Quando Oulu è stata scelta come “Capitale europea della cultura per il 2026”, la massiccia invasione putiniana dell’Ucraina non era ancora cominciata. Qualcuno poteva vedere, nella scelta di una cittadina finlandese la cui regione confina con la Russia, quasi un tentativo di allargare il concetto di Europa, invitando le nazioni vicine a visitarla. Da un lato i boschi pianeggianti di betulle, dall’altro il mare del Golfo di Botnia, da cui si può arrivare in barca dalla Svezia, e sopra, nelle ore giuste, l’aurora boreale, Oulu si trova tra le regioni urbanizzate del sud e la Lapponia innevata. Ha più o meno la popolazione di Padova e qui si tiene la più grande competizione globale di AirGuitar (saltellare e far finta di suonare una vera chitarra), da qui arrivano varie band heavy metal, orgoglio locale, e ci sono grosse comunità di Sami, la minoranza etnica del nord. Ma la cosa più importante della città è la sede della Nokia, l’azienda di telefoni cellulari che per alcuni decenni ha conquistato il mondo, e su cui a lungo si è basata l’economia locale, almeno fino all’arrivo degli smartphone americani e cinesi. Secondo i calcoli oggi 3 miliardi di persone usano tecnologie che sono state sviluppate in questa piccola Silicon Valley scandinava. Ora, con una nuova mega sede-campus-fabbrica appena inaugurata dal presidente finlandese Alexander Stubb, Nokia si concentrerà soprattutto sul 5G e sull’intelligenza artificiale.
“Essere capitale europea ci rende orgogliosi, sarà un anno pieno di eventi e celebrazioni, arte, cultura e musica”, dice al Foglio Europeo il sindaco della città, Ari Alatossava, eletto l’anno scorso, figlio di un formaggiaio cresciuto a due passi dal confine sovietico e arrivato a Oulu negli anni Novanta per studiare nella sua rinomata università. “Oulu è nota per la tecnologia e l’innovazione, ma da l’anno prossimo sarà conosciuta anche per la sua cultura”, continua Alatossava. “La cosa importante è che i cittadini si uniscano, è l’anno di tutti i cittadini di Oulu, e anche delle 39 municipalità della regione”. Annunciati per il programma annuale ci saranno anche un’opera lirica Sami, la prima della storia, un’estensione del già visitatissimo festival delle luci, il Lumo, dove la città nei mesi bui invernali si riempie di installazioni luminose, e vari festival di jazz e attenzione alle tematiche ecologiche, visto che lo slogan della manifestazione è “Cultural Climate Change”. Un highlight del programma del ’26 sarà “Layers in the Peace Machine”, un’installazione mediale immersiva e multidisciplinare situata dentro il municipio della città, a due passi dall’ufficio di Alatossava. La macchina farà ai partecipanti domande sulla pace, costruendo un mutevole database per capire meglio quali sentimenti e sensazioni ci porta questo concetto. Il machine learning creerà un processo dinamico in base alle interazioni arrivando a delle possibili soluzioni. “L’avevamo pensata prima dell’invasione dell’Ucraina”, dice il sindaco. La macchina è basata sugli scritti dello scienziato e informatico Timo Honkela, morto nel 2020, convinto che l’intelligenza artificiale potesse aiutare nel processo di pace. “E’ un modo per tornare ai valori originari dell’Unione europea, e questo può essere un pezzettino del processo”, ci dice Alatossava. Non avete paura della Russia, essendo così vicini? “No”, risponde lui fermo. “Siamo nella Nato. Da due anni. E ora siamo più tranquilli. Unirsi alla Nato ha cambiato il mindset di tutta la Finlandia. Non abbiamo paura”.
Nonostante questo nelle città ci sono grossi rifugi antiatomici pronti per essere usati. A Oulu ne è stato di recente costruito uno, gigantesco, scavato sotto 30 metri di roccia, che in tempo di pace si usa come parcheggio, e dove si terranno alcune performance dell’anno prossimo. “Dobbiamo essere preparati, è anche per questo che siamo nella Nato”, dice il primo cittadino, che torna a parlare della forza della Ue: “La ricchezza dell’Europa sono le culture e i background diversi di 500 milioni di persone”.
A Oulu sono arrivate varie famiglie ucraine, in fuga dal conflitto, “ma la maggior parte poi va intorno a Helsinki”, dice, “al sud”. In città però si vedono gli effetti, nell’offerta culinaria, di una recente immigrazione, “soprattutto dall’Asia: India, Pakistan, Sri Lanka”. Ed è questa immigrazione che viene sfruttata dall’estrema destra che anche qui si fa sentire alle elezioni. “Ma molti immigrati sono studenti, attratti dagli ottimi programmi di ingegneria”. Uno dei pochi gesti di violenza recenti nella placida Oulu è stato nei confronti di un immigrato. Il partito nazionalista euroscettico è entrato con sette ministri nella coalizione di governo formatasi nel 2023. Ma il sindaco, membro di un partito centrista, è tranquillo. “Alle ultime elezioni in realtà i partiti di ultradestra hanno preso meno rispetto alle precedenti elezioni. Anche se si sentono sempre più discorsi razzisti in giro, o si vede l’immigrazione come una minaccia, stanno perdendo voti. Una persona su dieci, in Finlandia, non li vota”.
La speranza del sindaco, e di molti abitanti, è che si crei un effetto Matera su Oulu, e che diventi un posto turistico, attraente, dove girare i prossimi film di 007, dopo essersi fatta conoscere come capitale europea della cultura. “Secondo molti studi Oulu è la tredicesima città più felice del mondo”, dice il sindaco con un sorriso. “Spero che dopo l’anno prossimo questo spirito continuerà, e che, anzi, magari arriveremo al dodicesimo o all’undicesimo posto”. Ma cosa rende Oulu, e la Finlandia, così felici? “Un ambasciatore giapponese che è stato qui qualche anno fa mi diceva sempre che è tutta una questione di sicurezza, e di fiducia. Qui ci fidiamo l’uno dell’altro, ci fidiamo delle istituzioni, della polizia, qui non c’è praticamente corruzione”, dice Alatossava. “Tutto questo rende la tua vita molto stabile. E se la tua vita è stabile e sicura puoi essere fiducioso che il futuro sarà migliore. E’ questo che ti rende felice”. Essere ottimisti? “Sì, l’ottimismo è felicità”.