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Paura animale

Con i padroni dei cani e gatti di Kyiv, tra le sirene continue e i boati

Un cane accompagna i soldati ucraini della 43ª Brigata di Fanteria durante un'esercitazione militare in direzione del confine russo, nell'oblast di Kharkiv, in Ucraina, il 5 giugno 2024. (Foto di Jose Colon/Anadolu via Getty Images)

Il 28 agosto, verso sera, Natalia stava portando a spasso il suo golden retriever Rocky a Petrushky, il villaggio nella regione di Kyiv dove vivono. In quel esatto momento un drone russo ha colpito un deposito nel vicino villaggio di Myla, un deposito di munizioni ucraine che hanno cominciato a esplodere. I botti si sono susseguiti senza sosta per molto tempo: in questa tragedia sono morte 38 persone e 52 sono rimaste ferite.
Rocky, sentendo quei boati forti e spaventosi poco lontano, si è terrorizzato, si è divincolato dalla padrona ed è scappato con il guinzaglio ancora attaccato, in direzione sconosciuta. Le ricerche sono andate avanti per tutto settembre, moltissime persone hanno partecipato. “Ha una cicatrice sulla zampa anteriore”, si legge nell’annuncio. Al momento della consegna di questo articolo, Rocky non è ancora stato trovato.
Anna Romanovska è una delle volontarie che hanno cercato Rocky. Anche lei ha un golden retriever, Dolja, di dieci anni. La giovane non conosceva i proprietari di Rocky, ma vedendo il loro appello online non ha potuto restare indifferente. Insieme a un’amica ha girato i villaggi vicini attaccando volantini ai pali. Poi hanno creato una chat per le ricerche, a cui si sono unite settanta persone. “Se qualcuno chiamava dopo aver letto l’annuncio, dicendo di aver visto un cane simile nella regione, uno dei volontari partiva subito”, racconta al Foglio Anna, che vive a Kyiv.
Dalla fine di agosto, nella capitale ucraina le esplosioni si sentono a qualsiasi ora del giorno e della notte. In una sola giornata possono esserci più di dieci allarmi. La Russia ha iniziato a impiegare massicciamente droni a reazione molto veloci, che la contraerea cerca di abbattere. Ma Dolya, la cagnolina di Anna, ai rumori forti reagisce con relativa calma: guarda come si comporta la sua padrona. Durante i bombardamenti notturni, Anna si sposta con lei dalla camera da letto al corridoio o in un’altra stanza senza finestre. “Quando vede che sono nervosa, comincia a stringersi a me, come per rassicurarmi”, racconta Anna. Di solito Dolya non ama le effusioni perché ha caldo, ma durante i bombardamenti si lascia accarezzare quanto si vuole.
Romeo, invece, un cagnolino di quattro anni, piccolo e con due occhi grandi, trema a ogni esplosione, racconta la sua padrona, la cinquantacinquenne Anzhelika Velychko, che si occupa di progetti pubblicitari. Se sente la sirena dell’allarme aereo mentre è fuori a passeggio, Romeo comincia subito a tremare e a tirarla verso casa, ancora prima che si sentano le esplosioni: “Per fortuna pesa soltanto cinque chili: posso prenderlo in braccio, accarezzarlo e calmarlo un po’”. Quando Anzhelika esce, controlla sempre che al collare sia attaccata la medaglietta con i suoi recapiti, nel caso il cane, spaventato, scappasse.
Da 3 anni dà a Romeo dei calmanti prescritti dal veterinario, ma lui resta comunque molto spaventato. Gli attacchi di panico si sono aggravati soprattutto dopo il 24 maggio di quest’anno, quando il palazzo in cui Anzhelika vive con la madre di 83 anni e con Romeo è stato colpito da un bombardamento. Nell’appartamento dei Velychko sono saltate le finestre e la porta. “E’ molto più agitato di me e di mia madre”, dice Anzhelika. Per tranquillizzarlo, oltre ai farmaci ha comprato uno speciale cappuccio per cani che attutisce i boati, ma a Romeo non piace e se lo toglie subito. Così, quando si nascondono dalle esplosioni nel corridoio o in bagno, l’unica cosa che funziona è l’affetto umano e una coperta morbida in cui avvolgere il cagnolino, tenendolo in grembo.
La reazione degli animali ai rumori forti è un argomento di cui i vicini parlano spesso tra loro mentre portano fuori i cani al parco, racconta Anzhelika. Le reazioni più forti, aggiunge, si vedono negli animali presi dai rifugi o portati via dai territori occupati, lontano dalla guerra.
Un altro problema sono i rifugi antiaerei: non ovunque si può entrare con i cani, soprattutto se di taglia grande. Nella metropolitana, invece, dove durante gli attacchi massicci a volte passano la notte fino a 50 mila persone, si può accedere con gli animali domestici. Sul pavimento della stazione Politekhnichnyi Instytut sono stati incollati di recente dei segnali con la scritta: “Posti consigliati per chi ha animali con sé”.
Alcuni proprietari di cani e gatti stanno facendo scorta di cibo per i loro animali per diversi mesi, perché i bombardamenti russi colpiscono anche i magazzini di merci di ogni genere. Il 19 settembre, per esempio, nei pressi di Kyiv è stato distrutto un grande deposito del marchio ucraino Suziria Group, che produce alimenti per animali.
Come le persone, anche gli animali soffrono per gli attacchi russi: muoiono e restano feriti. Maria Svirko, direttrice dei centri veterinari Zviropolis, racconta che di recente le sono stati portati dei gatti con gravi ustioni, estratti da case danneggiate dai bombardamenti.
Gli animali possono avvertire il pericolo un po’ prima degli esseri umani, spiega, perché hanno un udito più sviluppato e altri recettori più sensibili. Per questo, per esempio, un cane può iniziare a correre, a guaire, a cercare un posto sicuro o a nascondersi sotto il letto ancora prima dell’allarme. E’ importante che abbia un suo angolo con odori familiari, anche nel corridoio, e che durante le esplosioni ci sia una persona accanto a lui. “La cosa fondamentale è non lasciare l’animale da solo”, dice Svirko. Anche i disturbi dell’alimentazione sono una reazione allo stress, e possono riacutizzarsi le malattie croniche. La veterinaria consiglia di preparare per ogni animale un kit di pronto soccorso individuale, con i farmaci per diverse evenienze, e di seguire le indicazioni del veterinario di famiglia.
In Ucraina le persone cercano di aiutare gli animali, e gli animali aiutano loro. Anna Romanovska dice che a volte, a causa della guerra, si sente molto giù e non ha voglia di parlare con nessuno. Ma Dolya va comunque portata fuori, più volte al giorno. Nel suo quartiere ormai tutti conoscono e amano questa golden retriever. “Al bar la abbracciano, e a me offrono il caffè”, dice Anna. “E così devo rimettermi in gioco anche io, ributtarmi nella vita: gliene sono immensamente grata!”.