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Da Kyiv

In Ucraina l’Europa deve essere coraggiosa. Non si può perdere tempo

di Dmytro Kuleba, ministro degli Esteri ucraino dal 2020 al 2024
Un soldato di un’unità di drone a fibra ottica della 93esima brigata testa un drone prima di portarlo al fronte nel Donetsk © Getty

Mosca potrebbe provocare una crisi negli stati baltici con il pretesto di “proteggere la popolazione russofona”, in modo simile all’operazione che il  Cremlino fece nel 2014 per annettere la Crimea. Questa non è una mia affermazione, né una dichiarazione di funzionari ucraini. E’ la posizione ufficiale del capo del Servizio federale di intelligence tedesco, Bruno Kahl. E riecheggia gli avvertimenti già espressi da molti altri alti funzionari, in particolare nei servizi segreti e nelle Forze armate di tutta Europa. E rispecchia quel che sento da mesi da parte di parecchi colleghi europei.

Bisogna dire chiaramente ai cittadini che esiste una minaccia di attacco russo, ed è adesso. Si tratta di una responsabilità immediata dei leader dell’Unione europea, perché la risorsa più vitale di cui gli europei hanno bisogno oggi è il tempo.

E questo tempo, in questo momento, riusciamo a guadagnarlo grazie alle forze armate ucraine e al popolo ucraino.

Comprendo, tuttavia, che molti governi europei sono sotto pressione da parte delle loro opinioni pubbliche. La guerra in Ucraina si trascina, e pochi vogliono immaginarsi una guerra nelle proprie strade. I populisti promettono soluzioni facili. Tuttavia, nel prossimo futuro, l’Europa dovrà concentrarsi su diverse aree critiche della politica estera e della sicurezza.

Primo: il sostegno all’Ucraina sia finanziario sia militare. Mentre i soldati ucraini rischiano la vita ogni giorno, affrontando un nemico numericamente superiore, le nostre scorte di armi si stanno esaurendo. Il tempo equivale a vite umane. E ogni ritardo ha un costo.

Non potete immaginare quanto siano vitali sistemi come Iris-T, Samp/T o Patriot per milioni di persone che vivono a Kyiv, Leopoli, Kharkiv e in altre città ucraine – o quanto siano importanti i sistemi Caesar, gli obici Fh70, vari tipi di munizioni, veicoli ed equipaggiamenti per le centinaia di migliaia di soldati che difendono le nostre posizioni nei pressi di Pokrovsk, Kramatorsk, Zaporizhzhia e Sumy.

Ecco perché è fondamentale continuare le forniture di armi e attuare i piani che abbiamo sviluppato in anni di partenariato. Le capacità e il potenziale dell’Europa non sono inferiori a quelli della Russia. Ciò che conta ora è la volontà politica e i passi concreti per accelerare la fornitura di armamenti.

Secondo: mantenere la rotta verso l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione europea. Nonostante tutte le difficoltà, gli errori da parte nostra o le resistenze di alcuni membri dell’Ue, l’Ucraina deve continuare il suo cammino verso l’Unione. Non si tratta solo di economia, diplomazia o politica – è una questione di scelta civile e culturale per la nostra nazione. E l’Ue ha bisogno dell’Ucraina. Una delle lezioni più chiare di questa guerra è: dove non arrivano i valori e le regole europee, arrivano i soldati russi, creando una minaccia diretta alla sicurezza e alla prosperità dell’Europa.

L’Ucraina non chiede trattamenti speciali. Siamo pronti a rispettare ogni passaggio richiesto. Ma chiediamo che le decisioni politiche non vengano ritardate quando le condizioni sono soddisfatte. L’integrazione dell’Ucraina non è solo un allargamento dell’Ue. E’ un rafforzamento dell’Europa – sotto il profilo demografico, economico e della sicurezza.

Terzo: l’Europa deve smettere di essere soltanto un “importatore di armi americane”. Deve diventare produttrice. Costruire una propria industria della difesa non è solo una questione di capacità militare, ma anche di sovranità. Se non si è in grado di produrre in modo rapido e su larga scala ciò che serve per difendere i propri valori, quei valori possono andare perduti. L’autonomia strategica non è un concetto astratto – è la capacità concreta di rifornire gli alleati in un momento critico. E quel momento è arrivato.

Gli ostacoli burocratici devono essere rimossi e l’Ue deve sviluppare un piano comune per l’industria della difesa che includa non soltanto i produttori nazionali, ma anche le imprese del settore difesa ucraina. Questo non solo contribuirà a rifornire in modo più efficiente le Forze armate ucraine, ma rilancerebbe anche l’economia della difesa europea nel lungo termine.

Oggi l’Ucraina è un centro non solo di operazioni militari, ma anche di innovazione. Le nostre startup nei settori dei droni, della difesa aerea, della cybersicurezza e della logistica stanno già creando soluzioni che stanno cambiando il volto della guerra moderna. E’ ora di riconoscerlo: integrare le tecnologie di difesa ucraina offre all’Ue un vantaggio fondamentale nella nuova realtà.

I prossimi mesi saranno caratterizzati dall’incertezza strategica. E sappiamo bene che in questi periodi si è spesso tentati di fermarsi, di aspettare, di rimandare le decisioni. Ma è proprio nei momenti di turbolenza che serve la chiarezza strategica.

Se l’Unione europea vuole restare soggetto – e non oggetto – della geopolitica, deve agire ora. Sostenere l’Ucraina significa non dare a Putin alcuna possibilità di vittoria e impedirgli di trovarsi alle frontiere della Polonia tra un anno.

Aumentare la produzione significa prepararsi a un lungo percorso, rafforzando le capacità difensive di Italia, Germania, Francia e degli altri paesi europei. Integrare l’Ucraina significa scegliere la forza dell’unità.

Non parlo come diplomatico. Parlo come cittadino di un paese che ogni giorno paga con il sangue per i nostri valori condivisi. Ma parlo anche come europeo che crede che l’Europa possa essere coraggiosa.

L’Europa non è solo un mercato. E’ una comunità. Una comunità che stiamo costruendo insieme oggi  a Kyiv, Roma, Varsavia, Berlino, Parigi, Bruxelles. E in ogni città dove le persone capiscono che la libertà non è garantita: deve essere difesa.