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Il sabotaggio sotto al mare

Così un’ex modella di Kyiv ha fatto esplodere il gasdotto Nord Stream, in mezzo alla tempesta e a un equipaggio con il mal di mare

DRANSKE, GERMANIA – 17 marzo 2023: In questa veduta aerea, l’Andromeda, un’imbarcazione a vela da diporto Bavaria 50 Cruiser di circa 15 metri, si trova in un bacino di carenaggio sul promontorio di Bug, sull’isola di Rügen, nei pressi di Dranske, in Germania. Secondo quanto riportato dai media, gli investigatori tedeschi hanno recentemente perquisito l’imbarcazione e sospettano che un equipaggio di sei persone l’abbia utilizzata per raggiungere il Mar Baltico e collocare gli esplosivi detonati nel settembre 2022 sul gasdotto Nord Stream, provocando ingenti danni. Gli investigatori avrebbero rinvenuto tracce di esplosivo sul tavolo all’interno dello yacht. Sebbene le prime risultanze indichino un possibile collegamento ucraino con l’operazione di sabotaggio, restano ancora molti interrogativi irrisolti. (Foto di Sean Gallup/Getty Images)

Le onde erano alte più di due metri e scuotevano la barca a vela come un guscio di noce. Il Mar Baltico era diventato del colore dell’inchiostro. Sottocoperta, sullo yacht Bavaria C50, lungo appena 15 metri (50 piedi) e dotato di cinque piccole cabine, un equipaggio ucraino di subacquei aspettava nervoso. Lo skipper aveva visto di molto peggio nella sua vita e, prima della guerra, a volte gli piaceva portare i suoi clienti quando c’erano tempeste lievi. Ma ora era preoccupato.
“Questo non è il momento di immergersi. Siete sicuri?”, urlò. Non lo erano. Uno dopo l’altro i sommozzatori votarono per interrompere la missione e tornare in porto.

Poi l’unica donna tra loro, una donna sulla trentina, si alzò. La chiamerò Freya. Doveva gridare sopra il vento per farsi sentire. “Lasciami andare da sola, finirò in fretta”, disse. Gli uomini si guardarono a disagio. Il suo compagno di immersioni alzò la mano. Lui non voleva scendere in acqua, ma non le avrebbe permesso di correre quel rischio senza di lui. Salirono sul ponte e si prepararono con la massima cura: era difficile stare in equilibrio e le onde spruzzavano acqua nella cabina. Ogni subacqueo trasportava oltre 80 chilogrammi di attrezzatura – nel caso di Freya, era più del peso del suo corpo. Sott’acqua il carico scompariva come se fosse stato sollevato da una mano magica, ma sopra era difficile fare un solo passo. Il compagno di Freya entrò per primo in acqua e preparò la bomba, un dispositivo improvvisato ricavato dal serbatoio di respirazione di un subacqueo, del peso di altri 40 chili. “Sarà divertente”, urlò Freya chiamandolo, poi si buttò.
Freya – il cui nome, come quelli dei suoi compagni sabotatori, è nascosto per motivi di sicurezza – era nata a Kyiv a metà degli anni Ottanta ed era stata cresciuta principalmente da sua madre. Kyiv negli anni 2000 era un luogo selvaggio, inondato di denaro dei baroni predatori usciti dalle macerie del comunismo sovietico. Questi soldi  avevano creato un nuovo tipo di vita notturna in cui Freya si era lanciata a capofitto. Giovane, straordinariamente bella e con abiti glitterati, era una presenza fissa nei nightclub della capitale. Occasionalmente lavorava come modella e una volta era comparsa sulla copertina di una rivista erotica. In quel periodo, quando aveva 20 anni, andò a fare immersioni per la prima volta al largo della costa del Mar Nero: fu amore a prima vista. Lasciò il suo lavoro e divenne istruttrice subacquea, finanziandosi viaggi in Egitto, Spagna, Messico, Tailandia. I suoi amici con cui ho parlato dicono che era l’incarnazione di zhyttyeradisna, una parola ucraina che significa “piena di amore per la vita”.
Questa esistenza spensierata andò in frantumi quando la Russia invase l’Ucraina nel 2014. Una delle sue amiche più care e compagna di immersioni, della Crimea, non potè più tornare a casa e divenne un’attivista raccogliendo fondi per le truppe ucraine. Anche Freya si mise a farlo. Quando il 24 febbraio 2022 iniziò l’invasione russa su vasta scala, si trovava insieme ad altri ucraini in un tour subacqueo dall’altra parte del mondo. Avrebbero potuto rimanere sani e salvi all’estero, invece si affrettarono a tornare a casa. La sua esperienza nelle immersioni non era più utile a nessuno, così Freya e alcuni amici fondarono un ente di beneficenza per aiutare le vittime dell’aggressione russa.
Poi, nell’aprile 2022, un’oscura unità dei servizi speciali la contattò tramite un conoscente del mondo delle immersioni. Alla fine si scoprì che le sue competenze specialistiche erano necessarie.
Due alti ufficiali dell’intelligence, che chiamerò Generale e Colonnello, avevano ideato un piano per colpire le entrate che la Russia utilizzava per finanziare la sua guerra. Poiché non trovavano le competenze necessarie all’interno dell’esercito, avevano deciso di reclutare subacquei civili. L’operazione era pericolosa e potenzialmente mortale, dissero a Freya. “Dove si firma?”, rispose lei.
La missione era audace. L’equipaggio appena messo insieme avrebbe dovuto attaccare il gasdotto russo Nord Stream del valore di 20 miliardi di dollari, lungo più di 1.200 chilometri,  che trasportava gas in Europa. Il secondo obiettivo era TurkStream, un oleodotto più piccolo che collega la Russia alla Turchia sotto il Mar Nero, costato circa 8 miliardi di dollari. Nel 2022 la Russia forniva quasi la metà delle importazioni europee di gas e gran parte di esso viaggiava attraverso questi due sistemi di gasdotti. Il Nord Stream non è un unico condotto, bensì quattro: due serie del Nord Stream 1, il vecchio condotto, e due del Nord Stream 2, che corrono per centinaia di miglia sotto il Baltico, dalla Russia alla Germania. Ogni tubo d’acciaio è largo circa 1,2 m, rivestito in cemento e progettato per trasportare il gas russo direttamente in Europa. Il primo inizia a Vyborg, vicino al confine con la Finlandia, il secondo nella vicina Ust-Luga, vicino al confine estone. Entrambi finiscono a Lubmin, in Germania.

Un vecchio ingegnere esperto in esplosivi che consigliava i sabotatori disse che praticando anche solo un piccolo foro in una conduttura pressurizzata avrebbe scatenato una reazione che avrebbe squarciato i tubi, come quando si buca un palloncino. L’ingegnere suggerì di riempire il serbatoio per la respirazione con una miscela di octogeno ed esogeno, esplosivi potenti ma altamente stabili e facilmente maneggiabili. Poi andava impostato un timer. L’obiettivo era dirigere l’energia dell’esplosione in modo sufficientemente diretto da perforare il tubo, che si sarebbe rotto per la pressione.
I subacquei si erano addestrati in una vecchia cava di granito piena d’acqua a 80 miglia a ovest di Kiyv. Poi dovettero restare in attesa per più di tre mesi mentre la missione veniva ripetutamente rinviata.

Nelle prime ore del 26 settembre del 2022, la Danimarca fece decollare alcuni aerei da combattimento per indagare su una misteriosa perturbazione rilevata nel Mar Baltico. La prima esplosione avvenne a causa dell’ultimo degli otto ordigni piazzati dai sabotatori. Alle 2.03 ora danese, appena a sud di Bornholm, la bomba posizionata sulla linea A del Nord Stream 2 esplose. L’ondata cinetica diretta nel giunto tra due segmenti di tubo creò un flusso di acciaio fuso che agì come una lama supersonica, tagliando il tubo con precisione chirurgica – esattamente come previsto. Quella piccola incisione innescò una reazione a catena di violenza devastante. L’esplosione recise completamente il tubo.

La preparazione della missione è durata solo poche settimane ed è costata solo 250 mila dollari. C’è stata una pianificazione meticolosa e ingegnosa, oltre a forti bevute, caos e qualche rivolta. Non esisteva alcun piano B. Nessuno è morto, è rimasto ferito o è stato catturato. Ma l’operazione ucraina ha avuto un effetto che i suoi pianificatori e autori non avevano mai realmente contemplato: ha oltrepassato una linea rossa nel conflitto moderno. Le infrastrutture critiche, un tempo considerate off-limits, sono diventate un bersaglio. Questo sabotaggio ha contribuito a creare il mondo di una guerra ombra, in cui oleodotti, cavi di acque profonde o petroliere possono essere colpiti con relativa impunità, introducendo nuova incertezza nell’ordine globale.
Quando l’Amministrazione Trump ha avviato i negoziati con Mosca lo scorso anno sulla pace in Ucraina, la Russia ha avanzato una condizione non negoziabile: la riapertura dei gasdotti Nord Stream come parte di qualsiasi accordo di pace. Successivamente un consorzio di imprenditori statunitensi, così come alcune persone legate all’Amministrazione Trump, hanno proposto un accordo per l’acquisto del gasdotto Nord Stream 2. In questo modo l’infrastruttura non sarebbe più russa. Lo stesso Vladimir Putin è d’accordo: vendere i gasdotti agli americani e isolare il futuro commercio del gas da ulteriori sanzioni. Ho chiamato il Generale per parlargli di questo piano. Mi ha ascoltato con attenzione. “Ma mio caro Bojan, non perderci il sonno su questa cosa”, mi ha detto, “lasciamo assolutamente che lo aggiustino. Così possiamo farlo saltare in aria di nuovo”.

Questo saggio è adattato dal libro “The Nord Stream Conspiracy: The Inside Story of the Explosions That Shook the World” (Hutchinson Heinemann) di Bojan Pancevski,  pluripremiato capo corrispondente politico per l’Europa del Wall Street Journal, dove si occupa di politica europea e affari internazionali.