L’Europa, il mondo, un pallone che a ogni latitudine, e in ogni epoca, ha il sapore di una madeleine inzuppata nel tè. “Perché ogni nuova Coppa del mondo, come il dolcetto di Proust, ci ricorda quelle passate e le persone con cui le abbiamo guardate”. “World Cup Fever”, il nuovo libro di Simon Kuper – giornalista e scrittore nato in Uganda da genitori sudafricani, infanzia in Olanda, laurea ad Oxford e dal 1998 una casa a Parigi – è un viaggio attraverso nove edizioni del Mondiale di calcio, dalla “festa di paese” del 1990 alla “festa planetaria” del 2022. Un’educazione sentimentale che nulla ha a che fare con le passioni inappagate di Flaubert, anzi. Nelle tante storie di vincitori e vinti riemerse dagli oltre duecento taccuini riempiti con l’entusiasmo del cronista, la costante è una e la rivela lui stesso al termine di questa intervista: “C’è tanta infelicità nel mondo e i Mondiali creano felicità e ricordi indimenticabili”. Da un’estate italiana a un inverno arabo, sono state e continueranno a essere notti magiche. Trentadue anni di Mondiali, in bilico tra l’autobiografia e l’analisi geopolitica, scrive Kuper, “il torneo unisce il mondo intero, almeno per un mese”. Per il fondatore della Fifa, il francese Jules Rimet, lo sport doveva essere un veicolo di pace e anche il peggiore tra noi poteva essere un fratello nel calcio: è ancora così? “E’ certamente così che opera ancora la Fifa. Qualsiasi autocrazia è benvenuta per finanziare il calcio o ospitare i Mondiali, vedi Arabia Saudita, Qatar e Russia. Rimet e la sua Fifa negli anni 30 erano felici di lasciare che Mussolini ospitasse il torneo nel 1934 e di lavorare con i tedeschi anche dopo lo scoppio della Seconda guerra mondiale: vorrei che la Fifa stabilisse dei limiti etici contro le autocrazie e altri attori negativi. Però mi piace il modo in cui i tifosi di paesi ostili possono godersi la Coppa del Mondo, per esempio tradizionalmente sia gli israeliani sia i palestinesi tifano per il Brasile ai Mondiali. Come dico nel libro, il torneo unisce il mondo intero”.
Quando Rimet istituì la Coppa del Mondo, l’Europa era il centro del mondo, non solo nel calcio: oggi rischiamo di non esserlo più, nemmeno nel calcio. “E’ vero che l’Europa ha perso il controllo dell’organizzazione dei Mondiali: l’Europa occidentale ha ospitato la maggior parte dei Mondiali fino al 1998. Ora, la regione non ospita un Mondiale dal 2006. Ma sul campo, l’Europa occidentale continua a dominare. Se si guardano le squadre che sono salite sul podio dal 2006 al 2022, tutte tranne l’Argentina di Messi erano europee. E’ bizzarro: tutto il mondo gioca a calcio, ma l’Europa occidentale (più Messi) domina”. Gli europei sono diventati un popolo forse soprattutto attraverso il calcio, anche quando erano nemici politici. Kuper cita i francesi che, nel 1938, applaudirono gli italiani in maglia nera che festeggiavano con il saluto fascista. Da anni, tuttavia, siamo divisi sul fatto che i russi e i bielorussi dovessero essere ammessi alle competizioni sportive. “Noi europei giochiamo a calcio tra di noi e contro di noi ogni settimana durante la stagione regolare, e si tratta per lo più di eventi felici e armoniosi. Concordo sul fatto che il calcio abbia contribuito a costruire l’idea di Europa: la Coppa dei campioni è iniziata nel 1955, solo due anni prima che il Trattato di Roma creasse la Comunità europea. Noi europei siamo anche d’accordo sulla maggior parte delle questioni morali: c’è un forte sostegno europeo per escludere la Russia dalle nostre competizioni. C’era disaccordo su Israele, è vero. Ma nel calcio come fuori, questi disaccordi non sono tanto tra diversi paesi europei quanto tra diversi movimenti politici. Per esempio, l’estrema destra francese e italiana sono d’accordo su molte cose, così come la sinistra francese e italiana”. Kuper dice che “la nostra regione oggi è probabilmente la più integrata nella storia del mondo: guardiamo le stesse squadre di calcio, viaggiamo e commerciamo tra di noi senza mostrare i passaporti, viviamo in pace. E’ impossibile ora immaginare una guerra tra due paesi dell’Ue”.
In Italia – che nel 2026 celebra i 20 anni dall’ultimo Mondiale vinto – ci lamentiamo del fatto che, da quando i Mondiali si sono ampliati per includere più partecipanti, la percentuale di posti assegnati all’Europa è diminuita. “Ma il numero assoluto è aumentato – precisa Kuper – Nel 2022 avevamo 13 posti su 32, cioè il 41 per cento Nel 2026 avremo 16 posti su 48, il 33 per cento. Mai l’Europa ne ha avuti tanti in una Coppa del Mondo. Se l’Italia non riesce a qualificarsi tra le 16 migliori squadre d’Europa, non può che prendersela con sé stessa, non so davvero cosa sia successo al vostro calcio. E’ giusto che l’Europa abbia ‘solo’ il 33 per cento dei posti? Penso di sì. Un Mondiale che include tutti i continenti è più debole in termini calcistici, ma è più rappresentativo del mondo reale”.
Nel 2018 in Russia, nel 2022 in Qatar, l’anno prossimo da Trump, nel 2034 in Arabia Saudita: il calcio flirta con gli autocrati e, dopotutto, anche Rimet aveva stretto accordi con i dittatori, solo che lo faceva per la pace tra i popoli, mentre Infantino… “Rimet non era motivato dal denaro. Era un presidente della Fifa non retribuito. Infantino ora vive essenzialmente a Miami, dove trascorre gran parte della sua vita cercando di stare vicino a Trump a Mar-al-Lago. Infantino lavorerà con qualsiasi politico se quel politico può essere vantaggioso per la Fifa. La differenza tra Trump e l’Arabia Saudita è che Trump non sta investendo denaro nel calcio. Ora è importante per Infantino, perché gli Stati Uniti ospiteranno i prossimi Mondiali. Ma l’Arabia Saudita è molto più importante nel lungo termine”. Ultima domanda (chi leggerà il libro capirà): i Paesi Bassi vinceranno mai una Coppa del Mondo? “Non credo che lo faranno più. La squadra olandese è migliore di quella italiana, ma non è più forte come una volta. Se vincesse, sarei molto felice. Anche se sono un giornalista, ho comunque un cuore”.
Simon Kuper è uno scrittore e giornalista del Financial Times. Il suo ultimo libro è “World Cup Fever. A Footballing Journey in Nine Tournaments”.