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Mostre, festival, spettacoli sperimentali e fiori nell’estate europea

Mappa a cura di Giulia Maoloni

4 SETTEMBRE-16 NOVEMBRE. ROMAEUROPA FESTIVAL / ROMA, ITALIA

Potere all’immaginazione europea, per cambiare

Lo spirito del Romaeuropa, festival di musica, danza, teatro, arti digitali e creazione per l’infanzia, è davvero europeo. Nato a Roma a Villa Medici-Accademia di Francia, il Ref si è sviluppato in rete con le Accademie e gli Istituti di cultura europei della città, prosperando nel dialogo artistico e culturale tra i paesi europei e con il mondo. E’ con questa capacità di ascolto, la sensibilità di intercettare e interpretare la direzione del presente e la predisposizione alla sperimentazione, che presenta la sua quarantesima edizione. Per il direttore artistico Fabrizio Grifasi, Ref “esplora il potere dell’immaginazione come forza di cambiamento, mettendo in dialogo le visioni artistiche con le sfide concrete del presente” attraverso 110 spettacoli portati in scena da più di 700 artiste e artisti da tutto il mondo. Il programma esplora atmosfere diverse tra loro, che spaziano dal Ballet Nacional de España (ospite per la serata d’inaugurazione il 4 settembre al Teatro dell’Opera di Roma), al cine-concerto dedicato a “Whiplash”, alla performance con 6.500 metri di stoffa di Miet Warlop, a Kae Tempest, Alessandro Baricco, fino alle Tarta Relena, duo spagnolo con un repertorio di suoni ancestrali mediterranei e musica elettronica, ospiti della nuovissima piattaforma Ultra Ref dedicata ai giovani e alle contaminazioni multidisciplinari.

 

15-22 AGOSTO. SARAJEVO FILM FESTIVAL / SARAJEVO, BOSNIA ED ERZEGOVINA

La cantina, gli alberi, Sarajevo mon amour

Jovan Divjak, il generale più amato della resistenza di Sarajevo durante l’assedio, aveva detto che la città l’avevano salvata gli alberi, due volte. Prima proteggendo i sarajevesi dai cecchini serbi appostati nelle colline sopra la città, poi offrendo legna per scaldarsi negli inverni senza elettricità e benzina. Come ha raccontato sul Foglio Adriano Sofri, gli alberi oggi sono ricresciuti. Ma dell’assedio restano le tracce, le schegge e i fori dei proiettili sulle facciate degli edifici, e in qualche modo l’eredità, come quella del Sarajevo Film Festival, nato durante l’assedio e che inaugura la sua trentunesima edizione. Tutto era cominciato in una cantina, con un generatore, qualche tanica di benzina rimediati anche grazie all’aiuto di Susan Sontag, e proiezioni settimanali dei classici superstiti della biblioteca, che finivano entro il coprifuoco delle 10. L’ingresso costava una sigaretta e i sarajevesi sfidavano i cecchini per incontrarsi e vivere. Già durante la guerra, quelle proiezioni erano diventate l’incubatore e la palestra della successiva generazione di cineasti bosniaci (ci faceva la volontaria la ventenne Jasmila Zbanic, regista di “Quo vadis, Aida?”), oltre che un magnete irresistibile per gli intellettuali internazionali. Oggi il festival è il principale appuntamento dei Balcani e guarda al futuro – nel 2023 si è dimesso il fondatore Mirsad Purivatra per fare spazio ai giovani. Sarajevo, amore mio, cantava Kemal Monteno, nell’inno della città con un’umanità così grande da creare cultura durante l’assedio più lungo d’Europa.

 

7 GIUGNO-28 SETTEMBRE. THE SHAKERS: A WORLD IN THE MAKING/WEIL AM RHEIN, GERMANIA

Non voglio essere ricordata come una sedia

Sister Mildred Barker si lamentava di non voler essere ricordata come una sedia. Era una leader spirituale della chiesa Shaker, gruppo religioso stabilitosi negli Stati Uniti nel Settecento e i cui mobili hanno influenzato generazioni di architetti e designer per l’estetica minimalista – anzi, modesta, perché al superbo ornamento preferivano la qualità dei materiali, come il legno d’acero. La mostra “The Shakers: A World in the Making” al Vitra Design Museum di Weil am Rhein supera la feticizzazione per esplorare la filosofia di questa strana confessione, e la sua utilità nel presente. Il design era espressione concreta di un sistema valoriale fondato sul benessere della comunità, l’uguaglianza, la pragmaticità e un senso di ordine divino. La semplicità era radicale e funzionale, a partire dagli appendi oggetti lungo le pareti per poter agilmente liberare la stanza dalle sedie (componibili) e danzare – le danze erano un momento fondamentale della funzione e della preghiera. Il lavoro stesso era una forma di spiritualità, e gli Shaker non disdegnavano la tecnologia e la produzione in serie dell’artigianato che vendevano per sostentarsi. L’allestimento della mostra prevede pezzi originali e sette opere commissionate che dialogano con i valori degli Shaker, oggi.

 

30 AGOSTO-14 SETTEMBRE. VISA POUR L’IMAGE / PERPIGNAN, FRANCIA  

Raccontare il mondo per immagini

Per raccontare una storia con onestà ci vuole molto studio, sensibilità per illuminare dettagli significativi e poi inserirli dentro a un contesto. Dare una prospettiva senza la presunzione che sia la verità assoluta. Il giornalismo, che sia scritto, parlato o per immagini, è farsi domande, cercare le risposte e rendere accessibile la complessità del mondo, non appiattirla né semplificarla eccessivamente. E’ il lavoro delle e dei reporter selezionati dal “Visa pour l’image” di Perpignan, il più importante evento di foto giornalismo globale. I lavori che saranno presentati quest’anno raccontano i grandi eventi, le grandi notizie, come il crollo del regime di Bashar el Assad in Siria, gli incendi in California, le conseguenze disastrose del cambiamento climatico, ma anche fenomeni e storie meno conosciute come il traffico di droghe sintetiche in Iraq, la guerra in Kashmir, i riti della spiritualità animista in Madagascar. Il premio per il lavoro umanitario più rilevante è stato assegnato al fotoreporter gazawi Saher Alghorra: le sue ultime foto, quelle strazianti delle madri che stringono i figli che muoiono di fame a Gaza, sono state pubblicate dal New York Times. Tra i lavori selezionati a Perpignan, sono esposte anche le immagini della vita a Gaza della fotografa Fatma Hassona, uccisa a venticinque anni con la sua famiglia ad aprile dalle bombe di Israele.

 

26-31 AGOSTO. REYKJAVÍK JAZZ / REYKJAVÍK, ISLANDA

In Islanda tutti vogliono fare il jazz

Sono molti gli artisti internazionali che volano fino ai ventosi panorami d’Islanda per girare videoclip scenografici (e gratuiti) tra geyser e ghiacciai. Così Marco Mengoni, Ligabue, i Pinguini Tattici Nucleari. Ma chi sono gli artisti autoctoni? L’Islanda ha una vivacissima scena musicale e cultura jazz, che si esprime ogni anno durante il  Reykjavík Jazz (quest’anno 26-31 agosto). Per quest’isola di quattrocentomila abitanti il jazz è una cosa così seria che esiste un sito che tiene traccia in modo sempre aggiornato di tutti i brani e gli album usciti nel paese. Passare una serata all’auditorium Harpa, affacciato sul porto, o negli altri spazi che ospitano la rassegna, per godersi uno dei concerti di qualunque atmosfera, genere e stile del jazz, è un’alternativa allettante a ritrovarsi nella brughiera con chiassose combriccole di viaggi organizzati.

 

21-25 AGOSTO. ST MORITZ ART FILM FESTIVAL (SMAFF) / ST MORITZ, SVIZZERA

Nuove dimensioni di realtà tra le Alpi

St.Moritz è entrata nel nostro immaginario (oltre che come luogo non accessibile ai più) per “Vacanze di Natale 90”, film risemantizzato di culto grazie al sentimento che muove il sole e il mercato italiano, ovvero la nostalgia. Da premesse opposte muove invece il St Moritz Art Film Festival, la rassegna di cinema e video di arte d’avanguardia fondata e diretta dall’architetto e curatore Stefano Rabolli Pansera, anche direttore del Bangkok Kunsthalle e Khao Yai Art Forest. Costruita con un approccio curatoriale da mostra, ogni anno esplora un tema, che i film attraversano – che siano cinema sperimentale o forme artistiche ibride di immagine in movimento. L’edizione del 2025 “Emerging virtualities” indaga i confini mutevoli tra reale e virtuale, tra naturale e rappresentazione, tra fisico e immateriale. I film (da segnalare la grande presenza di artisti asiatici), ma anche i dibattiti e le mostre, aprono a nuove forme di presenza e percezione, a nuove dimensioni di realtà, che moltiplicano le possibilità. Mondi generati in VR, indagini documentarie realizzate con l’intelligenza artificiale, panorami digitali che sondano la memoria, tecnologie per accedere ai miti e alla natura, realtà immateriali che fanno affiorare sentimenti inequivocabilmente reali.

 

8-10 AGOSTO. FLOW FESTIVAL / HELSINKI, FINLANDIA

Il festival più civile e hipster dell’estate

Immaginate un festival senza file e con i bagni puliti. Ci si potrebbe fermare, ma continuiamo: niente token, spazzatura, hot dog rinsecchiti, ma dieci palchi accessibili a tutti. Non è un sogno, è il Flow Festival di Helsinki, blueprint di tutti i festival hipster del mondo, dove ci si ritrova per festeggiare l’ultimo sole dell’estate. Il programma musicale, di gusto molto millennial, è un misto bilanciato di nomi internazionali – tra cui quest’anno la brat girl Charli XCX, Burna Boy e il duo francese Air – e artisti più ricercati, con attenzione particolare alla scena elettronica locale. Tutto è curato nei minimi dettagli, le passate edizioni offrivano un giardino erboristico per cogliere le spezie e aromatizzare i propri drink (anche alcol free) e fiori freschi per intrecciare ghirlande. E’ anche un festival gastronomico con ristoranti pop-up di grandi chef, fine dining e street food con materie prime sostenibili, menu interamente vegetariani, vegani o con pesce rigorosamente pescato in Finlandia, e c’è anche un ristorante georgiano-ucraino. Da molti anni si svolge in un’ex centrale elettrica in un’area post industriale della capitale finlandese, oggi in pieno sviluppo immobiliare, è da sempre plastic free e a impronta di carbonio neutrale. Un’amica italiana che lo frequenta da dieci anni dice: “C’è tanta luce, tanta Tove Jansson, tutti sono felici”.

 

FINO AL 25 AGOSTO. CORPS ET ÂMES / PARIGI, FRANCIA

Corpi in mostra, e la luce invisibile della coscienza

La mostra collettiva “Corps et Âmes”, curata da Emma Lavigne con le opere della Collection Pinault alla Bourse de Commerce di Parigi, esplora la rappresentazione del corpo umano nell’arte contemporanea, il legame tra corpo e anima attraverso i lavori di più di quaranta artisti e artiste. Il filo rosso della mostra, dice Lavigne in un’intervista, non è l’ambizione alla figuratività o il realismo, ma piuttosto il gesto di fare del corpo “un sismografo che registra i tremori del mondo”. L’arte cattura l’energia vitale, la vita interiore che emerge espressivamente nel corpo, e porta alla luce l’invisibile della coscienza. Dopo una specie di preludio, in cui le bagnanti del ghanese Gideon Appah dialogano con le donne telluriche dei video della cubana Ana Mendieta, il percorso procede per aree tematiche. Dal corpo come testimone della lotta politica, a quello esposto alla violenza, alla dissezione, alla sessualizzazione, come in “Beauty Examined” di Kerry James Marshall. Fino al corpo indagato nella ricerca artistica come tensione spirituale, esistenziale, dove l’arte diventa un antidoto alla transitorietà della carne – che culmina negli autoritratti di Georg Baselitz. In mostra anche i lavori della fotografa Deana Lawson, cantrice della classe operaia afroamericana, naturalista contemporanea.

 

1-25 AGOSTO. EDINBURGH FESTIVAL FRINGE / EDIMBURGO, SCOZIA

Il più grande concentrato di creatività e gioia

Quando nel 2013 Phoebe Waller-Bridge ha portato “Fleabag” al Fringe Festival di Edimburgo, sul palco era da sola, aveva raccolto dei soldi su Kickstarter e affittato in otto un appartamento con due letti. Sperava che qualche spettatore si sarebbe presentato. Non immaginava che quello spettacolo sarebbe diventato un successo a teatro e una serie tv della Bbc vincitrice di quattro Emmy e due Golden Globe. Tra i più di 3.600 spettacoli di questa edizione, molti sperano di vivere questa parabola, perché tutto può accadere al Fringe, il festival di arti più grande del mondo: quasi 50 mila performance in 265 spazi. Lo spirito è dare un palco a chiunque abbia una storia da raccontare e a tutti un posto per ascoltarla (ci sono centinaia di show gratuiti o a offerta libera). Teatro, circo, stand up, musica, danza, cabaret, spettacoli per bambini, il programma dà le vertigini e nell’edizione del 2025 dà spazio ad alcuni filoni: donne ribelli, l’apocalisse, il paranormale, la nostalgia, gioia queer, convivere con la malattia, rave e club culture, scienza e tecnologia. Oltre a orientarsi con le selezioni dei giornali (tipo il Guardian) o dei teatri, il Fringe è imbattersi in un artista per strada o entrare in un pub a caso (ogni spazio che abbia una sala ospita eventi) e lasciarsi coinvolgere dall’atmosfera di gioia che vibra in città. E’ infatti la gioia il motivo per cui il Fringe è nato, per ricostruire lo spirito del paese dopo la seconda guerra mondiale. Oggi, 78 anni dopo, è il più grande concentrato di libertà artistica ed energia creativa al mondo.

 

29 – 31 AGOSTO. BBC GARDENERS’ WORLD FAIR / ESSEX, REGNO UNITO

Il giardino contro il tempo lineare

Come scrive Olivia Laing in “Il giardino contro il tempo” (Il Saggiatore), frequentare il giardino significa “entrare in un rapporto diverso con il tempo: un rapporto circolare, non lineare”. Le stagioni si avvicendano, e con queste le edizioni della Bbc Gardens’ World Fair, che propone un appuntamento primaverile a maggio e una fiera autunnale, l’ultimo fine settimana di agosto, a Saffron Walden nell’Essex, presso la residenza Audley End. Qui appassionate e appassionati di giardinaggio potranno incontrare e farsi ispirare da floricoltori, garden designer, esperti di botanica, di bordure e di ogni tipo per coltivare la cultura del giardino. Sperando che il tempo (atmosferico) regga.