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Il fiume nascosto

A pescare trote nell’Aragona spagnola, con una guida che pare una spia

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Più lontano si viaggia per pescare, più si sente la pressione. E’ nella natura umana. Quando si vola fino in Patagonia, è inevitabile aspettarsi che accadano cose straordinarie. Se si alza il vento, l’acqua è bassa, le trote sono schizzinose o si perde il pesce dei sogni, il volo di ritorno pesa il doppio, per quanto Malbec si beva. Il trucco sta nell’affrancarsi dal peso delle grandi aspettative, pur continuando a pescare in luoghi mozzafiato. Si può tornare sempre nelle stesse acque – aiuta vivere in Montana – e mettere in conto sia qualche successo sia qualche inevitabile disastro. Oppure si può andare in Spagna.
A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi: ci sono trote in Spagna? Ebbene sì, ci sono, e la Spagna è in realtà una delle mete più sconosciute e sorprendenti per chi ama la pesca. I Pirenei offrono spot straordinari, anche se i locali preferiscono tenere un basso profilo. Forse ricorderete che Jake Barnes va a pescare in “Fiesta” di Hemingway – e del resto anche l’autore era un appassionato. Jake pesca con i vermi (un’eresia!), mentre il suo amico più raffinato Bill usa una mosca McGinty. Nel romanzo pescano sull’Irati, un fiume più vicino a San Sebastián; noi ci concentriamo invece sulla regione dell’Aragona, a due ore di strada a nord di Barcellona, non lontano dal confine francese.
Pescare in Spagna si rivela un’esperienza di grande civiltà. Lontano dalla città, i paesi di montagna lasciano il posto a splendide valli fluviali. Il modo migliore per godersi la zona è contattare Salvelinus, un’agenzia di pesca guidata e fondata venticinque anni fa da Iván Tarin. Iván è una figura carismatica, con un naso leggermente storto che invita a ogni genere di speculazione su una giovinezza trascorsa sul ring. E’ un ottimo compagno di taverna e, cosa ancora più importante, una guida eccellente sull’acqua.
Il suo progetto, affinato nel corso di decenni, è stato quello di individuare acque pubbliche che ospitino trote fario di buona taglia. Esplora fiumi in una vasta regione e stabilisce quando sono nella stagione migliore. E, come tutti i buoni pescatori, tiene molto alla riservatezza – non è da escludere che in una vita precedente si sia occupato di spionaggio. Per garantire una buona pesca, mantiene un blackout informativo con furtività degna di un eroe di John le Carré. Del resto, se le folle si riversassero sui fiumi, la pesca ne risentirebbe.
Salvelinus non ha un profilo Instagram, a differenza di quasi tutti gli altri operatori del settore. Iván non vuole nemmeno che si scattino foto con l’iPhone sull’acqua, per via dei geotag rivelatori, tanto è geloso delle sue location. In un mondo di improbabili autopromozionisti della pesca che combattono i pesci al rallentatore su sottofondo rock, Tarin fa festa come se fosse il 1959. A differenza di tutti gli altri nel settore, non fa false promesse.
Sono andato da lui lo scorso autunno e l’equilibrio tra cultura e gastronomia, pesca e paesaggio è stato un piacere autentico. Iván e il suo team sanno costruire viaggi su misura, anche per le coppie, in base alle priorità di ciascuno. Si può alloggiare in lodge o in rustiche locande. La giornata inizia con una colazione tranquilla. Magari non avete ordinato il Manchego né uno dei superbi salumi stagionati della regione, ma li troverete su un tagliere in tavola, e sarebbe poco curioso non assaggiarli.
Dopo una breve corsa in auto si arriva a Roda de Isábena, un borgo medievale di pietra risalente al X secolo. Una guida meravigliosa, Maria José, vi accompagna per le vie del paese e nella chiesa locale, e ci si gode il panorama sulle immense valli fluviali. Il programma culturale può essere calibrato secondo i propri gusti, e Maria José è con voi a ogni tappa. Durante il mio soggiorno abbiamo visitato una vigna locale, dove ci siamo concessi un pranzo ricercato con accompagnamento di musica folkloristica. Un’altra mattina abbiamo fatto una passeggiata nella natura lungo un bacino artificiale in fondo alla valle; sono disponibili anche escursioni più impegnative in quota.
Ed ecco che arriva il momento di pescare. Un giorno ci siamo fermati vicino a un campo, senza alcuna traccia d’acqua nei dintorni. Abbiamo camminato tra i noci e poi ci siamo fatti largo a fatica tra la vegetazione fitta. E’ evidente che queste rive non siano frequentate, e Iván impugna un machete per aprirci il passaggio. Siamo lontanissimi dalle sponde perfettamente curate del Test – anche se per chi preferisce evitare escursioni impegnative non mancano opzioni più comode. Sentiamo il rumore del fiume prima di vederlo, e all’improvviso i cespugli si aprono su un piccolo corso d’acqua che scorre sotto una volta di alberi. Il lancio è un po’ complicato – usiamo una ninfa con testa di tungsteno. Mentre la lenza scorre nella corrente si ferma di colpo: un pesce. Alzo la canna per impostare la ferrata e vedo un lampo dorato, il fianco inconfondibile di una trota fario. Il primo bel pesce in un fiume nuovo riesce sempre a sorprendermi. Portiamo a riva un esemplare vero, vicino ai quarantacinque centimetri.
Nel corso di una settimana abbiamo cambiato fiume ogni giorno e siamo riusciti anche a lanciare con la mosca a secco (se è questa la vostra priorità, valutate una visita all’inizio dell’estate). Abbiamo preso pesci con regolarità, alcuni nella fascia ambita dei cinquanta centimetri. Ogni trota sembrava un dono – una sensazione che non capita tanto spesso come si vorrebbe. Riflettendo sulla giornata davanti a un bicchiere di vino la sera, ho sorriso realizzando che il talento segreto di Iván aveva funzionato alla perfezione.

David Coggins, scrittore, cura la newsletter “The Contender” e dirige “The Print Edition”.