Cerca

Urbanistica tattica a Kyiv

Anche una panchina può rendere più vivibile una città in guerra

di Mikael Colville-Andersen, urbanista, documentarista, scrittore e conduttore tv
©Coolville Design Lab

Nello storico quartiere di Podil, a Kyiv, su 11 mila metri quadrati di asfalto post sovietico rovente, si è sviluppata una storia inaspettata. Pezzo dopo pezzo, abbiamo costruito quello che è probabilmente il più grande progetto di urbanistica tattica al mondo. Il progetto TORV Kyiv è stato reso possibile grazie al generoso sostegno di Novo Nordisk, Carlsberg Ukraine, Gau Fonden, Bosch, Negrich Workshop, Dsv Global. Qui non siamo in un’ordinata capitale europea o in un laboratorio di design della West Coast. Kyiv è una città sotto assedio: ondate regolari di droni e missili colpiscono le infrastrutture civili. Qui l’urbanistica tattica viene messa alla prova sotto le bombe. Non ci sono rendering patinati che accumulano polvere, c’è urgenza, ci sono compensato e sudore, volontari che dipingono e costruiscono dopo notti insonni: riappropriarsi dello spazio pubblico non un giorno, ma adesso. Il placemaking non è un lusso, è un’ancora di salvezza. Una panchina nel posto giusto è salute pubblica. Una zona d’ombra è giustizia sociale. Una piazza accogliente che pulsa di movimento, riposo e ritualità è il modo in cui una città ricorda chi è, specialmente una città che vive un’invasione. Quindi riempiamo il vuoto con il volume, trasformiamo l’asfalto passivo in possibilità attiva. E la tela è immensa, undicimila metri quadrati di abbandono.

Non siamo in un lembo casuale della città: piazza Kontraktova è il cuore storico della città bassa di Kyiv. Podil è dove Kyiv è nata. Già nel VI secolo in questo punto c’erano un mercato, delle strade, dei palazzi e il commercio. Per un millennio ha alimentato l’economia di Kyiv, dove merci e idee si muovevano tra Scandinavia e Bisanzio, Asia e Atlantico. Poi l’èra tardo-sovietica ha asfaltato il cuore, e dall’indipendenza è rimasto a cuocere al sole. Questa è la Place de la République di Kyiv, Times Square, lo Zocalo, ma era stata svuotata della vita. Qualcosa doveva cambiare qui, proprio qui. Non volevo monumenti. Volevo creare le condizioni per vivere: in una zona di guerra, il design a misura d’uomo è un omaggio alla normalità, una silenziosa ribellione contro la disperazione.

L’unico approccio praticabile su un sito così vasto, in un contesto tanto emergenziale, era l’urbanistica tattica: velocità, semplicità, scala. Interventi temporanei a basso costo come vernice, panchine, fioriere e installazioni pop-up, per testare e trasformare lo spazio in tempo reale. Prototipare, osservare, adattare, ripetere. Trattare la città come un sistema vivente, non come un oggetto fisso. In Ucraina, dove l’incertezza è costante, questa non è una moda, è essenziale. TORV Kyiv è stato concepito come un esperimento dal vivo, non come un prodotto finito. Funzione prima della perfezione. Feedback e flessibilità prima della definitività. Otto mesi di pianificazione sono iniziati a settembre 2024 e in una situazione normale avrei avuto bisogno di un team di dieci persone a tempo pieno per sei mesi, ma eravamo solo in tre: io, un coordinatore e un architetto alla prima esperienza. Eravamo sostenuti da volontari instancabili, certo, ma questo progetto avrebbe richiesto uno sforzo massiccio. Abbiamo mappato, osservato, discusso. Abbiamo organizzato workshop con abitanti, studenti e imprenditori. Lo scetticismo si è addolcito, è diventato curiosità. Le persone chiedevano panchine, ombra, ping pong, pétanque, scacchi. Attività a basso impatto e riposo dignitoso. Le abbiamo ascoltate.

Abbiamo lavorato con quello che avevamo – vernice, legno, ponteggi, alberi in vaso – e abbiamo progettato tutto per essere modulare, mobile e facile da assemblare dai volontari. Niente scavi, niente fondamenta, niente attese che i permessi arrivassero. Solo idee rese fisiche, pezzo dopo pezzo. Il processo è stato improvvisato ma deliberato. Ogni elemento doveva servire molteplici vite: panchine che fungono anche da fioriere, ombra che viaggia, materiali che possono essere riutilizzati altrove quando il progetto finirà. Abbiamo testato, osservato e aggiustato. Quando qualcosa non funzionava, lo cambiavamo. Quando le persone usavano le cose in modi nuovi, imparavamo da loro. Il colore ha spezzato la monotonia del grigio, la geometria ha ricavato spazio dal caos, e la struttura ha dato forma alla comunità. La trasformazione della piazza non riguardava la decorazione – riguardava la prova. La prova che uno spazio pubblico può rinascere rapidamente, economicamente e magnificamente, anche sotto il peso della guerra. Che un design semplice e flessibile può rinfrescare il calore, invitare al movimento e restaurare un senso di appartenenza.

Poi il cambiamento ha iniziato ad avvenire, non appena sono state installate panchine e ombra. I bambini si arrampicavano, gli studenti si rilassavano, i genitori si riunivano. Gli haters sono rimasti in silenzio di fronte all’evidenza vissuta. La parete da arrampicata si è innalzata, i tavoli da ping-pong raramente sono rimasti vuoti, e i nuclei verdi e ombreggiati si sono riempiti di cittadini. Il movimento è tornato. La conversazione è seguita. Il linguaggio di design danese-ucraino è semplice, elegante e soprattutto accessibile. Ciò che lo ha reso straordinario non sono stati i nostri schizzi tracciati velocemente al posto di progetti dettagliati. E’ stato che questo si è concretizzato in una guerra, con tre persone a guidare un esercito appassionato di volontari, combattendo la burocrazia post sovietica e credendo ostinatamente che fosse importante. Ogni piccola vittoria – ogni permesso firmato, ogni fioriera costruita, ogni volontario che tornava – lo spingeva avanti. Pezzo per pezzo, è diventato reale.

E ce l’abbiamo fatta, aprendo a luglio 2025, contro ogni previsione. Ora le persone non solo usano lo spazio – se ne prendono cura. Si riuniscono con amici e vicini. Raccolgono la spazzatura. Lasciano liberi i loro bambini. TORV Kyiv non è più nostro. Appartiene alla città. La connessione ha portato alla cura. In una città sotto stress, la cura è resilienza.

TORV Kyiv non è finito. E’ un test sul campo all’aria aperta, costruito per osservare, imparare e aggiustare. Le linee del desiderio si stanno incidendo nella vernice. Il progetto sarà smantellato a settembre 2026. Quando il compensato sarà andato, ciò che dovrebbe rimanere è la cosa più importante: un pubblico che sa che qualcosa di meglio è possibile, ed è pronto a chiedere una soluzione duratura. New York City ha fatto un intervento simile a Times Square nel 2008, chiudendo le strade alle auto, mettendo fuori sedie e tavoli temporanei. E’ stato un successo e l’hanno reso permanente anni dopo. La differenza? Noi abbiamo lavorato in una zona di guerra, esclusivamente con volontari, esausti dopo notti incessanti di missili e droni che martellano la città. L’abbiamo fatto con le sirene antiaeree che riecheggiavano sugli edifici circostanti.

Lavorare con l’urbanistica in una zona di guerra mi ha insegnato tanto. Ora so che l’urbanistica è molto più di uno strumento prezioso per rendere le città migliori. E’ una medicina che può lenire e persino guarire. E’ un superpotere che può sbocciare e fiorire tra le macerie della guerra. L’urbanistica è la resistenza contro l’invasione militare, il disastro e la crisi e certamente contro la crisi climatica che si aggrava. Il placemaking è la musica della speranza in qualsiasi città del mondo: in una zona di guerra, la melodia è più dolce.