Ogni anno circa 6,5 milioni di persone vanno a Monaco di Baviera per l’Oktoberfest. Il capoluogo bavarese è noto per la birra, i bretzel, i pantaloni di pelle e il Bayern Monaco, la squadra di calcio più titolata della Germania. Ma da qualche anno Monaco ha un altro tratto distintivo. Dall’inizio della guerra russa in Ucraina, attorno alla città nel sud della Germania si è formato uno dei poli più dinamici d’Europa per le aziende del settore della difesa.
Circa un sesto delle imprese associate alla Bdsv, l’associazione tedesca delle aziende della difesa, proviene dall’area metropolitana di Monaco. Accanto ai grandi produttori di armi già affermati – come Airbus Defence and Space, Mtu Aero Engines, il produttore di apparecchi radio Rohde & Schwarz o il produttore di elettronica Hensoldt — sempre più start-up del settore della difesa gestiscono la propria attività da Monaco o dai suoi dintorni. Nella Germania a organizzazione federale, i Länder si fanno concorrenza per attirare quanti più fondi possibile per la difesa nelle proprie regioni. Mentre il settore automobilistico e altri comparti arrancano, il crescente bilancio tedesco per la difesa promette investimenti nel settore degli armamenti. Solo il bilancio federale per la difesa dovrebbe ammontare a circa 153 miliardi di euro nel 2029, con una tendenza in aumento. Nor Reno-Vestfalia, Baden-Württemberg, Bassa Sassonia, Berlino: tutti vogliono una parte dei miliardi destinati agli armamenti, ma una quota considerevole viene investita a Monaco.
Ma come ha fatto Monaco a raggiungere questo risultato? L’ecosistema in cui, nella capitale bavarese, possono nascere nuove aziende è unico nel suo genere. Accanto all’Università della Bundeswehr, molti laureati della Technische Universität München (Tum) trovano la loro strada verso l’industria della difesa. La Tum promuove attivamente questo percorso: a febbraio ha fondato la “Tum Security and Defense Alliance”, pensata per istituzionalizzare le collaborazioni con le aziende della difesa dell’area di Monaco. Gli atenei monacensi hanno dato vita alle start-up della difesa di maggior successo del paese: la start-up di droni Quantum Systems è stata fondata da Florian Seibel, ex ufficiale della Bundeswehr laureatosi all’Università della Bundeswehr di Monaco; anche Marc Wietfeld, cofondatore di Arx Robotics, si è formato lì. I droni terrestri della sua azienda vengono impiegati in Ucraina. L’elenco delle start-up monacensi della difesa potrebbe continuare a lungo. I Tum Venture Labs, un’iniziativa congiunta della Tum München e del centro per la creazione di imprese Unternehmer-Tum, sostengono dal 2023 le start-up del settore della difesa dalla fondazione fino all’ingresso sul mercato. A Erding, poco fuori Monaco, la Bundeswehr ha istituito un centro per l’innovazione volto a rafforzare la collaborazione tra le forze armate e le start up.
La Baviera ha sempre difeso con forza i propri interessi all’interno della Germania. Il “premier” Markus Söder, dell’Unione cristianosociale (Csu), il partito gemello bavarese della Cdu del cancelliere federale Friedrich Merz, ha una spiccata capacità di attrarre industrie in Baviera. E ha fatto della politica della difesa uno dei suoi punti di forza. Giusto di recente, a fine luglio, Söder è andato ad Aschau am Inn, a circa un’ora d’auto da Monaco, per la posa della prima pietra dell’ampliamento di uno stabilimento di Rheinmetall, destinato a diventare la più grande fabbrica di polvere da sparo d’Europa.
Il Land ha approvato ad aprile una specifica “legge per la promozione dell’industria della difesa in Baviera”, che consente alle aziende del settore di costruire impianti più rapidamente e ottenere autorizzazioni in tempi più brevi. La Baviera è il primo Land tedesco a concedere per legge condizioni speciali di questo tipo all’industria degli armamenti – sebbene le questioni di difesa siano normalmente disciplinate a livello federale. La start up della difesa Helsing ha dichiarato che anche questa legge ha pesato nella scelta della sede per un proprio stabilimento. E nel 2024 il governo regionale bavarese aveva approvato una modifica alla legge sull’istruzione universitaria, che avrebbe dovuto obbligare gli atenei a collaborare con la Bundeswehr laddove ciò fosse necessario per la sicurezza nazionale. La legge è stata in parte annullata dalla Corte costituzionale bavarese, ma resta comunque indicativa dell’importanza che il governo regionale attribuisce all’industria della difesa.
Dopo le ultime elezioni federali erano circolate voci secondo cui la Csu avrebbe ambito alla carica di ministro della Difesa nel governo, nonostante ciò sembrasse in realtà una prospettiva poco praticabile in una coalizione tra conservatori e Spd, dato che l’attuale ministro della Difesa Boris Pistorius è stato, negli ultimi anni, il politico più popolare del paese. Ma per la Csu si trattava probabilmente anche di rappresentare gli interessi del settore della difesa bavarese.
Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, nata negli anni Sessanta come “Internationale Wehrkunde-Begegnung”, partecipano ampie fette della politica mondiale. Nel 2024 fu proprio lì che Yulia Navalnaya, vedova di Navalny, apprese della morte del marito; nel 2025 il vicepresidente statunitense J. D. Vance vi tenne un discorso ideologico e polemico sulla presunta minaccia rappresentata dalle élite politiche per i valori europei; quest’anno il cancelliere Merz e il presidente francese vi hanno cercato un fronte comune con il segretario di stato americano Marco Rubio. La conferenza è anche l’occasione per gli industriali di incontrare informalmente i vertici della politica. E anche in questo, gli industriali bavaresi godono di un piccolo vantaggio di prossimità.