Sulla strada per il lago Maggiore, in provincia di Varese, l’autista accompagna le curve con sicurezza e racconta volentieri la storia dell’area: “Qui c’era un’economia di sussistenza. Se te la passavi bene, avevi qualche mucca o capra, e riuscivi a produrre un po’ di formaggio da vendere. Poi con Ispra-1 e il CCR è cambiato tutto”. Ispra-1 è stato il primo reattore nucleare di ricerca italiano ed europeo, attivo dal 1959 al 1973. Dal 1960 l’impianto è diventato di pertinenza europea e ha aperto il Centro Comune di Ricerca (Nucleare), il Joint (Nuclear) Research Centre, JRC, che ha formato una generazione di eccellenza di scienziati e tecnici italiani ed europei. Poi i reattori hanno chiuso, c’è stata Chernobyl e il nucleare italiano è stato dismesso, ma il JRC è rimasto: oggi è il terzo sito più grande della Commissione e, con 200 edifici e 2.700 persone, uno dei campus di ricerca più avanzati d’Europa e del mondo. Produce evidenza scientifica per sostenere le politiche europee.
A settembre a Ispra ha inaugurato il Security Research & Innovation Campus, un’iniziativa della Commissione, nell’ambito del programma Protect Eu, per rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione di fronte a questioni con cui dobbiamo misurarci con pragmatismo: le conseguenze del cambiamento climatico, come incendi e inondazioni, l’invasione russa dell’Ucraina, gli attacchi ibridi, i cyberattacchi, i droni che sconfinano, i flussi migratori, la disinformazione e l’AI, le minacce alle infrastrutture, la dipendenza energetica. Il campus mette insieme la migliore comunità scientifica sulla sicurezza intorno a sei aree tematiche di intervento, ovvero border management, crisis management, difesa, sicurezza interna, sicurezza nucleare, spazio-connettività-quantum, per contribuire strategicamente con la ricerca all’indipendenza europea. Lo spirito, spiega il direttore Bernard Magenhann, è superare le barriere della ricerca nazionale e lavorare in cooperazione come Unione, portando nello stesso luogo scienziati, investitori, industria, infrastrutture edili, aziende e start up, con la scienza politica, in collaborazione con agenzie come l’Agenzia Spaziale Europea o Europol. Comportarsi come un ecosistema unito, non frammentato, un acceleratore per trasformare le idee in soluzioni operative. Per Magnus Brunner, Commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione, il campus è soprattutto la chiave per la sovranità e l’indipendenza europea. Dice che costruire soluzioni europee che ci rendano più indipendenti e sicuri di noi non è isolazionismo, ma consapevolezza e capacità di stare sulle proprie gambe, poiché se ciò che serve ai cittadini europei è progettato e controllato altrove, può essere spento in qualsiasi momento, come abbiamo imparato con Putin e con i rapporti sfilacciati con l’America di Trump. Brunner sottolinea che il JRC dà all’Europa indipendenza scientifica, conoscenza e strutture molto avanzate per portare avanti ricerca e sperimentazione, costruendo ponti con industria e policy e anticipando come la tecnologia disegnerà il mondo di domani, dalla giustizia alla sicurezza, dall’intelligenza artificiale ai droni, dalla comunicazione criptica alla manipolazione di informazioni, e quindi aiutando a progettare infrastrutture più resilienti, per proteggerci dai terremoti come dalla disinformazione.
Nella pratica, nei JRC di Ispra e degli altri siti europei, si studiano i flussi migratori per poter prevedere e dunque evitare disastri umanitari come Ceuta; si studia come decrittare i messaggi delle reti criminali; si formano i professionisti che tracciano il materiale nucleare che tenta di superare la frontiera; si monitorano gli algoritmi per verificarne la conformità ai criteri di sicurezza e trasparenza europea; e con il futuro Quantum Communication Lab si garantiranno telecomunicazioni sicure grazie alla tecnologia quantistica.
I laboratori sono impressionanti. Lo European Crisis Management Laboratory porta avanti simultaneamente ricerca su crisi causate da disastri naturali (un multischermo da film spielberghiano mostra dei dati elaborati sull’inondazione in Nepal), guerre (sullo schermo c’è il fronte in Ucraina), e crisi umanitarie, raccogliendo, sintetizzando e rendendo intellegibili dati per la Commissione e per entità statali in tempi molto rapidi, aiutando i processi decisionali. In un altro laboratorio una Hopkinson Bar lunga 200 metri (le altre nel mondo sono lunghe di solito 10) testa il comportamento di materiali sottoposti a carichi dinamici molto veloci, come l’impatto di un incidente, un proiettile o un missile. E’ come un sofisticatissimo giocattolo che simula l’impatto di una massa che colpisce un’altra massa a cento chilometri all’ora. In un altro laboratorio, un hangar capace di contenere un palazzo di quattro piani, il JRC studia con un reaction wall la resilienza degli edifici. Un prototipo in scala reale (di un palazzo, la porzione di un ponte, viadotto, tunnel, persino l’arco di una chiesa) viene collegato a pistoni che simulano l’ondulazione di un terremoto, fino al collasso. I materiali da testare sono selezionati con bandi aperti, è probabile che arriverà più ricerca militare, ma gli scienziati insistono che a loro interessa la sollecitazione del materiale, non la causa della sollecitazione. Lo European Microwave Signature Laboratory sembra invece una camera insonorizzata da studio di registrazione, ma è una cupola anecoica all’avanguardia per test su microonde e radiofrequenze, che aiuta la navigazione e comunicazione satellitare (Galileo e GNSS), e lo spettro radio europeo. In italiano: i segnali arrivano nella cupola, che li ripulisce dai riflessi, anche in condizioni di jamming o spoofing, due tecniche di interferenza elettronica che si usano per disturbare o ingannare. Fa parte di TOSCA, il nuovissimo ecosistema dal nome poetico di sei laboratori messi insieme per rendere sicure e affidabili le comunicazioni europee, a supporto anche del programma IRIS², una costellazione di satelliti europei il cui lancio è previsto per il 2029. L’Europa ha i laboratori, le infrastrutture, la ricchezza, l’energia, il talento delle persone, un sapere scientifico pubblico (il 93 per cento delle pubblicazioni di JRC lo è) per prosperare, l’apertura del campus è un passo verso quello che le manca: la sicurezza in sé stessa e un po’ di glamour nel raccontarsi. Ecco una storia glamour: 27 teste diverse che si mettono insieme per scoprire cose nuove.