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Agenda europea

A fine agosto, il formato “Gymnich” discute di Ucraina e Gaza

Il castello Gymnich © Getty

Tradizionalmente agosto è un mese di riposo per l’Unione europea. Nessuna riunione ufficiale è programmata. Il Parlamento europeo è chiuso. Gli uffici della Commissione sono praticamente vuoti. Basta un solo commissario per assicurare la “permanenza”, mentre la presidente Ursula von der Leyen può trascorrere un paio di settimane di vacanze nella sua casa di famiglia vicino a Hanover, in Germania, dove potrà preparare il discorso sullo Stato dell’Unione del 9 settembre. Perfino gli ambasciatori dei ventisette stati membri si permettono alcuni giorni di mare e montagna, anche se sono sempre pronti a rientrare in caso di emergenza. Solo alla fine di agosto, l’attività delle istituzioni dell’Ue riprende lentamente. Il primo e unico appuntamento sarà la riunione informale dei ministri della Difesa e di quelli degli Esteri, che si terrà tra il 28 e il 30 agosto a Copenhagen. Il formato si chiama “Gymnich”, dal nome di un castello Erfstadt in Germania, che ospitò la prima riunione informale dei ministri degli Esteri nel lontano 1974.

La presenza a Copenhagen dei ministri della Difesa al fianco dei capi delle diplomazie è dovuta all’Ucraina, che rimane la priorità numero uno dell’Ue. Gli europei sono riusciti a guadagnare tempo, evitando il totale disimpegno di Donald Trump. Ma la situazione sul campo di battaglia rimane precaria per gli ucraini. L’Ue non è più in grado di garantire il finanziamento di aiuti militari a causa dei veti dell’Ungheria. Viktor Orbán blocca anche i negoziati di adesione con Kyiv. Nuove sanzioni diventano sempre più difficili da approvare per i “no” non solo del premier ungherese, ma anche del suo collega slovacco, Robert Fico. I ministri degli Esteri e della Difesa dovranno dar prova di creatività per mettere in piedi delle coalizioni dei volenterosi che siano sufficientemente solide da permettere all’Ucraina di continuare a resistere anche senza Trump.

Tuttavia è la guerra di Israele contro Hamas a Gaza che rischia di prendere il sopravvento al Gymnich di Copenhagen. I ministri degli Esteri dell’Ue erano riusciti a rinviare una decisione su possibili sanzioni contro il governo di Benjamin Netanyahu grazie a un accordo raggiunto dall’Alto rappresentante, Kaja Kallas, con Israele per garantire un miglioramento sostanziale della situazione umanitaria nella Striscia. L’accordo a luglio non ha portato a risultati. Alcuni Stati membri chiedono di sospendere in toto o in parte l’accordo di associazione Ue-Israele. La prima occasione per discuterne sarà alla riunione informale di fine agosto. A meno che Kallas non decida di interrompere le vacanze degli ambasciatori per farli tornare a Bruxelles prima.