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Blaise Metreweli al servizio di Sua Maestà

Alla guida delle spie inglesi arriva un’antropologa che ama remare

Voce roca e sguardo languido, Modesty Blaise in quanto a gadget ed eleganza non ha nulla da invidiare a James Bond. Solo che è una donna – interpretata da Monica Vitti, sulla scia del successo del fumetto e dei libri di Peter O’Donnell – e questo la rende ancora più straordinaria per un’epoca, gli anni Sessanta, in cui il ruolo delle donne nei servizi segreti è soprattutto legato a stenografia, tazze di tè e segreti ben custoditi.

Oggi c’è una nuova, realissima Blaise a capo dell’MI6, ha quasi 48 anni e di lei si sapeva pochissimo, se non che fino a poco fa era responsabile del dipartimento tecnologico – Q, come sanno tutti gli appassionati di Ian Fleming – e che ha lavorato sul campo in medio oriente e in Europa. Poi il Daily Mail ha fatto un signor scoop: Metreweli è un cognome georgiano, ma il vero nonno di Blaise si chiamava Constantine Dowbrowolski, ed era un disertore ucraino dell’Armata rossa passato a lavorare con i nazisti e noto come “il macellaio” per la spietatezza con cui ha ucciso ebrei e dissidenti ucraini, depredato cadaveri, riso davanti agli stupri, firmato lettere ai suoi superiori della Wehrmacht con sentitissimi “Heil Hitler”. Lei non ne sapeva niente, dicono dal Foreign Office, anche perché sua nonna Barbara, fuggita nel 1943 (di Constantine non si è più saputo niente), si è poi dichiarata vedova e risposata in Inghilterra con David Metreweli, da cui il figlio ha preso il cognome. Una storia dell’est, “caratterizzata da conflitto e divisione”, in cui un uomo vede la sua ricca famiglia di possidenti terrieri uccisa durante la Rivoluzione d’ottobre e si vendica diventando il peggiore degli assassini. “È esattamente questa eredità complessa che ha contribuito al suo impegno per impedire i conflitti e proteggere i cittadini britannici dalle minacce di oggi come gli stati ostili”, ha sottolineato un portavoce del ministero. Solo che questi stati ostili si sfregano le mani, osserva il Mail, che ha scartabellato centinaia di pagine di documenti per trovare la misteriosa origine del padre di Blaise, un militare poi diventato un rispettato radiologo a Hong Kong, dove ha cresciuto i figli. E ha giustificato la sua operazione, giornalisticamente impeccabile, raccontando che quel cognome strano aveva già acceso una lampadina tra gli storici di Georgia, Ucraina e soprattutto Russia e che, visto che la nuova capa dell’MI6 è eccezionale, è bene prevenire le manipolazioni che senz’altro arriveranno di una storia documentatissima, inconfutabile.

Ma torniamo a lei: parla arabo, la sua foto ufficiale ce la mostra bionda, con i capelli corti e gli occhi azzurri, e dall’ottobre prossimo sarà “C”, che rimanda al modo in cui il primo capo, Mansfield Smith-Cumming, aveva scelto di firmarsi, usando solo e sempre inchiostro verde. Anche dal computer, Metreweli produrrà solo comunicazioni verdi, come da tradizione, e sarà l’unico dipendente dell’MI6 con un’identità pubblica. Riferirà solo al ministro degli Esteri David Lammy in questi tempi che, come hanno sottolineato tutti, più difficili di così non potrebbero essere. Nonno nazista a parte, è perfetta: faceva canottaggio durante gli anni di Cambridge, Pembroke College, e chissà se è lì che ha ricevuto il famoso “pat on the shoulder”, la pacca sulla spalla riservata agli studenti più brillanti. Di certo lo spionaggio le piaceva già da bambina, come ha raccontato lei stessa, usando il nome Ada, in un bellissimo pezzo sulle agenti donne sul Financial Times di qualche anno fa. Lì e in altre interviste anonime ha spiegato un paio di altre cose importanti: “Per tutta la mia carriera ho vissuto in paesi in cui i princìpi democratici e le libertà talvolta scompaiono da un giorno all’altro, o in cui la stampa libera viene schiacciata, e questo ti fa pensare a quanto sia speciale il Regno Unito, raro, e merita di essere protetto”. Questo non impedisce che ci siano state “esperienze difficili, sia professionali sia personali”, o “periodi traumatici” da cui è venuta fuori, perché dai traumi si esce, la libertà si difende, il bello del suo lavoro assurdo è “cercare di capire, dalla mattina alla sera, dove possiamo intervenire per evitare il male”, facendo “cose straordinarie” sotto un manto di assoluta normalità. Poi, forte dei suoi studi antropologici – è una geek, tra le migliori menti tecnologiche del paese secondo il suo predecessore Sir Richard Moore, ma non ha una formazione scientifica – si è detta “veramente affascinata dal comportamento umano”, anche perché “non sono gli stati a fare certe cose, ma gli individui”. Tra le rappresentazioni della mangiauomini alla Mata Hari o Nikita e quelle dell’eroina fragile e forte alla Carrie Mathison di Homeland, l’agente segreta si presta agli stereotipi. Tanto meglio, dicono tutte, perché è più facile passare inosservate e stringere contatti. E se una certa ambiguità dovesse mai farsi strada, Metreweli – parlando come Ada – ha un buon consiglio: è incredibile come un “mi sembra di essere tua sorella” o “ti rispetto come un padre” possano cambiare la temperatura in una stanza.

Blaise – come Pascal, in italiano sarebbe Biagio – è la prima all’MI6, ma i servizi segreti interni, MI5, hanno già aperto alle donne da tempo, nel 1992, con Stella Rimington, che sconvolse tutti scrivendo un mémoir e che ispirò la M interpretata da Judi Dench in James Bond. Poi è arrivata Eliza Manningham-Buller, e tutte hanno raccontato della misoginia stellare con cui hanno dovuto fare i conti e delle tante colleghe che avrebbero meritato di guidare i Servizi. Niente autocommiserazioni, non è parte del mestiere, è il momento di godersi il momento in cui la realtà è al passo dell’immaginario popolare, come nell’MI5 della bellissima serie Slow Horses, dove capo e vicecapo sono donne ma dove brilla soprattutto il personaggio di Catherine Standish, la devota segretaria un po’ ingrigita che non ha nulla da invidiare agli operativi, come dimostra tutte le volte che è in difficoltà. Blaise Metreweli è sportiva, è sparita venticinque anni fa dai social e dal mondo, sappiamo che ha partorito, forse continua a remare, e ha pure delle amiche fantastiche che ai giornali dicono: di lei non ci ricordiamo niente.