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Arte, musica, libri, città e uno sciopero. Gli appuntamenti di ottobre

Realizzazione grafica a cura di Giulia Maoloni

19 SETTEMBRE-19 OTTOBRE. WORLD PRESS PHOTO / GRONINGEN, PAESI BASSI

Cosa abbiamo fatto? 70 anni di mondo in foto

C’è sempre una mostra del World Press Photo in giro per il mondo, ma “What have we done? Unpacking seven decades of World Press Photo”, a Groningen, curata dalla fotografa Cristina de Middel, fa qualcosa di diverso. Per i 70 anni dell’associazione, WPP si interroga sul valore del fotogiornalismo oggi. Se il mondo e il nostro modo di fare le foto sono cambiati, perché raccontiamo le storie nello stesso modo? Per rispondere WPP ha aperto il suo archivio, che ha dato risonanza globale a storie quasi sconosciute, oltre che strumenti per interpretare il mondo, e lo ha messo in discussione: ha rintracciato gli stereotipi che ha contribuito a perpetuare, le voci assenti, e ha costruito la mostra intorno a queste criticità. Emergono pattern visivi in cui gli uomini sono sempre in azione, risolutivi, figure di autorità, mentre le donne vulnerabili, in lacrime, oggettificate, elemento decorativo; i soldati bianchi sono umani, fragili, quelli non bianchi violenti e in combattimento. Le tragedie sono spettacolarizzate attraverso la bellezza; la sofferenza, persino la fame, suscitano fascinazione morbosa. L’intento è guardarsi dentro, secondo la direttrice Joumana El Zein Khoury: “Capire il nostro passato – punti di forza e difetti – è essenziale per crescere, evolvere, fare meglio. Se capiamo dove siamo stati, possiamo navigare più assennatamente verso dove stiamo andando”.

17-19 OTTOBRE. UTOPIAN HOURS / TORINO, ITALIA

Provare a “fare città”

Utopian Hours, il festival internazionale di Torino dedicato al “fare città”, torna alla formula originale: guardare in modo caleidoscopico e sfaccettato al city making, con il punto di vista di architetti, urbanisti, visionari ma anche innovatori sociali, attivisti, imprenditori. “Le città sono di tutti, ognuno può contribuire a costruirne un pezzo che a sua volta ne cambia l’immagine”, dice al Foglio Europeo Luca Ballarini, fondatore e direttore creativo. Al centro, la domanda: come progettare in modo collettivo pezzi di città che contribuiscano a modificarne il vissuto e la percezione? La risposta è un programma polifonico costruito “come una line up”: accanto a star mondiali, trovano spazio realtà emergenti e sperimentali, con uno sguardo che supera la visione eurocentrica. Il nome dell’edizione, United Cities, esprime la necessità di costruire una condivisione delle strategie e delle buone pratiche, con l’ambizione di creare una “universal consciousness sul fare città, anche grazie a strumenti come l’AI, una competenza a livello globale a cui possiamo tutti attingere e che può fornire soluzioni”. Le realtà che animeranno le conferenze e le tavole rotonde hanno in comune la visione olistica dell’ambiente urbano e l’attenzione all’impatto sociale. Tra gli esempi: London National Park City, che invita a vedere la metropoli come un parco nazionale; Almere, nei Paesi Bassi, una comunità che ha costruito un villaggio sostenibile in open source (WikiHouse) e Oodi Helsinki Central Library, la biblioteca più bella del mondo.

9 SETTEMBRE – 25 OTTOBRE. LA CHAIR EST TRISTE HÉLAS / PARIGI, FRANCIA

Un altro sciopero francese, del sesso

“Un giorno ho smesso di fare sesso con gli uomini”, è una frase tratta da “La chair est triste hélas” (La carne è triste ahimè, 2023), della scrittrice e autrice Ovidie, piccolo libro di culto in Francia, oggi diventato un monologo adattato per il teatro dalla stessa Ovidie e interpretato da Anna Mouglalis. Lo spettacolo, in scena al Théâtre de l’Atelier di Parigi, conserva l’essenzialità intima del testo e la potenza per cui molte donne ci si sono riconosciute: Mouglalis, sola sul palco, annuncia con la sua voce roca e metallica che non farà più sesso con gli uomini. E incede con una prosa serrata e ricca di umorismo a elencare i motivi di questo sciopero – la grève è pane quotidiano per i francesi – della “simulazione”, perché il sesso eterosessuale era per lei diventato solo un’esperienza di sofferenza e delusione. E’ un monologo esplosivo che affronta in modo concreto la sessualità, il desiderio e il tabù per cui essere desiderabile è imprescindibile per il valore di una donna. Il pubblico partecipa emotivamente e instaura un legame sospeso con l’attrice, che rivendica il registro dello scherno, riappropriandosene. E’ la liberazione femminista e gioiosa delle “mal baisées”, le frustrate.

7-12 OTTOBRE. UNSOUND: WEB FESTIVAL / CRACOVIA, POLONIA

Ballare all’alba sotto a un capodoglio sospeso

L’Europa è uno dei laboratori più vivaci per la musica elettronica e sostiene la piattaforma TIMES (The Independent Movement for Electronic Scenes), nata in collaborazione con festival musicali tra cui l’Unsound di Cracovia, il più radicale e sperimentale. Manifestazione polacca con vari spin-off nel mondo – quest’anno a Osaka e New York – si definisce una piattaforma di musica “amorfa”. Effettivamente è uno spazio libero per collaborazioni, contaminazioni e aggregazioni tra discipline e culture diverse. Ed è un festival d’avanguardia perché le sue line-up intercettano e anticipano le tendenze e le direzioni della musica contemporanea. All’Unsound si va per affidarsi, ed essere aperti a incontrare progetti, sound ed estetiche da tutto il mondo e da tutti i mondi. L’agenda, dal martedì alla domenica, scandisce ogni ora del giorno e della notte con un programma fittissimo non solo di concerti e set, ma anche di dibattiti, laboratori, proiezioni con artisti e intellettuali. Gli eventi sono diffusi in tutta la città, ma le location più suggestive di quest’anno sono due edifici di epoca comunista: il Jubilat, l’attico di ex grandi magazzini che affaccia sui castelli medievali del centro, dove ci saranno opening e closing party, e l’Hotel Forum, un capodoglio sospeso di cemento, dove avrà luogo la maggior parte delle serate, compreso il set all’alba di domenica.

17 OTTOBRE 2025 – 5 APRILE 2026. MIGRATIONS ET CLIMAT: COMMENT HABITER NOTRE MONDE? / PARIGI, FRANCIA

Storia delle migrazioni climatiche

Alle porte del Bois Des Vincennes c’è il Palais de la Porte Dorée, sede del Museo nazionale della storia dell’immigrazione e dell’Acquario tropicale. Oltre alla collezione permanente e numerose attività, inaugura una mostra temporanea dedicata al rapporto tra migrazione umana e clima. Le migrazioni climatiche fanno parte da sempre della storia dell’umanità, e così anche la tempestiva e fantasiosa capacità umana di adattamento. La mostra comprende fotografie documentarie, video, infografiche, installazioni, ed è stata allestita con grande rigore scientifico, grazie ai dati e alle interpretazioni forniti da istituzioni scientifiche ed esperti. Il percorso racconta le migrazioni climatiche, le strategie di adattamento, le risposte istituzionali – legali e umanitarie, e dei casi studio per fronteggiare le sfide della biodiversità.

16-19 OTTOBRE. SIGNAL FESTIVAL / PRAGA, REPUBBLICA CECA

All’intersezione tra l’algoritmo e il cuore

Per gli organizzatori di Signal, il festival di Praga di culture contemporanee e digitali, la risposta alla crisi personale e globale dipende molto dalla nostra apertura a percepire la vita come un organismo in cui convivono paradossi. I curatori dell’edizione 2025 Pavel Mrkus & Martin Pošta hanno chiamato la manifestazione “Solutions” e hanno cercato artisti che esplorano l’intersezione tra tecnologia ed emozione. 15 installazioni di arte contemporanea e digitale compongono due percorsi curatoriali diffusi per la città, in cui ambienti interattivi e performance intraprendono un dialogo con lo spazio urbano. Le installazioni sono soprattutto luminose, cinetiche, una sintesi della precisione matematica con l’intuizione, dell’algoritmo con il cuore. Creano relazioni, per esempio con il paesaggio fluviale della città. Il festival apre anche spazi di Praga normalmente chiusi al pubblico, come il convento di Sant’Agnese con l’installazione “Tristan’s Ascension” del pioniere della video arte Bill Viola. L’opera indaga l’evoluzione della coscienza e la contemplazione della luce come elemento primario della vita e, ricreando un ambiente meditativo con la tecnologia, evoca le radici spirituali della civiltà europea.

2 OTTOBRE – 8 DICEMBRE. LISBON ARCHITECTURE TRIENNALE / LISBONA, PORTOGALLO

Quanto pesa la polvere?

La tecnosfera è l’insieme delle strutture, delle infrastrutture, degli strumenti e dei manufatti costruiti dall’essere umano, ovvero dai data center al cucchiaino, ha una massa di 30 miliardi di miliardi di tonnellate, ed è in crescita. I detriti sono ovunque: nell’aria, nell’acqua, sottoterra e in orbita. Per sopravvivere dobbiamo imparare, come specie, a diventare più leggeri. Ma come? E oggi, quanto pesa una città? E’ la domanda da cui muove l’ultima edizione della Triennale di Architettura di Lisbona, che chiama intellettuali, artisti ed esperti nei campi della scienza, dell’architettura, del design, dell’antropologia, dell’urbanistica e della filosofia per aprire un dibattito pubblico. L’oggetto di indagine è la dimensione spaziale nell’Antropocene in trasformazione, il motore è l’architettura, l’approccio è multidisciplinare. Tre filoni di ricerca – Fluxes, Spectres e Lighter – declinati in mostre, testi e palinsesti, in cui ogni opera, installazione, performance cerca di rispondere a una domanda: quanto pesa la polvere? Come progettare con l’entropia? Come pensare insieme agli altri? Chi detiene le informazioni? Quanto pesano i flussi migratori? E i dati? Cosa è un paesaggio naturale? Alle mostre si affianca un fine settimana di incontri e lezioni sul ruolo del peso e della gravità nelle infrastrutture, nello spazio, nell’ambiente e nelle relazioni.


21 OTTOBRE – 2 NOVEMBRE. LONDON LITERATURE FESTIVAL / LONDRA, REGNO UNITO

Il Festival letterario sul Tamigi

Il Southbank Centre, centro artistico polifunzionale, ha fatto da modello per molte realtà europee. Nato nel Dopoguerra per risanare la comunità attraverso un’offerta viva e accessibile di arte, idee e cultura, fu un “tonico” per il paese, ha detto Ted Hodgkinson, direttore del programma di Literature & Spoken Word. Oggi, oltre metà dell’offerta culturale è gratuita e uno degli appuntamenti più importanti è il London Literature Festival, “celebrazione della parola scritta e detta ad alta voce”. La curatrice ospite del 2025 è la cantautrice Rebecca Lucy Taylor, aka Self Esteem, che compone un programma sensibile alla contemporaneità con molta poesia e fluidità dei generi letterari (l’artista lo motiva così: “Voglio tutto perché sono avida, e non mi scuserò più per questo”). Tra i panel più interessanti, Kamala Harris con il suo memoir e la campagna elettorale; Reese Witherspoon, il cui book club è uno dei più influenti nel mercato editoriale, presenterà la nuova collaborazione con Harlan Coben; Pankaj Mishra e Nesrine Malik parleranno di Equator,  rivista che vuole raccontare la ricchezza del mondo escluso dalle narrazioni occidentali; Isabella Hammad e Mirza Waheed discuteranno di colonialismo in Palestina e Kashmir. Ci sarà anche la papessa di Londra, Zadie Smith, con la sua nuova raccolta di saggi.

23 GIUGNO – 26 OTTOBRE. CINDY SHERMAN – THE WOMEN / MiNORCA, SPAGNA

Anche invecchiare può essere un’arte

Quando Judith Butler scriveva che il genere e l’identità sono un atto in divenire, qualcosa che “si fa”, in definitiva una performance, Cindy Sherman da vent’anni giocava e metteva in scena l’identità femminile per questionarne il ruolo e gli stereotipi. La fotografa, ancora in mostra alla galleria Hauser & Wirth Minorca, dagli anni 70 realizza autoritratti in cui inventa personaggi che esplorano la femminilità, il genere, il potere. “Cindy Sherman. The Women” (il titolo viene dalla commedia di Clare Boothe Luce), propone una selezione di tutte le persone a cui Sherman ha dato vita. Dagli “Untitled Film Stills” in cui inventa protagoniste familiari di film che non esistono, per interrogare la società dei mass media e lo star system, alle più recenti serie in cui affronta in modo provocatorio un altro tema tabù della femminilità: l’invecchiamento. Fa tutto da sola: inventa la persona, la conosce, trova il costume, si trucca, posa sul set e si fotografa. Sherman ha mescolato e condensato in sé il ruolo di fotografa, narratrice e modella, evidenziando la complessità dell’identità e riappropriandosi così dello sguardo della società, principalmente maschile. E’ insieme soggetto e oggetto dell’opera. Il suo lavoro è divertente, ironico, leggero e per questo così efficace. L’ultimo progetto realizzato è per la rivista simbolo della leggerezza intelligente, il New Yorker. Nella copertina dell’8 settembre realizza la sua versione del dandy Eustace Tilley, protagonista del primo numero nel 1925: “Being Eustace”, una copertina performance.

8 OTTOBRE 2025 – 11 GENNAIO 2026. JON RAFMAN: 9 EYES/COPENAGHEN, DANIMARCA

Quante cose bizzarre accadono su Google Maps

Nel 2007 Google ha mandato nel mondo un esercito di automobili dotate di 9 telecamere, Gps e laser scanner per fotografarne ogni vicolo. Le auto ancora oggi proseguono nel loro compito. L’artista Jon Rafman dal 2008 ha viaggiato il mondo in lungo e largo dalla sua scrivania per raccogliere un archivio digitale di screenshot di situazioni bizzarre e divertenti finite per sbaglio su Google Street View. “The 9 Eyes of Google Street View”, che indaga gli aspetti quotidiani ed esistenziali della vita nell’epoca della sorveglianza digitale, è esposto in una mostra personale e verticale, al museo Louisiana di Copenaghen, con la partecipazione di Rafman stesso.