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Conversazione con Alexander Kamyshin

Noi ucraini possiamo insegnare agli europei a difendersi dalla minaccia russo-iraniana

Alexander Kamyshin, Ministro delle Industrie Strategiche dell’Ucraina, arriva alla Ukraine Recovery Conference 2024 l’11 giugno 2024 a Berlino. (Foto di Sean Gallup/Getty Images)

La notte precedente a questa conversazione, Alexander Kamyshin era riuscito a dormire e il dettaglio in Ucraina non è secondario. “E’ stata una delle notti fortunate, alle prime ore del mattino ho ricevuto un rapporto che indicava che quattro delle nostre fabbriche erano state colpite. Nessuna in modo critico e non ci sono stati feriti. Per noi è stata una notte buona”, dice al Foglio.

Parla dall’Ucraina, non è la prima volta che ci vediamo, Kamyshin ha l’aria serissima.

E’ la persona scelta dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, per reinventare l’arsenale del paese; è stato a capo di Ukrzaliznytsia, le Ferrovie dell’Ucraina, poi al ministero delle Industrie strategiche e adesso è uno dei consiglieri del presidente, con la missione di aiutare la difesa ucraina a mettere in piedi coproduzioni con altri paesi, soprattutto in Europa. Kamyshin è inconfondibile con i suoi abiti scuri, i capelli fieramente pettinati à la cosacca e un sorriso che dispensa di rado, ma che quando appare gli segna sul volto l’espressione di chi sa molto e può dire poco.

Da capo di Ukrzaliznytsia ha collegato il paese quando i russi cercavano di bloccarlo, rendendo i treni ucraini un modello di efficienza e puntualità quando sembrava impossibile. Alle Industrie strategiche ha creato il modello di produzione dell’arsenale di Kyiv. “Il primo anno dell’invasione su larga scala abbiamo combattuto con l’equipaggiamento sovietico ereditato dalle nostre scorte e con tutto ciò che abbiamo ricevuto dai nostri partner europei e americani. Ne saremo per sempre grati”, dice, citando anche l’Italia fra i paesi che hanno contribuito alla difesa dell’Ucraina. “Il secondo anno, il mio presidente ha deciso di concentrarsi sulla produzione locale ed è in questo contesto che è arrivata la mia missione di riavviare l’industria della difesa”. Quando parla di Zelensky, Kamyshin usa l’aggettivo possessivo, quasi a voler sottolineare il livello di collaborazione, la missione condivisa, nessuna sbavatura, l’Ucraina è unita. “Ho gestito il ministero delle Industrie strategiche per un anno e mezzo, poi quando abbiamo messo in piedi le capacità produttive, mi sono unito all’Ufficio della presidenza come consigliere”. Ora si occupa della coproduzione con altri paesi: “Abbiamo già la prima coproduzione di droni ucraini in Germania, stiamo lanciando diverse fabbriche ed entro la fine di quest’anno avremo almeno dieci stabilimenti in cui verranno coprodotti droni ucraini in Europa. Così non si rafforza soltanto l’Ucraina, ma tutto il mondo libero”.

Da quando il 28 febbraio, in seguito all’attacco israelo-americano, la Repubblica islamica dell’Iran ha iniziato a bersagliare tutto il medio oriente con i suoi missili e droni, almeno cinque paesi della regione hanno chiesto aiuto all’Ucraina. Tre, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, hanno stretto patti di cooperazione dal valore decennale. L’Ucraina è diventata un modello di difesa, nessuno sa meglio dell’esercito di Kyiv come proteggersi dagli attacchi degli Shahed, gli stessi droni che la Russia usa contro le città ucraine. Mosca ha importato gli Shahed nel 2022, l’Iran è stato il primo paese a fornire aiuto alla Russia, quindi per l’Ucraina è un avversario. Nell’incastro assurdo della storia delle guerre che si rincorrono fra Europa e medio oriente, un episodio aveva già legato la storia di Kyiv a quella dell’Iran nel 2020, quando, dopo l’uccisione del generale Qassem Suleimani a Baghdad, per rappresaglia contro gli americani, gli iraniani iniziarono a lanciare missili per colpire obiettivi degli Stati Uniti nella regione, ma uno dei missili abbatté un aereo di linea ucraino appena decollato dall’aeroporto Imam Khomeini di Teheran. L’Iran si rifiutò di condurre indagini approfondite sull’accaduto.

Oggi l’Ucraina è presente in medio oriente, Zelensky ha concluso un tour fra paesi che hanno chiesto il suo sostegno e la richiesta è la dimostrazione che Kyiv è un attore globale, ha cambiato il modo di fare la guerra ed è un alleato ambito. “Abbiamo ricevuto diverse decine di richieste ufficiali dal medio oriente, ma anche da Stati Uniti e paesi europei. Ci hanno chiesto di aiutare con le lezioni che abbiamo appreso abbattendo gli Shahed, probabilmente l’Ucraina è l’unico paese sul continente che sa come contrastarli”.

Per combattere la Russia, Kamyshin ha dovuto mettere in piedi un sistema di produzione resistente a tutto, “colpiscono la nostra industria diverse volte a settimana, perdiamo personale, capacità produttive, ma continuiamo a funzionare. Dobbiamo lavorare sotto il fuoco, la nostra prima linea non può aspettare”. L’Ucraina ha aumentato la sua produzione portandola da un miliardo del 2022 ai 50 miliardi di tutti tipi di armi che è in grado di produrre ora: “E non abbiamo raggiunto il limite, stiamo ancora crescendo”. L’Ucraina produce tutto, i droni sono il prodotto più noto, ma dagli impianti di Kyiv escono anche sistemi di artiglieria, munizioni, veicoli corazzati. “E poi ovviamente i droni, dai piccoli Fpv ai droni a lungo raggio, droni di difesa aerea, intercettori che proteggono le nostre infrastrutture e sono in grado di respingere gli attacchi degli Shahed”, sono droni che corrono dietro a un drone e lo abbattono: di questi modelli, in medio oriente c’è molto bisogno. Con i droni, gli ucraini hanno cambiato la guerra, “stiamo trasformando l’intera gamma della guerra convenzionale, per qualsiasi capacità convenzionale abbiamo un equivalente in droni, più efficiente, più economico, più facile da usare”.

Uno dei punti fissi della produzione ucraina è togliere ogni vantaggio alla Russia, che aveva impostato la guerra come un conflitto tradizionale, una Seconda guerra mondiale con qualche drone in cielo. Ora, gli ucraini l’hanno trasformata “nella prima guerra mondiale dei droni”. L’Ucraina finora è stata molto rapida nell’innovazione, sfidando anche la differenza di denaro che ovviamente assegna un vantaggio alla Russia. Kamyshin spiega che il loro compito è di essere sempre più laboriosi, hanno capito che la vera minaccia oggi non è più nucleare, ma sono migliaia di droni che ti vengono addosso. Poi ci sono le lezioni strutturali: “Questa guerra ha dimostrato che servono almeno due capacità critiche: un esercito forte e un’industria forte. Devi sapere come produrre in scala nuovi sistemi vicino al tuo esercito. Ed è quello che abbiamo in Ucraina”.  Dice Kamyshin che vorrebbe che con le proprie lezioni, Kyiv potesse insegnare come evitare ad altri l’inferno in cui vive, ha vissuto. La lista dei paesi interessati è lunga, fra gli europei ci sono i nordici, i Baltici; l’Italia non c’è ma il consigliere del presidente assicura: “Abbiamo una collaborazione perfetta, ma possiamo fare di più”.

Chi continua a negare l’importanza delle lezioni ucraine è l’Amministrazione di Donald Trump, che lo scorso anno pronunciò la frase che, mai come ora che tutti chiedono l’aiuto militare di Kyiv, sembra invecchiata molto male. “Non hai le carte”, disse Trump a Zelensky, mentre lo maltrattava nello Studio ovale. Kamyshin al ricordo dell’aneddoto risponde con un sorriso, mezzo, parsimonioso. Abbassa la telecamera e mostra la maglietta scrupolosamente nera: “Il mio presidente ha le carte, queste carte si chiamano zbroya”, è la parola stampata sulla sua maglietta e vuol dire arma. Zbroya è anche il nome dell’iniziativa che si occupa di aumentare la produzione dell’industria bellica ucraina. Una parola basta per raccontare il grande cambiamento di Kyiv: da consumatore di sicurezza a fornitore di sicurezza.