Consiglio europeo decisivo per l’Ucraina
I leader dell’Unione europea riusciranno a mantenere la loro promessa di sostenere l’Ucraina “per tutto il tempo necessario” e assicurare il suo finanziamento nel 2026 affinché sia in grado di continuare a difendersi e a rifiutare l’imposizione di un piano di capitolazione? Questa è la principale posta in gioco del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, nel momento in cui la guerra di aggressione lanciata da Vladimir Putin è entrata in una nuova fase drammatica per la volontà di Donald Trump di porvi fine anche a condizioni che premierebbero la Russia. Ancor prima che emergesse il suo piano in 28 punti, redatto dal suo inviato Steve Witkoff e ispirato direttamente dal Cremlino, la questione del finanziamento dell’Ucraina era urgente per l’Ue. Alla fine del primo trimestre del prossimo anno, il governo di Kyiv si troverà senza soldi per pagare stipendi, pensioni e armi. Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione all’inizio di settembre, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva proposto un “prestito di riparazione” da 140 miliardi di euro, finanziato con gli attivi sovrani russi immobilizzati, ricevendo la benedizione del cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Ma non aveva fatto i conti con il Belgio, il paese in cui sono immobilizzati nella società Euroclear 185 miliardi di attivi sovrani russi a seguito delle sanzioni introdotte nel 2022. Il suo primo ministro, Bart De Wever, ha fatto resistenza al prestito di riparazione per i rischi finanziari che ricadranno sul Belgio, che potrebbero raggiungere un terzo del pil. Il suo non è un “no” definitivo all’utilizzo degli attivi sovrani russi, la soluzione preferita da una maggioranza di stati membri. Ma De Wever vorrebbe ricorrere ad altre opzioni, come uno strumento di debito comune garantito dal bilancio dell’Ue per fornire le sovvenzioni di cui l’Ucraina ha bisogno nel 2026. Altri paesi – come Italia e Francia – preferirebbero questa soluzione, per evitare di accollarsi passività e potenziali esborsi da decine di miliardi di euro nei loro bilancio. Ma von der Leyen ha detto di essere contraria a far pagare il conto ai contribuenti europei. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha promesso che ci sarà un risultato a favore dell’Ucraina al vertice del 18 e 19 dicembre. Se sarà il prestito di riparazione con gli attivi sovrani russi, oppure uno strumento di debito comune dell’Ue, dipenderà dai negoziati dei prossimi giorni. Se i leader europei non saranno in grado di trovare un accordo, l’Ucraina potrebbe non avere altra scelta che arrendersi ai piani di Trump e Putin.
Un Consiglio europeo per fissare la struttura del prossimo bilancio dell’Ue
António Costa ha fissato un altro obiettivo per il vertice dei capi di stato e di governo del 18 e 19 dicembre: trovare un accordo sulla struttura generale del quadro finanziario pluriennale, il bilancio 2028-34 dell’Ue. La presidenza danese del Consiglio, che ha guidato i negoziati dal mese di luglio, quando la Commissione ha presentato la sua proposta, è riuscita nell’impresa di evitare un grande scontro tra gli stati membri sulla struttura della “nego box”. Nel gergo dell’Ue questa espressione – abbreviazione di “negotiating box” o “scatola negoziale” – indica la struttura del bilancio, con i grandi capitoli, le poste per le spese e per le entrate, nonché i regolamenti finanziari delle diverse politiche. La proposta della Commissione implica una rinazionalizzazione di fatto delle politiche tradizionali – agricoltura e coesione – le cui risorse saranno raggruppate da un unico fondo e gestite direttamente dagli stati membri. Il Parlamento europeo ha protestato, ma solo una parte minima dei suoi suggerimenti è stata integrata. Il piccolo miracolo della presidenza danese è di aver preservato la struttura originaria della Commissione, il cui obiettivo è liberare risorse per le nuove priorità, come difesa e competitività. Il Consiglio Affari generali del 16 dicembre è chiamato a preparare il terreno per il vertice di due giorni dopo, quando i capi di stato e di governo metteranno lo stampino sulla “nego box”. La trattativa più complicata, quella sulle cifre del futuro bilancio dell’Ue, inizierà subito dopo, a gennaio. Il presidente del Consiglio europeo vuole un accordo definitivo entro la fine del 2026 per evitare il rischio di trovarsi a dover negoziare con un presidente francese che potrebbe portare il nome di Marine Le Pen o Jordan Bardella.
La Commissione prolunga la vita del motore a combustione oltre il 2035
La fine del motore a combustione era stata fissata nella legge europea all’anno 2035, una decisione che doveva essere irreversibile per costringere i costruttori di automobili a investire nella tecnologia del futuro, i veicoli elettrici, e per garantire una mobilità pulita e più conveniente ai cittadini. Da quell’anno nessuna automobile nuova che emette CO2 sarebbe più stata immatricolata. Almeno così diceva Ursula von der Leyen cercando di vendere i grandi vantaggi dell’elettrico. Ma la presidente della Commissione si prepara a un’altra giravolta sul Green deal. Sotto la pressione di diversi governi – cui si è aggiunta la Germania – von der Leyen il 10 dicembre farà le sue proposte per rivedere gli standard CO2 per le automobili. La Commissione dovrebbe decidere di prolungare la vita delle auto a benzina e diesel oltre il 2035, inserendo delle eccezioni per i motori ibridi plug-in e quelli per estendere l’autonomia. L’Italia dovrebbe ottenere ciò che chiede da tempo sui biocarburanti. La Commissione sembra pronta a lanciarsi in complicati calcoli di emissioni lorde e nette per assicurare che le auto nuove dopo il 2035 saranno comunque a zero emissioni.
I ministri dell’interno danno il via libera al modello Ruanda
L’Ue aveva criticato con virulenza il Regno Unito per il suo tentativo di arrivare a un accordo con il Ruanda per deportare nel paese africano i richiedenti asilo, lasciandoli lì anche in caso di ottenimento della protezione internazionale. Ma ora è sul punto di adottare lo stesso “modello Ruanda”. I ministri dell’Interno dovrebbero trovare un accordo nella loro riunione dell’8 dicembre sulla revisione del “concetto di paese sicuro” proposta dalla Commissione, che prevede la possibilità di concludere accordi con paesi terzi dove deportare (e lasciare) i richiedenti asilo che sono entrati nell’Ue. Le obiezioni giuridiche di chi sostiene che il principio di “non respingimento” viene violato non sono state prese in considerazione. La priorità sono le “soluzioni innovative” che dovrebbero servire non solo a tenere lontano i migranti ma anche a deportare i richiedenti asilo altrove. I ministri dell’Interno dovrebbero anche approvare il nuovo regolamento sulla lista dell’Ue di “paesi di origine sicuri”, che anticipa la possibilità di trattare con una procedura sbrigativa le domande di richiedenti asilo di paesi per i quali la percentuale di decisioni di riconoscimento della protezione internazionale a livello Ue è inferiore al 20 per cento.
Cambio di presidenza alla mezzanotte del nuovo anno
Il 31 dicembre sarà l’ultimo giorno della presidenza danese del Consiglio dell’Ue, i cui risultati sono stati decisamente positivi. Il giorno dopo il testimone passerà a Cipro, stato membro dell’Ue dal 2004, isola divisa a metà dopo l’invasione della Turchia e non ancora riunificata, più vicina al medio oriente e alle sue complessità che al resto dell’Europa. Il suo ruolo di “porta” verso questa regione strategica sarà uno dei temi dei sei mesi della presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue. Ad aprile è previsto un vertice con i paesi del medio oriente e del Nord Africa.