I capi di stato e di governo dell’Unione europea e quelli dei Balcani occidentali si ritrovano venerdì 5 giugno a Tivat, in Montenegro, per un summit che deve dimostrare che l’allargamento è ancora possibile. La dimostrazione? Il paese ospitante. Il Montenegro è il primo della lunga fila dei candidati a entrare nell’Ue e potrebbe superare la porta di ingresso già nel 2028. I governi hanno già istituito un gruppo di lavoro per redigere il trattato di adesione. Il governo di Podgorica ha accettato il principio che ci siano delle clausole di salvaguardia per evitare che un nuovo membro si trasformi in una nuova Ungheria sotto Viktor Orbán. Il modello dovrebbe servire anche per gli altri candidati: i nuovi membri non dovrebbero avere diritto di veto per un certo periodo di tempo e la loro integrazione potrebbe essere sospesa in caso di violazioni dello stato di diritto. Il successo del Montenegro dovrebbe ridare speranza agli altri paesi candidati. L’Albania è la seconda in coda. Ma entrambi i paesi sono sufficientemente piccoli da non porre problemi agli attuali stati membri. L’entusiasmo per altri candidati nei Balcani occidentali e oltre sta venendo meno. La Serbia sta facendo passi indietro significativi sulle riforme. La Bosnia-Erzegovina non è in grado nemmeno di nominare un suo rappresentante per i negoziati con l’Ue. La Macedonia del Nord è alle prese con conflitti storico-culturali con la Bulgaria. Il Kosovo non è riconosciuto da tutti gli stati membri dell’Ue. La lettera con cui il cancelliere Friedrich Merz ha proposto uno status di “membership associata” per l’Ucraina è stata interpretata da molti come un tentativo per allontanare la prospettiva dell’ingresso di Kyiv. La Moldavia ha iniziato a discutere di una scorciatoia per entrare nell’Ue: la riunificazione con la Romania. Al summit di Tivat si parlerà molto di integrazione graduale nelle politiche e nei programmi dell’Ue, che è un altro modo per non accelerare sull’adesione.
Aprire la prima serie di capitoli negoziali per ucraina e moldavia
Anche se i dubbi sull’allargamento si stanno moltiplicando in alcune capitali, i gesti simbolici rimangono importanti. Il 16 giugno dovrebbe essere convocata a Lussemburgo la conferenza intergovernativa per aprire la prima serie di capitoli negoziati con Ucraina e Moldavia. A Bruxelles li chiamano “clusters”. Il primo è quello sui fondamentali, cioè i capitoli dedicati a democrazia, stato di diritto e lotta alla corruzione. La Commissione ha già detto che Ucraina e Moldavia rispettano le condizioni per aprire tutti i “clusters” (in tutto sono sei per 35 capitoli negoziali). Ma alcuni stati membri rimangono prudenti e vogliono andare piano. La cacciata dal potere di Viktor Orbán in Ungheria permette di far ripartire formalmente il processo, ma il suo successore, Péter Magyar, chiede all’Ucraina garanzie sulla minoranza ungherese. L’Ue spera comunque che l’apertura del primo “cluster” possa essere considerata come un successo da Volodymyr Zelensky e aiuti gli ucraini nella loro resistenza contro la Russia.
Il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la russia
I ministri degli Esteri dell’Ue si incontreranno il 15 giugno a Lussemburgo e, in quell’occasione, potrebbero adottare il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. La proposta non è ancora stata presentata formalmente dalla Commissione. Ma l’Ue spera in un’approvazione a tempo di record, ora che Viktor Orbán non può più minacciare i suoi veti. L’obiettivo principale del pacchetto sarà di aumentare la pressione economica sulla Russia, nel momento in cui Vladimir Putin appare sempre più in difficoltà sul piano interno. Il meccanismo di adeguamento del tetto al prezzo del greggio russo dovrebbe essere sospeso o modificato per evitare che Mosca incassi miliardi di dollari in più. Ci saranno sanzioni anche contro banche e operatori di criptovalute che aiutano la Russia ad aggirare le misure restrittive introdotte nei precedenti venti pacchetti.
Primo braccio di ferro sul bilancio al consiglio europeo
Se tutto andrà secondo i piani, i capi di stato e di governo non saranno costretti a trascorrere ore a dibattere di Ucraina durante il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. La ripartenza del processo di adesione di Kyiv e le sanzioni contro la Russia potrebbero essere già state risolte. Il tema più rilevante del vertice di metà anno sarà la proposta della Commissione per un nuovo Quadro finanziario pluriennale, cioè il bilancio 2028-35 dell’Ue. La presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue avrà presentato il primo testo di compromesso – a Bruxelles la chiamano “negobox” – con delle forchette di cifre per i diversi capitoli di bilancio. Più soldi alle politiche tradizionali (la Politica agricola comune e la Politica di coesione) oppure più soldi alle nuove priorità (competitività e difesa in testa)? Due gruppi di paesi si confrontano e si scontrano. Da un lato, i cosiddetti “Amici della coesione” vogliono un bilancio con più risorse, da finanziare con debito comune se necessario, per preservare le politiche tradizionali. Dall’altro, i paesi considerati “frugali” chiedono di tagliare il tetto massimo di spesa attualmente fissato all’1,26 per cento del pil, rifiutano ogni forma di debito comune e insistono per tagliare Politica agricola comune e Politica di coesione. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, spera di arrivare a un accordo entro la fine dell’anno. Vista la regola dell’unanimità, sarà un’impresa.
I leader alla ricerca di una strategia sulla cina
Un altro tema delicato del Consiglio europeo sarà la strategia da adottare nei confronti della Cina e della crescente minaccia economica che rappresenta per la base industriale dell’Ue. Dopo un dibattito interno alla Commissione, venerdì 29 maggio, Ursula von der Leyen ha promesso “una risposta più robusta” alla Cina nelle relazioni commerciali e di investimento, perché lo stato attuale “non è sostenibile”. Ma, prima di lanciare proposte formali, la presidente della Commissione vuole avere indicazioni chiare dai leader. La Spagna è contraria a un indurimento della politica dell’Ue verso Pechino. La Germania – il paese decisivo – rimane incerta. I leader europei avranno occasione di discuterne con Donald Trump al vertice del G7 che si terrà dal 15 al 17 giugno 2026 a Evian, in Francia.
Il parlamento europeo pronto ad approvare l’accordo sui dazi con Trump
In quegli stessi giorni, durante la sessione plenaria del 15-18 giugno a Strasburgo, il Parlamento europeo dovrebbe offrire a Donald Trump ciò che il presidente americano chiede da tempo: l’approvazione dell’accordo di Turnberry concluso da Ursula von der Leyen nel luglio del 2025 per limitare al 15 per cento i dazi contro l’Ue. Il Parlamento deve votare definitivamente sull’azzeramento dei dazi europei sui prodotti americani.
Il nuovo patto su migrazione e asilo
I ministri dell’Interno dell’Ue si troveranno a Cipro il 12 giugno per una conferenza dedicata al nuovo Patto su migrazione e asilo. Quel giorno le nuove regole dell’Ue per gestire i flussi migratori entreranno in vigore e la presidenza cipriota del Consiglio ha deciso di organizzare un grande evento per marcare quella che molti considerano una svolta storica verso la “fortezza europea”. Tuttavia alcuni esperti dubitano che tutti gli stati membri siano pronti per applicare le nuove regole, in particolare il sistema delle procedure di frontiera volto a rigettare sbrigativamente le richieste di asilo. Grecia e Italia potrebbero avere gravi difficoltà a contenere i movimenti secondari verso altri stati membri. Alcuni paesi dell’Europa centrale e orientale, come Polonia e Ungheria, hanno già dichiarato che non intendono applicare il nuovo Patto su migrazione e asilo.