
È la storia di Volodia, un bambino nato alla fine degli anni Settanta in una città mineraria dell’ex Unione sovietica, Kryvyi Rih, diventato una star della televisione russa e in seguito ucraina, prima di diventare presidente dell’Ucraina e incarnare la resistenza di un intero popolo dinanzi all’invasione della Russia di Vladimir Putin. Pensavamo di sapere ogni cosa su Volodymyr Zelensky, il leader ucraino che dal febbraio 2024 ha indossato i panni del chef de guerre per difendere il suo paese e l’Europa tutta dall’aggressione russa. Ma è un’altra persona che Ariane Chemin, firma storica del Monde, ci racconta in un documentario realizzato col regista Yves Jeuland e la storica dell’Urss Lisa Vapné: “Zelensky”, coprodotto dal canale franco-tedesco Arte. Il documentario, presentato all’ultimo Festival di Cannes, mostra Zelensky prima di diventare presidente, con filmati d’archivio che lo ritraggono mentre partecipa a concorsi rock, fa cabaret e appare in diversi programmi televisivi, ma anche con una sua intervista esclusiva. Chemin e Jeuland sono andati in Ucraina a incontrarlo per ritracciare fedelmente il suo destino incredibile, ma anche a incontrare coloro che lo hanno conosciuto in gioventù: vicini di casa, amici, alcuni dei quali sono rimasti al suo fianco fino al palazzo presidenziale. “Il documentario è nato da un incontro con Arte, durante il quale abbiamo parlato di una serie di articoli che avevo scritto nel 2023 per il Monde, ‘Les cinq vies de Volodymyr Zelensky’. Avevo deciso di immergermi nella vita del presidente ucraino per conoscerlo meglio. Conoscevamo tutti il leader vestito in abiti militari che vedevamo in televisione dal 24 febbraio 2022, ma sapevamo poco o niente della sua intimità, della sua infanzia, della sua adolescenza, della sua vita prima di diventare presidente dell’Ucraina”, dice al Foglio Ariane Chemin. L’idea della giornalista del Monde non era quella di realizzare un documentario geopolitico, che parlasse dell’attualità.
“Zelensky, è poco noto, ha una vera passione per Charlie Chaplin. Durante il suo intervento al Festival di Cannes nel 2022, non a caso, il presidente ucraino citò Chaplin e il Grande Dittatore in riferimento a Putin. E Yves Jeuland, nel 2020, aveva dedicato un documentario proprio al grande attore comico e regista americano, Charlie Chaplin, le génie de la liberté. Ho pensato dunque che fosse la persona giusta per realizzare questo film”, racconta la giornalista del Monde. Che ha incontrato Zelensky l’ultimo giorno del suo terzo viaggio in Ucraina, quando ormai sembrava aver perso le speranze di intervistarlo.
“Zelensky è troppo intelligente e troppo bravo a comunicare per non capire i rischi di un simile esercizio, parlare di sé quando gli ucraini stanno morendo al fronte. Che senso ha, nel bel mezzo di una guerra con la Russia, ricordare alla gente che ha vissuto a Mosca nei primi anni del Ventunesimo secolo? Evocare con lui gli anni in cui ha fatto ridere il paese con il suo gruppo comico Kvartal 95, in un momento in cui l’Ucraina piange? Ha accettato di partecipare al nostro progetto perché credo si sia reso conto che, ripercorrendo la sua storia, avremmo raccontato anche la storia dell’Ucraina, di un’intera generazione. L’intervista è stata come una parentesi, un modo per dimenticare per un attimo il presente, per accettare un tempo sospeso prima di tornare al fronte”, dice Ariane Chemin, prima di aggiungere: “Ciò che mi ha colpito maggiormente durante l’intervista che ci ha concesso è stata la sua disponibilità, simboleggiata, come si vede nel film, dal fatto che consegna il cellulare alla sua guardia del corpo all’inizio del colloquio e lo riprende alla fine, dopo un’ora e mezza di domande e risposte. Anche quando gli abbiamo mostrato certe immagini d’archivio dolorose, non ha mai detto ‘No, non voglio rispondere, preferisco non commentare’. C’era una disponibilità a parlare della storia dell’Ucraina”.
Ma com’è cambiata l’Ucraina in questi anni di presidenza Zelensky? “E’ stato eletto nel 2019 con due terzi dei voti (il 73 per cento dei consensi, meglio persino di Vasyl Holoborodko, il protagonista della serie tv Il servitore del popolo, che lo ha reso noto al grande pubblico, ndr). Un risultato sovietico, si potrebbe dire. Poi, nei primi due anni di governo, le cose non sono andate tanto bene ed è sceso nei sondaggi. Ma da quando l’Ucraina è stata invasa dalla Russia, gli ucraini, anche quelli che non avevano necessariamente votato per lui, in particolare l’élite, si sono stretti attorno a lui. Non appena qualcuno mette Zelensky in una posizione difficile, come ha cercato di fare il presidente americano Donald Trump in occasione del famoso incontro alla Casa Bianca, gli ucraini si stringono attorno a lui”, dice Ariane Chemin.
In questi anni di guerra, l’Ucraina è cambiata geograficamente e, purtroppo, demograficamente. “ E’ l’est dell’Ucraina a soffrire maggiormente. Kharkiv, Kramatorsk, Kryvyi Rih, Dnipro, tutte queste città stanno soffrendo a causa dei pesanti bombardamenti e perché sono molto vicine al confine con la Russia. Sono città in cui missili e i droni arrivano prima che gli allarmi abbiano il tempo di suonare. Il paesaggio stesso è ovviamente cambiato e l’Ucraina è cambiata anche perché ha perso gran parte della sua popolazione”, spiega la giornalista del Monde, prima di aggiungere: “E’ una guerra ibrida. E’ una guerra di trincea, in cui si ha l’impressione di trovarsi di fronte alle immagini della Prima guerra mondiale, una guerra di trincea come la battaglia della Somme in Francia nel 1916. Ma è anche una guerra di droni e comunicazioni: è una guerra combattuta in diretta sui social network. E’ la triste originalità di questo conflitto”.
Quando le chiediamo com’è invece cambiata la percezione dell’Europa in Ucraina, Chemin risponde così: “Come si vede nel documentario, è interessante notare che l’Europa è molto presente negli sketch di Zelensky dal 2014, con la rivoluzione di Maidan. Ha iniziato a esistere davvero nel 2014 quando gli ucraini hanno detto: ‘No, non vogliamo orientarci verso la Russia, ma verso l’Europa’. L’Europa, tuttavia, non è stata molto presente accanto all’Ucraina, nemmeno il primo anno di guerra. Per quanto riguarda la Francia, abbiamo dovuto aspettare la rivelazione dei massacri di Putin prima che il presidente, Emmanuel Macron, si rendesse conto della vera natura del capo del Cremlino”. Il sussulto europeo è arrivato “soltanto nel 2025” per Ariane Chemin, in reazione all’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, al suo tentativo, fallito, di umiliare il leader di Kyiv nello Studio ovale, e con la nascita della coalizione dei volenterosi guidata da Macron e dal primo ministro britannico, Keir Starmer. “Il viaggio in treno dei leader della coalizione dei volenterosi a Kyiv per stringersi attorno a Zelensky è l’emblema della presa di coscienza europea”, dice al la giornalista del Monde. Che conclude con un’immagine. “Mi ricordo di una foto risalente all’inizio della guerra, nel 2022, che ritraeva un portachiavi con la bandiera dell’Europa. Era per terra a pochi centimetri dalla mano di una donna che cercava di fuggire dalla sua casa, a Irpin, e che era appena stata uccisa da un missile russo. In quell’immagine straziante e potente, in quel portachiavi con i colori europei, c’era tutto il significato che ricopre l’Europa per gli ucraini: una terra di libertà, un eldorado”.