L’Ue a Leopoli per festeggiare l’Europa con l’Ucraina
Dopo una riunione informale a Varsavia, i ministri degli Esteri dell’Unione europea si trasferiranno a Leopoli venerdì 9 maggio in occasione della festa dell’Europa in una dimostrazione di solidarietà all’Ucraina nel giorno in cui la Piazza Rossa a Mosca vede sfilare soldati e carri armati per l’ottantesimo anniversario della vittoria nella Grande guerra patriottica. Otto decenni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la Russia ha riportato la guerra sul Vecchio continente. In corso da più di tre anni, l’operazione militare speciale di Vladimir Putin non ha raggiunto nessuno dei suoi obiettivi. Al contrario: ha dimostrato l’inefficacia e la debolezza di quello che doveva essere il secondo esercito più potente al mondo. Ma, nel momento in cui Donald Trump minaccia di ritirare il sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina, l’Ue si trova di fronte a un momento decisivo. I ventisette devono decidere se e come riempire il vuoto americano. I molteplici veti dell’Ungheria rendono il compito più difficile per l’Ue. I ministri degli Esteri devono discutere cosa fare se Budapest metterà il veto alla proroga delle sanzioni settoriali contro la Russia (compresi i 200 miliardi di attivi sovrani congelati) in scadenza il 31 luglio. Un’altra riunione dei ministri degli Esteri è prevista il 19 maggio a Bruxelles, seguita da un incontro dei ministri della Difesa dell’Ue. Ma i problemi sono più profondi della linea filorussa di Viktor Orbán: l’Ue sembra aver raggiunto il limiti di ciò che può fare per l’Ucraina. Le coalizioni di volenterosi stanno prendendo il sopravvento. Il numero di ministri presenti a Leopoli darà un’indicazione di quali stati membri sono pronti a sostenere l’Ucraina costi quel che costi.
Un Ecofin sulla Difesa: alla ricerca di nuovi miliardi per il riarmo
I ministri delle Finanze dell’Ue si ritrovano venerdì 9 maggio a Bruxelles per discutere di come finanziare il riarmo del continente. La presidenza polacca del Consiglio dell’Ue spera di arrivare a un accordo sullo strumento “Sure” proposto dalla Commissione per fornire 150 miliardi di prestiti agli stati membri per acquistare equipaggiamento militare. I ministri devono anche fare un primo bilancio della decisione di Ursula von der Leyen di sospendere le regole del Patto di stabilità e crescita attraverso la “clausola di salvaguardia nazionale” per creare 650 miliardi di spazio fiscale per il riarmo. L’iniziativa non ha generato grande entusiasmo. La Germania è stato il primo paese a comunicare ufficialmente l’attivazione della clausola. I grandi paesi altamente indebitati – come Italia e Francia – sono molto più prudenti. Roma ci sta pensando, mentre Parigi ha già detto che non ricorrerà a questa eccezione. Gli stati membri più lontani geograficamente dalla Russia – come Italia e Spagna – hanno una diversa percezione della minaccia. La presidenza polacca, sostenuta da diversi stati membri, vorrebbe aprire la discussione per un nuovo strumento di debito comune dell’Ue che fornisca sovvenzioni invece di prestiti, sul modello di NextGenerationEu. Ma Ursula von der Leyen finora si è sempre rifiutata di prendere in considerazione l’ipotesi. L’Ecofin di oggi è una buona occasione per rilanciare. Il vertice dei capi di stato e di governo della Nato a giugno dovrebbe fissare un nuovo obiettivo per la spesa per la difesa superiore al 3 per cento del pil.
La Commissione si immerge nella preparazione del bilancio 2028-34
Mercoledì 14 maggio, il collegio dei commissari terrà un dibattito di orientamento sul Quadro Finanziario Pluriennale. Dietro agli acronimi Qfp (in italiano) o Mff (in inglese) si nasconde il bilancio pluriennale dell’Ue, che stabilisce quali risorse finanziarie vanno a quali politiche e chi paga. Il prossimo dovrebbe coprire il periodo 2028-2034, sette anni che si annunciano molto complicati e sotto pressione per l’Ue e le sue risorse finanziare. Oltre alla necessità di riarmarsi di fronte alla minaccia rappresentata dalla Russia e al disimpegno degli Stati Uniti dalla sicurezza dell’Europa, l’Ue deve fare i conti con l’allargamento promesso all’Ucraina, alla Moldavia e ai paesi dei Balcani occidentali. Sul prossimo bilancio pluriennale pesa anche il debito di NextGenerationEU e la necessità di rimborsare 20 miliardi di euro l’anno – secondo le stime della Commissione – di capitale e interessi. La coperta è corta e le esigenze si moltiplicano. La Commissione ha già presentato alcune idee che si stanno rivelando molto controverse, come la fusione della Politica agricola comune e della Politica di coesione in un assegno unico nazionale che dovrebbe essere versato sulla base di una serie di impegni in termini di riforme e investimenti. Il modello è quello dei Pnrr di NextGenerationEU. Ma non piace ai paesi che beneficiano di più dai fondi dell’agricoltura e della coesione. La proposta formale della Commissione è attesa prima dell’estate. Poi inizieranno i negoziati tra i governi e con il Parlamento europeo. Serve l’unanimità dei ventisette stati membri. Guardando ai precedenti, la trattativa potrebbe durare fino all’estate del 2026.
Semplificare l’Ue
La parola “Omnibus” nell’Ue è diventata sinonimo di “semplificazione”. Nel suo discorso programmatico, von der Leyen aveva promesso un pacchetto per ridurre la burocrazia a carico delle imprese. Doveva essere un unico provvedimento “Omnibus” che includeva emendamenti a legislazioni in diversi settori. Poi i pacchetti sono diventati due: uno sugli obblighi di “rendicontazione”, l’altro sulle regole legate agli investimenti. Sei mesi dopo l’inizio del secondo mandato, la Commissione si prepara a presentare una sfilza di pacchetti Omnibus. Il 14 maggio l’Omnibus sull’agricoltura, il 21 maggio sulle imprese di medie dimensioni, il 17 giugno sulla Difesa. L’Omnibus sulle small midcap companies (le imprese di medie dimensioni) sarà particolarmente interessante. La Commissione potrebbe decidere di applicare alle imprese con meno di 500 dipendenti le stesse esenzioni che oggi vengono garantite alle Piccole e medie imprese. La soglia dei 250 occupati delle Pmi diventa una barriera alla loro crescita se superare quel numero di dipendenti significa dover farsi carico di tutta la burocrazia europea.
Il vertice della Comunità politica europea
I capi di stato e di governo dell’Ue e di una ventina di altri paesi si troveranno il 16 maggio a Tirano per il vertice della Comunità politica europea (Cpe). La creatura di Emmanuel Macron, che lanciò la Cpe dopo l’inizio della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina per discutere di temi strategici che interessano paesi membri e non membri dell’Ue, sta diventando sempre più attuale. Oltre alla minaccia russa, è Trump che costringe tutta l’Europa a unirsi attorno a interessi comuni imprescindibili, anche sotto forma di coalizioni dei volenterosi. La Cpe aveva permesso un primo riavvicinamento tra Ue e Regno Unito dopo la Brexit. Nel vertice di Tirana l’architettura di sicurezza europea dovrebbe essere il tema dominante. Sarà anche il primo grande incontro europeo a cui parteciperà il nuovo cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, sta pensando di organizzare un altro vertice informale limitato ai ventisette. A Bruxelles come in molte capitali, a cominciare da Parigi, si sente sempre più l’esigenza di riattivare il motore franco-tedesco. Durante i suoi due mandati, Emmanuel Macron non ha trovato né in Angela Merkel né in Olaf Scholz un partner all’altezza delle sue ambizioni per l’Ue.
Il reset dopo la Brexit
Keir Starmer da un lato, Ursula von der Leyen e Antonio Costa dall’altro. Lunedì 19 maggio il Regno Unito e l’Ue dovrebbero annunciare il grande “reset” delle loro relazioni dopo la Brexit. Sono passati quasi nove anni dal referendum del 23 giugno del 2016 che ha deciso, di misura, l’uscita dall’Ue. Ne è seguito un periodo caotico nelle relazioni, e alcune linee rosse sono rimaste. Il premier laburista Starmer in campagna elettorale ha promesso di non rientrare nell’Ue, né nel suo mercato unico né nell’unione doganale. Solo in caso di secondo mandato, Starmer potrà perseguire un riavvicinamento profondo. Ma le difficoltà economiche del Regno Unito e gli stravolgimenti internazionali provocati dalla guerra della Russia in Ucraina e dal ritorno di Trump alla Casa Bianca impongono il “reset”. Al summit del 19 maggio dovrebbe essere firmata una partnership sulla difesa e la sicurezza, che permetterà di aprire la porta ai britannici ai programmi di riarmo lanciati dall’Ue. Starmer è disposto a fare altre concessioni inimmaginabili per i brexiters: un accordo sulla pesca, un accordo sulla mobilità giovanile, un accordo sui controlli sanitari e fitosanitari per facilitare la circolazione delle merci. Il Regno Unito dovrà allinearsi alla legislazione comunitaria e accettare la giurisdizione della Corte di giustizia dell’Ue. A Londra, von der Leyen ha detto: “Siamo amici e siamo europei, e la pensiamo allo stesso modo. Condividiamo gli stessi interessi e gli stessi valori. Abbiamo di fronte le stesse sfide, ma siamo complementari anche nel difendere le nostre democrazie”.