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Conversazione con Anne Applebaum

Sarà l’Ucraina a insegnare all’Europa come salvarsi

L’Ucraina “si sta salvando da sola”, dice Anne Applebaum, “e credo che questa sia la cosa che il mondo non ha ancora capito: gli ucraini hanno totalmente cambiato il modo di difendersi dall’aggressione russa: non è più la guerra di tre anni fa”. Saggista, commentatrice, premio Pulitzer, Anne Applebaum è la voce più limpida e chiara che si possa ascoltare in questi anni di incertezze e brutture, negli ultimi mesi in particolare, quando il racconto dell’Ucraina è diventato acido e insofferente – la cronaca di una sconfitta che non c’è, di una questua lagnosa di aiuto che non c’è e di un negoziato sulla fine della guerra che non c’è. “Sono appena stata in Ucraina – racconta Applebaum – e le persone con cui ho parlato sono fiduciose. Certo, non sono contente del fatto che la guerra non stia affatto finendo, ma sono preparate, e non c’è alcun collasso del fronte o disastro in corso”.

Certo, “è frustrante per gli ucraini vedere che gli americani e gli europei credono alle teorie cospirazioniste su di loro e sul loro presidente, Volodymyr Zelensky, e che la solidarietà iniziale si è scheggiata, ma non si fermeranno. Per loro, questa è una guerra esistenziale: non possono perderla, se smettono di difendersi sanno che cosa accade. I russi occupano il loro paese, loro vengono ammazzati o sottomessi. E’ già successo, succede nell’est dell’Ucraina, dove i sindaci indipendenti sono stati rapiti e sono scomparsi, e lo stesso è accaduto agli insegnanti, ai giornalisti, agli artisti, sono stati uccisi o sono scomparsi. Ventimila bambini ucraini sono stati deportati in Russia, e sono stati dati a nuovi genitori, con una nuova identità. Questo è il destino di tutti gli ucraini, se smettono di combattere. Per questo non smetteranno”.

Negli ultimi giorni, gli ucraini hanno mostrato al mondo – ai russi soprattutto – quanto sono cambiati: la straordinaria operazione Ragnatela nel territorio russo ha decimato i bombardieri a disposizione della Russia e ha frantumato la propaganda di Vladimir Putin: “I russi pensano che vinceranno questa guerra continuando ad attaccare – dice Applebaum – Per questo non hanno alcuna volontà di fermarsi e di negoziare. E’ importante non restare impantanati nel negoziato, che è un mito, una finzione. I russi non hanno mai detto, nemmeno una volta, di voler porre fine a questa guerra. Vorrei ripeterlo all’infinito: Putin non ha mai detto che vuole mettere fine alla guerra, mai. Non ha mai accettato la possibilità che l’Ucraina continui a esistere. Non ha mai fatto un passo in questa direzione, e non ha nemmeno mai smesso di fare in modo che gli ucraini siano consapevoli di questa cosa, e infatti se lo chiedi agli ucraini, loro lo sanno che la guerra non sta affatto per finire”.

Per questo hanno cambiato il modo di combattere: non ora, hanno iniziato tempo fa. L’operazione Ragnatela è stata organizzata per un anno e mezzo, e l’incursione nella regione russa di Kursk dello scorso agosto era figlia di una nuova strategia, prima della rielezione di Donald Trump, prima dello sconvolgimento del mondo come lo abbiamo sempre conosciuto. “Oggi la guerra è combattuta con i droni – dice Applebaum – Ed è molto sofisticata. Gli ucraini hanno prodotto due milioni di droni lo scorso anno, ne produrranno 4 milioni quest’anno e hanno reinventato anche il modo di utilizzarli. E’ un tema complicato, ma in sostanza, non tutti i droni sono uguali, ci sono i droni che possono controllare la linea del fronte, altri che colpiscono gli obiettivi stabiliti, altri che possono gettare le mine, e altri ancora. Quindi i droni servono per spiare che cosa fanno i russi e per colpirli e questo ha reso visibile tutto quello che c’è sul fronte. Non ci si può più muovere senza essere visti, è tutto visibile: il movimento delle truppe, il movimento dei carri armati e così via. Ma i russi continuano a usare la tattica dell’inizio: gettano migliaia di soldati al fronte, perché non hanno alcun problema ad avere migliaia e migliaia di morti. E’ una scelta precisa: i russi sacrificano i loro uomini perché così, nel frattempo, costringono gli ucraini a usare i loro droni e le loro munizioni. Ma è una strategia in perdita: oggi mi hanno mandato una statistica che dice che la Russia ha perso quattromila carri armati, perché anche quando questi mezzi sono diventati visibili – sono grandi, si vedono! – i russi non hanno smesso di usarli, e ora li stanno finendo. Gettare uomini e carri armati al fronte non è una cosa che puoi fare all’infinito”. Quindi quando Putin dice che vincerà questa guerra e non accenna a nessun genere di tregua, in realtà non fa affidamento su una superiorità militare: “I russi contano sul fatto che Donald Trump faccia loro qualche concessione e che gli europei si rassegnino, riducano il loro sostegno all’Ucraina”.

In questi milleduecento giorni di guerra, abbiamo scordato molte cose, soprattutto quel che all’inizio celebravamo ogni momento: il carattere ucraino. Restammo tutti sorpresi, nel febbraio del 2024, di fronte al coraggio e alla strategia di difesa degli ucraini: ci dicevamo contriti che non avevamo capito Putin – non avevamo voluto capirlo, lui più chiaro di così, nelle sue intenzioni di cancellare il popolo ucraino, non poteva essere – ma in realtà non avevamo capito l’Ucraina. Ancora oggi continuiamo a guardarla attraverso  il “filtro russo”, la distorsione che ha fatto dire a molti leader, nel 2014, alla prima invasione russa in Ucraina, che in fondo erano gli stessi ucraini a non voler spezzare il legame con la Russia. All’EuroMaidan gli ucraini venivano ammazzati dai proiettili ad altezza uomo del regime filorusso allora al potere, sventolavano le bandiere europee che noi avevamo riposto nei cassetti perché se dicevi “Europa” perdevi le elezioni, e noi ci ostinavamo a credere a una fantomatica fratellanza panrussa, che non esisteva da un pezzo e che veniva illusoriamente tenuta in vita dalla propaganda e dai proiettili russi. Il filtro russo c’è ancora, eppure oggi la straordinaria capacità di resistenza ucraina, refrattaria a lamentele e disperazione, è ancora più luminosa, perché “gli ucraini danno per assodato il fatto che non riceveranno più di tanto dagli Stati Uniti”, dice Applebaum, e anche se chiedono la difesa aerea  e le munizioni per le batterie di Patriot, anche se dipendono ancora molto dall’intelligence americana (e i generali della Nato lo sanno, fanno di tutto, senza clamore, per non farla mancare), si sono inventati un altro modo per combattere una guerra che non possono perdere.

Quando chiedo ad Anne Applebaum se l’Europa riuscirà a salvarla, l’Ucraina, lei risponde che la domanda è sbagliata. “La questione non è se l’Europa salverà l’Ucraina – dice – l’Ucraina si sta salvando da sola. Alla fine, potrebbe essere l’Ucraina che salva l’Europa, perché sono gli ucraini che oggi sanno meglio di tutti come si combatte una guerra. Saranno gli eserciti europei a dover prendere lezioni dagli ucraini su come si combatte in questo nuovo mondo, alcuni paesi lo stanno già facendo. Dobbiamo smettere di pensare agli ucraini come a dei poveracci che devono essere salvati, viviamo in un mondo nuovo in cui gli ucraini sanno cose che noi non sappiamo. Certo, hanno bisogno di soldi e di munizioni e di un’Europa che sia in grado di ricostruire le loro industrie e la capacità di raccogliere informazioni, ma questo non aiuta soltanto l’Ucraina, aiuta anche gli europei”.

Gli europei devono aiutare gli ucraini a vincere questa guerra anche per evitare che l’aggressione russa si estenda al resto dell’Europa, un’eventualità non remota in ogni caso, quindi conviene imparare dagli ucraini come si fa a difendersi seriamente. Questa è una regola del nuovo mondo in cui viviamo, perché “l’ordine liberale è già finito”, dice Applebaum, “dobbiamo iniziare a vivere nella realtà e riconoscere quel che ormai non funziona più. Non so se l’America riuscirà a ricostruire un senso di fiducia, un senso di unità, un senso di leadership delle democrazie globali: una volta che hai svilito la fiducia, che hai un’idea di nazione predatoria, con un istinto imperialista novecentesco, non so se c’è modo di riprendersi”. Trump fa le guerre commerciali ai suoi alleati, fa la guerra alla conoscenza respingendo il talento straniero, scardina l’equilibrio dei poteri e dell’aggressione russa dice: non è un problema mio. Chissà che cosa vorrà dire, dice Applebaum, non si capisce, ma decifrare Trump non è tra le sue priorità, le sembra che sia già tutto piuttosto chiaro. Il mondo degli ultimi ottant’anni non esiste più, bisogna attrezzarsi per questo che abbiamo, di mondo, imparando dagli ucraini non soltanto a difenderci, ma anche a innovare, a cambiare gli schemi, a rafforzare le nostre democrazie nel momento in cui sono sotto attacco, da Putin e dal nazionalismo interno. “Conto sulla buona fede degli europei e sulla consapevolezza che siamo in un mondo nuovo”, non lasciamo che ci schiacci, gli ucraini ce lo urlano ogni giorno che salvarsi si può.