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L’estate che sa di musica e di balli, l’arte di cadere e interrogarsi sull’amore

realizzazione grafica a cura di Giulia Maoloni

23-26 LUGLIO. womad, THE WORLD’S FESTIVAL / WILTSHIRE, REGNO UNITO

Che bello viaggiare con la musica

Il Womad festival l’ha inventato Peter Gabriel e la prima edizione, nel 1982, è andata talmente male economicamente che i Genesis hanno dovuto fare un concerto di reunion per coprire i debiti. Però a una delle ultime edizioni, quando dal palco è stato chiesto chi fosse presente a quel primo Womad, in tanti hanno alzato la mano. Perché il Womad ha contribuito a definire un modo di fare festival: celebrare la diversità e la ricchezza culturale del mondo attraverso la musica, l’arte e la danza, portando artisti da ovunque. Da quando c’è stata la Brexit il festival sta incontrando molte difficoltà nell’ottenere visti per gli artisti internazionali – nel 2022, per il 40esimo anniversario, Gabriel, appassionato europeista e globalista, ricordava al governo l’importanza della libera circolazione della cultura. Dopo una pausa nel 2025 per guardarsi un po’ dentro, il festival torna in un posto nuovo, nella tenuta di Corsham nel Wiltshire. La line up è una festa, ed è tutta su Spotify: dal gruppo di elettronica colombiana Acid Pantera, alla portoghese Ana Lua Baiano, a dj Travella, dj della nuova scena singeli underground di Dars es Salaam, fino alla cantante e chitarrista gospel aborigena Kankawa Nagarra, che ha pubblicato il suo primo album a ottant’anni, soffiando il più grande premio musicale australiano a Nick Cave. Che bello viaggiare con la musica.

 

15 LUGLIO 2026-17 GENNAIO 2027. ANA MENDIETA / LONDRA, REGNO UNITO

La fonte di energia può scorrere in tutto

Quando un’artista muore, chi diventa proprietario della sua storia? E’ la domanda da cui parte un articolo del New York Times dedicato all’artista Ana Mendieta e alla battaglia della sua famiglia per preservarne l’eredità artistica e umana. Nata a Cuba e trasferita forzatamente negli Stati Uniti a dodici anni, separata dalla sua terra e dalla sua famiglia (l’esperienza dello sradicamento attraversa la sua arte), lavorava col corpo e con la natura, ricercando “la fonte di energia universale che scorre in tutto”. Nella “Silueta Series”, per esempio, si immergeva nel paesaggio ricoprendosi di terra e fiori, in una pratica che chiamava “Earth-body art”. Voleva diventare più grande di Frida Kahlo e forse lo sarebbe diventata, ma nel 1985, a 36 anni, è volata via dalla finestra del suo appartamento, al trentacinquesimo piano di un grattacielo nel Greenwich Village, dopo una lite con suo marito, l’artista minimalista Carl Andre. Arrestato e processato per omicidio (l’avvocato usava le opere di Mendieta come prova della sua instabilità psicologica e insinuando il suicidio), è stato poi assolto. La famiglia, gli amici e la comunità artistica non ha mai smesso di contestare quella versione dei fatti. Da allora la sua storia è diventata oggetto di molte narrazioni, anche fuori dal controllo degli eredi (un romanzo ispirato a lei, “Anita de Monte ride per ultima” di Xochitl Gonzalez, è appena uscito per Fazi). Possiamo però riportare l’attenzione alla forza della sua opera, nella retrospettiva a lei dedicata alla Tate Modern di Londra.

 

29 GIUGNO-31 LUGLIO. GREC FESTIVAL / BARCELLONA, SPAGNA

La commedia più europea: il pranzo di famiglia

Il Grec è il festival di arti performative di Barcellona: teatro, danza, musica, ma anche cinema. Lunedì è iniziata e proseguirà per tutto il mese la cinquantesima edizione (i cinquanta manifesti dell’archivio sono da collezione). Tra gli appuntamenti più interessanti c’è “La truita”, scritta da Baptiste Amann e diretta da Ferran Utzet, la classica commedia ambientata durante un pranzo di famiglia: una coppia appena trasferitasi in campagna per la pensione invita a pranzo le figlie, partner e nipoti, una delle figlie, pescatariana, si rifiuta di mangiare lo stufato di carne – la commedia attorno a un tavolo, o che si svolge in una sola stanza, dove con un innesto narrativo si tirano fuori malumori, segreti e scheletri nell’armadio, è forse il genere più europeo di tutti. C’è poi una produzione de “L’opera da tre soldi” di Brecht e Kurt Weill, una rilettura del “Sogno di una notte di mezza estate” ambientata nella Factory di Andy Warhol, lo spettacolo muto di teatro di maschera della compagnia basca Kulunka Teatro, “Bach’s project”, uno spettacolo musicale con 26 persone sul palco tra ballerini, cantanti, un quartetto d’archi, un coro da camera e le coreografie di Mal Pelo, e anche una delle più importanti compagnie di danza cinesi, TAO.

 

3-11 LUGLIO. KARLOVY VARY INTERNATIONAL FILM FESTIVAL / KARLOVY VARY, REPUBBLICA CECA

Storie vitali dell’Europa centrale e orientale

Il Karlovy Vary International Film Festival è la rassegna più importante dell’Europa centrale anche perché è la principale piattaforma per l’industria cinematografica della regione. Due iniziative promuovono soprattutto la vitalità creativa dell’area. Debutta quest’anno il programma che offre a otto scrittori e scrittrici selezionati la possibilità di presentare i propri romanzi a professionisti interessati ad acquisirne i diritti d’adattamento. Sono storie europee che ritraggono un continente in trasformazione, il cui baricentro si sposta sempre più a est. Tra i titoli selezionati c’è il racconto di formazione del giornalista Patrik Banga, ambientato nel quartiere Rom di Praga, “Cupid at the Kremlin Wall” del georgiano Aka Morchiladze, sugli anni di terrore staliniano, e il grande affresco del Novecento ucraino di Sofia Andrukhovych. Il festival offre inoltre un programma dedicato a sostenere progetti già avviati, mettendo in contatto undici film in lavorazione con potenziali partner per coproduzione, finanziamento, distribuzione. Poi c’è la selezione dei 55 nuovi titoli in concorso, dalla stagione europea dei festival, tra cui “A sad and beautiful world”, del bravissimo Cyril Aris, e la commedia “How to divorce during a war” di Andrius Blazevicius, in cui una coppia lituana affronta un divorzio mentre l’Ucraina affronta l’invasione russa.

 

8-12 LUGLIO. riddu riddu / MANNDALEN, norvegia

Una notte in Norvegia con un dj del Pantanal

Metti una notte con il sole di mezzanotte in Norvegia, un dj set di un indigeno della popolazione Terena, originario del Pantanal in Brasile. Succederà al Riddu Riddu, il festival di cultura indigena che si tiene dal 1991 a Manndalen, nella municipalità di Kåfjord, nel Nord-Troms, e che si impegna per diffondere conoscenza e orgoglio sul popolo Sámi, popolazione autoctona della Scandinavia assimilata dai norvegesi. Eric Terena, anche produttore e attivista climatico, fa musica elettronica fusa con musica indigena, brasiliana e suoni della natura campionati, e si alternerà sul palco insieme a musicisti e vocalisti folk sami, inni laestadiani, joik, musica elettronica e di improvvisazione; con musicisti mongoli (c’è un format, “Concerto in yurta”), inuit, alaskesi, groenlandesi e persino Seun Kuti & Egypt 80.

 

LUGLIO. LILY ALLEN WEST END TOUR / VARIE CITTÀ

Il tour per elaborare la fine di un matrimonio

Consigli per elaborare la fine di un matrimonio? Lily Allen ci ha fatto un album, “West End Girl”, e un tour, ora in giro per l’Europa (l’album è del 2025 e un primo pezzo di tour c’è già stato nei mesi passati). Quindi forse per lei la risposta è: suonare la mia musica in Danimarca, Finlandia, Londra, Bilbao, Berna, Berlino. “West End Tour” è la messa in scena drammatica del suo drammaticissimo disco, il racconto del tracollo e della fine del matrimonio con l’attore David Harbour. In breve: lei si trasferisce per lui a New York in una casa troppo cara, torna a Londra per un ruolo a teatro, lui le comunica per telefono che vuole aprire il matrimonio, lei accetta anche se non vuole, perché lui la manipola, va un disastro. Si separano, non è civile, non c’è contegno, lei lo insulta e lo mette in ridicolo, è furiosa e patetica (lo siamo tutte). Lo show è una filiazione dell’album e per Allen portarlo in scena è parte del processo di catarsi e di esorcismo, si è rivelato un momento di “collective healing” anche per il pubblico. C’è molto humour e molto camp, nei costumi, nella prossemica, nell’allestimento. Bisognerebbe istituire un canone per le popstar che chiudono relazioni con uomini poco gradevoli e ci scrivono canzoni che li mettono in ridicolo.

 

3-18 LUGLIO. MONTREUX JAZZ FESTIVAL / MONTREUX, SVIZZERA

Alla fine, tutti passano per Montreux

Van Morrison, Sting, Moby, Nick Cave & The Bad Seeds, Raye e Jovanotti suoneranno al Montreux Jazz Festival, sul lago Léman, tra i festival più ricchi di aneddotica al mondo. Lo aveva inventato nel 1967 Claude Nobs, che allora lavorava all’ufficio del turismo, e che già nella prima edizione era riuscito a portare Ella Fitzgerald, Keith Jarrett, Bill Evans e Nina Simone, tante volte tornata a suonare (nel 1976 il concerto più spiazzante, si trova online). Due aneddoti su tutti: nel 1971 va a fuoco il casinò mentre i Deep Purple sono in città per registrare un album, così nasce “Smoke on the Water” in cui Nobs, pompiere volontario che si era speso per far evacuare le persone, diventa il Funky Claude della canzone. Un’altra volta durante un pranzo suggerì a Bowie e ai Queen di collaborare, ma “no pressure” (loro si sentivano “under pressure”). Per capire come una cittadina in mezzo alle montagne sia diventata uno dei centri dell’industria musicale internazionale e Nobs una figura centrale della musica degli anni 70, oltre alla serie-documentario “They all came out to Montreux”, c’è una mostra visitabile durante il festival, che ne racconta la parabola, un cabinet of curiosities con materiali d’archivio fotografici e video e i manifesti originali tipo di Keith Haring e Jean Tinguely. Per quanto riguarda la musica, ci sono oltre 700 concerti, di cui 600 gratuiti.

 

4-25 LUGLIO. FESTIVAL D’AVIGNON / AVIGNONE, FRANCIA

Ottanta domande, a teatro, su presente e futuro

L’ottantesima edizione del Festival di Avignone, la principale manifestazione francese di teatro e danza, si chiuderà all’alba di domenica 26 luglio nel cortile del Palazzo dei Papi, in un momento in cui gli artisti, scienziati, attivisti e intellettuali invitati dai curatori condivideranno con il pubblico ottanta domande sul presente e sul futuro. L’intera edizione è dedicata al porsi domande, poetiche, politiche, intime e collettive, di teatro o di coreografia, in francese o coreano (la lingua ospite di quest’anno), e la forza di questo festival nato nel Dopoguerra è proprio la capacità di mettere insieme e in dialogo una pluralità di voci, prospettive e creatività. A proposito di coreano, Daria Deflorian debutterà (dopo l’anteprima a Tolosa domenica e lunedì) con il suo nuovo adattamento tratto dal romanzo “Non dico addio” della scrittrice premio nobel Han Kang, anche lei presente al festival. Altri spettacoli interessanti sono “La parabole du seum” della drammaturga e attrice Rébecca Chaillon, un po’ racconto distopico ispirato a Octavia E. Butler, un po’ poema religioso, con un cast interamente composto da persone grasse, e l’ultimo capitolo della trilogia “Cadela Força” della brasiliana Carolina Bianchi e del collettivo Cara de Cavalo, messo in scena con una maratona insieme agli altri due capitoli.

 

17-26 LUGLIO. KALAMATA INTERNATIONAL DANCE FESTIVAL / CALAMATA, GRECIA

Ballare per cercare (e perdere) l’equilibrio

Nella capoeira una delle lezioni fondamentali è imparare a cadere. Lasciarsi andare invece di opporsi, mantenere il baricentro basso e mobile per assorbire l’impatto con elasticità e grazia (saper cadere è il primo passo per potersi rialzare, una metafora piuttosto banale ma precisa dello stare al mondo). La condizione naturale della capoeira, definita la danza del guerriero e la lotta del ballerino, è proprio questo equilibrio instabile. La danza come espressione dell’instabilità umana e della continua ricerca di equilibrio è il tema da cui si sviluppa la 32esima edizione del Kalamata International Dance Festival, il più importante festival di danza contemporanea in Grecia, diretto dalla coreografa Tzeni Argyriou, nonché l’unico sostenuto direttamente dallo stato. Il festival indaga il ruolo che la danza può interpretare oggi nel connettersi al presente e nell’offrirci strumenti per pensare, esprimerci, immaginare e sognare. Gli spettacoli di questa edizione accolgono tutti l’incertezza dell’esistenza e danno vita a spazi, tempi e mondi magici. A proposito di magia, tra questi c’è “Tempo”, nato dalla collaborazione tra il coreografo Fernando Melo e il mago e artista visivo Kalle Nio. Attraverso un dialogo tra illusionismo e danza, lo spettacolo esplora la percezione del tempo, l’accelerazione, la decelerazione, la sua sospensione, insomma l’esperienza del tempo, già di per sé illusoria – un numero di magia molto lontano da quell’immaginario che vuole i maghi e gli illusionisti appartenere a un mondo da Comicon molto poco cool.

 

3 luglio 2026-14 marzo 2027. MATERIALISTIN. MATTER OF CARE, CARE OF MATTER / berlino, germania

Capire il mondo mettendoci le mani

Alla Hamburger Bahnhof-Nationalgalerie der Gegenwart di Berlino inaugura “[ materialistin ]. Matter of care, care of matter”, una mostra collettiva di artiste di Lipsia – un gruppo femminista, sociale e politico – che è solito indagare attraverso il mezzo espressivo della scultura. Trasformare i materiali come pietra, argilla, cemento, gesso, acciaio, piante, materiali di recupero, ma anche luce e linguaggio in sculture e installazioni site-specific, è per loro il punto di partenza per tracciare riflessioni intime sulla memoria, sulla convivenza e la relazione dell’essere umano con il mondo. Per capire il mondo dobbiamo metterci le mani.