Varsavia sembra ruotare tutta attorno al Palazzo della Cultura, l’enorme edificio che negli anni i polacchi hanno circondato di grattacieli sempre più alti per nascondere il regalo sgradito che Stalin offrì alla città. Non si può occultare, non si può spostare, non si può abbattere: il Palac Kultury i Nauki è come una calamita per Varsavia. Così da alcuni anni il regalo sgradito che svetta su tutto è diventato una parete su cui proiettare messaggi e, a seconda degli avvenimenti, si tinge di vari colori. E’ stato blu, come la bandiera europea. E’ stato celeste e giallo, come i colori dell’Ucraina. E’ spesso bianco e rosso, come la bandiera della Polonia. Il primo giugno, giorno delle elezioni presidenziali polacche, il Palazzo della cultura era interamente rosso, sulla era proiettata l’immagine di una casa con all’interno le stelle europee che abbracciavano la Polonia. Dal camino di questa casa della convivenza euro-polacca non usciva fumo ma si libravano dei cuori. E’ vero che le città sentono la storia e Varsavia che per il 67 per cento ha votato per il suo sindaco Rafal Trzaskowski, poco prima che i risultati iniziassero a mostrare il vantaggio del candidato nazionalista Karol Nawrocki ha iniziato a coprirsi di nebbia. La nebbia si concentrava proprio attorno ai grattacieli e scendendo dalla punta del Palazzo della cultura iniziava a cancellare prima i cuori, poi il tetto della casa euro-polacca che Trzaskowski, o chi per lui, aveva voluto proiettare forse come segno di buon auspicio. Non è andata così, il sindaco di Varsavia ha perso, le aspirazioni riformiste del governo guidato da Donald Tusk sono molto a rischio. Ma come si fa a perdere un voto annunciato da cui dipendeva tutto il futuro di una nazione con ambizioni di potenza? E’ una sconfitta che merita di essere sezionata, dentro nasconde una storia di candidati diversi in tutto, di sottovalutazioni, di improvvisazioni, di collane, wafer, patate e nicotina.
Rafal, ancora tu?
Non si ricandida un perdente e, duole dirlo, ma Rafal Trzaskowski la sua occasione di diventare presidente del paese l’aveva persa già cinque anni fa con il capo dello stato uscente Andrzej Duda. All’epoca si diceva che nonostante la sconfitta, l’opposizione aveva finalmente trovato un nuovo leader che era riuscito a movimentare e far sognare il centro e la sparuta sinistra. Cinque anni però sono tanti e dal 2020 al 2025, il sindaco giovane sembrava invecchiato di colpo visto che il PiS, con una mossa astuta, ha deciso di contrapporgli un candidato poco più che quarantenne. Cinque anni sono una vita in politica, in mezzo c’è stata la pandemia, c’è stata l’aggressione russa dell’Ucraina, c’è stato il ritorno di Donald Trump. Forse che il vento a favore di Trzaskowski si fosse ormai esaurito lo aveva capito il ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che aveva deciso di sfidare il sindaco nelle primarie del partito. Per la Coalizione civica (Ko) le primarie non sono un affare poi così serio e il leader della Ko Donald Tusk aveva già deciso chi dovesse aspirare alla carica più alta dello stato. Su questa decisione ci sono due versioni: una promessa o una mania di controllo. Partiamo dalla prima: quando nel 2023 la Coalizione civica riuscì a formare un governo e Tusk divenne premier sembrava che Trzaskowski fosse in attesa del suo momento e forse lo aspettava già nel 2023. Ma quella vittoria portava la firma di Tusk, il ruolo di premier toccava e lui, e così al sindaco toccò aspettare di nuovo per le elezioni presidenziali e, speranzoso, fece una promessa sciagurata a sua moglie Malgorzata: diventerai pierwsza dama, first lady. La seconda versione invece è più maligna: Tusk preferiva come presidente un uomo prevedibile e calmo come Trzaskowski, forse più interessato alla carica che ai programmi, e non un imprevedibile Sikorski, con più senso politico, un’agenda e molta voglia di visibilità.
Karol chi?
Quando il leader del PiS Jaroslaw Kaczynski decise che il suo candidato dovesse essere uno storico chiamato Karol Nawrocki, il nome fu una delle ricerche più frequenti dei polacchi in quei giorni su internet. Nessuno sapeva chi fosse. Molti pensavano che Kaczynski fosse a corto di idee, si affollavano i pettegolezzi sul leader ormai da buttare, invece probabilmente cercava proprio uno sconosciuto da contrapporre al celebre Trzaskowski. Nawrocki era perfetto sotto molti punti di vista: era più giovane, non veniva da una famiglia agiata di artisti come il sindaco di Varsavia, aveva alle sue spalle una storia da ragazzo di strada che conosceva i cori da stadio e poteva aizzare la Polonia arrabbiata, cresciuto nel quartiere operaio di Danzica con un padre tornitore che aveva militato nel sindacato Solidarnosc. Kaczynski aveva capito che la battaglia sarebbe stata tutta a destra, contro il partito sedicente antisistema Konfederacja che ha una base di elettori con più rimostranze verso il PiS che verso la Coalizione civica, e lo sconosciuto Nawrocki, venuto fuori dal nulla, poteva coltivare il mito dell’antiestablishment arrivato a correggere gli errori del suo partito: il nuovo presidente ha interpretato il ruolo alla perfezione e ha preso le distanze dai lunghi anni in cu il PiS era stato al governo e alla presidenza. Per costruire il personaggio serviva anche una storia di famiglia che potesse attirare la simpatia di qualche donna, una parte d’elettorato che tradizionalmente vota contro il PiS, e lo storico sconosciuto aveva anche questo: sua moglie Marta divenne madre a sedici anni, lui la conobbe dopo, la sposò e adottò suo figlio Daniel che ha partecipato attivamente alla campagna elettorale, raccontando come Nawrocki fosse entrato nella sua vita, cambiandola in meglio.
Il noioso ultrasettantenne Kaczynsky, senza badare a promesse di partito, ha fatto una scommessa e ancora una volta si è rivelato un buon barometro della società polacca.
Una campagna pigra
Il portale di notizie Onet dopo i risultati ha pubblicato un retroscena che racconta molto di come la squadra di Rafal Trzaskowski abbia sottovalutato l’avversario. Già in primavera, il sindaco di Varsavia aveva a disposizione dati che indicavano che il vento a suo favore si stava indebolendo. Sarebbe stato il momento di promuovere una campagna elettorale a tappetto, di spostarsi dalle città più grandi alle campagne, di pensare a una strategia elettorale per i centri più piccoli e osare tentando di sfondare nelle sei regioni che tradizionalmente votano in massa il PiS e sono distribuite nella parte sud orientale della Polonia. La squadra di Trzaskowski, dati alla mano, non ha cambiato strategia, ha ignorato i segnali, non ha ambito a capovolgere la situazioni nelle roccaforti degli avversari e si è concentrata sui materiali contro Nawrocki che uscivano dalle inchieste dei giornali. E’ stata una campagna pigra, mentre dall’altra parte l’avversario procedeva lentamente, si prendeva il tempo di farsi conoscere, senza fretta, ma con un maggiore investimento anche economico.
Dal cuore alla noia
Ogni epoca ha il suo genio della comunicazione e sono pochi i geni che valgono per tutte le epoche. Donald Tusk per vincere nel 2023 si affidò a Wioletta Paprocka-Slusarska. Millenial, ex giocatrice di palla a mano, fu lei a introdurre il cuore con i colori della Polonia come simbolo della Coalizione civica. Tusk la lodò molto, nel 2023 la ringraziò pubblicamente dal palco della vittoria. Il sindaco di Varsavia l’ha voluta anche per la sua campagna elettorale, Paprocka-Slusarska ha insistito con gli stessi messaggi del 2023, Trzaskowski non ha le doti comunicative di Tusk e quello che due anni fa era risultato un movimento travolgente, quest’anno aveva perso il tocco, risultava pigro, stanco, poco capillare. Nawrocki è stato il contrario. Il nuovo presidente attorno a sé ha voluto una squadra dinamica che ha messo nelle mani del trentottenne Pawel Szefernaker: non è un esperto di comunicazione ma un politico e la prima cosa che ha fatto con Nawrocki è stata portarlo da un sarto per cucirgli addosso degli abiti adatti a un aspirante presidente. E’ stato lui a rivoltare la campagna elettorale e sembra che sia stato lui a suggerire la strategia per uscire dal “momento snus”.
Sniffare in diretta
Durante l’ultimo dibattito tra i due candidati, le telecamere hanno inquadrato Karol Nawrocki coprirsi con una mano metà volto, con l’altra avvicinare qualcosa al naso. La stampa polacca si è interrogata a lungo su quanto il gesto fosse voluto o fortuito, ma l’opposizione non ha fatto che concentrarsi sulla “sniffata” in modo ossessivo. Durante i giorni conclusivi della campagna elettorale non si è parlato d’altro, ovunque appariva l’immagine del candidato del PiS intento a sniffare in diretta. Nawrocki ha spiegato che non aveva sniffato ma si trattava di snus, tabacco per uso orale: necessario per non addormentarsi durante il noioso dibattito con il rivale. Dall’altra parte l’indignazione ha continuato a montare, tutto era su Nawrocki e sul suo gesto. Tanto erano insistenti le chiacchiere che il candidato del PiS ne ha approfittato per farsi fare un esame tossicologico e dimostrare di essere pulito. Ha invitato Trzaskowski a fare altrettanto e davanti al suo rifiuto sono fioccate le allusioni sulla vita dissoluta del sindaco di Varsavia, accusato di fare uso di cocaina per sopravvivere alla mondanità. Quanto più la squadra di Trzaskowski indugiava sulla sniffata in diretta televisiva, tanto più le vendite di snus crescevano e Nawrocki accusava i rivali di classismo per condannare l’uso del tabacco usato dai polacchi.
La lotta di classe e l’uomo di classe
Uno dei soprannomi che Nawrocki e i suoi hanno dato al sindaco di Varsavia è Bazur, ossia Bonjour, buongiorno in francese ma scritto con la grafia polacca. Trzaskowski è un poliglotta, ha studiato all’estero e se fino a qualche anno fa per un politico potevano essere note di merito in questa campagna elettorale tra nazionalisti e globalisti sono diventati motivi di biasimo. Durante i mesi di dibattitti si è parlato soprattutto di migranti, economia e politiche verdi. Il globalista Trzaskowski veniva accusato di non capire la gente normale di cui invece fa parte Nawrocki. Nawrocki ha sicuramente origini umili, ma è un uomo che ha saputo farsi strada, che è stato nominato direttore all’Istituto della memoria nazionale e che da tempo non vive come “la gente normale”. Improvvisamente però ha saputo sfruttare il suo passato e ha trasformato tutti gli scandali che gli sono stati imputati nella prova della sua appartenenza al popolo. E’ stato un pugile e se prima sfruttava la sua abilità nel picchiare per partecipare alle risse dei tifosi della squadra Lechia Gdansk adesso il pugilato è un modo per rimanere in forma e comunque per dimostrare le qualità di un uomo che sa come proteggere se stesso. E’ accusato di aver procacciato prostitute ai clienti del Grand Hotel di Sopot? Ha spostato l’attenzione dalle prostitute al fatto che ha lavorato come portiere, un lavoro comune che il suo rivale non ha mai fatto. La campagna di Trzaskowski è andata dietro agli scandali, li ha inseguiti senza insistere abbastanza sulla mancanza di competenza di un candidato improvvisato.
Wafer, patate e coralli
Il Prince Polo (va letto prinze polo) è un wafer diffuso in Polonia negli anni Cinquanta. Ogni polacco ha un ricordo da ricondurre al Prince Polo, soprattutto legato all’infanzia. Durante un comizio, Trzaskowski si è presentato con una barretta avvolta nel caratteristico involucro dorato e l’ha mostrata a tutti per parlare delle eccellenze polacche esportate. Il Prince Polo va forte anche in Islanda, dove è talmente popolare da essersi guadagnato anche una canzone. Oggi l’azienda che lo produce fa parte della Mondelez International e Trzaskowski ha citato il wafer come esempio di successo polacco nel mondo. Voleva solleticare i ricordi infantili della Polonia, voleva arrivare a un elemento della cultura popolare conosciuto da tutti, ma il tentativo è risultato goffo e innaturale. Verso la fine della sua campagna elettorale, sono entrati altri due simboli: le patate e i coralli rossi. La deputata Kinga Gajewska è andata in uno ospizio per anziani con indosso la maglia della campagna elettorale di Trzaskowski. Si è fatta filmare mentre consegnava a un anziano un sacco di patate. L’opposizione si è scatenata per il gesto definito “classista”, la deputata si è giustificata dicendo di aver portato anche verdura e carne, ma ormai tutti avevano in testa l’immagine del sacco di patate. Il colpo finale è stato dato dalla politica Joanna Senyszyn, simbolo del femminismo e della sinistra. Durante un dibattito la politica si è sfilata dal collo la collana di perle rosse che è un suo segno distintivo da anni e l’ha passata a Malgorzata, la moglie di Trzaskowski, come simbolo di indipendenza e forza delle donne. E’ iniziata la corsa per le collane dalle perle rosse indossate da elettrici e rappresentanti del partito, senza che nessuno della campagna del sindaco di Varsavia obiettasse sul fatto che i “coralli rossi” (anche se coralli non erano) potevano avere un solo effetto: aumentare le accuse contro un candidato che la Polonia rurale la vede con il binocolo.
La Polonia, l’Ue e il mondo
Dopo il risultato delle presidenziali il governo polacco guidato da Donald Tusk ha le mani legate, l’agenda riformista per far rientrare la Polonia nel rispetto dello stato di diritto verrà bloccata dal futuro presidente come è successo finora con il capo di stato in carica. Nawrocki avrà il compito di rompere la maggioranza, portare il paese a elezioni anticipate, mettere i bastoni tra le ruote del rapporto tra Bruxelles e Varsavia. Nawrocki è un isolazionista, considera il sostegno all’Ucraina troppo sbilanciato e pensa che la Polonia debba pensare prima di tutto a se stessa. Ha applicato l’agenda trumpiana alle esigenze polacche, ma cosa succede se la Polonia scompare dalla coalizione dei volenterosi, se il triangolo di Weimar si sfalda, se il paese con l’esercito più grande dell’Ue abdica al suo ruolo di potenza sporta a est? Il rischio è per il paese e per la sicurezza dell’Unione europea.
Lo schiocco e il tonfo
Nel 2020, quando Trzaskowski fu scelto come candidato per sfidare Andrzej Duda, perse di poco. Nel 2025 ha migliorato il suo risultato, ma non abbastanza. Il premier Tusk, prima del voto, scherzando su una campagna elettorale in cui gli avversari hanno rispolverato la litania della Polonia alle dipendenze della Germania per colpa dei “globalisti”, ha scritto su X: “Il nome Trzaskowski farà spaccare la lingua ai tedeschi. Per ogni vero patriota la scelta è ovvia”. Avrebbe fatto spaccare la lingua a mezza Europa, italiani inclusi. Cinque anni fa, i polacchi iniziarono a chiamare il sindaco Trzask, non solo come abbreviazione, ma anche perché Trzask vuol dire “schiocco” e lui sembrava lo schiocco del risveglio. Ma Trzask vuol dire anche “tonfo”, e quando il 2 giugno il quotidiano Gazeta Wyborcza è uscito nelle edicole aveva il titolo “Trzask Polski”, il significato poteva essere doppio. Il giornale aveva come notizia di apertura i primi exit poll che davano in vantaggio il sindaco di Varsavia: ma lo schiocco, nel giro di un paio d’ore, si è tramutato in tonfo.