MESE DI DICEMBRE. MERCATINI DI NATALE / ALSAZIA, FRANCIA
Nella capitale del Natale, tra le viti per strada
L’Alsazia è una regione operosa. Da una parte Strasburgo con le istituzioni dell’Unione, dall’altra una campagna in cui le campane scoccano alle 6 e svegliano i paesi intorpiditi. Meta enogastronomica, si può passeggiare tra le vigne sui fianchi delle colline, fermarsi in un domaine per un calice di Riesling (o pagare per vivere l’experience di vendemmiare), e poi pranzo con crauti e carne nei villaggi medievali in cui le viti crescono tra le vie. I borghi sono ordinatissimi: basse mura di cinta, case di legno a graticcio color pastello, balconi e giardini con esposti vasi di fiori e sculture fiabesche, scorci tanto perfetti da essere inquietanti. Con questo set perennemente disneyano l’Alsazia è il luogo perfetto dove può compiersi la magia del Natale. L’altro grande picco turistico oltre la vendemmia è infatti a dicembre, per i mercatini natalizi. Strasburgo, oltre che capitale europea, è anche Capitale del Natale, detenendo il record di longevità dei mercatini, attivi dal 1570 – e da dieci anni con un Marché Off tutto dedicato all’equo e solidale. E poi i tantissimi villaggi, tessuto della regione, che emanano energia natalizia: Ribeauvillé con il mercato medievale, Bergheim, Riquewhir, la valle di Kaysersberg, e ovviamente Colmar, l’epitome di quest’atmosfera, magari innevata, tutta canali, tarte flambée e vin chaud.
DAL 29 NOVEMBRE. SONNABEND COLLECTION MANTOVA / MANTOVA, ITALIA
Ileana, la gallerista che ha cambiato l’arte
Davanti a una mostra particolarmente esplicita del duo Gilbert&George, un collezionista chiese a Ileana Sonnabend, mecenate e proprietaria della galleria, se non temesse per la sua reputazione. Lei rispose, ridendo: “E’ compromessa da così tanto”. La vita e la parabola di gallerista di questa donna geniale si può scoprire al Palazzo della Ragione di Mantova, che ospita la Sonnabend Collection Mantova, una selezione di opere della collezione privata curata dal figlio adottivo Antonio Homem e da Mario Codognato. Allestita nell’alta navata medievale, la mostra è uno sguardo stupefacente sull’arte del Novecento, filtrato dalle intuizioni di Ileana, che ha saputo intercettare, capire e proporre al mondo nuovi artisti e nuovi linguaggi rivoluzionari. Nata Schapira nel 1914 in una ricca e cosmopolita famiglia ebrea di Bucarest, Ileana ricevette un’educazione estetica europea. Sposò Leo Castelli, aprirono una galleria a Parigi ma poi con la guerra ripararono a New York, dove frequentarono, scoprirono e sostennero giovani artisti come Jasper Johns e Robert Rauschenberg. Nel ’61 sposò Michael Sonnabend e tornò in Europa con l’idea di far conoscere la Pop Art, Warhol e Lichtenstein. Aprirono la Galleria Sonnabend, sia a Parigi sia a New York, importando questa volta correnti europee, come l’Arte povera, in America. La mostra ripercorre la sensibilità e il coraggio mecenatesco di Ileana (si apre con i citati, e si chiude con Jeff Koons), e lo spirito con cui inaugurò e alimentò uno scambio fitto tra le due sponde dell’Atlantico.
17 DICEMBRE 2025-26 APRILE 2026. HU. DANCE AS IF NO ONE WERE WATCHING YOU / MADRID, SPAGNA
Immersione spirituale
In arabo “hu” è la manifestazione sonora primordiale del divino, il primo respiro che mette in moto la creazione – un po’ la “big song” che padre Guidalberto Bormolini preferisce al big bang. “Hu. Dance as if No One Were Watching You” è un’installazione del regista spagnolo Oliver Laxe pensata per il Reina Sofia di Madrid. Il sottotitolo viene da un verso del poeta mistico sufi Rumi, la cui pratica spirituale riguarda il contatto con il divino attraverso la musica, la danza, la preghiera e la poesia. Laxe è partito dal suo film “Sirat” (prodotto da Pedro Almodóvar, Grand Prix a Cannes, esce al cinema a gennaio), un’odissea spirituale di un padre e un figlio che intraprendono un viaggio nel deserto marocchino alla ricerca della figlia/sorella scomparsa durante un rave. Un monolite di casse da rave emette una vibrazione quasi iniziatica all’ambiente immersivo dell’installazione, dove è proiettato un panorama desertico inframmezzato da profili di templi zoroastriani e musulmani (filmati in Iran da Laxe), dentro un paesaggio sonoro di suoni ancestrali e della musica di Kangding Ray. In arabo classico, “Sirat” è il ponte che può condurre verso l’inferno o il paradiso, secondo Laxe il ruolo spirituale che deve interpretare un artista è proprio quello di ponte.
27 NOVEMBRE-13 DICEMBRE. PORN PLAY / LONDRA, REGNO UNITO
Portare in scena dipendenza e desiderio
Sophia Chetin-Leuner, una drammaturga inglese di 31 anni, voleva fare qualcosa di provocatorio – così virgoletta British Vogue. E se questa dichiarazione d’intenti un po’ baddie non è tra le migliori premesse, la trama di “Porn Play”, la sua pièce in scena al Royal Court Theatre con la regia di Josie Rourke fino al 13 dicembre, vale la lettura. La protagonista Ani, interpretata da Ambika Mod, già nelle serie “One Day” e “This is going to hurt”, è una promettente docente universitaria di letteratura inglese, e ha due ossessioni: John Milton e il porno violento. Una dipendenza segreta non più così segreta perché non riesce a trattenersi dal masturbarsi in presenza del fidanzato e della migliore amica, disgustati, e di suo padre, turbato. “Porn Play” porta in scena (oltre che l’autoerotismo di una donna, non comune a teatro) il desiderio femminile e il suo inseparabile doppio, la vergogna, con umorismo e scene grottesche. Il pubblico assiste all’isolamento progressivo della protagonista, consumata dalla dipendenza, immerso nella scenografia di Yimei Zhao. In scena un enorme letto ricorda una vulva, e tutte le superfici del teatro, dal palco alla platea, sono rivestite da uno strato di cuscini color carne – all’ingresso distribuiscono copriscarpe di plastica, per non rovinare la scenografia e compromettere un ambiente sicuro dove si affrontano questioni delicate.
7 DICEMBRE. WINTER GRAND SLAM 2025 / DUBLINO, IRLANDA
Microfono aperto all’Abbey Theatre
Avete presente quell’amico o quell’amica che intrattiene (o tedia) le tavolate con i propri aneddoti? A Dublino, una città dove gli spettacoli si tirano su in ogni pub, quell’amico o quell’amica cantastorie (che sa azzeccare le pause giuste) troverebbe un microfono e un vero palcoscenico finanche al teatro nazionale della città, l’Abbey Theatre, fondato da Yeats nel 1904. La serata si chiama Winter Grand Slam 2025 e sul palco si alterneranno le e i “champions” delle edizioni di open mic della Dublin Story Slam, dove per accedere basta segnarsi o presentarsi e raccontare bene una storia sul tema della serata. Per la finale del 7 dicembre il tema sarà “strangers”, perfetto per ispirare quelle parabole un po’ smielate ma consolatorie sulla gentilezza degli sconosciuti che a Natale sciolgono i cuori anche dei più cinici.
8-15 DICEMBRE. LGBT FILM FESTIVAL LJUBLJANA / LUBIANA, SLOVENIA
Il festival di cinema Lgbt più antico d’Europa
Il movimento Lgbtq+ esiste in Slovenia da quando questa era parte della Jugoslavia. Nel 1984 a Lubiana la sezione gay dello Škuc (Centro culturale degli studenti), organizzò la prima edizione del Lgbt Film Ljubljana Festival, il festival di cinema queer più antico d’Europa. Dall’8 al 15 dicembre torna con proiezioni di film e documentari, incontri e workshop. La rassegna si è aperta in anteprima con “Des preuves d’amour” della francese Alice Douard, su una coppia di donne che affrontano una gravidanza con gpa. Sarà proiettato anche “Io non sono nessuno” di Geraldine Ottier, sulla vita di Mariasilvia Spolato, tra le fondatrici del Fronte di Liberazione omosessuale e prima donna a dichiararsi pubblicamente lesbica in Italia – per questo perseguitata – e molte storie che raccontano identità divergenti in società in cui si è perseguitati ancora oggi o lo si è stati, con i cosiddetti queer period dramas. Il movimento da cui nasce il festival è pioniere nell’est Europa anche con il suo programma di educazione sessuale e prevenzione sull’Hiv, con un rifugio per le vittime di discriminazione e con il suo club, dove domani si terrà la festa d’apertura, per Google traduttore “una cucciolata di intossicazione bohémien, follia e dolce decadenza da film”.
11-14 DICEMBRE. RAVE ON SNOW / SAALBACH-HINTERGLEMM, AUSTRIA
Si balla tutti sgargianti sulla vetta delle Alpi
Le webcam piazzate sulla vetta del monte Schattberg, in Austria, trasmettono bufere e neve fitta. C’è ancora una settimana, ma nessun meteo avverso potrà fermare Rave on Snow, la festa di Natale nella località sciistica di Saalbach-Hinterglemm, che da trent’anni apre, insieme alla stagione sportiva, anche quella delle feste invernali della club culture germanofona. Nata nel 1993 dall’idea di un gruppo di amici, oggi offre tre giorni di musica con oltre 70 dj della scena techno e house internazionale su dodici palchi diversi distribuiti tra il paese, i rifugi e la vetta. Gli avventori e le avventrici, soprattutto da Austria, Germania e Svizzera – temprati sia dalla cultura rave sia dagli sport all’aria aperta – si trovano sulla neve per ballare tutta la notte e tutto il giorno e, tra un set e l’altro, sciare sulle Alpi. Il tacito dress code prevede giubbotti e berretti dai colori sgargianti rimediati nella soffitta di qualche zio o sovrapprezzati nei negozi dell’usato, e occhiali sportivi (“veloci”, nella moda rave) utili sia per la danza e le luci della festa sia per le discese sulle piste. Ogni tanto ci vuole pure un’esperienza tamarra (anche se bisogna dirlo, non propriamente sostenibile) e, se il cielo è sgombro, per chi non è avvezzo alla cultura festaiola dell’après-ski c’è sempre l’alternativa vanziniana, più tranquilla: sole e whisky, in pole position.
21 NOVEMBRE 2025-19 APRILE 2026. FATHER, DIANA MARKOSIAN / BERLINO, GERMANIA
Perché ci hai messo così tanto?
Quando Diana Markosian rincontra suo padre dopo quindici anni, lui le chiede: perché ci hai messo tanto? L’ultima volta che si erano visti era il 1996, a Mosca. Markosian aveva sette anni e viveva lì con sua madre, suo padre e suo fratello. Una notte la madre sveglia i bambini, li trascina assonnati via da casa con le valigie, e li fa salire su un aereo per la California. Senza avvertire il padre, che decide di cancellare dalle esistenze dei figli, anche con il gesto simbolico e concreto di ritagliarne la figura da tutte le foto di famiglia. Diana cresce con questa assenza ingombrante, il disorientamento e lo sradicamento. Da adulta, intanto è diventata fotografa, riesce a rintracciarlo in Armenia, e scopre che lui e il nonno avevano cercato lei e il fratello invano per anni. “Father”, ora al Fotografiska di Berlino, è una mostra intima attraverso la quale Markosian elabora l’assenza del padre e il suo ritrovamento. Attraverso le fotografie scattate, i film girati e gli oggetti (come le lettere rispedite al mittente), raccolti nei dieci anni in cui Markosian e suo padre, due estranei, hanno cominciato a frequentarsi durante i viaggi di lei in Armenia, la fotografa registra senza giudizio questo tentativo di ritrovarsi, un processo artistico terapeutico per curare una separazione che sembra insanabile.
16 DICEMBRE 2025-14 MARZO 2026. THE HOUSE ON UTOPIA PARKWAY / PARIGI, FRANCIA
Wes Anderson al servizio di Joseph Cornell
Joseph Cornell (1903-1972) aveva una fissazione per Parigi. Ne conosceva ogni caffè, ogni scorcio. Per questo Marcel Duchamp la prima volta che ci aveva parlato era rimasto sconvolto dal fatto che l’artista americano non fosse praticamente mai uscito da New York. Oggi Cornell torna nella città amata con la mostra “The House on Utopia Parkway”, nella sede parigina di Gagosian, curata da Wes Anderson con Jasper Sharp, in cui Anderson reimmagina lo studio di Cornell nel seminterrato della casa di famiglia su Utopia Parkway, nel Queens. Cornell non era andato a scuola d’arte, faceva l’operaio per mantenere la madre e il fratello disabile. Eppure la sua immaginazione era viva e sensibile, e il suo studio frequentato dagli intellettuali di New York. In scatole di scarpe e di latta costruiva piccole vetrinette con oggetti recuperati rovistando nei robivecchi e nei dime-store di Manhattan. I suoi “reliquiari della memoria e dell’immaginazione” (o “shadow boxes”), erano composizioni eterogenee di mappe, collage, piume, stampe, conchiglie, ditali, biglie, ritagli. Wes Anderson, altro maestro di tableaux curati al dettaglio fino all’ossessione, ricrea a Parigi il cabinet meraviglioso di Cornell, allestendo centinaia di ammennicoli e le sue vetrinette più note, come “Pharmacy”, un altare di ampolle e bottigliette piene di oggetti e farmaci per una cura mistica. La galleria diventa essa stessa una wunderkammer visibile già dalla vetrina su strada, in un gioco di matriosche tanto caro al regista. Deliberatamente Wes Anderson al servizio di Joseph Cornell.
27 DICEMBRE 2025-11 GENNAIO 2026. ELEFANT / BASILEA, SVIZZERA
Tutti a guardare l’elefante nella tenda
In scena si alternano acrobati, clown, giocolieri, musica dal vivo, tutte le discipline del circo. L’attenzione del pubblico è catalizzata dagli artisti, ma si aspetta l’ingresso, annunciato, di un elefante. “Elefant” del Circus FahrAway, compagnia itinerante con base a Basilea, si costruisce sull’attesa di questo fantomatico animale, ed è una pièce di un certo peso: metallo, legno e lana. Con uno spettacolo delicato e divertente (fa ridere, ma anche riflettere), la compagnia restituisce freschezza a un simbolo classico e controverso dell’immaginario circense. Allo Station Circus di Basilea, spazio dedicato alla promozione delle arti circensi, nell’ex area industriale di Dreispitz.