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Il presidente dell'Eurogruppo

Kyriakos Pierrakakis, che storia europeissima

Il ministro greco dell’Economia nazionale e della Finanza Kyriakos Pierrakakis a un meeting di ministri dell’Economia e della Finanza dell’Eurozona lo scorso 12 novembre (Foto di Dursun Aydemir/Anadolu via Getty Images)

L’Europa non può permettersi di essere pessimista, ha detto il presidente dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze greco Kyriakos Pierrakakis, inaugurando il 2026: l’Europa non può permettersi nemmeno di essere eccessivamente accomodante, perché in mezzo a questi sconvolgimenti mondiali, “dobbiamo agire con maggiore rapidità e decisione”. Pierrakakis, 43 anni, studi a Harvard e al Mit, una militanza nella socialdemocrazia greca – fu uno dei negoziatori con la troika europea quando c’era un governo di grande coalizione ad Atene – e una carriera da ministro nel governo di centrodestra, fa parte di una generazione che è stata modellata da una crisi esistenziale, e dice che quando ti ritrovi in un punto cieco simile, o soccombi o scopri “il potere della resistenza, il costo dell’autocompiacimento, la necessità delle riforme, l’importanza strategica della solidarietà europea”. Sono queste le parole che Pierrakakis ha usato nella lettera in cui spiegava e motivava la sua candidatura per guidare l’Eurogruppo per i prossimi due anni e mezzo, e ne ha aggiunte altre, radicali, che cambiano la prospettiva: “La nostra storia”, intesa come la storia della Grecia, “non è soltanto nazionale, è profondamente europea”.

La crisi greca che quasi portò all’uscita del paese dall’Europa e allo sfaldamento della zona euro, poco prima che arrivasse il divorzio inglese, dopo dieci anni appare non soltanto come una storia di riscatto, ma anche di tigna europeista, in controtendenza con le forze centrifughe che smantellano, da dentro, questo baluardo di diritti e di libertà e di prosperità che chiamiamo Unione europea. Uno dei più famosi predecessori di Pierrakakis, l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, che oggi catalizza molte tendenze antieuropeiste, dieci anni fa disse che l’Eurogruppo era un posto di psicopatici: da questo consesso uscivano allora solo brutte notizie per la Grecia, indicazioni e avvertimenti dolorosi che venivano accolti come un’offesa. Oggi Pierrakakis guida l’Eurogruppo, ha vinto la sfida con il sostegno di quella Germania che allora era disposta a cacciare via la Grecia irresponsabile pur di mantenere il rigore (e dare una lezione agli spendaccioni del sud), tiene a bada il debito del suo paese, va orgoglioso del surplus primario e dei risultati fiscali che vanno ben oltre le aspettative,  e parla di resistenza e ottimismo senza che qualcuno possa dirgli: che ingenuo.

L’Ue sembra sempre sul punto di spezzarsi, confonde i compromessi con la strategia, si sente strozzata dall’abbandono americano e dalla minaccia russa, ma poi sa anche scegliere una guida come Pierrakakis, che parla di “campioni europei” scavalcando con un balzo i nazionalismi e i protezionismi, che mescola modernità e innovazione con la tradizione liberale del continente, che parla di competitività con la luce negli occhi, simbolo di una rinascita che tutti pensavano impossibile ma che è, anche lei, soprattutto lei, profondamente europea.