stiamo facendo è creare una connessione tra queste esperienze: dobbiamo collegare il talento”.

Il talento ricorre in molte delle conversazioni europee e ora che l’America è diventata tanto inospitale, dovrebbe essere più facile acciuffarlo, trattenerlo, valorizzarlo. Ci vuole la volontà, come sempre, come tutto, Clegg dice che non vuole tornare a fare politica,  ma ricorda che la passività e l’inerzia non sono una strategia, e che anzi pure il nazionalismo, pure il populismo si combatte offrendo opportunità – il terreno in cui fiorisce il talento.

Nick Clegg, ex vicepremier britannico dei Liberal Democratici durante il governo di coalizione con i Conservatori tra il 2010 e il 2015, ed ex presidente per gli Affari globali di Meta, lo scorso anno è tornato a vivere a Londra.