Un mese per un accordo su 140 miliardi per l’Ucraina
Nel suo discorso sullo stato dell’Unione, Ursula von der Leyen ha annunciato la proposta per fornire un “prestito di riparazione” all’Ucraina da finanziare usando gli attivi sovrani russi congelati con le sanzioni. Finora i grandi stati membri e la Banca centrale europea si erano sempre opposti a toccare i beni della Banca centrale russa che sono stati immobilizzati. Troppo alto il rischio per la credibilità dell’euro e la stabilità finanziaria. Ciò che ha mosso von der Leyen è stato il cambio di posizione della Germania e del cancelliere Friedrich Merz, che ha esplicitamente appoggiato un prestito da 140 miliardi di euro all’Ucraina attraverso la confisca degli attivi sovrani russi. La Commissione sostiene che sul piano giuridico non ci sarà confisca. Gli attivi russi saranno investiti in titoli emessi dall’Ue e girati in prestito all’Ucraina, permettendo così alla Russia di mantenere la proprietà formale di un credito. La struttura finanziaria immaginata dalla Commissione è complicata. Ed è anche piena di potenziali ostacoli, che potrebbero far saltare la proposta per l’opposizione di questa o quella capitale. Gli stati membri saranno chiamati a fornire garanzie complete per rimborsare il prestito se l’Ucraina non sarà in grado di farlo. La garanzia per un paese come l’Italia potrebbe ammontare a 25 miliardi di euro. La Commissione propone anche di passare al voto a maggioranza qualificata sulla proroga delle sanzioni, per evitare che un veto di un solo paese possa scongelare gli attivi russi costringendo gli stati membri a farsi carico del prestito. Al vertice informale di Copenaghen del primo ottobre c’è stata una prima discussione tra i capi di stato e di governo. I ministri delle Finanze avranno un dibattito più approfondito nella riunione dell’Ecofin del 10 ottobre a Lussemburgo. L’appuntamento decisivo è atteso per il Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre.
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Il 16 ottobre una road map sulla Difesa
Il vertice dei capi di stato e di governo del 23 e 24 ottobre tornerà a discutere anche del rafforzamento della difesa dell’Ue di fronte alla minaccia della Russia. A giugno i capi di stato e di governo avevano incaricato la Commissione di Ursula von der Leyen di presentare una “road map sulla preparazione per la difesa”, che dovrebbe illustrare tutte le iniziative per fare in modo che l’Ue sia pronta a una guerra entro il 2030. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ritiene che la “road map” debba contenere proposte concrete per finanziare gli enormi investimenti nel settore, necessari non solo in caso di guerra ma anche per rispettare i nuovi obiettivi della Nato. Ma Ursula von der Leyen non vuole sentire parlare di un nuovo strumento di debito comune. La “road map” che sarà adottata dalla Commissione il 16 ottobre potrebbe ridursi a un lungo elenco di proposte già avanzate, come il progetto del “muro antidroni” su cui sta lavorando il commissario alla Difesa, Andrius Kubilius, assieme a una coalizione di una decina di paesi. Un po’ poco per essere pronti a fronteggiare un’invasione russa tra appena cinque anni.
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Conto alla rovescia sul diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia
Prima del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre, funzionari e diplomatici dell’Unione europea faranno una corsa contro il tempo per cercare di adottare il diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. L’obiettivo è di arrivare a un accordo entro il Consiglio Affari esteri del 20 ottobre che si terrà a Lussemburgo. Non sarà facile, in particolare per le misure nel settore energetico. L’Ungheria e la Slovacchia hanno già brandito la minaccia del veto. Grazie a Donald Trump, il nuovo pacchetto è un po’ più duro di quanto inizialmente immaginato. Dopo che il presidente americano ha fatto pressioni per porre fine agli acquisti di idrocarburi, Ursula von der Leyen ha annunciato – tra le altre cose – il divieto di importazione di gas naturale liquefatto. “L’economia di guerra della Russia è sostenuta dalle entrate dei combustibili fossili. Vogliamo tagliare queste entrate”, ha detto la presidente della Commissione. Tuttavia, non sarà per subito. L’uscita è prevista il primo gennaio del 2027, con un anno di anticipo rispetto a quanto già proposto a giugno. Le sanzioni più efficaci potrebbero essere quelle che colpiscono l’architettura finanziaria e logistica che il Cremlino usa per la sua economia di guerra. “Prenderemo di mira raffinerie, trader di petrolio, società petrolchimiche in paesi terzi, inclusa la Cina”, ha detto von der Leyen. Altre 118 petroliere della flotta fantasma russa finiranno nella lista nera dell’Ue. Ci sarà anche un divieto di riassicurare le navi che trasportano greggio russo sotto il prezzo fissato dal G7 (47,6 dollari il barile). Rosneft e Gazprom Neft saranno private delle esenzioni di cui beneficiano attualmente. Cina e India fanno parte dell’architettura logistica che il Cremlino usa per alimentare la sua macchina da guerra. La lista delle società cinesi e indiane prese di mira dall’Ue per l’elusione delle sanzioni si allargherà in modo consistente. L’Alto rappresentante, Kaja Kallas, ha annunciato “ulteriori misure contro attori cinesi che sostengono l’industria militare della Russia” e una stretta a tecnologie e prodotti usati nella produzione di armi, “compresi quelli ricevuti da fornitori stranieri che includono Cina e India”. Quanto all’architettura finanziaria che la Russia ha costruito in tre anni e mezzo per reggere alle sanzioni imposte dall’Ue nel 2022, per la prima volta, l’Ue sanzionerà le piattaforme di criptovalute e proibirà le transazioni in criptovalute. Alla riunione del 20 ottobre i ministri degli Esteri dovranno anche affrontare un altro nodo: le sanzioni contro Israele per la situazione umanitaria a Gaza. Non solo non c’è unanimità per mettere sulla lista nera dell’Ue i coloni violenti e due ministri estremisti del governo di Benjamin Netanyahu, ma manca la maggioranza qualificata per approvare la proposta della Commissione di reintrodurre i dazi contro Israele.
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Gli altri appuntamenti di ottobre
Nella sua riunione del 16 ottobre la Commissione presenterà altre due proposte degne di nota. La prima è un “Patto per il Mediterraneo” che dovrebbe rafforzare le relazioni e la cooperazione con il vicinato meridionale. In cima alle priorità dell’Ue c’è la lotta all’immigrazione irregolare. La seconda è il piano per una rete europea ad alta velocità. L’idea originale era contenuta nel rapporto sul mercato unico presentato da Enrico Letta. La settimana successiva, il 21 ottobre, la Commissione presenterà anche il suo programma di lavoro, mentre il 29 ottobre adotterà il pacchetto sull’allargamento con il parere sullo stato di avanzamento dei paesi candidati in termini di riforme. Lo stesso giorno, il 29 ottobre, si terranno le elezioni legislative anticipate nei Paesi Bassi, dove la frammentazione politica ha reso la governabilità un’impresa sempre più difficile.