Cerca

Incontrarsi

La musica avventurosa, i documentari, la giungla e la festa di primavera prima del voto

Realizzazione grafica a cura di Giulia Maoloni

17-26 APRILE. VISIONS DU RÉEL / NYON, SVIZZERA

La notte ucraina e il coming out di una coyote

“The illusion of a quite night” della regista ucraina Olga Chernykh è stato girato in una sola notte del luglio 2025 da quaranta registi e centinaia di ucraini. Dipinge un affresco collettivo del paese in guerra: la paura, l’esaurimento, la gioia e la vita. Scrive lei su Instagram: “Volevo fare un film luminoso sulla notte in Ucraina per far vedere che, qualunque cosa succeda, la luce vincerà sulle tenebre”. Il film sarà presentato in anteprima mondiale al festival svizzero di documentari Vision du Réel. Il programma è ampio (164 film provenienti da 75 paesi) e articolato in percorsi tematici: Family novels, The turbulence of love, The dust of empires, Back to the future e Confronting Leviathan, sui film che raccontano i regimi. Al regista ucraino Sergei Loznitsa è dedicata una retrospettiva e presenterà anche il suo nuovo cortometraggio, “Campo marzio”, sul cimitero Lychakiv di Leopoli, dove riposano le persone che hanno combattuto nei secoli gli invasori della città. Cambiando completamente registro, un altro approfondimento è dedicato all’artista marocchina Meriem Bennati, che era diventata virale pubblicando dei corti con protagoniste due lucertole antropomorfe in una New York svuotata e isterica durante la pandemia. Porterà il suo ultimo film, “Bouchra”, su una coyote regista lesbica che deve fare coming out con sua madre.

 

15 aprile-23 agosto. MARINA ABRAMOVIĆ: BALKAN EROTIC EPIC / BERLINO, GERMANIA

Il ritorno alle origini serbe, con l’erotismo

Marina Abramović è una delle figure più celebrate dell’arte contemporanea, è anche una delle più intense. La sua ultima fatica, definita da lei stessa la più ambiziosa, è Balkan Erotic Epic. In occasione dei 75 anni del Berliner Festspiele, arriva a Berlino in due momenti: una mostra al Gropius Bau, visitabile da aprile, con istallazioni video e sculture, e una performance a ottobre alla Haus der Berliner Festspiele – la première è stata a Manchester in autunno. Abramović torna alle sue radici serbe (anche per liberarsi di sua madre, ha dichiarato) indagando l’erotismo come energia primaria. L’erotismo – “l’unica energia che abbiamo, possiamo usarla per la creatività, per questioni spirituali, oppure diventa aggressività, guerra, rabbia” – è un ponte tra vita e morte, un canale di connessione con l’universo e la fonte originaria dell’esistenza. Questa performance monumentale dura quattro ore e coinvolge 70 tra musicisti, danzatrici e cantanti, che danno forma a rituali erotici della tradizione folklorica balcanica. Incanala un flusso potente di energia femminile, riti primigenei e apotropaici, come correre nude o massaggiarsi il seno, per affrontare la morte, assicurarsi la fertilità e restaurare l’equilibrio con la natura. La mostra al Gropius Bau affianca lavori storici e recenti, è da decenni infatti che Abramović indaga i Balcani, viaggiando nella Serbia segnata dalla guerra. Per esempio in “Balkan Baroque” (1997) l’artista, seduta su una montagna di sangue e resti animali, intonava elegie tradizionali serbe.

 

1-12 aprile. BARTÓK SPRING INTERNATIONAL ART WEEKS / BUDAPEST, UNGHERIA

La festa di primavera e poi al voto, a Budapest

Il compositore e pianista ungherese Béla Bártok era talmente affascinato dalla tradizione musicale del suo paese che, in compagnia dell’amico compositore Zoltan Kodaly, viaggiava spesso nell’Ungheria rurale e nei paesi limitrofi per raccogliere e trascrivere canzoni e melodie tradizionali. Questi campioni (che oggi sarebbero field recordings) sono state alla base di grande parte della sua opera, tra sonate per pianoforte, sinfonie, rapsodie e cantate. Nello spirito eclettico del compositore, il programma della nuova edizione del Bártok Spring International Arts Week di Budapest celebra la creatività e la visione di Bartók con diversi generi musicali e linguaggi artistici: da “Sinbad”, prima opera araba (dall’Oman) in una produzione in collaborazione tra Csaba Káel, e gli egiziani Gabr Histam, direttore d’orchestra, e Nader Salah El-Din, librettista, alla danza di “Full Moon”, uno degli ultimi lavori della coreografa Pina Bausch, al jazz del sassofonista Chris Potter, al folk di Márta Sebestyén, una delle cantanti più amate del paese, in concerto insieme alla clavicembalista Judit Andrejszki. C’è chi spera che questa musica ispiri gli ungheresi alle elezioni presidenziali del 12 aprile, dove il premier Viktor Orbán si gioca il suo futuro (e considerando i suoi veti anche noi europei), dopo sedici anni al potere.

 

10-25 APRILE. SALVAJES, SILVESTRES Y ESPONTÁNEAS / MADRID, SPAGNA

La natura che cresce spontanea in città

Franco 126 e Carl Brave cantavano “fiori cresciuti in mezzo ai sanpietrini” e, al di là della suggestione romana, c’è una commozione reale suscitata dall’irriducibilità della natura, che continua a nascere, rinascere, esistere mentre noi continuiamo a spalmare gettate di cemento. Il festival “Salvajes, silvestres y espontáneas” alla Casa Encendida di Madrid è proprio dedicato alla flora spontanea della città, focalizzandosi sulla natura urbana più dimenticata e incompresa degli ambienti che viviamo. L’obiettivo dell’evento, coordinato da Alberto Peralta, tra i fondatori della rete degli orti urbani comunitari di Madrid, è fornire strumenti per riconoscerne il valore e le potenzialità, spesso invisibili a uno sguardo troppo urbanizzato. Dice il manifesto: “Ciò che non si conosce passa inosservato, ciò che non si nomina finisce ai margini del linguaggio, quasi impossibile da esprimere”. L’edizione di quest’anno guarda a esperienze di giardinaggio di quartiere innovative e fuori dagli schemi, puntando su conoscenza e pratica. In programma incontri con collettivi, professionisti e artisti, laboratori sul suolo e la sua vita microbica, cortometraggi dedicati ai licheni, e passeggiate per imparare a riconoscere le piante spontanee, e gli eventuali usi etnobotanici e culinari, quello che in lingua hipster si traduce con “foraging urbano”.

 

23-26 APRILE. ART BRUSSELS / BRUXELLES, BELGIO

Una garanzia per scoprire i nuovi artisti europei

Art Brussel è una delle fiere d’arte contemporanea più longeve (dal 1968) e più importanti in Europa. E’ nota per essere il momento privilegiato per scoprire nuovi talenti, le gallerie infatti danno molto spazio ai lavori di artisti internazionali emergenti che possono costituire delle rivelazioni per i collezionisti. Complementari all’evento in fiera, con oltre 150 gallerie e 800 e più artisti, le conversazioni, performance e installazioni continuano in città con il programma off, dove anche i musei, le gallerie, le fondazioni e le collezioni partecipano aggiungendo la propria voce. Una tra tutte, alla galleria Bozar apre “Beauty through a contemporary Lens”, una mostra che esplora la bellezza, e come l’arte descrive e sfida le norme di ciò che è considerato bello, da Botticelli ai videogiochi.

 

23-26 APRILE. ABEL SELAOCOE / LONDRA, REGNO UNITO

La tradizione progressista di Abel al Barbican

Abel Selaocoe, musicista, cantante e compositore sudafricano, si è inventato un genere musicale. Gli elementi sono questi: il violoncello (si è formato al Royal Northern College of Music di Manchester), melodie tradizionali sudafricane, le percussioni e i canti gutturali xhosa – una popolazione di etnia bantu, secondo gruppo linguistico del Sudafrica, la cui lingua è caratterizzata da suoni “click”. Alla musica barocca mescola “township rhythms”, ritmi nati nei quartieri spontanei popolari dell’epoca dell’apartheid, groove e canti ancestrali. Lui stesso ha definito la sua ricerca musicale una “tradizione progressista”, in cui innesta improvvisazioni vocali, con un’orchestra o da solo, su brani per esempio di Bach. Al Barbican Centre sarà tra gli ospiti del Mohopolo/Ancestral Memory Weekend, una celebrazione della musica e della cultura del Sudafrica: uno spazio dedicato alla tradizione bantu per parlare di comunità, tramandare storie e memoria, ricordare la guerra colonialista anglo-zulu e la lotta contro l’apartheid. E per conoscere la musica del Sudafrica, che spazia tra la musica più tradizionale zulu, il future pop afro-psichedelico fino all’afrorave, al jazz contemporaneo e all’amapiano, un sottogenere della house music.

 

4-5 APRILE. OPEN HOUSE ATHENS / ATENE, GRECIA

Il permesso di curiosare nelle case altrui

Per avere un’idea di una città si può salire su un punto panoramico e coglierne la geografia. Riconoscere arterie, orientarsi nel perimetro dei quartieri, individuare i punti di riferimento. Oppure la città la si può attraversare, affacciandosi nei cortili, seguendo l’istinto e i profili degli edifici. Quante volte, entrando in un androne o intravedendo un soffitto da una finestra, si è colti dalla voglia di andare a curiosare nelle case degli altri? Open House è il format internazionale in cui, per un fine settimana, molte città aprono al pubblico, gratuitamente, le case degli altri e molto altro: spazi pubblici e privati normalmente chiusi che trasformano la città in un museo diffuso. Un evento organizzato per avvicinare il pubblico all’architettura e al design. Questo fine settimana è il turno di Open House Atene. Sarà possibile visitare musei, studi, uffici, banche, spazi industriali riconvertiti, hotel, chiese sconsacrate e diventate centri culturali, ma soprattutto, appunto, appartamenti e case private. E’ il fine settimana in cui è consentito farsi spudoratamente gli affari degli altri, per vedere che titoli ci sono in libreria e di che tonalità di bianco sono intonacate le pareti. Inoltre, lo scorso weekend, la rassegna “Made in Athens”, parte del programma, ha aperto oltre 30 studi creativi di designer, artisti, ceramisti, tappezzieri: una micro design week.

 

8-19 APRILE. KADDISH, LA FEMME CHAUVE EN PEIGNOIR ROUGE / SAINT-DENIS, FRANCIA

La letteratura di Kertész per guardare il presente

“Ho l’impressione che, riflettendo sull’effetto traumatico di Auschwitz, io tocchi le questioni fondamentali della vitalità e della creatività umana; e pensando così ad Auschwitz, in modo forse paradossale, penso più al futuro che al passato”, aveva detto lo scrittore ungherese ebreo Imre Kertész durante il discorso di accettazione del Nobel per la Letteratura nel 2002. Sopravvissuto ai campi di concentramento di Auschwitz, Zeitz e Buchenwald, in “Essere senza destino” soprattutto, racconta la sua esperienza. L’opera di Kertész è indagata dall’autrice e regista francese Margaux Eskenazi nella pièce “Kaddish, La femme chauve en peignoir rouge”, dall’8 al 19 aprile in scena al Théâtre Gérard Philipe di Saint-Denis – senza tradurre tutto il titolo, Kaddish in ebraico è una lode a Dio usata anche come un canto funebre. Con una scrittura scenica che mescola letteratura, testimonianze, musica e questioni politiche, l’opera interroga il ruolo della memoria e di come influisca sul nostro presente. Viaggiando attraverso la scrittura di Kertész, questa è disposta come una lente per guardare a tematiche urgenti come il razzismo, l’antisemitismo e il totalitarismo. Aiutandosi sì con l’esperienza e la testimonianza del passato, ma perché siano utili a orientarci nel domani, proprio come scriveva Kertész.

 

5 MARZO-20 LUGLIO. HENRI ROUSSEAU, L‘AMBITION DE LA PEINTURE / PARIGI, FRANCIA

Una giungla dipinta per la fine di un’amicizia

Gli effetti di alcune relazioni riverberano a lungo nel tempo. E’ il caso dell’amicizia tra Paul Guillaume, mercante d’arte e gallerista (introdotto ai circoli di avanguardia parigina di inizio novecento da Apollinaire), e il collezionista americano Albert Barnes, a cui Guillaume fece da intermediario aiutandolo nell’acquisto di diciotto dipinti di Henri Rousseau, artista che in vita non vide successo – troppo naïf, dicevano. Oggi la collezione di Barnes è all’omonima Fondazione a Filadelfia, e quella di Guillaume costituisce il cuore del Museo dell’Orangerie a Parigi. Dall’unione delle due istituzioni è nata la mostra monografica “Henry Rousseau, la pittura come ambizione”, all’Orangerie. Sono esposte circa cinquanta opere, di cui alcune prese in prestito da altre istituzioni europee e americane, come “La zingara addormentata” dal MoMa di New York. La mostra esplora anche il processo creativo di Rousseau, offrendo la possibilità di esaminare le caratteristiche materiali delle opere e di contestualizzarle rispetto al mercato dell’arte moderna, al quale Guillaume e Barnes contribuirono grandemente. Ripensare oggi a una collaborazione, anche solo a un aneddoto o un episodio di un’amicizia fruttuosa tra le due sponde dell’Atlantico, porta con sé un velo di nostalgia, come se quel tipo di intesa appartenesse già, in qualche modo, a un altro tempo. Ci consoliamo con le giungle gentili e rigogliose di Rousseau che, tutt’altro che ingenue, parlano al cuore con un linguaggio sospeso e silenzioso dove l’elemento esotico è più sognato che reale.

 

9-12 APRILE. REWIRE / L’AIA, OLANDA

Il festival della musica avventurosa

Rewire, all’Aia, è un “international festival for adventurous music”. Lo approcciamo con spirito di avventura, scorrendo la line up di nomi che sembrano un accumulo di caratteri (XTC in the XIV o Yb3L), e ci lanciamo in esplorazione. Iniziamo con la violoncellista Violeta García e scopriamo che fonde graffi elettronici ai suoni gravi del suo strumento. Poi prendiamo coraggio e capitiamo su Sombat Simla, thailandese, il più grande suonatore di “khene”, un organo a fiato di bambù del sud est asiatico. Ultima esplorazione: Kee Avil, canadese che sta pubblicando un disco “decostruito”, un pezzo alla volta nel corso del 2026. E si può continuare così per altri 143 artisti.