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Da Reykjavik

La difesa è una cosa seria in Islanda, soprattutto contro le malelingue agguerrite

Veduta di Reykjavik (Foto di Patrick Gorski/NurPhoto via Getty Images)

Difesa e sicurezza sono state tra le questioni politicamente più sensibili e polarizzanti nel dibattito pubblico da quando l’Islanda è diventata una repubblica nel 1944. Queste materie non erano assenti dalla discussione politica, al contrario, era affrontate di frequente, spesso in modo intenso. Ciò che mancava, tuttavia, era uno spazio per l’analisi professionale, giuridica e strategica. Questa situazione è cambiata notevolmente in un periodo relativamente breve, all’interno del governo, del settore privato e tra il pubblico.

La normalizzazione del dibattito

L’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, la rinnovata competizione tra grandi potenze e le crescenti tensioni nell’Artico e nel Nord Atlantico hanno alterato radicalmente il panorama strategico. Per l’Islanda, la cui sicurezza si basa su alleanze, diritto internazionale e stretta cooperazione con stati affini, questi cambiamenti sono stati sia chiarificatori sia catalizzatori.

I profondi cambiamenti nella sicurezza internazionale hanno normalizzato la discussione sulla difesa e la sicurezza nella politica islandese. Le questioni di deterrenza, difesa alleata e vulnerabilità strategica possono oggi essere affrontate in modo aperto e pragmatico, senza essere immediatamente assorbite dal confronto ideologico. Allo stesso tempo, l’Islanda sta attivamente rafforzando il suo ruolo nella sicurezza transatlantica pur continuando a fare affidamento sulle forze armate alleate.

Il varco Giuk

La geografia rimane centrale per la rilevanza strategica dell’Islanda. Situata nel mezzo del varco Groenlandia–Islanda–Regno Unito (Giuk), l’Islanda occupa una posizione chiave lungo un corridoio marittimo di importanza duratura per il monitoraggio dei movimenti navali e sottomarini tra l’Artico e l’Atlantico. Poiché la Russia ha ampliato la sua attività militare nell’estremo nord, il varco Giuk è tornato a essere un punto focale della pianificazione di sicurezza alleata. La vicinanza dell’Islanda ai cavi di comunicazione transatlantici critici e ad altre infrastrutture essenziali ne aumenta ulteriormente la rilevanza, in particolare in un’epoca caratterizzata da minacce ibride e preoccupazione per la vulnerabilità dei sistemi civili.

Gli impegni dell’Alleanza

L’Islanda è un membro fondatore della Nato e ha mantenuto una stretta relazione bilaterale di difesa con gli Stati Uniti per più di otto decenni, ancorata nell’Accordo di Difesa del 1951 e nei suoi successivi emendamenti. Durante la Guerra fredda, la base aerea di Keflavík servì come hub chiave per la guerra antisommergibile alleata e la difesa aerea. Sebbene il ritiro della presenza militare permanente degli Stati Uniti nel 2006 abbia creato un periodo di incertezza operativa e politica, la logica strategica per la cooperazione non è mai scomparsa. Negli ultimi anni, dispiegamenti alleati regolari, esercitazioni e impegno operativo sostenuto hanno effettivamente ripristinato il ruolo dell’Islanda come nodo centrale nella sicurezza del Nord Atlantico e dell’Artico.

La governance della sicurezza

Ciò che distingue il periodo attuale non è un riorientamento fondamentale della sicurezza islandese, ma il grado in cui difesa e sicurezza sono ora trattate come materie ordinarie e legittime di governance. L’Islanda ha ampliato il supporto alla nazione ospitante, aumentato la partecipazione alle esercitazioni alleate e rafforzato la sua attenzione sulla sorveglianza dello spazio aereo, la sicurezza marittima e la consapevolezza situazionale. Particolare enfasi è stata posta sulla resilienza, inclusa la protezione delle infrastrutture critiche e la preparazione contro minacce ibride come operazioni informatiche e disinformazione. Questi sviluppi non segnalano una deviazione dalla decisione di lunga data dell’Islanda di rimanere senza un esercito permanente. L’Islanda non ha Forze armate e nessuna intenzione, per ora, di istituirle. Invece, le istituzioni di sicurezza civili, in particolare la Guardia costiera e la polizia, svolgono una serie di compiti che in molti altri stati rientrano nelle competenze dei militari. Ciò riflette un deliberato adattamento istituzionale a un ambiente di minaccia in evoluzione, piuttosto che negligenza o evitamento strategico. Questo, tuttavia, solleva anche questioni riguardanti il principio di distinzione nel diritto internazionale, il cui nucleo è l’obbligo di distinguere tra civili e combattenti, nonché tra oggetti civili e obiettivi militari.

La politica artica

Le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti riguardanti la Groenlandia sottolineano ulteriormente il rinnovato interesse delle grandi potenze nell’Artico e nel Nord Atlantico. La risposta dell’Islanda è stata coerente e fondata sui propri princìpi. La stabilità nella regione dipende dal rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e del diritto internazionale, nonché dal coordinamento stretto tra alleati. Per gli stati piccoli in posizioni strategicamente esposte, questi princìpi non sono preferenze astratte ma necessità vitali. In questo contesto, è emersa una narrazione in parte dei commenti stranieri che ritrae l’Islanda come strategicamente ingenua o vulnerabile a un’influenza cinese indebita, talvolta persino come un potenziale cavallo di Troia all’interno dell’Alleanza transatlantica. Queste affermazioni si basano su assunzioni speculative e dati selettivi, e oscurano sia la portata limitata dell’impegno economico dell’Islanda con la Cina sia la profondità della sua integrazione giuridica, istituzionale e operativa all’interno delle strutture di sicurezza occidentali. Ciò, a sua volta, solleva legittime domande sulle intenzioni sottostanti e le premesse analitiche che guidano tali descrizioni.

Un riorientamento fondamentale

Ritrarre l’Islanda come strategicamente alla deriva o suscettibile a influenze occulte non è quindi semplicemente impreciso. Riflette un fallimento nell’impegno serio nelle scelte politiche, le capacità istituzionali e il comportamento dell’Islanda. L’Islanda è uno stato piccolo, ma non è uno stato disancorato. La sua politica di sicurezza è plasmata dalla geografia e da una valutazione lucida sia dei suoi limiti sia delle sue responsabilità. Ciò che è avvenuto in Islanda nel campo della sicurezza e della difesa non è altro che un riorientamento fondamentale. La difesa non è più trattata come una questione astratta di identità nel dibattito pubblico, ma come una questione di politica concreta, responsabilità giuridica e gestione dell’alleanza. Le analisi che continuano a ritrarre l’Islanda come priva di ancoraggi sbagliano non perché siano controverse, ma perché sono del tutto errate.

Bjarni Már Magnússon è un avvocato islandese esperto in diritto internazionale. E’ stato il preside della facoltà di Legge della Bifröst University.