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Prendere sul serio Kyiv

Tre errori di Trump sull’Ucraina (hanno tutti a che fare con Putin)

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyy e gli inviati speciali del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner (da destra a sinistra), tengono una conferenza stampa congiunta all’esterno del Palazzo Mariinskij, al termine dei negoziati, a Kyiv, Ucraina, il 6 settembre 2026. Il 5 settembre, gli inviati si sono recati a Mosca, dove hanno incontrato il presidente russo Vladimir Putin. Secondo quanto riportato dai media, l’incontro è durato più di tre ore. (Foto di Danylo Antoniuk/Ukrinform/Future Publishing via Getty Images)

Gli inviati speciali di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono finalmente stati a Kyiv. Dopo oltre un anno e mezzo di negoziati di pace falliti tra Russia e Ucraina, all’inizio di settembre hanno fatto la loro prima visita nella capitale ucraina: sembra che il presidente americano voglia resuscitare i suoi tentativi di pacificazione in Ucraina. Gli inviati hanno detto di avere nuove proposte e di voler convocare un nuovo incontro trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti. Finora, i resoconti degli incontri di Mosca e Kyiv suggeriscono che sul tavolo non ci sia molto di nuovo. Anzi, il presidente Volodymyr Zelensky, dopo l’incontro con gli inviati, aveva dichiarato che la guerra sarebbe continuata fino all’inverno.
I nuovi tentativi dell’Amministrazione Trump potrebbero avere successo questa volta? Forse. Ma sono destinati a fallire, a meno che il presidente americano non corregga tre errori.
Primo, Trump e i suoi inviati considerano la guerra della Russia contro l’Ucraina con la mentalità di imprenditori immobiliari. Per loro si tratta di proprietà e di beni. Si tratta di chi “possiede” il Donbas e di chi “possiede” la centrale nucleare di Zaporizhzhia. Non colgono la natura delle ambizioni imperiali di grande potenza della Russia nel proprio vicinato e oltre. Non comprendono quanto sia diffusa, in Russia, la convinzione che l’Ucraina non sia un paese vero e che gli ucraini non siano un vero popolo. Non si rendono conto che Vladimir Putin crede davvero che il collasso dell’Unione sovietica sia stata la più grande tragedia geopolitica del Ventunesimo secolo.
Ma perché questo conta? Non basta essere bravi a chiudere accordi immobiliari? Conta perché, se non si comprendono le cause profonde del conflitto, non si capirà mai come risolverlo. Non si tratta del controllo del Donbas; si tratta di stabilire se l’Ucraina esista o no. Si tratta della volontà dell’Ucraina di far parte dell’Occidente e delle sue istituzioni: l’Unione europea e la Nato. Putin ritiene che la Russia non potrà mai essere una grande potenza se non controlla l’Ucraina.La guerra di Putin non ha mai riguardato proprietà e beni: riguarda l’impero e il dominio.
Il secondo errore è che Trump sopravvaluta la potenza russa e sottovaluta la forza ucraina. Il presidente americano crede che sia inevitabile che la Russia prevalga sull’Ucraina. La Russia è più grande, ha più abitanti e ha le armi nucleari. Come potrebbe non vincere? L’Ucraina è più piccola, con una popolazione minore e senza armi nucleari. Secondo Trump, gli ucraini non hanno carte da giocare. La loro sconfitta sarebbe inevitabile. Meglio accettare richieste draconiane e porre fine alla guerra alle condizioni russe piuttosto che lasciarla continuare. Questa percezione errata ha condizionato l’approccio dell’Amministrazione Trump alla pacificazione fin dall’inizio. E’ emersa in modo dolorosamente evidente nel primo incontro tra Trump e Zelensky alla Casa Bianca, nel febbraio dello scorso anno. I negoziatori americani hanno preso per buone le posizioni russe, per poi presentarle come proprie agli ucraini e agli europei.
Gli ucraini hanno dimostrato con grande abilità come uno stato più piccolo possa difendersi con successo da uno più grande usando mezzi asimmetrici (una cosa che, tra l’altro, lo stesso Trump ha imparato dall’Iran). La risposta dell’Ucraina alla guerra di logoramento della Russia è stata una guerra tecnologica. I droni hanno fermato l’avanzata russa lungo il fronte e colpito infrastrutture militari critiche in profondità sul territorio russo. L’Ucraina ha dimostrato di avere carte da giocare.
Il terzo errore è che Trump crede di poter ottenere un accordo senza esercitare pressione sulla Russia. In un presidente tanto incoerente e imprevedibile, l’unico tratto costante è la riluttanza a dire qualcosa di critico su Putin o a esercitare pressione sulla Russia. Anzi, al contrario, Trump ha cercato di forzare la mano a ucraini ed europei per far accettare loro le richieste della Russia – ma non lo ha mai fatto con Putin.
Molto è stato scritto sul perché di questo atteggiamento. Trump è un asset russo? Viene ricattato con un kompromat? Vuole fare affari con la Russia una volta finita la guerra? Forse non lo sapremo mai. Ma la riluttanza di Trump a esercitare pressione sulla Russia è stata ben notata a Mosca. Putin vede che può inasprire l’aggressione contro l’Ucraina senza alcuna conseguenza o costo. Senza pressione, Putin non ha alcun incentivo a negoziare in buona fede o a fare le concessioni necessarie per un accordo di pace o un cessate il fuoco.
Anzi, l’assenza di pressione ha aperto la strada a un’ulteriore escalation. Putin vede che può inasprire l’aggressione, come abbiamo constatato nelle ultime settimane con attacchi aerei incessanti contro Kyiv, senza alcuna ritorsione da Washington. Putin sta al gioco del teatro negoziale di Trump per evitare di alienarselo del tutto e di farlo apparire debole. Ma il presidente russo non negozierà mai in buona fede finché non ci sarà pressione – o la minaccia di una pressione crescente – da parte degli Stati Uniti.
Non è impossibile che gli sforzi di pace di Trump abbiano successo. Ma è altamente improbabile. Finora non c’è nulla che suggerisca che egli abbia preso consapevolezza del conflitto o che stia correggendo la rotta. Gli europei hanno un ruolo da svolgere in questo. Devono moderare gli istinti peggiori di Trump, aiutarlo a capire chi sia davvero l’ostacolo alla pace, e spingerlo a imporre costi reali a Putin. Ma il massimo che ci si può realisticamente aspettare dal rinnovato interesse di Trump per la pace è che gli Stati Uniti continuino a vendere armi e munizioni all’Ucraina, compresi i preziosi intercettori Patriot, continuino a condividere informazioni di intelligence e mantengano le sanzioni esistenti contro la Russia. Con Trump alla Casa Bianca, c’è poco altro da sperare.

Fredrik Wesslau è Senior Policy Fellow presso lo European Council on Foreign Relations.