Nel 1948, un gruppo di ufficiali sovietici e ingegneri della Germania dell’est visitò l’isola albanese di Saseno, cinque chilometri quadrati e mezzo di roccia incastonata tra una base della Marina sovietica sulla terraferma albanese e il tallone dell’Italia. Secondo alcuni report che sono stati declassificati dalla Cia, i russi e i loro alleati della Guerra fredda scavarono, nel decennio successivo, una rete di bunker e tunnel sotterranei in grado di resistere agli attacchi nucleari, costruirono dei recinti sottomarini per proteggere le navi da guerra e piazzarono sulle rocce cannoni antiaerei, batterie di missili a lungo raggio e trincee. L’isola di Saseno era un luogo perfetto per bloccare il Mar Adriatico in caso di una terza guerra mondiale e, come puntualizza anche la Cia, grazie alle pareti rocciose a strapiombo sul mare, era impermeabile agli attacchi. Oggi Saseno è disabitata, alle rocce si alterna un sottobosco impenetrabile, non ha abbastanza acqua per essere autonoma, ci sono ancora le mine nelle poche parti pianeggianti ed è l’habitat ideale per serpenti velenosi, tanto che il governo albanese vieta il campeggio. Ma le cose cambieranno, perché la società Affinity Partners, di proprietà di Jared Kushner, il genero di Donald Trump, ha intenzione di costruire proprio qui, in questo luogo ostile, un resort di lusso per ricchi villeggianti.
Oligarchi, spie, lusso
Nel luglio del 2023, Kushner, sua moglie Ivanka Trump e Richard Grenell, ex ambasciatore in Germania poi inviato in Serbia e Kosovo e ora inviato per vaghe “missioni speciali”, si erano incontrati con il primo ministro albanese, Edi Rama, come ha raccontato lo stesso Kushner l’anno successivo in un’intervista a Bloomberg, rivelando i piani per tre progetti di sviluppo – nella zona più ospitale dell’isola – il cui costo è stimato in diversi miliardi di dollari. Secondo quanto ha scritto Mitchell Prothero sul magazine online AirMail (Prothero è un giornalista investigativo di base a Bruxelles, AirMail è la creatura dell’ex celebre direttore di Vanity Fair, Graydon Carter, che ora, in quel movimentatissimo mercato che è il giornalismo americano, si è appena fuso con il sito Puck), Kushner collabora con Aman Resorts, una società specializzata in hotel piccoli, spesso remoti e talmente costosi che non tutti i ricchi possono permetterseli. Il progetto per Saseno è in effetti piccolo (sono previste 40 stanze), ma i costi aumentano non soltanto perché la costruzione sarà complicata, ma a causa della logistica: bisognerà portare tutto, dall’acqua al cibo al personale, tutto. Aman è di proprietà dell’oligarca russo-svizzero Vladislav Doronin, che fece fortuna negli anni Novanta, subito dopo la disgregazione dell’Unione sovietica, commerciando in materie prime. Doronin è nato nell’allora Leningrado, oggi San Pietroburgo, la città da cui proviene il capo del Cremlino, Vladimir Putin, come gran parte dell’élite politica, militare ed economica russa. Contrariamente ad altri esponenti di questa élite che ha come fulcro Putin – la provenienza non è un caso, molti degli uomini chiave del regime sono vecchi amici del presidente – Doronin lasciò l’Urss prima che collassasse e nel 1985 si era già trasferito in Svizzera, a Ginevra, dove iniziò a lavorare per Marc Rich e la sua Glencore. Tornò in Russia, a Mosca, agli inizi degli anni Ottanta, iniziò a mettere su il suo impero, ha preso la guida di Aman Resorts nel 2014 e da allora lavora all’espansione di questa fabbrica del lusso. Più che per gli affari però Doronin è noto alle cronache soprattutto per la sua storia d’amore con la super modella Naomi Campbell, alla quale dedicò anche la costruzione di una villa vicino Mosca. Commissionò il progetto a Zaha Hadid, che per la coppia disegnò un castello che si estende su duemilacinquecento metri quadrati: una navicella spaziale con due torri di oltre venti metri l’una. Doronin e Campbell avevano parlato di nozze, ma la relazione si concluse malissimo, a suon di cause, litigi e ville vendute. Insomma, Doronin sa come affrontare progetti faraonici, ovunque. Nonostante qualche protesta degli ambientalisti, a gennaio, quando Trump è tornato alla Casa Bianca, il governo albanese ha dato il via libera al progetto. Sembra che la diplomazia di Grenell sia stata decisiva, anche se l’ex capo della sicurezza di Aman, l’agente in pensione del controspionaggio dell’Fbi Charles McGonigal, è stato nel frattempo condannato a più di sei anni di prigione, perché ha tentato di violare le sanzioni del suo stesso governo e ha riciclato denaro per conto sia dell’oligarca russo Oleg Deripaska sia di un ex agente dell’intelligence albanese con stretti legami con Rama. C’è insomma tutto in questa storia: i bunker nucleari, i serpenti, gli oligarchi, i traditori, il superlusso, ma Rama si è rivelato molto abile nell’intrattenere rapporti con mondi disparati – era al matrimonio di Alex Soros e di Huma Abedin, per dire – e nel frattempo di trovare il modo di servire il proprio interesse nazionale.
La diplomazia di Jared Kushner
Il genero del presidente americano, nel primo e ora nel secondo mandato di Trump, ha sempre associato il suo nome al medio oriente. Durante la prima Amministrazione è stato l’architetto paziente degli Accordi di Abramo, le intese che avevano iniziato a rivoluzionare il medio oriente portando alla normalizzazione dei rapporti fra Israele e alcuni paesi arabi. Kushner rese il suo piano concreto mettendo in pratica, per stringere gli accordi, la lingua che parla meglio lui e che meglio parlano i paesi con cui ha avuto a che fare: quella degli affari. Gli Accordi di Abramo infatti si sono rivelati subito una rivoluzione nel modo anche di fare diplomazia e hanno retto anche sotto il colpo del 7 ottobre, quando i terroristi di Hamas hanno attaccato i kibbutz del sud di Israele, dando inizio alla guerra nella Striscia di Gaza. Con l’inizio del secondo mandato di Trump, Kushner sembrava uscito di scena, al suo posto, il presidente preferiva mandare in medio oriente a mediare una tregua fra Israele e Hamas il suo tuttofare, l’inviato speciale Steve Witkoff, che era riuscito a portare a casa una tregua a gennaio, giusto per il ritorno trumpiano alla Casa Bianca. Witkoff non è stato abbastanza per le fasi successive e il presidente aveva bisogno di qualcuno che sapesse coinvolgere più paesi mediorientali possibile. Qualcuno con contatti, con una rete ampia e soprattutto solida. Qualcuno che sapesse come concentrare gli sforzi di tanti paesi attorno all’obiettivo di liberare gli ostaggi e favorire un cessate il fuoco permanente a Gaza. Serviva Jared Kushner, serviva la sua diplomazia con la lingua degli affari. Il genero di Trump in realtà dietro le quinte stava lavorando da tempo a un piano di pace, quando venne coinvolto e uscì dall’ombra aveva tutto pronto, anche le leve economiche giuste e un insieme di progetti che lo lega a diversi paesi mediorientali. A Kushner è legato il Qatar e soprattutto è legata l’Arabia Saudita, il tassello più prezioso da aggiungere agli Accordi di Abramo per rivoluzionare davvero il medio oriente. La diplomazia degli affari, dei resort, del lusso è la specialità di Kushner. Come la applicherà in Albania sarà di interesse anche per i vicini di Tirana e anche per l’Ue.
il protocollo sui migranti
Il 6 novembre del 2023, il governo italiano ha siglato un protocollo con l’Albania per il trasferimento dei migranti soccorsi dalle navi italiane in acque internazionali che prevede la creazione di un hotspot a Shëngjin, un porto nel nord del paese, per le procedure di identificazione e una struttura a Gjader, nell’entroterra, per la gestione delle richieste d’asilo e la detenzione di stranieri irregolari in attesa di rimpatrio (che resta di competenza italiana) con una capienza di tremila persone. Come si sa, l’accordo di Giorgia Meloni e il premier Rama, in linea con la tendenza europea (ma anche americana) di esternalizzare in paesi terzi la gestione del flusso di migranti, è stata contestata nei tribunali italiani ed europei, in particolare per quel che riguarda la designazione dei paesi sicuri in cui rimpatriare i migranti. Il governo italiano ha risposto con due decreti, ma al momento, il bilancio di questo progetto è: 66 immigrati trasferiti dall’Albania in Italia per ordine dei tribunali, una ventina di detenuti nei centri albanesi. Il tutto per un investimento pari a 670 milioni di euro, di cui 170 stanziati per il 2024 che sono stati prelevati dal Fondo straordinario di Difesa per la costruzione dei centri in Italia, dal Fondo esigenze indifferibili che solitamente serve per le calamità naturali e dal Fondo di riserva che ha sottratto risorse ad altri ministeri. Per l’Italia insomma il protocollo albanese è un grande guaio, ma se si guarda dall’altra parte, con gli occhi di Rama, sembra un’occasione imperdibile. Il premier vuole fare bene i compiti e risolvere i problemi dei suoi interlocutori, e anche in questo caso, proprio come il resort tra i serpenti di Kushner, i centri che dovevano essere pronti lo sono, e pazienza se sono vuoti, l’importante per Rama è dimostrarsi sempre disponibile, in particolare quando si tratta di ricevere investimenti.
l’ingresso nell’ue
In questi giorni, l’Ue ha ripreso in mano il pacchetto dell’allargamento, che era stato di fatto congelato per due decenni, fino all’invasione di Vladimir Putin dell’Ucraina, nel febbraio del 2022. Al momento, il primo della lista per entrare nell’Unione è il Montenegro, che dovrebbe chiudere tutti i capitoli negoziali prima della fine del 2026. Nel prossimo anno si dovrà iniziare a scrivere il trattato di adesione e se tutto andrà secondo i piani, l’ingresso del Montenegro potrebbe avvenire già nel 2028. Ma la progressione più strabiliante è quella dell’Albania: il premier Rama si è fissato come obiettivo di chiudere tutti i capitoli negoziali per la fine del 2027 e per ora sta rispettando il suo ambizioso calendario. Mancano ancora due capitoli negoziali: quello sull’agricoltura e quello sulla coesione. Ma Rama conta di entrare nell’Ue nel 2029, un anno prima della data prevista e con la fama di quello che fa bene i compiti e sa come realizzare i desideri di tutti.