In un grande hangar dentro a una ex fabbrica alla periferia di Kyiv, ci sono dei pneumatici appesi al soffitto, ad altezze diverse. A circa un metro da terra ci sono dei cerchi in ferro, grandi e piccoli: sono tanti e sono sparsi. Fanno parte di un percorso che è il campo di addestramento per i civili ucraini che vogliono imparare a manovrare i droni Fpv.
Siamo dentro alla Kill House Academy, la scuola dei droni fondata due anni fa dalla Terza Brigata d’Assalto dell’esercito ucraino. “Una persona che pilota un drone è come un uccello che vola”, dice “Shark”, squalo, il soprannome dell’istruttore che ci accompagna in giro per l’Accademia. Fpv sta per “first person view”, perché guardando attraverso occhiali speciali si ottiene l’effetto della “prima persona”, come in un videogioco: “Il pilota vede tutto dalla telecamera del drone, come se lui stesso fosse il drone”, dice Shark, che ha 27 anni, è alto e atletico e fino al 2022 non aveva mai avuto niente a che fare con la guerra. Laureato in un’università tecnica, durante l’invasione su larga scala ha capito che le sue conoscenze e competenze sarebbero state utili all’esercito, quindi si è arruolato, ha combattuto al fronte, anche nella pericolosissima regione di Donetsk, e ora insegna come pilotare i droni agli studenti civili e militari. “Più ci saranno piloti di Fpv esperti – dice – maggiore sarà la possibilità di fermare gli attacchi nemici, perché un drone Fpv, che costa tra i 500 e i 1.000 dollari, può distruggere mezzi russi che valgono milioni di dollari e che rappresentano una grande minaccia per l’Ucraina e per il nostro esercito”.

Poi sono arrivati i droni Fpv, continua Fil, “di nuovo una tecnologia civile è stata adattata all’utilizzo militare – una tecnologia estremamente economica e flessibile, che si è diffusa velocemente. La Russia ci ha messo da un anno e mezzo a due anni prima di guardare questi piccoli droni e copiarli, producendoli poi con una scala molto superiore alla nostra. Nel 2024 i russi hanno iniziato a colmare il divario”. Fil dice che ogni sei mesi c’è una innovazione importante nel funzionamento dei droni e che le aziende private sono molto più flessibili nell’inserire queste innovazioni rispetto alle commesse prodotte dalle aziende pubbliche, ma non hanno una grande scala di produzione. E’ questo il punto delicato: gli ucraini innovano, creano, sperimentano; i russi li copiano e poi producono a un ritmo superiore, colmando con la quantità il gigantesco divario che c’è nella qualità.
Nell’hangar dell’Accademia ci sono alcune stanze. In una, ci sono dei banchi, su ognuno c’è un computer portatile e un simulatore, la lavagna è un grande schermo. “Decollare subito con un drone Fpv è molto difficile – dice Shark clemente, mentre ci mette in mano un simulatore – E’ molto più difficile di quanto sembri dal fuori”. Durante le lezioni, l’istruttore racconta come funziona il drone sul campo di battaglia, solitamente lo ha conosciuto per davvero, e per la simulazione dei voli viene utilizzato un software speciale che riproduce situazioni di guerra reali. Soltanto dopo aver superato l’esame sul simulatore, gli studenti si esercitano con un drone vero.
Inizialmente l’Accademia era stata creata con l’obiettivo del reclutamento e ha funzionato: circa un quarto delle persone che seguono il corso poi si arruola nell’esercito. Ma si tratta di una scelta personale degli studenti, non lo chiede l’Accademia. “I civili a cui insegniamo qui in futuro potrebbero arruolarsi e grazie ai nostri corsi arrivano già con una formazione”, dice Shark. In due anni sono già stati formati cinquemila civili: per l’80 per cento sono uomini, il restante donne. La maggioranza, circa il 70 per cento, è nella fascia d’età tra i 20 e i 35 anni. “Una volta è arrivato un signore di 70 anni”, dice Shark con un sorriso: difendere l’Ucraina non ha età.
“Un buon pilota deve avere un controllo così preciso da saper far atterrare il drone su una bottiglia come questa”, continua l’istruttore tenendo in mano una bottiglia di plastica da mezzo litro. Ma agli studenti del corso di base non vengono assegnati compiti tanto complessi, questa cosa della bottiglietta è roba da professionisti. In fondo all’hangar c’è un’automobile, e se l’istruttore vede che uno studente se la cava bene, gli assegna il compito di far entrare il suo drone attraverso il finestrino aperto dell’auto e farlo uscire dall’altro. Nel percorso sono stati creati anche altri ostacoli: il drone deve attraversare strutture circolari e quadrate seguendo un determinato percorso. Quanto più difficili sono le condizioni, tanto maggiori devono essere l’esperienza e la pratica. Quando lo studente “decolla”, cioè solleva in aria il suo drone, l’istruttore è accanto a lui e lo aiuta a orientarsi, a rimanere calmo e concentrato: “Questo è un volo reale con un drone e molto spesso gli studenti vanno in panico”, racconta Shark sempre con il suo tono paziente, mentre ci accompagna verso un altro casotto all’ingresso dell’hangar, che “è il pronto soccorso dei droni”: se il drone si rompe durante la pratica, e accade spesso, gli ingegneri lo aggiustano qui, su un tavolo pieno di attrezzi e di qualche drone ferito.
Il corso di base diurno, a cui di solito partecipano 20-30 persone, dura sei giorni, dalle 11 alle 17, mentre quello serale dura nove giorni dalle 18 alle 21 ed è pensato per i civili che durante il giorno lavorano o vanno a scuola. Oltre all’Accademia a Kyiv, ce ne sono di simili a Leopoli, Odessa e Cherkasy e c’è anche un’Accademia itinerante, l’autobus degli Fpv, che viaggia in diverse città dell’Ucraina: sul bus si fa la teoria e i municipi aiutano a trovare spazi per i voli, come i campi da calcio. Non è pericoloso? “In una settimana il nemico non è in grado di individuarci”, ci rassicura Shark.
Nella guerra reale, l’equipaggio che manovra un drone Fpv è composto da almeno tre persone: il pilota, il navigatore che lo aiuta a correggere il volo e un geniere che sistema le munizioni. Spesso c’è anche un ingegnere, perché la componente ingegneristica è fondamentale. Dal fronte, Fil ci ha spiegato che quattro persone sono indispensabili, anche perché ci vuole qualcuno che guidi il pick-up sul posto in cui si deve poi lanciare in aria il drone. Il cielo, su quella linea di guerra, è pieno di droni di ricognizione, di droni armati, di bombardieri: non si è più invisibili, a terra, perché non sono soltanto gli ucraini a “vedere”, vedono anche i russi. “La dead zone, quella pericolosissima in cui non puoi avvicinarti – dice Fil – inizia a circa dieci chilometri dal fronte”: quella che noi chiamiamo “distanza”, perché con i droni si è creata una distanza tra i due eserciti in guerra, i soldati al fronte la chiamano “dead zone”, la zona morta e di morte. C’è un abisso anche terminologico tra chi, qui da noi, discute della guerra fatta con i droni e chi, là nell’est ucraino, la combatte.

All’Accademia c’è anche un corso di ingegneria per imparare ad assemblare i droni. All’esame, lo studente deve assemblare da zero il suo drone e configurarlo: “Se il suo drone alla fine vola e tutto va bene, è un punto a favore per superare l’esame”, spiega Shark. Fuori dall’hangar c’è una palazzina con altre aule. In una, sono state ricreate le condizioni di una trincea: le pareti sono coperte da una rete mimetica – è uno spazio piccolo, chiuso, buio. Qui si svolgono i corsi avanzati, dove non soltanto si ricrea l’ambientazione del fronte, ma dove al drone viene attaccato un peso, per simulare le testate. E’ previsto pure un addestramento separato per il controllo di velivoli senza pilota di tipo aereo: la teoria si fa in un’aula qui all’Accademia, ma le esercitazioni no, si svolgono in un poligono fuori città, perché per queste ali serve più spazio.
Per i civili, l’addestramento di base all’Accademia costa circa 160 euro, per i militari è gratuito. “I droni durante l’addestramento si distruggono uno dopo l’altro, quindi non possiamo fornire corsi completamente gratuiti”, dice Shark. Ma gli studenti non mancano, c’è sempre chi vuole imparare, il passaparola funziona. I corsi sono studiati per dare informazioni e formazione, coraggio e solidarietà, ma anche – è strano dirlo – una specie di entusiasmo, che si costruisce con i racconti, gli aneddoti e l’immancabile, stupefacente capacità di curare la paura con l’ironia.
Se dopo il diploma uno studente decide di arruolarsi nell’esercito, poi riceverà un addestramento aggiuntivo. Nel marzo del 2025 la Terza Brigata d’Assalto, che ha realizzato l’idea della scuola di droni per i civili (in seguito lo hanno fatto anche altre brigate), è entrata insieme ad altre unità a far parte del Terzo Corpo d’armata, la cui testa di ponte è l’ultima linea di difesa del Donbas settentrionale e della regione di Kharkiv. Il Corpo controlla circa 150 chilometri – il 12 per cento dell’intera lunghezza del fronte. Fil dice con un soffio di voce, mentre gli spieghiamo che nei paesi europei persiste l’idea che la “guerra leggera” con i droni sia in qualche modo meno pericolosa rispetto alla guerra tradizionale, che non è affatto così. Manovrare i droni può essere, è letale, più che in altre unità.
Uscendo dalla Kill House, sotto al cielo azzurro di Kyiv che nella notte precedente si era riempito di droni e missili balistici russi, senti più la forza che la paura. Questo popolo di ingegneri e combattenti, di volontari che hanno abbandonato le loro vite precedenti per difendere la loro indipendenza e libertà con tutto ciò che hanno, l’ingegno e il coraggio, cura invariabilmente la mestizia, con la sua indefessa lezione di salvezza, di vittoria, di vita.
