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Difendere la democrazia

La lotta ucraina per la libertà è una storia che afferma la vita

di Oleksandra Matviichuk, avvocato per i diritti umani, direttrice del Centro per le libertà civili, premio Nobel per la pace (2022)

Non so come gli storici del futuro chiameranno questo periodo storico. L’ordine mondiale, basato sulla Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale, sta crollando sotto i nostri occhi. Prima questo ordine riusciva più o meno ad affrontare le sfide globali, ma ora è in stallo e riproduce movimenti rituali. Ci sono incendi sempre più spesso in diverse parti del mondo perché l’impianto internazionale è difettoso e le scintille sono ovunque. L’Ucraina si è trovata nell’epicentro di eventi che plasmeranno il futuro del mondo. Non siamo di fronte a una guerra tra due stati, è una guerra tra due sistemi: autoritarismo e democrazia. Vladimir Putin vuole dimostrare che la democrazia, lo stato di diritto, la libertà e i diritti umani sono valori fasulli perché non proteggono più nessuno. Vuole dimostrare che un paese con un forte potenziale militare e con le armi nucleari può sconvolgere l’ordine mondiale, dettare la propria volontà alla comunità globale e persino cambiare con la forza i confini riconosciuti internazionalmente.

Un nuovo blocco autoritario si sta formando sotto i nostri occhi. La Cina sta aiutando Putin ad aggirare le sanzioni e a importare tecnologie fondamentali per la guerra. L’Iran sta fornendo droni e missili. La Corea del nord sta trasferendo proiettili e inviando soldati.

Questi regimi, dopo aver conquistato il potere nei propri paesi, hanno tutti qualcosa in comune. Hanno la stessa idea di cosa sia un essere umano. Vedono le persone come oggetti da controllare e negano loro diritti e libertà. Nonostante i loro difetti, le democrazie pongono le persone, i loro diritti e le loro libertà al centro delle loro politiche. Non c’è modo di negoziare su questo. L’esistenza stessa di un mondo libero mette in pericolo il potere dei dittatori.

I regimi autoritari moderni non condividono un’ideologia comune. Tuttavia, promuovono narrazioni comuni. Sostengono che la dittatura significa stabilità e sicurezza mentre la democrazia significa debolezza e inefficienza. Combattono gli ideali umanistici, come i diritti umani, i tribunali indipendenti e la libertà di stampa. Erodono la fiducia tra le persone e distruggono la nostra connessione con la realtà. La Russia si riferisce alla guerra come a “un’operazione militare speciale”, giustifica gli attacchi a edifici residenziali, scuole, ospedali e parchi giochi come “protezione delle persone di lingua russa”, e descrive il rapimento di bambini ucraini e il loro trasferimento in Russia come un “salvataggio”.

Oltre a ciò, viviamo in un mondo in cui le nuove tecnologie si stanno sviluppando rapidamente. Le persone trascorrono sempre più tempo nello spazio virtuale, inquinato da fake news e disinformazione. Di conseguenza, perdono la capacità di distinguere tra verità e menzogna. Ora  chi abita in una piccola comunità non ha più un senso condiviso della realtà, e senza un senso condiviso della realtà, le persone non sono in grado di agire insieme. Senza un’azione comune, come possiamo proteggere la nostra democrazia?

Putin ha lanciato un’invasione su larga scala non per occupare un’altra parte dei territori ucraini, ma per occupare e distruggere tutta l’Ucraina e andare oltre. Vede l’Ucraina come un ponte verso l’Europa. La sua logica è storica. Sogna la sua eredità. La Russia è un impero. Un impero ha un centro, ma non ha confini. Pertanto, le persone negli altri paesi europei sono al sicuro solo perché gli ucraini non lasciano che l’esercito russo vada oltre.

La mia esperienza nell’affrontare le conseguenze della violenza di massa e dell’oppressione mi ha portato a una conclusione semplice: il crollo dell’ordine mondiale è stato preceduto da una crisi etica. Abbiamo cominciato a interpretare lo slogan “mai più” in modo diverso. Per gli ucraini, “mai più” ha un senso letterale. Non tollereremo il male, anche se è molte volte più grande di noi. Resisteremo al male, dicendo “mai più” ai campi di concentramento, all’occupazione, alla distruzione di intere nazioni, all’omicidio e alla tortura. Combatteremo per la più piccola possibilità per i nostri figli di avere la libertà di vivere senza paura della violenza e di plasmare il loro futuro. Per gli ucraini, “mai più” non sono parole: lo hanno dimostrato sul campo di battaglia.

Tuttavia, per molti nell’Unione europea, “mai più” significa che non pagheremo mai più un prezzo alto per la libertà. Anche quando la nostra vita è in gioco, non siamo più disposti a rischiare. Ci sono delle spiegazioni: le ultime generazioni hanno ereditato la democrazia dai loro nonni, hanno cominciato a dare la sicurezza per scontata, sono diventati consumatori di democrazia, intendono la libertà come una scelta tra diversi formaggi al supermercato. Ma non possiamo ottenere la democrazia una volta per tutte. Facciamo la nostra scelta ogni giorno.

Sì, la democrazia non è perfetta. Molte persone ne sono deluse perché un gran numero di problemi, tra cui la disuguaglianza sociale, rimane irrisolto. Ma i regimi autoritari non risolvono questi problemi nemmeno loro. Le persone semplicemente non hanno il diritto di lamentarsi. Eravamo così fiduciosi che la democrazia fosse la risposta definitiva, che abbiamo smesso di promuoverla. Nessuno spiega alle persone che dobbiamo svolgere due compiti in parallelo: proteggere la nostra democrazia e perfezionare la nostra democrazia. Perché non abbiamo alternative. L’alternativa alla nostra democrazia imperfetta è l’inferno del gulag sovietico restaurato.

Non siamo semplici osservatori in questo mondo. Non è sufficiente capire che in molte parti del globo, lo spazio per la libertà si sta riducendo alle dimensioni di una cella di prigione. E’ ingenuo credere che basti aspettare abbastanza a lungo perché le cose si sistemino. E’ indegno evitare la responsabilità: non siamo ostaggi delle circostanze ma partecipiamo a questo processo storico. Non possiamo lasciare questi problemi in eredità ai nostri figli. Anche quando non ci resta nulla, abbiamo sempre le nostre parole e la nostra posizione. Alla fine, non è poi così poco.

E nonostante tutto, la storia della nostra lotta è una storia che afferma la vita, perché questi sono tempi drammatici che suscitano speranza. E la speranza non è la certezza che tutto andrà bene. E’ piuttosto una profonda comprensione che tutti i nostri sforzi hanno un significato.