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Disegni, teatro, flamenco e il Mediterraneo nel novembre europeo

Realizzazione grafica a cura di Giulia Maoloni

3 OTTOBRE 2025-7 FEBBRAIO 2026. KYIV BIENNALE / VARIE CITTÀ IN EUROPA

La Biennale di Kyiv in diaspora per la guerra
Mentre i droni e i missili russi continuano a colpire gli ucraini, a ottobre ha inaugurato “Near East, Far West”, la Biennale di Kyiv. Come un organismo in diaspora, dopo l’edizione del 2023 anche questa è diffusa in Europa, a Varsavia, Anversa, Dnipro, Kyiv e Linz, dove l’11 novembre apre l’ultima delle mostre coordinate. Curata da L’Internationale, una rete europea di musei, istituzioni e università, la Biennale invita a riorientare le nozioni obsolete di est e ovest, sostenendo che il destino dell’Europa e dei valori occidentali è legato ai suoi confini orientali, e anche oltre. Le mostre intrecciano storie di violenza, oppressione e sopravvivenza nell’“Europa mediorientale”, un territorio che abbraccia l’Europa centro orientale, l’ex Urss e il medio oriente. La mostra principale è a Varsavia, con 23 artisti, e insieme con quella di Anversa indaga il passato e presente della violenza coloniale, dell’annientamento e del genocidio. Kyiv e Dnipro diventano archivi vivi, dove la memoria si ricostruisce mentre viene distrutta dai russi. Che significa oggi la solidarietà internazionale come pratica politica e culturale? Gli artisti rispondono con linguaggi diversi e il risultato è evidente: la vitalità e le risorse per fare l’Europa oggi si trovano soprattutto a est, nelle sue periferie, dove la democrazia è sotto attacco.

6-22 NOVEMBRE. BIENNALE DES ARTS DE LA SCÈNE EN MÉDITERRANÉE / MONTPELLIER, FRANCIA

Il Mediterraneo in scena, ricchezza di opportunità
Paolo Rumiz su Robinson raccontava il mito di Europa: principessa fenicia, dunque libanese, rapita da Zeus e portata in mare fino a Creta, dove genererà la nostra stirpe. Prosegue con delle “evidenze lampanti”: Europa non è continentale, ma figlia del mare Mediterraneo. E’ donna, materna, benedetta dagli dei. Ma soprattutto è asiatica, “la nostra gente viene da oriente”, come Enea, Cristo, San Paolo e San Pietro, ed “esiste un solo mondo, l’Eurasia”. Il Mediterraneo, “favolosa ricchezza di opportunità”, è la sua culla. A Montpellier, La Biennale des Arts de la Scène en Méditerranée esplora la ricchezza e la diversità delle culture contemporane, con spettacoli, concerti, incontri con artiste e artisti da Spagna, Palestina, Marocco, Libano, Siria, Grecia, Italia, Israele, Francia. Ecco lo spettacolo di Kenza Berrada “Boujloud”, figura mitologica dell’Atlante, mezzo uomo mezza bestia; “Yes Daddy”, di Bashar Murkus e Khulood Basel, del teatro di Haifa Khasabi, pièce sull’incontro tra due uomini soli; il concerto del poeta sufi marocchino Walid Ben Selim, e la compagnia bolognese Kepler-452, che ha trascorso del tempo sulla nave Sea-Watch 5, che salva i migranti in mare, e ha creato una pièce documentaria con i membri della missione. L’ultima considerazione di Rumiz sul mito di Europa, che attraversa impaurita il mare di notte, è che è la capostipite dei migranti, di “tutti coloro che, da millenni, cercano là dove il sole va a morire un approdo per sfuggire alla guerra e alla miseria”.

6-16 NOVEMBRE. MEDFILM FESTIVAL / ROMA, ITALIA

La ricchezza del cinema del mare che bagna tutti
Ieri ha inaugurato a Roma il MedFilm Festival, il più longevo festival internazionale di cinema della città, fondato e diretto da Ginella Vocca. Dal 1995 è l’unica manifestazione interamente dedicata al cinema euro-mediterraneo e mediorientale, e promuove il dialogo interculturale e la cooperazione tra l’Europa e le altre sponde del Mediterraneo. Il MedFilm intercetta le “rotte culturali” del Mediterraneo e cerca di tracciarne di nuove: oltre a diffondere cinema, è una piattaforma di scambio e sviluppo per l’industria. Alcune di queste rotte tornano nella selezione dei film, raggruppati in filoni tematici, dal coraggio delle donne alla la denuncia delle oppressioni, alla narrazione della Palestina – di ieri e di oggi, con il nuovo “With Hasan in Gaza” di Kamal Aljafari, e i classici “Gli ingannati” di Tawfik Saleh e “Il tempo che ci rimane” di Elia Suleiman. Il tema dell’amore, dei corpi e del desiderio è il cuore di due film in concorso anche per gli Oscar 2026 per i rispettivi paesi, gli ultimi lavori della marocchina Maryam Touzani e del libanese Cyril Aris. Accanto ai lungometraggi un ricco programma di corti arricchisce la cartina precisa del cinema contemporaneo del Mediterraneo. La sezione “Perle” è dedicata a ottimi film italiani poco conosciuti.

4 OTTOBRE 2025-26 APRILE 2026. HUGUETTE CALAND – A LIFE IN A FEW LINES / AMBURGO, GERMANIA

La linea continua di Huguette Caland
Una linea è una successione continua e infinita di punti. Senza interruzione, senza soluzione di continuità: così la mostra “Huguette Caland – A life in a few lines” al Deichtorhallen di Amburgo interpreta l’opera di Huguette Caland, artista libanese per cui la linea era il principio. Quando negli anni 60 studiava graphic design all’American University of Beirut, aveva imparato la tecnica del disegno a linea unica, una traccia senza mai staccare la matita dal foglio. Con quelle linee minimali aveva disegnato nasi, bocche, baci sulla carta, sulla tela, sul lino, sul legno. L’erotismo e la libertà con cui sfidava le norme sociali è una delle chiavi di lettura di questa retrospettiva. Figlia del primo presidente del Libano indipendente, Bechara El Khoury, racconta che mentre il Libano combatteva per la sua indipendenza, lei combatteva per la propria: così ha sposato Paul Caland, il figlio dell’oppositore politico del padre, per poi mollare tutto e trasferirsi a Parigi, dove ha iniziato a dipingere, e infine è ripartita per la California. Questa ricerca di libertà, e la sua vita moltiplicata in luoghi diversi, si riflette nei suoi quadri e nei suoi tessuti, colori e forme morbide, erotiche. A proposito di forme e di linee, confezionava caftani chicchissimi solo per sé, fino a quando Pierre Cardin le ha chiesto di farne una linea.

8 NOVEMBRE-6 DICEMBRE. ANNUAL OPEN 2025 / LONDRA, REGNO UNITO

“Lo potevo fare anch’io”. E allora forza, fallo
Il valore di un’opera di arte contemporanea è plasmato dal mercato, il confine tra un’opera brillante e una banale è labile, il pubblico commenta con “lo potevo fare anche io”, spesso a ragione, l’arte è spesso inaccessibile. La mostra Annual Open alle Southwark Park Galleries’ annulla tutte queste forze divergenti e ogni anno dal 1984 dà la possibilità a qualunque artista a qualunque stadio della propria carriera di esporre le proprie opere. Cos’è l’arte? In questo caso è una piattaforma inclusiva e democratica, che celebra la diversità, è accessibile e crea opportunità. Inviare la propria opera costa 25 sterline, non c’è selezione all’ingresso e la migliore vince un premio intitolato ad Ada Walter, riformista sociale, ambientalista e prima sindaca di Londra. 500 opere che si potranno democraticamente criticare.

7-16 NOVEMBRE. LEFFEST LISBOA FILM FESTIVAL / LISBONA, PORTOGALLO

Il festival dell’abbondanza del cinema
Ogni festival di cinema ha la propria cifra stilistica. Quella del Leffest di Lisbona è dare un’idea dell’abbondanza delle produzioni cinematografiche di valore da geografie diverse, e di proporle nei cinema storici della città. Punto di riferimento del cinema d’autore, è stato fondato da Paulo Branco, uno dei produttori portoghesi indipendenti più prolifici e riconosciuti. La selezione ufficiale in concorso propone undici pellicole di rilievo internazionale, tra cui “Blue Moon” di Richard Linklater – il regista di “Boyhood” e della trilogia dei “Before” – e “In the Land of Brothers”, già presentato al Sundance, di Raha Amirfazli e Alireza Ghasemi, la storia di una famiglia di rifugiati politici afghani in Iran. La sezione “Out of Competition” anticipa grandi attese della stagione cinematografica, e la sezione “Discoveries” introduce voci poco conosciute, come quella del macedone Georgi M. Unkovski con “Dj Ahmet”, in questi giorni in sala in Italia. Sarà proiettato anche il controverso “Mektoub, My Love: Canto Due” di Abdellatif Kechiche, già presentato a Locarno. Il programma multidisciplinare di musica, talk e arte visiva diffuso in tutta la città permette un pit stop per una bifana o una ginjinha tra una proiezione e l’altra.

28 NOVEMBRE 2025-12 APRILE 2026. ŠEJLA KAMERIC – EX YOU / STOCCOLMA, SVEZIA

Disintegrare i confini dell’ex Jugoslavia
No teeth…? A mustache…? Smell like shit…? Bosnian girl!” è il graffito obbrobrioso trovato sui muri della caserma dell’Onu di Potocari, a Srebrenica. Nel 2003 Šejla Kameric, artista visiva bosniaca nata in Jugoslavia, ha riprodotto questa scritta davanti a una sua foto in stile cover girl Calvin Klein, e ne ha realizzato poster e manifesti. “Bosnian Girl”, opera puramente iconica (grazie alla riproducibilità), non solo denuncia la violenza sessuale come arma di guerra ma diventa un ritratto delle sopravvissute, denigrate e non protette. La marginalizzazione dei Balcani, la ferita della guerra jugoslava, l’identità come costruzione attraversano tutta l’opera dell’artista. Nella mostra EX YOU (che suona come Ex Ju), in arrivo a Fotografiska Stoccolma, Kameric indaga cosa vuol dire essere espulsi dalla storia, dall’appartenenza, dal proprio corpo. Attraverso fotografie e installazioni immersive, perturbanti – come le fototessere di tre generazioni di donne sovrapposte degli EX YOU PORTRAIT, o il corpus realizzato con la figlia di 9 anni – la mostra è un atto di riappropriazione di sé e insieme una disintegrazione dei confini della Jugoslavia. Nel 2000, la giovanissima Kameric rifletteva sull’esclusione sociale e sull’identità, con l’installazione “EU/Others”, una riflessione sulla violenza del linguaggio burocratico, che determina chi è dentro e chi resta fuori.

23 NOVEMBRE, 1 DICEMBRE. ANNA A. / MILANO, ITALIA

Davanti al carcere di Leningrado, con la poesia
Da noi si muore per la poesia”, dice Nadežda Mandel’štam in “Anna A.”, l’opera sulla poeta russa Anna Achmatova che esplora il rapporto tra arte e potere attraverso frammenti della sua vita e della sua voce, mentre intorno succede la Russia del Novecento. Composta da Silvia Colasanti, su libretto di Paolo Nori in collaborazione con Fabrizio Sinisi, sarà in scena alla Scala il 23 novembre e il 1 dicembre. La narrazione si muove su due piani temporali: il 1966, al sanatorio di Domoevo, dove Anna, negli ultimi giorni di vita, rievoca i ricordi con l’amica Lidija Cukovskaja. E il passato, i ricordi messi in scena, che si aprono davanti al carcere di Leningrado, dove Achmatova ha trascorso 17 mesi insieme al “coro di madri” per chiedere notizie e la liberazione dei propri figli e mariti incarcerati dal regime stalinista. Dal dolore per l’incarcerazione di suo figlio Lev nacque “Requiem”, la raccolta clandestina trasmessa imparando i versi a memoria e poi bruciandoli, fulcro poetico di “Anna A.”, la cui partitura alterna concertati, polka, valzer, recitati con l’orchestra e canto. Mentre sul palco si muovono gli intellettuali purgati o esiliati – da Mandel’štam a Cvetaeva a Bulgakov – il discorso sull’insensatezza del potere autoritario e la persecuzione degli artisti torna spaventosamente urgente nella Russia di Putin.

13-16 novembre. Paris Photo/ Francia

La più grande mostra fotografica del mondo
Paris Photo è la mostra di fotografia più grande al mondo, con 222 espositori: 179 gallerie e 43 editori da 33 paesi, sotto le maestose cupole vetrate del Grand Palais, l’immenso palazzo liberty inaugurato per l’Expo di Parigi nel 1900 e che nel 2025 ha riaperto tutti i suoi spazi dopo un lungo intervento di restauro. La direzione è formata integralmente da donne: la direttrice Florence Bourgeois, la direttrice artistica Anna Planas e le curatrici ospiti della sezione Voices Nadine Wietlisbach, Devika Singh e Devrim Bayar (una nota: l’impegno formale e istituzionale per colmare il divario di genere ha come risultato che le artiste donne sono raddoppiate negli ultimi sette anni). Tutte le attrici di questa gigantesca fiera, una mostra composita dello stato dell’arte della fotografia, condividono la visione di una “fotografia aperta al mondo, plasmata dalle questioni contemporanee, che abbraccia la trasmissione, la diversità di espressione e l’abbattimento dei confini tra i linguaggi”. Ogni galleria o editore rientra in una specifica sezione, e molti di loro hanno scelto di dedicare tutto il proprio spazio a una personale, come per esempio ha fatto la galleria brasiliana Vermelho, che presenta alcune serie fotografiche dagli anni 70 di Claudia Andujar, ebrea europea naturalizzata brasiliana sopravvissuta alla guerra e poi emigrata nel continente americano. Oppure la galleria Tahore di New York che porta il glamour impegnato e colorato della fotografa messicana e colombiana Camilla Falquez, protagonista della sezione emergenti.

15-23 NOVEMBRE. ROCÍO MOLINA, CALENTAMIENTO / MADRID, SPAGNA

Ballare il flamenco per riscaldarsi
La bailaora Rocío Molina è considerata una delle figure più innovative del flamenco contemporaneo. Dopo aver recentemente portato a Firenze “Vuelta a uno” con il chitarrista Yerai Cortés, il terzo e ultimo atto di “Trilogía sobre la guitara”, a novembre arriva al Centro Danza Matadero di Madrid per presentare il suo ultimo spettacolo, “Calentamiento”. In italiano vuol dire “riscaldamento”, il pezzo mette in scena la preparazione di uno spettacolo, assieme a un gruppo di cantaoras (cantanti di flamenco). Il riscaldamento scivola dal significato atletico a quello metaforico del far scaldare qualcuno fino a suscitare eccitazione sessuale, in un movimento aperto, rotondo.