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Arte e resistenza in Ucraina

Tutto esaurito nel teatro sotterraneo di Kharkiv

La ballerina Antonina Radievska bacia sua figlia al termine dello spettacolo “Drakony”, creato dal compositore ucraino Maksym Kolomiiets, andato in scena nel seminterrato del Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto di Kharkiv. Il teatro ha ripreso le attività all’inizio di quest’anno in un seminterrato sotto la sala principale, poiché gli assembramenti sono vietati dall’inizio dell’invasione su larga scala della Russia. Kharkiv si trova a soli 40 km dal confine russo ed è un bersaglio abituale dei bombardamenti aerei russi. (Foto©Diego Fedele)

Quando il vento soffia dalla direzione del fronte, dove l’artiglieria tuona da postazioni che sono soltanto a trenta chilometri di distanza, il suono della guerra arriva a Kharkiv, attraversa gli edifici ed entra nel centro di questa combattiva e martoriata città nel nord-est dell’Ucraina. Non molto dopo, irrompe un altro suono, ricorda un vecchio scooter a due tempi che si avvicina, cupo e minaccioso: è l’inconfondibile ronzio del drone iraniano Shahed. Per gli abitanti di Kharkiv questi rumori sono parte della vita quotidiana. Dopo quasi quattro anni, il peso della guerra è inciso sui volti dei cittadini esausti. Ma in mezzo a distruzione, ansia e stanchezza ci si sforza di preservare un senso di normalità, e di dignità. Tra chi tiene insieme il tessuto culturale della città c’è Igor Tuluzov.

Tuluzov è il direttore generale e artistico del Teatro Accademico Nazionale dell’Opera e del Balletto di Kharkiv, conosciuto localmente come Khnatob. Durante il primo anno di guerra, dopo che sua moglie era stata evacuata in Austria, si trasferì nel teatro con il gatto e alcuni membri della compagnia. Da allora ha esplorato e conosciuto ogni angolo dell’edificio. Il teatro è come un labirinto: ha una superficie di oltre 50 mila metri quadrati, centinaia di stanze, corridoi stretti e un grande auditorium con il palco chiuso da una cortina di legno. La sala ha 1.500 posti, ci sono un bar, una pizzeria e persino una sauna. Nell’aprile del 2024, sotto la direzione di Tuluzov, il teatro ha aperto uno spazio scenico improvvisato nel seminterrato sotto la sala principale, che un tempo funzionava come rifugio. Lì hanno costruito un palcoscenico che è insieme sfida, resistenza e speranza. “Lo abbiamo aperto per due ragioni: mantenere un lavoro per la squadra del teatro e offrire ai cittadini di Kharkiv un luogo di cultura”, dice Tuluzov. Oggi, all’interno di queste pareti di mattoni, artisti come Antonina Radievskaya, originaria di Kharkiv, continuano a calcare il palcoscenico sotterraneo. La recente esibizione del suo gruppo, “Drakony”, un musical moderno del compositore ucraino Maksym Kolomiiets, ha registrato il tutto esaurito con circa 300 posti disponibili. Radievskaya aveva deciso, all’inizio della guerra, di andare via con sua figlia. Ha trascorso quasi un anno in Polonia, dove ha continuato a esibirsi, e poi è tornata. “E’ la mia città”, ha detto. In queste esibizioni, lei e i suoi colleghi riversano le loro emozioni nella musica e nel movimento, dando voce a una resistenza collettiva. Per il pubblico è più di un intrattenimento, è una breve fuga dalla realtà.

La necessità di un palco sotterraneo è nata dal divieto governativo di grandi assembramenti e dal pericolo del vicino confine russo. Il primo marzo del 2022, durante una feroce campagna di bombardamenti contro la città, fu colpito il Teatro dell’Opera, che poi è stato martoriato. Il palcoscenico sotterraneo è parte di un cambiamento più ampio a Kharkiv: si va anche a scuola sottoterra, così come sottoterra operano il governo cittadino, l’università, il museo d’arte e il quartier generale dei servizi di emergenza. E lì sotto, la vita continua – è questo il testamento dell’autosufficienza e dello spirito incrollabile dell’Ucraina.

Prima della guerra, gli abitanti di Kharkiv chiamavano il Khnatob “la portaerei”, per la sua imponente forma brutalista, e “la città dei maestri” per le centinaia di artisti che vi lavoravano. E’ uno dei teatri musicali più antichi dell’Ucraina, ha preso molte forme, dalle sue origini nel XIX secolo fino all’edificio postmoderno completato nel 1991, destinato a essere una sala congressi del Partito comunista. All’inizio dell’invasione russa, ballerini, cantanti d’opera e musicisti dell’orchestra, oltre al personale tecnico – circa 250 persone – lasciarono il paese. Da allora sono in tournée in Slovacchia, Polonia, Italia, Francia, Belgio e Moldavia. A Kharkiv, rimase soltanto una piccola parte della compagnia: dieci di loro furono arruolati nell’esercito e uno del reparto tecnico è stato ucciso al fronte. Ora, 600 persone lavorano di nuovo al teatro, dai designer ai coreografi ai costumisti e agli attori. La guerra continua in superficie: sotto, l’opera nel seminterrato mantiene vive anima e arte, la resistenza dell’Ucraina.

Diego Fedele è un fotografo e giornalista.