Il summit della nato e le incognite sulla sicurezza dell’europa
R iconvergenza” tra Stati Uniti ed Europa oppure rottura della relazione transatlantica almeno fino alla fine del mandato di Donald Trump? Il vertice dei capi di stato e di governo della Nato il 7 e 8 luglio sarà un banco di prova decisivo nei rapporti interni all’Alleanza. Gli europei hanno fatto quasi tutto quello che aveva chiesto il presidente americano. Al summit dello scorso anno all’Aia hanno accettato l’impegno di portare la spesa per la difesa al 5 per cento del pil (3,5 per cento in spese militari vere e proprie) entro il 2035. Nel corso degli ultimi dodici mesi hanno lavorato al progetto dell’Amministrazione Trump della “Nato 3.0”, attraverso il “pilastro europeo” dell’Alleanza, per disimpegnarsi dal vecchio continente, sia in termini di uomini sia di capacità militari. Le concessioni europee sono andate ben oltre la Nato. L’Ue ha accettato un accordo commerciale svantaggioso con gli Stati Uniti per cercare di evitare il ritiro caotico dall’architettura di sicurezza dell’Europa nel momento in cui la minaccia diretta della Russia è sempre più pressante. La questione si pone anche ad Ankara. Gli annunci improvvisi di Trump o del suo segretario alla Difesa, Pete Hegseth, sul ritiro di soldati e sistemi di difesa da alcuni paesi hanno creato incertezza. Gli europei chiedono all’Amministrazione che il ritiro sia graduale e coordinato, e nel medio periodo, per poter compensare con capacità europee. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha proseguito la sua campagna di lusinghe a Trump nel corso di tutto l’anno, spesso superando il senso del ridicolo. La priorità rimane di fare in modo che il presidente americano non uccida di fatto la Nato e la sua deterrenza. Ma tutto rischia di dipendere dall’umore del giorno di Trump. Per evitare altre potenziali occasioni di incidenti, i vertici della Nato dovrebbero diventare a cadenza biennale.
Compresa l’incognita dell’ucraina
Riconvergenza” è il termine che Emmanuel Macron ha utilizzato dopo il vertice del G7 di Evian, considerato un successo perché Donald Trump è stato convinto a sottoscrivere impegni senza precedenti a favore dell’Ucraina per difendersi dall’aggressione della Russia. Gli europei – che si sono coordinati in vista del vertice di Ankara nel formato E5 tra Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Polonia – vogliono evitare un nuovo tradimento di Trump sull’Ucraina. “Ad Ankara vogliamo dare un forte segnale di sostegno all’Ucraina”, ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. La Germania proporrà “un forte finanziamento” per le forniture militari a Kyiv. Nei negoziati sulla dichiarazione finale di Ankara si sta discutendo di un impegno a stanziare decine di miliardi di euro l’anno in aiuti militari. La guerra in Iran ha distratto Trump, allentando così la pressione su Volodymyr Zelensky per capitolare alle condizioni poste da Vladimir Putin. Ma gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz sulle economie europee hanno anche provocato tensioni sempre più forti tra Trump e i leader europei. Al presidente americano non piacciono i perdenti e, grazie ai progressi realizzati dall’Ucraina negli attacchi in profondità contro la Russia e nel bloccare l’avanzata russa sul campo di battaglia, Volodymyr Zelensky non appare più come il loser. Tuttavia Trump è imprevedibile. Ci sono troppe incognite per prevedere un successo ad Ankara.
Una lista di opzioni per sanzionare israele
Lunedì 13 luglio, i ministri degli Esteri dell’Unione europea torneranno a discutere di potenziali sanzioni contro il governo israeliano dopo le guerre a Gaza e in Libano, in quello che si sta rivelando uno dei temi più ricorrenti e più divisivi tra i ventisette. I tentativi di trovare un accordo all’unanimità per sanzionare i ministri estremisti di Benjamin Netanyahu – compreso Itamar Ben-Gvir, come chiesto dall’Italia per il trattamento degli attivisti della Flotilla per Gaza – sono falliti. Non è stata trovata la maggioranza qualificata nemmeno per la proposta di sospendere la parte commerciale dell’accordo di associazione Ue-Israele, aumentando i dazi sui prodotti israeliani. Francia e Svezia ora guidano un gruppo di paesi che chiede di vietare l’importazione di prodotti degli insediamenti illegali in Cisgiordania. Dopo aver fatto resistenza per mesi, la Commissione di Ursula von der Leyen dovrebbe presentare una lista di opzioni che sarà discussa dai ministri degli Esteri. Ma nessuna decisione è attesa dal consiglio Affari esteri. “Una lista di opzioni non è una proposta formale”, spiega un funzionario dell’Ue.
La commissione presenta la revisione dell’ets
I l sistema di scambio di emissioni Ets è il pilastro della politica climatica dell’Unione europea. Il principio del “chi più inquina più paga” dovrebbe incoraggiare le imprese a decarbonizzare attraverso i segnali di prezzo. Ma l’Ets, rafforzato nella scorsa legislatura con un’accelerazione dell’uscita dalle quote gratuite per le industrie energivore, sta mettendo in difficoltà la competitività di alcune imprese. Italia, Polonia e gran parte dei paesi dell’Europa centrale e orientale vorrebbero sospendere il meccanismo. Impossibile, data l’opposizione di Germania, Francia e Spagna. Ma il 15 luglio la Commissione presenterà una revisione dell’Ets che dovrebbe consentire di dare più ossigeno ad alcune imprese. Alcuni aggiustamenti sono già stati introdotti. La principale idea di von der Leyen è un “booster” degli investimenti Ets, con un bilancio da 30 miliardi di euro finanziato con 400 milioni di quote, il cui obiettivo dovrebbe essere finanziare progetti di decarbonizzazione. Ma non sarà sufficiente. Con ogni probabilità la Commissione proporrà di mantenere e aumentare il numero di quote gratuite per le imprese energivore. Lo stesso giorno, la Commissione adotterà il rapporto annuale sullo stato di diritto. L’ultima riunione del collegio dei commissari si terrà il 22 luglio. Da quel giorno l’Ue entrerà in una lunga pausa estiva. Salvo crisi improvvise, l’attività politica delle sue istituzioni riprenderà effettivamente soltanto il primo settembre.