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Le feste per il solstizio d’estate, tra musica e filosofia, nei boschi e lungo il fiume

realizzazione grafica a cura di Giulia Maoloni

21 GIUGNO. FÊTE DE LA MUSIQUE/ FRANCIA

Suonate gente, per il solstizio suonate
La storia della Festa della musica è di quelle che si raccontano ai corsi di cultura francese nelle Alliance Française sparse per il mondo. Il padrino sarebbe il musicista americano Joël Cohen, che nel 1976 lavorava per l’emittente France Musique e aveva proposto una programmazione musicale per la notte del 21 giugno, per festeggiare il solstizio d’estate. Nel 1982 il compositore Maurice Fleuret ha ripreso l’idea assieme al ministro della Cultura Jack Lang: concerti gratuiti per celebrare l’inizio dell’estate. La festa cominciava alle 20.30, dopo la fine delle trasmissioni radiofoniche, e il cuore del progetto era dare spazio ai musicisti amatori. Il nome stesso giocava sul doppio senso tra “Fête de la Musique” e “Faites de la musique”: fate musica. L’invito era di scendere in strada con il proprio strumento e suonare. L’idea era semplice e politica: rendere la musica gratuita e accessibile, popolare. Da allora la festa si è diffusa in tutto il mondo e ogni 21 giugno si tengono migliaia di concerti. Dai saggi rock delle scuole di musica, ai concerti di arpa, tamburi giapponesi, Rodas di samba, set elettronici, cover band dei Beatles, sono momenti da sagra, amatoriali, ma di unione e di festa, di comunità. E ovviamente ci sono le fanfare, con la fisarmonica, che come cantava Dalida: “Sa di Francia ed è un odore così buono”.

 

5-12 GIUGNO. DOCUDAYS/KYIV, UCRAINA

L’Ucraina ci insegna anche a fare cinema
Oggi apre a Kyiv la nuova edizione dell’International Human Rights Documentary Film Festival. Lasciando da parte la stupenda selezione di documentari internazionali e guardando ai film ucraini emerge una vitalità dinamica e un fenomeno unico: l’urgenza del documentario ucraino di interrogare la realtà mentre accade. Una nuova generazione di autori e autrici sta trovando linguaggi che raccontano non solo la guerra, ma la vita in tempo di guerra. Non è solo cronaca, ma testimonianza che diventa gesto artistico. Sono molti i film realizzati da registi soldati, come “Don’t Ask Me If I Killed” di Helena Maksyom, diario di una regista arruolata che si interroga su cosa resti dell’animo umano dopo la perdita, e come preservarne la fragilità, o “Where Everything Disappears” di Oleksandr Tkachenko, con il girato del direttore della fotografia e soldato Dmitro Dokunov, un pacifista di Odessa costretto a ripensare il significato della difesa e della violenza. Uno degli attacchi missilistici più pesanti su Kyiv dall’inizio dell’invasione su larga scala è avvenuto nella notte del 24 maggio: la Russia ha scaricato contro la capitale novanta missili e seicento droni. Di questi 549 e 55 sono stati intercettati. Negli ultimi anni l’Ucraina ha dato all’Europa (e al mondo) molte lezioni: sull’innovazione tecnologica e ingegneristica, sui droni, sulla difesa, sulla capacità di adattarsi. Ma soprattutto sulla resistenza, sull’amore per la vita e sul valore della libertà. Ora ci sta insegnando anche il cinema documentario, che condensa tutti questi valori.

 

25-27 GIUGNO. FESTIVAL MED/LOULÉ, PORTOGALLO

Stessa musica stesso cibo non per sempre
David Byrne, frontman dei Talking Heads, scrisse una volta un saggio sul New York Times intitolato “I hate world music”. Intendeva l’etichetta coniata a tavolino da un manipolo di discografici londinesi per dare un mercato a tutta la musica non in lingua inglese. Diceva che ascoltare solo pop in inglese (o in italiano) era come mangiare lo stesso piatto per tutta la vita. Per chi non vuole mangiare lo stesso piatto tutta la vita, esiste una cittadina in Portogallo che offre un menù variegato, per restare nella metafora. Loulé è un paese in Algarve di case in pietra e una forte tradizione di artigianato, che vent’anni fa aveva inventato un festival per celebrare le culture e le musiche del bacino mediterraneo e promuovere il proprio turismo. Oggi l’orizzonte del Festival Med si è ampliato, e accoglie musiche tradizionali e non da tutto il mondo: artisti e artiste dall’Africa fino all’est Europa, come l’angolano Bonga, Sean Kuti, figlio del genio musicale nigeriano Fela Kuti, l’ucraina Ganna Gryniva, il senegalese e il francese Ablaye Cissoko & Cyrille Brotto, il portoghese Sérgio Godinho, la musica marocco-brasiliana di Lala Tamar e quella tradizionale del nord Africa (chaâbi) mescolata al flamenco e alla gypsy rumba di Labess.

 

5 GIUGNO-6 SETTEMBRE. PROJECT A BLACK PLANET/LONDRA, REGNO UNITO

Un deep dive nel panafricanismo
La mostra “Project a Black Planet: The Art and Culture of Panafrica”, che inaugura l’11 giugno, ha rappresentato per il Barbican l’occasione di fare, come loro stessi scrivono sul sito, un “deep dive” nel panafricanismo, con oltre cinquanta eventi tra arte, musica, cinema e incontri. Organizzata dall’Art Institute di Chicago e dal MACBA di Barcellona insieme al Barbican e al Kanal – Centre Pompidou di Bruxelles, esplora come il panafricanismo, ovvero i movimenti politici e filosofici anticoloniali e di solidarietà transnazionale tra le popolazioni originarie del continente, abbia influito sulla produzione artistica dagli anni Venti a oggi. Con oltre 300 lavori tra pittura, grafica, cinema e installazioni provenienti da Africa, Brasile, Caraibi, Stati Uniti, è la prima esposizione a indagare sistematicamente il panafricanismo come forza culturale e immaginativa, mettendo in luce il ruolo degli artisti nella costruzione dello stesso orizzonte panafricano. Il calendario include anche la Cesaria Évora Orchestra con Mayra Andrade, omaggio alla grande musicista di morna capoverdiana; la proiezione di “Abolição”, di Zózimo Bulbul, documentario del 1988 sulla storia di schiavitù dei brasiliani africani, e le attività per imparare a coltivare in autonomia di Earth Tenders, un’organizzazione black-led che lavora per rafforzare realtà locali di produzione alimentare.

 

18-23 GIUGNO. CONCÉNTRICO/LOGROÑO, SPAGNA

Interventi City-Specific per lo spazio comune
Logroño è una cittadina in La Rioja che prende molto sul serio gli interventi site-specific. Con il Festival Concéntrico (la dodicesima edizione è dal 18 al 23 giugno) trasforma la città in un laboratorio a grandezza naturale di architettura, design e sperimentazione urbana, invitando architetti, designer, artisti e ricercatori dal mondo a interagire direttamente con lo spazio pubblico urbano, con l’obiettivo di proporre interventi che attivino spazi urbani inutilizzati, piazze, strade e il lungofiume. Tre i temi curatoriali: Identità e finzione, Ecologie urbane e Agenti effimeri. Tra gli interventi “city-specific”, Matilde Cassani Studio ha vestito lo storico Arco de San Bernabé con una gonna gigante tipica delle ballerine di La Rioja, e il collettivo Noof group ha realizzato un’installazione che produce ombra e acqua nebulizzata per parlare della vulnerabilità termica dello spazio pubblico.

 

3-7 GIUGNO. MoBU ART BUCHAREST/ BUCAREST, ROMANIA

Non solo sicurezza, c’è anche l’arte dei giovani
Giorni fa un drone russo ha sconfinato durante un attacco contro l’Ucraina e si è abbattuto su un palazzo residenziale a Galati, nella Moldavia romena. Negli ultimi anni abbiamo iniziato a guardare a est soprattutto per questioni di sicurezza e difesa, ma poi abbiamo scoperto che abbiamo molto da imparare. Bucarest per esempio è una delle città culturalmente più dinamiche dell’Europa orientale, un laboratorio dove convivono musei, gallerie e spazi indipendenti, come il MARe, primo museo interamente dedicato all’arte contemporanea romena, o la RAD Art Fair, che sostiene una nuova generazione di galleristi, collezionisti, curatori e mecenati. Fino a domenica inoltre la città ospita MoBU, la prima fiera di arte contemporanea del paese e una delle iniziative culturali più lungimiranti e vibranti dell’Europa centrale e orientale. Nata per riunire artisti, gallerie, curatori e collezionisti in un’unica piattaforma, la manifestazione affianca al mercato un programma di incontri e conferenze, tra cui quella dedicata alle rovine del comunismo e alla memoria della transizione, o l’incontro su come costruire una collezione d’arte. La fiera dà inoltre grande spazio ai giovani che escono dalle accademie di Bucarest, Timisoara e Cluj-Napoca.

 

11 GIUGNO-27 SETTEMBRE. LUCIAN FREUD – EVERYTHING IS A PORTRAIT/COPENAGHEN, DANIMARcA

L’ossessione per l’indagine dell’umano nei Freud
Il motivo per cui molti dei soggetti ritratti da Lucian Freud sono sdraiati è semplice: l’artista aveva bisogno che posassero per molte ore, più volte a settimana, per mesi. Li faceva sdraiare così potevano agilmente schiacciare un pisolino, e anche per questo i soggetti erano spesso persone della sua vita, amici, familiari, amanti, colleghi. Sono loro i protagonisti della mostra “Lucian Freud – Everything is a Portrait”, organizzata dalla National Portrait Gallery di Londra al museo di arte moderna e contemporanea Louisiana di Copenaghen. E’ una mostra dedicata a una delle costanti della sua ricerca artistica: il volto umano. Freud era infatti ossessionato dalla figura umana, che guardava con un’intensità quasi clinica, raffigurandola spesso appunto in posizione supina o seduta, dormiente, trasognante, assorta, da sola. Una volta ha detto che “l’ossessione del pittore per il proprio soggetto è tutto ciò di cui ha bisogno per spingerlo a lavorare. Le persone non sono portate a creare opere d’arte dalla familiarità con il processo creativo, ma dalla necessità di comunicare i propri sentimenti verso l’oggetto della loro scelta con un’intensità tale da renderli contagiosi”. Del resto, l’indagine dell’umano sembra un affare di famiglia, dal nonno Sigmund, alle figlie Bella Freud, designer e autrice del podcast “Fashion Neurosis”, e Susie Boyt, romanziera.

 

 

18-20 GIUGNO. MIDSUMMER FESTIVAL / VÄRMLAND, SVEZIA

Andare senza scetticismo nelle foreste svedesi
Custodito dalle foreste di conifere, betulle, aceri e querce della provincia di Värmland, Svezia, Ängsbacka è un centro e una comunità internazionale che da trent’anni ospita festival, corsi, ritiri dedicati alla crescita interiore, all’ecologia e all’armonia del vivere insieme. Nei giorni in cui cade il solstizio d’estate, il Midsummer Festival rinnova la tradizione pagana e nordica di celebrare il giorno più lungo dell’anno, un tempo accompagnata da offerte alla terra, agli elementi naturali (l’acqua è abbondante in questa regione lacustre), e alle creature della foresta, per segnare il passaggio centrale del ciclo solare. Una “line-up” di insegnanti di yoga, cantastorie, sacerdotesse della terra, sciamane, musicisti e artisti, animerà un programma dedicato alla gratitudine, alla crescita, all’unione e al rispetto per le risorse di questo pianeta. Oltre ai workshop per tutte le età (le famiglie sono benvenute), si potranno condividere piatti vegetariani ispirati alla tradizione nordica (non le polpette Ikea). Il festival è drug e alcohol free, l’attenzione e la presenza richiedono sobrietà. Il calendario prosegue tutta l’estate, tra i prossimi appuntamenti c’è un festival dedicato al tantra, alla connessione consapevole e all’amore, talmente interessante da incuriosire anche i più scettici e razionali.

 

4 GIUGNO-28 LUGLIO. FILOSOFI LUNGO L’OGLIO/LOMBARDIA, ITALIA

Lezioni di filosofia sul lungo fiume
Le fantasticherie del passeggiatore solitario” di Jean-Jacques Rousseau, “La passeggiata” di Robert Walser, le passeggiate lungo il lago di Sils di Nietzsche, ma anche i flâneur che attraversano la città conoscendola a piedi. E poi, all’origine, ovviamente i peripatetici che ragionavano e facevano filosofia passeggiando sotto i portici. La filosofia da sempre è una disciplina in movimento. Il Festival Filosofi lungo l’Oglio rinnova questa tradizione con 32 appuntamenti tra incontri, conferenze, dibattiti filosofici e intellettuali, in 24 comuni lungo il fiume Oglio, tra Brescia, Bergamo e Cremona. La peculiarità del festival è proprio la vocazione itinerante che porta il pensiero filosofico in borghi, castelli, chiostri e parchi. Il tema della XXI edizione, curata anche quest’anno da Francesca Nodari, è “Ascoltare”. Tra gli ospiti Gustavo Zagrebelsky parlerà di Costituzione, Stefano Mancuso del “Cantico delle creature”, e ancora Michela Marzano, Guidalberto Bormolini, la musicologa, filosofa e studiosa di ebraismo Danielle Cohen-Levinas, Massimo Cacciari, Massimo Recalcati. Il festival organizza anche un programma di passeggiate filosofiche, che propongono un cammino lento e meditativo, un po’ come le meditazioni camminate del monaco vietnamita Thich Nhat Hanh, capaci di attivare la maieutica delle cose, in dialogo con il paesaggio e la natura lungo il fiume. I percorsi sono guidati da esperti del territorio e intellettuali. Non ci si bagna due volte nello stesso fiume, ma ogni estate si torna a camminare lungo il fiume Oglio.

 

FINO AL 14 GIUGNO. POESIEFESTIVAL / BERLINO, GERMANIA

Il mito, il dolore e il canone europeo in poesia
Il festival di poesia della Haus für Poesie di Berlino, avviato a metà maggio con eventi diffusi in città, da giugno si concentra al Silent Green, nel quartiere Wedding. Oltre ai reading, il programma ruota attorno a tre temi: il mito, il dolore, come esperienza che si inscrive nel linguaggio del corpo, e la riscrittura critica del canone europeo, prevalentemente bianco e maschile. In una serata dedicata a questo tema una poeta giamaicana, Lorna Goodison, leggerà i primi versi della Commedia da lei tradotti, anzi riscritti, in patois, il creolo giamaicano (coerentemente a come Dante aveva scritto in volgare e non in latino), e il suo Virgilio sarà la poeta giamaicana Miss Lou.