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Altro che fentanyl

I nitazeni, potenti e sconosciuti, sono la droga dell’Europa

Trainspotting, diretto da Danny Boyle (1996)

La UK National Crime Agency ha intitolato così un suo recente report: “Non c’è mai stata un’epoca in cui assumere droghe sia stato così pericoloso”. Il pericolo accresciuto a cui allude quell’agenzia risiede nel fatto che, sempre più spesso, i consumatori di stupefacenti non sanno che cosa stanno introducendo nel loro corpo. Infatti, se in passato l’incertezza poteva riguardare il grado di purezza della sostanza che si stava assumendo o con che cosa fosse stata “tagliata” (ed era già un bel rischio), ora in un angolo buio di una strada ma soprattutto su internet a ignari acquirenti capita proprio di comprare una cosa per un’altra. E capita che questa “cosa” sia del nitazene, ovvero un oppioide sintetico pericolosissimo. Negli ultimi anni, in vari paesi europei, stanno incorrendo con crescente frequenza in questa disavventura non solo dei coriacei eroinomani che possono talvolta reggere una “botta” imprevista, ma anche dei consumatori occasionali, magari in cerca di qualcosa di più soft. Costoro comprano una busta di eroina, ma anche, più “innocentemente”, una pastiglia di ecstasy o addirittura uno Xanax di provenienza illegale e corrono un rischio altissimo di incorrere in un’overdose, perché stanno assumendo anche (o soltanto) un nitazene.

A differenza della morfina e dell’eroina, i nitazeni sono degli oppioidi che devono essere completamente sintetizzati in laboratorio a partire da sostanze chimiche definite “precursori”, nella fattispecie il 2-benzil-benzimidazolo. E se un altro famigerato oppioide sintetico, il fentanyl, è 100 volte più potente della morfina e 50 volte più potente dell’eroina, secondo una tabella pubblicata da Lancet alcuni nitazeni (è il caso dell’etonitazene) possono essere anche 500 volte più forti dell’eroina.

E ora si teme che nel Vecchio Continente possa diffondersi “un’epidemia” di nitazeni peggiore di quella causata in Nord America dal fentanyl, che è la prima causa di morte nella fascia di età 18-49 anni e nel solo 2023 ha ucciso 72 mila dei 105 mila statunitensi (e 6.300 degli 8.500 canadesi) che sono morti per overdose. Nonostante gli allarmi su una possibile diffusione di questa sostanza anche in Europa, da questa parte dell’Oceano il fentanyl (così come la metanfetamina) abbiamo continuato a vederlo più nelle serie tv che in strada: in tutta l’Ue nel 2023 sono stati conteggiati “solo” 153 decessi attribuibili a questo oppioide.

La mancata diffusione del fentanyl in Europa è attribuibile a vari fattori. Per anni negli Stati Uniti molti medici hanno largheggiato (eufemismo: si veda il docufilm “All the Beauty and the Bloodshed”, Leone d’Oro a Venezia nel 2022) nel prescrivere farmaci antidolorifici a base di oppioidi che hanno inopinatamente trasformato in tossici da marciapiede decine di migliaia di pazienti. A questo hanno contribuito altri elementi specifici del Nord America: reti familiari meno solide che in Europa, poca assistenza sanitaria gratuita, un maggior rischio di perdere la casa e di finire per strada, meno politiche di riduzione del danno.

I nitazeni invece, anche se sono stati individuati in varie parti del mondo (ad esempio, sono alla base del kush, una droga sintetica che fa migliaia di vittime in Liberia e Sierra Leone), sembrano essere, in prospettiva, un rischio soprattutto per l’Europa. Si calcola che queste nuove sostanze sintetiche nel solo Regno Unito, che è il paese più colpito, abbiano ucciso almeno 400 persone tra il giugno 2023 e la fine del 2024. I consumatori britannici assumono i nitazeni perlopiù inconsapevolmente, anche perché la presenza di queste sostanze in altri stupefacenti è spesso il frutto di una contaminazione involontaria avvenuta nei laboratori di produzione.

I report annuali dell’Agenzia dell’Ue sulle droghe (Euda) dicono che dal 2019 a oggi sono stati individuati nitazeni anche in 21 dei Ventisette paesi e che le 430 pastiglie contenenti nitazeni sequestrate in 8 paesi dell’Ue nel 2022 sono diventate 24 mila nel 2023 e (secondo i dati preliminari) più di 50 mila nel 2024. Inoltre, negli ultimi anni si sono registrati dei picchi di morti attribuibili ai nitazeni in Irlanda, Francia, Germania, Svezia, Norvegia. Per fortuna si è trattato, per ora, di periodi e numeri circoscritti: per esempio, in Norvegia sono stati conteggiati 34 decessi in 14 mesi e in Svezia 30 in 20 mesi. Molti esperti pensano però che queste stime siano per difetto perché in molti paesi la ricerca di nitazeni non è una procedura standard in caso di overdose da poliassunzione. Infatti in Estonia e in Lettonia, due microcosmi in cui sono state fatte indagini più approfondite, i dati sono allarmanti. Tra il 2022 e il 2023 le morti per overdose in Estonia sono passate da 82 a 119 e in Lettonia da 63 a 154 (un tasso 6 e 5,3 volte più alto rispetto alla media europea) e il decesso è stato causato da nitazeni, rispettivamente, nel 52 per cento e nel 66 per cento dei casi.

Dal 2020 a oggi la quasi totalità delle nuove sostanze identificate dall’Early warning system dell’Ue appartengono al gruppo dei nitazeni di cui vengono monitorate 22 varianti. E se la preoccupazione per il diffondersi di questi oppioidi in Europa non si rivelerà un falso allarme, potremmo trovarci a fronteggiare una catastrofe. La potenza di queste droghe è tale che un impercettibile sovradosaggio, per non parlare di un’assunzione involontaria, può essere fatale. Tanto più che, se sulla morfina, sull’eroina e sul fentanyl, che sono nati per usi terapeutici, c’è un’ampia letteratura scientifica (e si sa quindi come utilizzare tempestivamente il naloxone, meglio noto come “Narcan”, per salvare chi sia andato in overdose), quasi nulla si sa invece dei nitazeni che furono brevemente studiati come antidolorifico negli anni Cinquanta da un’antenata della Novartis, la Ciba, e poi subito esclusi, proprio perché troppo difficili da dosare, sia dall’uso medico sia da quello veterinario.

Molto dipenderà dalla reperibilità sul mercato dell’oppio con cui produrre l’eroina (gli antiproibizionisti del think tank liberista e libertario Cato Institute pensano che sia stata proprio la “war on drugs” a favorire il diffondersi in America di nuove sostanze, sempre più potenti, sconosciute e pericolose). E dipenderà anche dalle scelte delle multinazionali del narcotraffico che distribuiscono la merce lungo le rotte europee e dall’agilità e dalla pervasività di chi agisce “in proprio” online. Perché, di norma, è più l’offerta che non la domanda a modellare il mercato degli stupefacenti.