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Libri, poesia, mostre e l’ultimo festival sulla spiaggia

Realizzazione grafica di Giulia Maoloni

3-5 OTTOBRE. LVIV BOOK FORUM / LEOPOLI, UCRAINA

Il festival che apre durante la guerra

In un approfondimento sul media Chytomo, Iryna Baturevych fa il punto sul sistema editoriale ucraino, in un momento difficile. La Russia distrugge sistematicamente le infrastrutture dell’editoria e della cultura: dalle case editrici alle tipografie e ai magazzini, fino al patrimonio fisico e immateriale delle biblioteche, dei centri culturali. C’è poi l’aumento dei costi di produzione, i continui blackout, la diminuzione della popolazione – più di 5 milioni di rifugiati – le tirature e le risorse più limitate. Il sistema editoriale (e il paese) resiste (e prospera) quasi solo grazie alle risorse morali delle persone, che hanno sempre bisogno di incontrarsi e vivere. Ne è prova che nascono e rinascono numerosi festival letterari in tutta l’Ucraina, tra cui il Book Forum di Leopoli, che torna al Palazzo delle Arti, dopo le edizioni online a causa della pandemia prima, dell’invasione russa poi. Nonostante questo, il Book Forum è riuscito a riaprire, ricostruire uno spazio (migliorando la struttura) per la riflessione e la ricerca di senso, e per offrire un luogo fisico e simbolico dove incontrarsi, riabbracciarsi e parlare di letteratura. Il tema centrale è proprio il ruolo salvifico della letteratura, che “aiuta a conservare l’equilibrio, a dare nuovi significati alle cose, a restare attaccati alla realtà e reimmaginarla”.

 

4 SETTEMBRE-10 OTTOBRE. AGAINST ERASURE-PHOTOGRAPHS FROM GAZA/ LONDRA, REGNO UNITO

Continuare a guardare l’umanità di Gaza

Il 25 agosto Israele ha colpito con un bombardamento double tap (ovvero doppio, il secondo partito pochi minuti dopo il primo, quando erano arrivati sul posto soccorritori e giornalisti) l’ospedale Nasser di Khan Younis, nella striscia di Gaza. Ha ucciso almeno 20 persone tra cui almeno cinque giornalisti palestinesi. Secondo il Committee to protect journalists, dall’inizio del conflitto a Gaza sono stati uccisi almeno 197 giornalisti, di cui 189 palestinesi. Il lavoro dei reporter palestinesi è l’unica testimonianza esistente, dato che la stampa internazionale non ha accesso alla Striscia, ed è costantemente minacciato dalla violenza. Le foto di alcuni di loro compongono la mostra collettiva “Against Erasure – Photographs from Gaza”, alla P21 Gallery di Londra. Il loro lavoro non è solo documentazione della sofferenza, ma è una lente per elaborare anche collettivamente una realtà orrorifica e liberare la popolazione dal ruolo schiacciante di vittima assoluta. I giornalisti vivono in prima persona tutto quello che raccontano, ogni giorno lavorando in condizioni di privazione, pericolo e minaccia. Molti reporter sono giovani e autodidatti, come Fatima Alzahra Shbair, già premiata a Perpignan e al World Press Photo, o Jehad Alshrafi, fotografo dell’Associated Press, pubblicato recentemente sul New York Times con il suo racconto della vita quotidiana dei gazawi sfollati. Gli ambulanti del mercato, le chiacchiere sul bagnasciuga, i pescatori al porto: tutta l’umanità e la dignità di Gaza.

 

11-14 SETTEMBRE. BASILAR FESTIVAL / FAFE, PORTOGALLO

Ballare la techno all’ombra di un faggio

Nel video del collettivo The Pills “Il piano perfetto – Fenomenologia del sabato sera” (pietra miliare della formazione degli ultimi millennial), Matteo, Luca e Luigi pianificano la serata romana perfetta, che dopo infinite peripezie mondane si sarebbe dovuta concludere al Goa, con una serata techno (e poi un after). Nell’epilogo del video i propositi dei tre naufragano in una canna che li fa arenare sul divano, oggi probabilmente si sarebbero arenati comunque di fronte all’offerta smisurata di serate e festival techno di ogni gusto e dimensione che proliferano in tutta Europa. Uno di questi è il Basilar Festival nel nord del Portogallo, con una selezione musicale molto raffinata e di nicchia. E’ un evento intimo, in una faggeta che abbraccia l’ansa di un fiume. Sulla spiaggetta gli organizzatori hanno scelto di portare un solo palco, perché la comunità, pubblico e selezionatori, sia immersa nella stessa musica. I set sono lunghi, onirici, ricercati. Lo spazio raccolto del dancefloor invita a un senso di intimità, a condividere il momento presente e abbandonarsi alla libertà, alla meraviglia, e a un po’ di mistero. A questo punto non si resiste a citare la risposta di Luigi a Matteo che nel corto pregava “la techno no, la techno no”. Ebbene, “la techno sì”.

 

11 MARZO-21 SETTEMBRE. LISTEN – A MUSICAL JOURNEY AROUND THE WORLD / BUDAPEST, UNGHERIA

Un viaggio musicale attorno al mondo

Per dieci anni il regista statunitense Garry Bassin e l’attrice e produttrice giapponese Tomoko Yamaguchi hanno girato il mondo e incontrato musicisti di ogni genere e luogo, per dimostrare – ma innanzitutto scoprire – che ciò che più accomuna gli esseri umani nel tempo e nello spazio è la musica. Hanno ascoltato e registrato più di cento artisti e musicisti in trenta paesi, e ne è venuta fuori la serie documentaria “The Listen Project”. Nel 2025 il progetto si è espanso ed è diventato anche una mostra immersiva alla House of Music di Budapest, visitabile fino a settembre. A partire dagli episodi del documentario, si percorre un viaggio musicale multimediale attraverso le tradizioni musicali contemporanee di tutto il pianeta, per raccontare come la musica accompagna ogni aspetto della vita. Dalle riunioni di una grande famiglia gitana in Ungheria, ai canti polifonici georgiani, al Rebeliko dei greci e turchi emigrati negli Stati Uniti, alla Gandharva, suonata nelle valli dell’Himalaya in Nepal, alla Bomba di Puerto Rico, la musica costruisce i passaggi rituali della vita collettiva e personale, i momenti di celebrazione. La gioia, il dolore, il rapporto con il trascendente. E’ espressione dello spirito, o proprio la lingua dello spirito, aveva scritto Gibran. Fermarsi ad ascoltare è un modo per crescere, oltre che un grandissimo piacere.

 

13 SETTEMBRE. MEET THE WRITER: ANNE CARSON / BRUXELLES, BELGIO

La poesia per sfuggire alla noia

La poeta, saggista e classicista canadese Anne Carson farebbe di tutto per evitare la noia. Le sue poesie spesso esondano in altri generi, si ibridano con il teatro, la prosa, il saggio. Come nel ciclo di sonetti “Possessive Used as Drink (Me): A Lecture on Pronouns”, che Carson porterà a Bruxelles alla galleria Bozar. Nell’opera interroga la nozione di possesso, e la relazione tra pronomi, linguaggio e identità. Inizia così: “Considerate la vostra saliva come qualcosa che possedete, che potreste vendere?”. Il reading sarà arricchito da video, danza e musica. L’artista James Merry ricama, il suono dell’ago amplificato compone il tessuto sonoro della performance; uno schermo proietta piedi che danzano, mentre Aðalheiður Halldórsdóttir e altri ballerini si muovono sul palco e tra il pubblico. Carson legge, al centro di questa coreografia.

 

6 SETTEMBRE-11OTTOBRE. NINA CHANEL ABNEY / PARIGI, FRANCIA

Come facciamo ad andare avanti

Il linguaggio visivo dell’artista afroamericana Nina Chanel Abney è audace, divertente e perfettamente riconoscibile. E’ conosciuta per i suoi quadri enormi, le sculture, i murales in cui prendono vita composizioni stratificate – realizza moltissimi collage – dai colori e dalle atmosfere brillanti. Le scene sono frammentate e le associazioni libere e frenetiche restituiscono la confusione della società contemporanea americana. I personaggi (spesso, ma non solo, rappresentazioni della cultura nera e queer) questionano la politica, la razza, la sessualità e la religione. Le campiture dei colori sono nette, lo stile è grafico, bidimensionale, e si riconoscono le suggestioni del cubismo, di Matisse e Léger e della Harlem Reinassance. Oggi Nina Chanel Abney arriva in Europa, con “Now What? Or What Else?”, la sua prima personale a Parigi, nella gallerie Perrotin. E’ un corpo di lavoro nuovo, per certi versi inedito, che prova a indagare cosa vuol dire vivere in un mondo al collasso: ecologico, culturale, politico. Come facciamo ad andare avanti?, si chiede Abney. Le risposte visive sono surreali, umoristiche e anche orrifiche. Sono un flusso di impressioni simultanee dalla cui vitalità chi guarda non può che farsi travolgere.

 

19-27 SETTEMBRE. DONOSTIA SAN SEBÁSTIAN INTERNATIONAL FILM FESTIVAL / SAN SEBÁSTIAN, SPAGNA

L’ultimo festival europeo sulla spiaggia

San Sebástian non è solo surf, pintxo, l’elaborata versione basca delle tapas, e iper turismo – negli ultimi anni l’aumento degli affitti e il proliferare di Airbnb e strutture ricettive di lusso ha svuotato la città dai suoi abitanti. E’ anche la casa del Donostia San Sebástian Film Festival (Donostia è la città in basco), l’ultimo appuntamento sulla spiaggia nel calendario europeo dei festival di cinema e il principale evento ispanofono per il settore. Il programma è articolato in sezioni tematiche, con una sensibilità per il cinema indipendente da tutto il mondo. La selezione ufficiale propone, per ora, 24 film, tra cui gli ultimi lavori di Edward Berger, Claire Denis, Agnieszka Holland. Molta attenzione si dà alle registe e ai registi emergenti, con una sezione dedicata aperta da “Bad apples”,  “satira mordace” di Jonatan Etzler con protagonista Saoirse Ronan. Horizontes Latinos apre lo sguardo al cinema in spagnolo in Europa e America Latina, Eusko Label sostiene le produzioni indipendenti basche; c’è anche una selezione di film più a stile libero, e una di film già presentati ad altri festival, tra cui “La Grazia” di Paolo Sorrentino e “The Voice of Hind Rajab” di Kaouther ben Hania, entrambi proiettati a Venezia. Culinary Zinema è dedicata al rapporto tra cinema e gastronomia, in una cittàdina di 180 mila abitanti dove ci sono 18 ristoranti stellati.

 

20 SETTEMBRE-18 GENNAIO.  KERRY JAMES MARSHALL: THE HISTORIES / LONDRA, REGNO UNITO

Kerry James Marshall può fare qualunque cosa

In un bellissimo ritratto di qualche anno fa di Kerry James Marshall sul New Yorker, Calvin Tomkins definiva l’artista afroamericano un virtuoso del paesaggio, del ritratto, delle nature morte, della pittura storica e di qualunque genere del canone occidentale dal Rinascimento in poi. Insomma, chiosa, può fare qualunque cosa. Marshall, uno degli artisti più influenti del mondo, è il grande cantore dell’esperienza e della cultura afroamericana. Una summa della sua ricerca artistica sarà visitabile alla Royal Academy of Arts di Londra, che inaugura il 20 settembre la più grande retrospettiva europea a lui dedicata, in occasione del suo settantesimo compleanno. Più di 70 opere, dai dipinti dei primi anni Ottanta (come il famoso “A portrait of the artist as a shadow of his former self”), alle stampe, ai disegni alle sculture. Le sue opere, di dimensioni mastodontiche, dalla vitalità e complessità simbolica, hanno come soggetto i movimenti per diritti civili, i movimenti Black Power e la vita quotidiana degli afroamericani, elevata da lui a epica – ci sono famiglie sul prato impegnate in un pic-nic, giovani che si divertono in una sala da ballo, bambini che giocano. L’ultima sezione della mostra presenta un corpo di lavoro inedito: otto dipinti su episodi della storia afroamericana, a partire dalla tratta degli schiavi.

 

11-24 SETTEMBRE. INTERNATIONALES LITERATUR FESTIVAL / BERLINO, GERMANIA

I libri nello stato “tra la fiamma e la cenere”

Il Festival internazionale di letteratura di Berlino crea condizioni favorevoli (con un programma articolato per adulti e ragazzi) per il dialogo, lo sviluppo del pensiero critico e perché la letteratura sia veramente incontro, dove le prospettive si allargano e aprono alla tolleranza. Quest’anno l’Haus der Berliner Festspiele ospita la venticinquesima edizione, dal titolo GLOW, quello “stato tra la fiamma e la cenere”. Uno stato di possibilità indagato dai temi che attraversano il programma, a partire dagli incontri pensati dalla curatrice del 2025, Cristina Rivera Garza. La scrittrice messicana premio Pulitzer ha invitato voci ispanofone e migranti, come Velia Vidal, che hanno affrontato nella loro opera i temi dell’attraversamento e del confine. Anche il tema dell’esilio è presente nelle lezioni degli ospiti: quello iato, emotivo e linguistico, aperto tra lo sradicamento e la ricerca di una nuova casa – a volte trovata proprio nella scrittura. I Nobel Irina Scherbakova, storica russa, e Svetlana Alexievich, scrittrice bielorussa, che da cinquant’anni affrontano la censura e la repressione per dare voce agli invisibili nei paesi ex sovietici, saranno in conversazione sui diritti umani nelle dittature. Un altro paio di nomi: un incontro in ricordo della giornalista ucraina Victoria Amelina, Samantha Harvey, autrice di “Orbital”, la scrittrice anglo palestinese Isabella Hammad, e i premi nobel Abdulrazak Gurnah e Herta Müller. In questo spazio di letteratura e dibattito, suggeriscono i curatori, le opinioni divergenti sono benvenute.

 

27-28 SETTEMBRE. TUTTO E’ VITA FEST / MONTECUCCOLI (FI), ITALIA

Tutto è vita, anche la morte

Quando neghiamo la morte come parte integrante della vita, esprimiamo un paradosso, rendendoci impreparati a quel momento. La fondazione TuttoèVita, diretta da Guidalberto Bormolini, aiuta ad accettare la morte, offre (e insegna) percorsi di assistenza spirituale a chi affronta una malattia grave o un lutto, o accompagna qualcuno, attraverso la cura spirituale: meditazione, comunione profonda, gentilezza. Il Borgo che la fondazione sta costruendo per ospitare le persone alla fine della loro vita si apre al pubblico (è sempre aperto per i volontari) per un fine settimana di musica, incontri, yoga, arte e meditazioni guidate, momenti di riflessione e dialogo, privati e collettivi.