A torto o a ragione, il sistema scolastico britannico sembra esercitare un fascino costante su altri paesi, forse per il numero sterminato di libri, opere teatrali e film che ne hanno tratto ispirazione. La varietà di sistemi scolastici offerti nel Regno Unito è insolitamente ampia: inglese contro scozzese; collegi contro scuole diurne; privato contro statale; scuole confessionali contro non confessionali; scuole controllate dallo stato contro le “Academies”, un sistema ibrido di scuole autonome, finanziate privatamente ma di proprietà statale, inventato dal governo laburista di Tony Blair nel 2000, che si è rivelato straordinariamente efficace, tanto da risultare oggi molto popolare tra genitori e alunni.
Tutti questi sistemi hanno sostenitori e detrattori tra politici, esperti di educazione e genitori. Ma sono soprattutto due le grandi linee di divisione nel Grande Dibattito Educativo Britannico che nell’ultimo secolo hanno diviso ferocemente il paese e i suoi esponenti politici, e continuano a farlo. Innanzitutto, nell’ultimo secolo la sinistra ha condotto una battaglia incessante contro l’istruzione privata, in quasi tutte le sue forme, e poi contro l’“istruzione selettiva”, che dagli 11 ai 18 anni suddivide gli alunni in base alle loro capacità. Negli anni Sessanta e Settanta, i governi laburisti si batterono per abolire le grammar schools – grosso modo assimilabili ai licei italiani – ritenendole un vantaggio ingiusto per gli studenti più dotati, e uno svantaggio per gli alunni meno brillanti nelle scuole secondarie, più vicine alle nostre scuole tecniche. Nonostante il fatto che quasi tutti i ministri laburisti del secolo scorso avesserpo studiato proprio nelle grammar schools, per ragioni ideologiche vollero abolirle a favore delle comprehensive schools, un modello unico per tutti. Politici ed esperti conservatori dissero che questa operazione era come “togliere la scala una volta saliti”.
Negli anni Ottanta, sotto i tre governi consecutivi di Margaret Thatcher – lei stessa orgogliosa “grammar school girl” – si tentò di ripristinare il sistema precedente, sostenendo che premiare il merito fosse sempre una virtù superiore rispetto a imporre un piatto “livellamento” in cui alunni con livelli di capacità diverse avrebbero dovuto studiare in classi miste per abilità. Poiché i sindacati degli insegnanti e la maggior parte dei consigli scolastici delle grandi città e contee britanniche sono sempre stati tradizionalmente orientati a sinistra, Margaret Thatcher – soprannominata “the milk snatcher”, la ladra di latte, nomignolo che si era guadagnata negli anni Settanta quando da ministra dell’Istruzione abolì le bottigliette di latte gratuite offerte a tutte le scuole primarie dai suoi avversari di sinistra – dovette affrontare una battaglia durissima.
Rendendosi conto, alla fine degli anni Novanta, che il sistema scolastico statale delle comprehensive schools stava fallendo miseramente, in particolare per i bambini provenienti da contesti economicamente e culturalmente svantaggiati, il neoeletto premier laburista Tony Blair e il suo brillante consulente per l’Istruzione Andrew Adonis (in seguito Lord Adonis) elaborarono un modo intelligente per superare la dicotomia tra grammar e comprehensive: le Academies, scuole autonome e autogestite, con il diritto di scegliere il proprio programma didattico – un esperimento audace che ha funzionato molto bene.
Dopo la vittoria della coalizione tra conservatori e liberaldemocratici nel 2010, il nuovo ministro dell’Istruzione Michael Gove impose un programma radicale e per certi versi tradizionalista, incentrato sulla competenza in matematica e inglese – inimicandosi i sindacati degli insegnanti di sinistra, ma ottenendo un miglioramento enorme nelle storicamente deboli prestazioni britanniche in matematica nelle classifiche Pisa a livello europeo. Nella tabella di base del 2009/2010, il Regno Unito era scivolato al 27esimo posto mondiale in matematica; nel ciclo Pisa del 2022 (il dataset principale che guida la baseline 2023-2026), il Regno Unito è risalito all’11esimo posto globale, affermandosi come una delle nazioni occidentali dalle prestazioni migliori.
Se dunque sull’approccio più rigoroso la mentalità conservatrice sembra aver prevalso, resta invece aperta e ferocemente combattuta l’altra grande questione educativa, in gran parte irrisolta: la disciplina. Pochissime public schools (i prestigiosi e storici collegi britannici, alcuni risalenti al XV secolo e nella maggior parte dei casi dai costi da capogiro) applicano ancora oggi le regole rigidissime dei secoli o anche solo dei decenni passati; tuttavia si registra una tendenza crescente, tra le Academies autonome fondate da insegnanti lungimiranti o da imprenditori con ambizioni culturali, a tornare a protocolli disciplinari che ad alcuni appaiono decisamente arcaici.
Dopo molti anni di insegnamento nelle scuole statali londinesi, frustrata dalla mancanza di sostegno per gli studenti che volevano impegnarsi seriamente e ottenere buoni risultati agli A-Level (grosso modo paragonabili all’Abitur tedesco o alla maturità italiana), invece di accettare passivamente un regime diffuso di scarsa disciplina abbinato a risultati accademici altrettanto scarsi, Katharine Birbalsingh ha fondato una propria Free School nella zona piuttosto povera di Wembley, la Michaela Community School, sbandierando regole di comportamento clamorosamente draconiane, incluse punizioni severe per chi si veste in modo sciatto (l’uniforme è obbligatoria) o mastica gomme. La maggior parte degli 840 alunni della scuola proviene da famiglie svantaggiate appartenenti a minoranze etniche, che si dicono entusiaste del miglioramento nel comportamento dei propri figli e, ancora di più, degli eccellenti risultati scolastici. Secondo il Times, quasi il 70 per cento dei voti agli A-level degli alunni della scuola è stato A* o A, più del doppio della media nazionale del 28,3 per cento. Uno studente su dieci ha ottenuto un posto per studiare medicina quest’anno, e un terzo dei voti è stato A*, contro un decimo a livello nazionale, nonostante la scuola si trovi in un’area svantaggiata dove quasi il 40 per cento degli alunni ha diritto ai pasti scolastici gratuiti.
Molti esponenti del Partito laburista e gli esperti di educazione di sinistra sono furibondi per le rigorose regole “da campo di addestramento” della scuola, e si trovano in imbarazzo nello spiegare i suoi risultati eccezionali agli esami, migliori di quelli di molte esclusive public schools dove le rette annuali possono arrivare a 65 mila sterline (75 mila euro). “Non ci sono bambini della classe media nella scuola a causa dello snobismo dei genitori”, commenta con un sorriso Birbalsingh.
Ancora più estrema è stata la reazione di alcuni genitori della classe media, appunto, cioè della ricca élite metropolitana, che si sono lamentati della Mossbourne Victoria Park Academy, nella zona povera di Hackney, che accoglie perlopiù alunni da contesti disagiati ma vanta risultati accademici altrettanto eccellenti e un codice disciplinare simile a quello della “molto controversa” Academy di Birbalsingh a Wembley – lamentele che hanno portato a un’inchiesta ufficiale sull’etica e sulle pratiche della scuola. La revisione che ne è scaturita, sostenuta anche da diversi laburisti del consiglio comunale di Hackney, è molto critica nei confronti del “regime disciplinare eccessivo” dell’Academy. Come ha scritto ai genitori dei suoi alunni Matthew Toothe, il preside di Mossbourne: “Personalmente non credo che concordiate con le conclusioni della revisione, perché se così fosse non affidereste ogni giorno i vostri figli alle nostre cure”. Toothe aggiunge di aver già speso quasi 500 mila euro in spese legali per difendere la reputazione della scuola e il suo diritto a “essere severa, ma gentile”. Ma la nuova ministra dell’Istruzione nel governo di Andy Burnham, Lucy Powell, ha fatto sapere che farà tutto il possibile per “tutelare i diritti umani e la salute mentale dei bambini a scuola” – un codice per indicare la stretta, ove possibile, sulla nuova ondata di scuole a disciplina rigida.