14-17 gennaio. ESNS EUROSONIC NOORDERSLAG / GRONINGEN, PAESI BASSI
Il fratello Indie dell’Eurovision
Paolo Giordano scriveva giorni fa sul Corriere che auspicava che l’Europa potesse ritrovare una vocazione nuova, un significato attuale alla parola “libertà”: non quella selvaggia del far west, ma quella in cui “si ha coraggio di regolare ciò che si presenta come non regolabile, di limitare ciò che si presenta come illimitato. Dove la democrazia non è trattabile”. Con lo stesso spirito si inaugura la quarantesima edizione dell’Eurosonic Noorderslag (Esns), una piattaforma indipendente che è anche un festival che porta sul palco la più interessante scena musicale emergente europea. E’ una vetrina dove farsi conoscere e celebrare la diversità e la ricchezza della cultura pop europea, una specie di fratello indie e più raffinato dell’Eurovision, dove sono passati i Libertines, Stromae, i Fontaines DC, gli XX tra gli altri. Quest’anno suoneranno 320 artisti da tutti i paesi del nostro continente, per chi è curioso esiste una playlist ufficiale e aggiornatissima su Spotify. Il tema dell’edizione è “Europe Calling”, e si esprime in un manifesto che sottolinea l’urgenza dell’unità europea (United in diversity) di aprirsi e investire in un futuro collettivo. Sottolineando l’impatto cruciale della musica nell’immaginare e raccontare una società, chiude con un appello per impegnarsi a costruire un’industria musicale resiliente e autosufficiente.
22 GENNAIO-1 FEBBRAIO. MOZART WEEK / SALISBURGO, AUSTRIA
Da settant’anni siamo tutti pazzi per Mozart
A Natale è uscita “Amadeus”, la nuova serie ideata da Joe Barton sulla vita di Mozart, interpretato da Will Sharpe. E’ basata sull’omonimo film di Miloš Forman del 1984, e la storia è raccontata dal punto di vista del rivale Antonio Salieri che, in una scena, stremato dalla grazia della musica di Mozart, se la prende con Dio e gli dice: ho cercato per tutta la vita di farmi “strumento” di te attraverso la musica, con rigore e pietà, ma è lui la tua voce, e a me hai dato solo quel poco di talento sufficiente per riconoscere il suo genio e la mia mediocrità. La musica di Mozart è qualcosa con cui, come essere umani, non possiamo smettere di confrontarci (i brani sono stati riregistrati apposta per la serie, sotto la conduzione di Benjamin Holder) e che non possiamo smettere di ascoltare. Per questo ogni anno da settant’anni a Salisburgo si tiene la Mozart Week, un evento dedicato alla musica di Mozart (nato 270 anni fa) e alla musica classica: da ascoltare, da discutere. La direzione artistica di questa edizione, “Lux Aeterna”, è affidata al tenore Rolando Villazón, che a Salisburgo debuttò nel 2005 (alla kermesse estiva dei melomani europei) come Alfredo nella “Traviata”, accanto ad Anna Netrebko. Villazón è anche regista di una produzione nuova di zecca del “Flauto magico”, forse l’opera più popolare di tutti i tempi, eseguita dalla Mozarteumorchester di Salisburgo, con il direttore Roberto González-Monjas e un grande ensemble di solisti. La messa in scena è filologicamente e storicamente esatta e forse per questo davvero magica.
MESE DI GENNAIO. STAND UP COMEDY IN BROKEN ENGLISH / VARIE CITTà D’EUROPA
Girare il mondo per fare battute
Il comico romeno Victor Patrascan si presenta così: “Negli ultimi cinque anni ho fatto una vita strana. Non vivo da nessuna parte, non faccio che viaggiare da un paese all’altro e faccio battute. Non ho una casa. Quando esci prendi telefono, portafogli e chiavi: io non ho chiavi. E a volte ho il portafogli di qualcun altro, perché me ne sono andato dalla Romania ma la Romania non se ne è andata da me”. E’ cresciuto nella Romania povera e rurale – in uno sketch dice di avere il passaporto dell’Ue, “un passaporto da bianco”, ma romeno: una versione taroccata dell’occidentale. Si trasferisce a Londra per fare stand up e da quando inizia, iniziano le grane. La più grande: ad aprile gli è stato negato l’ingresso in Georgia, dove avrebbe dovuto esibirsi, a Tbilisi, a causa di una battuta sul governo e la subalternità alla Russia. La sua comicità è scomoda e politicamente scorretta. L’unica priorità è far ridere, smascherando il ridicolo del mondo. Dal 2020 è in tour, niente sponsor né agente, organizza tutto lui – anche alcuni show di beneficienza a Kyiv e Beirut. Incarna quello spirito europeo errante, nomade e dissacrante per smontare la durezza dell’esistenza – o della situazione geopolitica. “Me ne vado fino ai quattro angoli del mondo solo per fare battute”.
7-18 GENNAIO. BREL / BRUXELLES, BELGIO
Coreografie minimaliste per danzare “Brel”
Jacques Brel sconquassa il cuore: l’espressività del volto, la gestualità febbrile, il corpo che vibra mentre canta d’amore, morte, invecchiamento, impegno politico. Anne Teresa De Keersmaeker, coreografa fiamminga riconosciuta in tutto il mondo, e il ballerino Solal Mariotte si sono misurati con il repertorio mitologico dello “chansonnier” belga nello spettacolo di danza “Brel”, presentato al festival di Avignone e ora al Théâtre National Wallonie-Bruxelles. Le coreografie di De Keersmaeker, 65 anni, sono precise, minimaliste, geometriche. Dirige la compagnia Rosas, in cui danza Mariotte, ballerino GenZ che viene dalla breakdance. Lei ha già lavorato con poesia e musica di cantautore (Rilke e Joan Baez), lui ha scoperto Brel su YouTube e, mentre studiava all’accademia di De Keersmaeker, ha presentato un assolo su “Une valse à mille temps” di Brel. Ma come aggiungere qualcosa all’intensità viscerale di “Quand on n’a que l’amour”, “Ne me quitte pas”, “Les Bourgeois”, “La chanson des vieux amants”? Lo stesso Mariotte lo ha detto: le canzoni di Brel sono tanto ricche da far sembrare la danza superflua. Il senso di “Brel” non è rappresentare visivamente le canzoni, ma piuttosto esplorarne le immagini poetiche e soprattutto canalizzarne l’energia e l’intensità. Lo spettacolo sta girando l’Europa e a maggio sarà in scena al Piccolo Teatro Strehler di Milano.
22 GENNAIO-22 FEBBRAIO. MARIA MAGDALENA / BARCELLONA, SPAGNA
Mrs Dalloway, Madame Bovary, Maria Maddalena
Nel 2025 il regista Michael De Cock e la direttrice artistica del Teatro National de Catalunya Carme Portaceli hanno portato in scena un adattamento operistico (e rivisitazione femminista) di “Madame Bovary” al Théâtre National Wallonie-Bruxelles. La collaborazione tra i due teatri è prospera, già avevano realizzato una “Madame Bovary” in prosa e, nel 2019, un adattamento teatrale di “Mrs Dalloway”. Tornano a lavorare insieme al Teatro National de Catalunya per raccontare Maria Maddalena, “il simbolo della cancellazione delle donne dalla storia”. Si sa ancora poco della pièce, quasi soltanto la trama: Miriam, un’insegnante, arriva a Barcellona da Bruxelles per tenere una lezione su Maria Maddalena, dopo la scelta di divorziare dal marito e lasciare la figlia a casa. All’aeroporto di Barcellona, il tassista è Gesù.
PREMIÈRE 16 GENNAIO. OVLLÁ / OULU, FINLANDIA
La prima opera del mondo in sámi
Oulu è appena diventata capitale europea della cultura e già debutta al suo teatro cittadino con una produzione grandiosa. “Ovllá” è la prima opera interamente in lingua sámi settentrionale. L’opera racconta le politiche di assimilazione subite dai Sámi, una popolazione indigena dell’Artico europeo: Ovllá viene strappato ai genitori e mandato in collegio per crescere come cittadino finlandese. Da adulto, ha reciso le proprie radici e dimenticato chi è. Al centro c’è la vergogna, trasmessa di generazione in generazione: la lingua madre, motivo di discriminazione, è taciuta, fino a trasformare il silenzio e la vergogna in identità. L’opera parla di come la perdita di una lingua possa avere conseguenze sull’identità e di come le proprie radici possano essere ricostituite attraverso la lingua e le canzoni. La tensione tra le identità è infatti sanata dalla musica: da una parte il flusso libero della natura, dall’altra le strutture più rigide della musica d’orchestra della Oulu Sinfonia, al centro le voci degli joikers, i cantanti folk sámi, che si riappropriano della voce che è stata loro tolta. Un’opera polifonica che è un tentativo di affrontare la disgregazione causata dal colonialismo nell’integrità di una persona come di un paese.
17 GENNAIO. EUROPEAN FILM AWARD / BERLINO, GERMANIA
La notte luccicante del cinema europeo
Il 17 gennaio a Berlino, alla House of World Cultures, si riuniranno i cineasti europei e oltre per gli European Film Award, la notte biennale di premi organizzata dalla European Film Academy. Le candidature sono una mappa per orientarsi tra i film migliori già usciti o in arrivo in sala – per i quattro superstiti che ancora vanno al cinema. Tra i documentari candidati c’è “Pomeriggi di solitudine” di Albert Serra, ritratto del torero peruviano Roca Rey, già miglior film dell’anno per Cahiérs du Cinema, “Songs of slow burning earth” di Olha Zhurba sulla normalizzazione della guerra in Ucraina, e infine “With Hasan in Gaza” di Kamal Aljafari. Tra i candidati a miglior film: “Un semplice incidente” di Jafar Panahi, “Sentimental value” di Joachim Trier – di nuovo con l’attrice Renate Reinsve dopo “La persona peggiore del mondo”, esce a gennaio – e “Sirat” di Oliver Laxé. In questo binge watching di trailer di film non ancora in sala, merita attenzione il film d’animazione “L’Olívia i el terratrèmol invisible” di Irene Iborra Rizo, storia di una dodicenne sfrattata assieme alla sua famiglia e costretta a ricominciare in un nuovo quartiere. Il paragone con gli Oscar sembra kitsch in questo clima di divorzio transatlantico, e a suggellare il genius loci europeo dell’evento, Alice Rohrwacher riceverà l’“European Achievement in world cinema”.
23 GENNAIO-1 FEBBRAIO. CTM FESTIVAL / BERLINO, GERMANIA
Trovare un senso nella dissonanza
Alzi la mano chi non è mai stato al Berghain di Berlino – non vale averlo visto in “Dieci Capodanni” o negli aneddoti degli amici festaioli che raccontano di essere entrati al locale il venerdì e di esserne usciti la domenica, in un loop eterno di suoni, luci e stupefacenti. Il Berghain è uno dei luoghi del CTM festival, distillato puro di cultura berlinese, con un programma, un tema e una line-up intraducibili per chi non frequenta l’universo estetico ed esistenziale dell’elettronica. Online è descritto come un festival di “adventurous music and art”, il tema dell’edizione del 2026, la ventisettesima, è “dissonate < > resonate” – così sembra dall’interpretazione dei font (geroglifici) super cool del sito. Allude alla dissonanza, non caos o disturbo, ma forza generativa capace di produrre movimento, energia e coesistenza di differenze anche contraddittorie. Non si tratta di risolverla, ma di abitarla, finché inizia a risuonare. Il programma attraversa set techno, folk americano e artisti come Vv Pete, rapper australiana di origini sudanesi. Accanto ai concerti, conferenze teoriche, masterclass e workshop di produzione musicale e uso del mixer, sponsorizzati dal software per produrre musica elettronica Ableton e dal brand di mixer spaziali (dobbiamo ancora capire bene cosa vuol dire) Ambrio Sound.
30 GENNAIO-24 MAGGIO. EN CES LIEUX – JO RATCLIFFE / PARIGI, FRANCIA
Due viaggi visivi agli antipodi
Il Jeu de Paume di Parigi è stato uno dei primi spazi riconvertiti del mondo occidentale. Nato come palestra per un proto tennis nel 1862, dopo aver ospitato l’Expo e i Giochi olimpici, già dagli anni dieci del Novecento è diventato uno spazio d’arte, esponendo gli impressionisti fino all’apertura del Musée d’Orsay. Oggi è un centro d’arte dedicato alle immagini del XIX, XX e XXI secolo, anche con un cinema. A fine gennaio inaugura “En ces lieux”, mostra monografica della fotografa sudafricana Jo Ratcliffe, che ha a lungo indagato il regime di apartheid e le conseguenze della guerra civile in Angola. Eppure il suo lavoro, principalmente in bianco e nero, più che politico è intimista. Le sue foto interrogano con lirismo il paesaggio ed evocano l’assenza, la desolazione, le tracce invisibili della storia. La mostra si sviluppa attorno al concetto di luogo, centrale nel lavoro di Ratcliffe e il percorso si conclude con un lavoro inedito. In un’intervista di qualche tempo fa ha parlato proprio del rapporto con i territori che fotografa: li frequenta a lungo, spesso raggiungendoli con lunghi viaggi in auto in solitaria. Il suo immaginario si nutre in modo molto permeabile con altri linguaggi come il cinema e la letteratura (Wenders, Coetzee, Kapuscinski) più che con il giornalismo. Al Jeu de Paume, accanto a questa fotografia discreta, capace di riflettere e restituire l’invisibile, lo stesso giorno inaugura anche una fotografia chiassosa, ironica, satura: la retrospettiva “Global warning” di Martin Parr, per un viaggio cromatico agli antipodi.
24-26 GENNAIO. LA PARCELLE / MONTPELLIER, FRANCia
Il Festival del vino naturale delle donne
A Montpellier l’inverno è clemente e si prende l’aperitivo in maglietta sulla terrasse di un bar, con coquillages da Sète. E’ la belle-vie mediterranea, anche se la città è un elegante borgo medievale con una delle università più antiche d’Europa e non affaccia direttamente sul mare. Montpellier è poi casa di due saloni di vino naturale, entrambi a fine gennaio: “Les Affranchis”, il più longevo, dedicato esclusivamente agli addetti ai lavori, e “La parcelle” (che vuol dire appezzamento di terra, lotto), che offre una panoramica di aziende di vino biologico, biodinamico e naturale gestite da donne. Quote rosa nel vino naturale? Ne riparliamo con un bicchiere di crémant del Jura.