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Buoni e cattivi propositi

La cosa migliore che può accaderci nel 2026, e la peggiore. Un girotondo di opinioni

Nicolas Maduro in manette atterrato all’eliporto di Manhattan, scortato da agenti dell’FBI pesantemente armati il 5 gennaio 2026 (Foto di XNY/Star Max/GC Images)

Questo è il momento dei buoni propositi e delle grandi attese, come si conviene all’inizio di un nuovo anno, cominciato con parecchi scossoni, tra il Venezuela e la Groenlandia, passando per le bombe russe sull’Ucraina – e non si può dire che il 2025 fosse finito nella calma e nalla pace. Visto che il mondo si sta capovolgendo con noi europei che ci dimeniamo nel mezzo tentando di rimanere schiacciati, abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti ed esperti europei di pensare insieme a cosa verrà: la cosa migliore e quella peggiore che ti aspetti dal 2026?

 

Il miglior sviluppo nel 2026 sarebbe la fine delle uccisioni in Ucraina, sulla base di un accordo legittimo tra gli ucraini e i russi che veda l’Unione europea sbloccare il rapido percorso del paese verso la piena adesione all’Ue, contribuendo a creare un ordine europeo molto più forte e solido, con una capacità di azione indipendente dalle altre potenze. Lo sviluppo peggiore sarebbe se Trump e il movimento Maga intervenissero efficacemente nella politica europea in modo da orientare la politica del continente in una direzione decisamente autoritaria, possibilità minacciata dalla nuova Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e che rappresenterebbe forse il rischio più esistenziale per l’Ue dalla sua creazione.
Richard Youngs, professore di Politica europea all’Università di Warwick, collaboratore di Foreign Affairs e autore del libro “Europe: Geoliberal order and the test of war” 

 

La cosa peggiore che mi aspetto dal 2026 è che la recente operazione statunitense in Venezuela non si traduca in una vita migliore per i venezuelani. Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno catturato Nicolás Maduro, un dittatore spietato che ha affamato, imprigionato e torturato il suo popolo, costringendo molti all’esilio. Ma Donald Trump ha dichiarato che saranno gli Stati Uniti a governare il paese, senza una tempistica definita per le elezioni. Ha messo da parte non solo María Corina Machado, vincitrice del premio Nobel per la Pace, ma anche Edmundo González, che ha vinto le elezioni del 2024. Nel frattempo, l’apparato statale chavista rimane intatto, ora guidato da Delcy Rodríguez, vicepresidente di Maduro. Le fazioni rivali, un tempo tenute sotto controllo da Maduro, potrebbero rivoltarsi l’una contro l’altra, alimentando l’instabilità e una rinnovata repressione. L’arresto di 14 giornalisti (13 internazionali) il 5 gennaio è un chiaro segnale che la democrazia – una parola che il presidente americano Trump non ha pronunciato nemmeno una volta – rimane lontana, e non è chiaro se questa “transizione” abbia davvero lo scopo di realizzarla. L’interesse espresso da Trump per interventi in altre parti dell’emisfero segnala anche una rottura decisiva con l’ordine post Seconda guerra mondiale.
Claire Meynial, corrispondente dagli Stati Uniti del settimanale francese Le Point, autrice di “La Guerre des Amériques”

 

Nel 2026, Le Soir continuerà a seguire da vicino l’evoluzione dell’Ue, oggi più che mai padrona del proprio destino. Presteremo attenzione alle possibili alleanze con l’estrema destra, che non possono rappresentare una soluzione per l’Europa. Senza osare sperare troppo, auspichiamo un anno in cui la pace torni in Ucraina e in altre regioni del mondo, come la Repubblica democratica del Congo, il Sudan o Gaza, solo per citare alcuni esempi. Che il 2026 sia un anno in cui gli “accordi” lascino il posto a politiche autentiche volte al bene di tutti e non solo di pochi privilegiati.
Maxime Biermé, capo della redazione Esteri del quotidiano belga Le Soir

 

La cosa migliore che mi aspetto dal 2026 è la creazione e istituzione di un Democracy Shield, uno scudo democratico, da parte dell’Ue. Questa iniziativa, che include un focus sulla protezione delle elezioni, il rafforzamento della società civile e la difesa dei cittadini e delle istituzioni dalla disinformazione e dalla manipolazione straniera, ci dice che i paesi europei stanno finalmente prendendo sul serio la crescente minaccia alle norme e ai valori democratici da parte di stati autoritari ostili. La cosa peggiore è che il prossimo anno assisteremo a un ulteriore declino della qualità della democrazia in tutto il mondo. Un numero sempre maggiore di governi che si oppongono alle libertà civili e ai diritti politici verrà eletto o prenderà il potere con la forza, senza che gli stati democratici facciano abbastanza per evitarlo. Di conseguenza, i governi autoritari saranno a breve la maggioranza a livello globale e i governi democratici rischiano di diventare una specie in via di estinzione.
Nic Cheeseman, professore di Democrazia a Birmingham, ex direttore del centro di Studi africani di Oxford, scrive su Foreign Affairs