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Ricostruire l'Ue

Il mantra dell’autonomia e le incognite, a partire dall’Ucraina

Il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyy e il Presidente di Cipro Nikos Christodoulides si stringono la mano durante la cerimonia ufficiale di benvenuto sul portico del Palazzo Mariinskyi a Kyiv, Ucraina, il 4 dicembre 2025. (Foto di Volodymyr Tarasov/Ukrinform/NurPhoto via Getty Images)

Cipro alla testa dell’Ue

Dal primo gennaio, la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea è di Cipro, uno dei più piccoli e periferici dei suoi stati membri, ma che ha l’ambizione di fare da ponte con il medio oriente e la sponda sud del Mediterraneo. E’ questo l’elemento più originale del programma e del calendario presentati dal presidente cipriota, Nikos Christodoulides, il 21 dicembre scorso. Dopo quasi quattro anni di guerra della Russia contro l’Ucraina e un 2025 segnato dalle tensioni con gli Stati Uniti di Donald Trump, la presidenza cipriota dell’Ue cercherà di rifocalizzare le priorità dei Ventisette verso sud. Ad aprile, a margine di un Consiglio europeo informale, Christodoulides ospiterà un vertice dell’Ue con i capi di stato e di governo della regione: dal Nord Africa fino al medio oriente, Israele compreso. “Abbiamo una relazione unica con i paesi della regione, dovuta alla nostra vicinanza geografica, e vogliamo sfruttarla al meglio: aspiriamo a essere la porta dell’Ue verso il medio oriente”, spiega al Foglio un diplomatico cipriota. “L’approfondimento delle nostre relazioni con organizzazioni regionali quali il Consiglio di cooperazione del Golfo e la Lega araba costituiscono una priorità strategica per la presidenza cipriota”, ha spiegato il presidente Christodoulides.

“Un’Unione autonoma, aperta al mondo” è il motto della presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue, inaugurata formalmente il 7 gennaio a Lefkosia. Otto giorni dopo ci sarà la visita della Commissione presieduta da Ursula von der Leyen. “Autonomia” è la parola chiave delle cinque priorità generali che Cipro si è prefissata. La prima è legata al contesto internazionale: “Autonomia attraverso la sicurezza, la prontezza e la preparazione in materia di difesa”. La presidenza cipriota intende proseguire il lavoro sul piano di riarmo, oltre al sostegno all’Ucraina. La seconda è incentrata sulle riforme economiche interne: “Autonomia attraverso la competitività”. Cipro avrà il compito di portare avanti i negoziati sulle proposte legislative per attuare alcune delle raccomandazioni di Mario Draghi. La terza ha a che fare con il commercio: “Aperti al mondo, autonomi”. La presidenza sosterrà il lavoro della Commissione per diversificare i mercati e le catene di approvvigionamento. La quarta è dedicata al sociale: “Un’Unione autonoma di valori che non lascia indietro nessuno”. Cipro dovrà lavorare in particolare sul piano per gli alloggi sostenibili. La quinta è forse la più difficile: “Un bilancio a lungo termine per un’Unione autonoma”. La presidenza cipriota porterà avanti i negoziati sul quadro finanziario pluriennale, uno dei dossier più caldi di questo 2026. “La presidenza cipriota lavorerà con determinazione per dare nuovo slancio all’edificio europeo e contribuire in modo sostanziale alla prossima tappa del nostro cammino comune”, ha assicurato il presidente, Nikos Christodoulides.

 

Un altro mese di incognite sull’Ucraina

Nonostante l’accordo raggiunto al Consiglio europeo del 18 dicembre sul finanziamento dell’Ucraina, l’Ue ha di fronte un altro mese di incognite e incertezze dovute ai negoziati condotti da Donald Trump per porre fine alla guerra. Il 3 gennaio i consiglieri per la Sicurezza nazionale di diversi paesi europei e dei leader delle istituzioni dell’Ue sono arrivati a Kyiv per discutere delle garanzie di sicurezza che l’Europa sarebbe chiamata a fornire. Il 6 gennaio c’è stato un altro vertice dei leader della coalizione dei volenterosi. Ma l’incubo di una capitolazione imposta da Trump è sempre presente, così come il rischio di un’interruzione da parte degli Stati Uniti delle vendite di armi e della condivisione dell’intelligence. Il 29 gennaio si incontreranno a Bruxelles i ministri degli Esteri dei ventisette. L’Ue non ha ancora trovato una strategia e i mezzi per sostenere da sola l’Ucraina.

 

Le relazioni Ue-Usa al Parlamento europeo

Il Parlamento europeo si riunirà in sessione plenaria dal 19 al 22 gennaio. Anche se l’agenda non è ancora definitiva, all’ordine del giorno è previsto un dibattito sulle relazioni tra Unione europea e Stati Uniti. La data non è stata scelta a caso: praticamente un anno dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il dibattito si annuncia surriscaldato dopo un 2025 segnato dalla guerra dei dazi, dagli attacchi dell’Amministrazione contro le democrazie europee e dal ritiro del sostegno all’Ucraina. Se Ursula von der Leyen e António Costa, i presidenti della Commissione e del Consiglio europeo, non osano ancora definire gli Stati Uniti come un avversario per timore delle rappresaglie di Trump, i deputati si sentiranno più liberi di criticare le scelte della sua Amministrazione. Per una volta avranno anche la possibilità di reagire in modo concreto. Nei prossimi mesi il Parlamento europeo deve decidere se accettare o rigettare l’accordo concluso da von der Leyen con Trump a luglio, che prevede l’azzeramento dei dazi sui prodotti americani. I deputati avranno il coraggio di mettere in discussione un accordo svantaggioso per l’Ue?

 

L’incognita della firma con il Mercosur

Ursula von der Leyen riuscirà finalmente a firmare l’accordo di libero scambio tra l’Ue e il Mercosur? In dicembre la presidente della Commissione era stata costretta a rinviare il suo viaggio in Sud America, a causa dell’opposizione di Italia e Francia all’accordo commerciale con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. La presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, aveva tuttavia assicurato che sarebbe stata pronta a dare il via libera all’inizio di questo 2026. Meloni manterrà la parola data? Una nuova data per la firma è già stata fissata: il 12 gennaio in Paraguay, il paese che quel giorno assumerà la presidenza di turno del Mercosur dal Brasile. Un altro rinvio potrebbe spingere i paesi del Mercosur ad abbandonare definitivamente l’accordo con l’Ue.

 

Reti digitali all’agenda della Commissione

Nel gergo dell’Ue si chiama Digital Networks Act. L’acronimo è “DNA”. Si tratta di una delle principali iniziative legislative di questo inizio 2026: il 20 gennaio la Commissione dovrebbe presentare la sua proposta per modernizzare il quadro normativo delle telecomunicazioni e dell’infrastruttura digitale, rivedendo il codice europeo delle comunicazioni elettroniche per adattarlo alle nuove sfide tecnologiche e creare un vero mercato unico digitale europeo. Gli obiettivi sono diversi. La Commissione vuole creare regole comuni e più chiare, riducendo la frammentazione normativa e burocratica. Intende accelerare la diffusione di reti 5G, fibra e gigabit, gestendo in modo efficiente lo spettro radio e pianificando lo switch-off del rame. Spera di accelerare l’integrazione dell’ecosistema digitale con regole uniche per reti, cloud e data center. Una delle grandi incognite è come finanziare lo sviluppo delle reti. Per non irritare gli Stati Uniti, Ursula von der Leyen ha rinunciato all’idea di una network fee per i grandi provider di contenuti. L’alternativa potrebbe essere quella di cedere alle pressioni dei grandi operatori di telecomunicazioni per allenare le regole della concorrenza e favorire le fusioni in nome degli investimenti, ma con il rischio di vedere aumentare i prezzi per i consumatori.