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Conversazione con Cass R. Sunstein

Un manifesto liberale per non morire di catastrofismo

Lo scrittore e politico franco-svizzero Henri Benjamin Constant de Rebecque (1767-1830), critico di Napoleone ma poi divenuto uno dei suoi consiglieri durante i Cento giorni nel 1814, circa 1815. (Foto di Kean Collection/Getty Images)

Non amando il tribalismo, molti liberali non amano raccontare perché sono liberali, a differenza degli illiberali, dei post liberali e degli antiliberali. Per loro, scriverne può addirittura diventare una pena”, scrive Cass R. Sunstein nel suo ultimo libro, “Esperimenti di vita. In difesa del liberalismo”, appena uscito in Italia per la Silvio Berlusconi Editore. Sunstein ha lavorato nell’Amministrazione Obama, insegna a Harvard e con questo libro crea un manifesto sul cosa voglia dire, oggi, essere liberali. E ricorda che il liberalismo è “una grande tenda”, che tiene insieme pensatori diversi, da Kant a Isaiah Berlin, e che permette, a differenza di altre culture politiche, un’accesa e continua discussione.

Il termine liberale oggi però viene usato sia dalla sinistra sia dalla destra estreme come un insulto. Secondo il professor Sunstein questo nasce tutto da una grande confusione – che lui nel libro chiarisce. “Una confusione che genera altra confusione”, dice al Foglio: “Dobbiamo sapere di cosa stiamo parlando, cosa sia il liberalismo”, e infatti fa una lunga lista, nel libro. Per esempio, “se ti piace la libertà, dovresti essere incline ad apprezzare il liberalismo. Ma una parte della destra considera il liberalismo come sinonimo di globalismo, a favore dell’immigrazione, antinazionalista, o woke. E una parte della sinistra lo considera come il neoliberismo, cioè un’eccessiva esaltazione del libero mercato, contrario alla sicurezza sociale e alla tutela dell’ambiente”, ci spiega Sunstein. Ma il liberalismo vuol dire soprattutto: “Impegnarsi per libertà (soprattutto la libertà di parola e la libertà di religione), stato di diritto, rispetto per il pluralismo. Ecco la Santissima Trinità del liberalismo! Ai giovani dovrebbe piacere. Olivia Rodrigo, la migliore giovane musicista al mondo, sicuramente ama la libertà e il pluralismo (e scommetto che le piace anche lo stato di diritto). Ascoltate la sua All-American Bitch”. Rodrigo canta, a un certo, punto: “I’m the eternal optimist” – un altro elemento chiave dell’essere liberali: l’ottimismo.

Non è sempre facile essere ottimisti, vedendo partiti estremisti che vincono in posti come la Germania e l’Olanda. “Certo, ci sono segnali d’allarme”, ci dice il professore, perché “sebbene l’Europa abbia fondamenta solide, il liberalismo sembra, agli occhi di troppe persone, stanco e superato. Questo è sicuramente un problema. Il liberalismo è nelle nostre mani, e noi non siamo stanchi, e tutti noi possiamo essere giovani (di spirito)”. Ci si chiede, però, come possa sopravvivere il liberalismo in una nazione se il suo leader non sembra vicino a quella Santissima Trinità valoriale, tipo Donald Trump che caccia i giornalisti dalla Casa Bianca. “Se una nazione non ha un leader liberale, prenderà una direzione antiliberale, anche se la popolazione è in gran parte liberale. Chiedetelo alla Germania. La buona notizia è che, se l’opinione pubblica è liberale, c’è la possibilità che alla fine la libertà torni a ruggire. Un’altra buona notizia è che la maggior parte dei leader è soggetta a dei limiti”. Limiti costituzionali, oppure, i tribunali, che sulla libertà di espressione, spiega Sunstein, possono fare molto.

Sunstein ci dice di amare la Francia, in quanto “culla del liberalismo”, pensiamo solo a Benjamin Constant, e poi è un paese “la cui cultura è sotto molti aspetti importanti profondamente liberale”. Ed è uno dei paesi su cui sono puntati gli obiettivi per via delle presidenziali dell’anno prossimo, dove uno degli scenari possibili è uno scontro tra Jean-Luc Mélenchon, islamogauchista (simpatizzante di Hamas), e Marine Le Pen, nazionalista (e sostenitrice di Putin). Ma anche su questo il professore è ottimista. “Nutro grandi speranze per la Francia. Ha troppa energia e gioia, e un senso di ribellione troppo forte, per mettere da parte il liberalismo”. C’è un tema che per esempio negli Stati Uniti sta unendo gli estremi: l’intelligenza artificiale. Pensiamo alla bizzarra partnership tra il suprematista Steve Bannon e il socialista Bernie Sanders, che dicono: arriverà l’apocalisse. Che fare davanti all’AI? E’ illiberale controllarla? “Sono favorevole alla creazione di una nuova agenzia di regolamentazione, la Commissione di regolamentazione dell’AI. Ma tale organismo dovrebbe avere compiti di rendicontazione e di indagine. E dovrebbe inoltre disporre di poteri normativi. Dovrebbe valutare costi e benefici e dovrebbe essere autorizzato a ridurre i rischi catastrofici. Dovrebbe essere incaricato di coordinarsi con le autorità di regolamentazione di altri paesi, a cominciare dall’Italia”.

Se il liberalismo non è attraente, abbiamo capito, è perché non viene spiegato, perché c’è confusione. Ma deve esserci anche qualche elemento per cui molte persone sono disposte a cedere libertà per più sicurezza, o la rule of law in cambio di una rapidità esecutiva dall’alto, o a essere scettici su democrazia e libero mercato. Secondo Sunstein uno dei motivi è “la rabbia diffusa”, perché “la rabbia è un vero problema per il liberalismo. Una delle cause di questa rabbia è di natura economica. Le persone stanno davvero attraversando un periodo difficile”. Poi c’è un altro motivo, “questo di natura più emotiva: le persone si sentono umiliate e non rispettate. Come si suol dire, ‘chi soffre fa soffrire’, nel senso che chi è ferito, a livello personale, spesso ferisce gli altri”. Il professore di Harvard in questo suo ultimo libro scrive una cosa che sembra leggera, ma che è più importante di quanto sembri: “Ai liberali piace ridere. Sono anti antidivertimento”. Dovrebbe bastare questo per esserlo. Sunstein è sposato con l’ambasciatrice Samantha Power, premio Pulitzer e già rappresentante americano all’Onu, che ha conosciuto mentre lavoravano entrambi alla campagna elettorale di Barack Obama. Quando gli chiediamo se può esserci quindi qualcosa di romantico nella politica, lui ci risponde: “Assolutamente! Non hai visto ‘Casablanca’? La politica è una forma di romanticismo, e viceversa”.