Un consiglio europeo jumbo
Nuovo approccio sull’allargamento, nuovo Quadro finanziario pluriennale, sostegno all’Ucraina e minaccia diretta della Russia, politica migratoria, competitività e Cina: l’agenda del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre è talmente piena che dovrebbe durare una settimana per sciogliere i nodi a cui i leader dell’Ue sono confrontati. Invece, i capi di stato e di governo dovranno tentare di dipanarli in poco più di 24 ore. Ciascun tema è divisivo. E c’è un’altra crisi potenziale che incombe. La minaccia di Donald Trump di vietare le esportazioni di diesel potrebbe aggravare ulteriormente la situazione sui mercati dell’energia. Oltre a prezzi alle stelle, l’Ue potrebbe essere confrontata a penurie con conseguenze gravi per i settori dei trasporti, dei fertilizzanti e dell’agricoltura. Con un ordine del giorno così carico, il pericolo è un ulteriore rinvio su questioni chiave per il futuro dell’Ue. A novembre sono già programmati due vertici straordinari, di cui uno dedicato al nuovo Quadro finanziario pluriennale.
Sull’allargamento la Commissione presenterà al Consiglio europeo una serie di proposte per rendere il processo di adesione più facile. Ma alcuni paesi non vogliono spingere sull’acceleratore per timore di una reazione negativa delle opinioni pubbliche interne.
Sul nuovo Quadro finanziario pluriennale, il bilancio 2028-34 dell’Ue, i ventisette sono spaccati in due: da una parte la Germania e gli altri paesi “frugali” chiedono tagli per “centinaia di miliardi” rispetto alla proposta originaria della Commissione di 1.800 miliardi di euro per sette anni; dall’altra gli “amici della coesione” insistono per un bilancio ambizioso che permetta di preservare la Politica agricola comune e la Politica di coesione. Di fronte allo stallo sui numeri, il presidente del Consiglio europeo, António Costa, vuole concentrarsi sulle nuove risorse proprie – le tasse che finanziano il bilancio dell’Ue.
Sull’Ucraina, gli europei sono confrontati a un buco di bilancio che potrebbe compromettere le capacità di Kyiv di difendersi dall’aggressione russa. Al contempo sono alle prese con il moltiplicarsi dei sabotaggi e degli attacchi ibridi da parte di Mosca. Nel frattempo, in una riunione dei ministri degli Esteri il 10 ottobre, l’Ue dovrebbe annunciare l’inserimento nella sua lista nera di oltre 1.600 individui ed entità per il loro ruolo nella guerra di Putin. Sulla politica migratoria, la premier danese, Mette Frederiksen, e il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, insisteranno per una nuova stretta, compresa la possibilità di sospendere le procedure di asilo e procedere direttamente ai rimpatri in casi di crisi come quella di Ceuta. Le due leader hanno anche coalizzato un gruppo di oltre venti paesi che chiede di finanziare con il bilancio dell’Ue i “return hubs”, i centri nei paesi terzi dove deportare i migranti espulsi in attesa che siano rimpatriati. Ma andranno incontro alla resistenza del premier spagnolo, Pedro Sanchez, e del presidente francese, Emmanuel Macron. La Commissione dovrebbe presentare un nuovo pacchetto di misure sull’immigrazione a fine ottobre. Sulla competitività, il grande dilemma sarà la Cina. Una settimana prima del Consiglio europeo, il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, andrà a Pechino per chiedere di riequilibrare la relazione commerciale. Se non ci saranno risultati tangibili, l’Ue ha promesso di reagire. Ma come? Una maggioranza di Stati membri vuole rafforzare le difese commerciali. La Spagna predica l’apertura verso la Cina. La Germania rimane incerta, perché teme le rappresaglie di Pechino.
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Test all’Ecofin sull’Unione dei risparmi e degli investimenti
La riunione dei ministri delle Finanze dell’Ue del 9 ottobre sarà un test della volontà politica dei ventisette stati membri di fare veri progressi sull’Unione dei risparmi e degli investimenti. La presidenza irlandese del Consiglio si è fissata l’obiettivo di un accordo all’Ecofin sulla supervisione dei mercati finanziari dell’Ue. E’ un passo essenziale per la loro integrazione, che dovrebbe consentire di mobilitare 1.400 miliardi di euro di risparmi delle famiglie a favore degli investimenti. Anche il gruppo dei G6 – Germania, Francia, Italia, Spagna, Polonia e Paesi Bassi – ha promesso un accordo per ottobre, con una cooperazione rafforzata se non tutti gli stati membri lo accetteranno. Eppure anche dentro il G6 ci sono difficoltà. La Germania chiede delle deroghe particolari, dovute al suo sistema federale. L’Italia sostiene la necessità della condivisione dei rischi. Fuori dal G6 il Lussemburgo oppone una strenua resistenza per timore di perdere il suo status di piazza finanziaria privilegiata dentro l’Ue.
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Una Strategia Artica in attesa della Strategia europea di sicurezza
Il 20 ottobre la Commissione di Ursula von der Leyen dovrebbe presentare la nuova Strategia Artica, che dovrebbe permettere all’Ue di essere più presente in questa regione strategica. La preparazione del documento è stata influenzata dalle mire di Donald Trump sulla Groenlandia, dal rigetto in Islanda del referendum sulla ripresa dei negoziati di adesione e dalla minaccia costante di Russia e Cina sulla regione. L’accordo tra Stati Uniti e Danimarca sulla Groenlandia dovrebbe allentare le tensioni con il vecchio alleato. Ma il territorio sotto sovranità danese e l’Artico rimangono una regione chiave per l’Ue in termini di risorse naturali, terre rare e rotte di navigazione. La presidente della Commissione ha indicato la volontà di trattare l’Artico come un vicino, invece che come una regione lontana. La Norvegia ha presentato una richiesta alla Commissione: abbandonare la sua opposizione allo sviluppo di nuovi progetti di estrazione di petrolio e gas nell’Artico per ragioni ambientali. Per il momento, Ursula von der Leyen non ha dato segnali di essere pronta a rinunciare al Green Deal versione artica. La Commissione sta lavorando insieme al Servizio europeo di azione esterna di Kaja Kallas che potrebbe essere presentato alla fine del mese di ottobre o all’inizio di quello di novembre: la nuova Strategia europea di sicurezza.