Un mese pieno di summit in giro per il mondo
Cop30 in Brasile, il summit con i paesi dell’America Latina in Colombia, il G20 in Sudafrica, il vertice con l’Unione africana in Angola: António Costa e Ursula von der Leyen, i presidenti di Consiglio europeo e Commissione, avranno poco tempo a Bruxelles per occuparsi degli affari interni dell’Unione europea. Il mese di novembre è carico di appuntamenti internazionali in giro per il mondo. Il periplo inizia oggi e domani a Belém, dove il presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, ospita la Conferenza degli stati parte della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop30). L’appuntamento è considerato decisivo per le sorti dell’Accordo di Parigi, dopo che Donald Trump ha scelto di ritirarsi (di nuovo) e abbandonare tutte le politiche climatiche. L’Ue si presenta come la migliore della classe a livello globale, ma anche tra i ventisette c’è un ripensamento. Gli europei non sono riusciti a presentare in tempo i loro impegni di riduzione delle emissioni per il 2035 e si sono presentati con una semplice forchetta. Dopo i grandi discorsi dei leader, inizieranno i negoziati della Cop30 che dureranno fino al 21 novembre. Dopo Belém, Costa (ma non von der Leyen, che assieme ad altri leader europei non vuole indispettire Trump con i suoi capricci latinomaericani) andrà in Colombia per il summit tra l’Ue e la Comunità degli stati latinoamericani e dei Caraibi (Celac), che si terrà a Santa Marta dal 9 al 10 novembre. Un altro grande appuntamento internazionale li attende a Johannesburg, in Sudafrica, il 22 e 23 novembre, per il vertice del G20. Infine il 24 e 25 novembre si trasferiranno a Luanda, in Angola, per il summit tra l’Ue e l’Unione africana. Anche i capi di stato e di governo degli stati membri sono invitati a partecipare a questi appuntamenti. Costa ha fatto del rilancio delle relazioni dell’Ue con il resto del mondo uno degli obiettivi del suo mandato come presidente del Consiglio europeo. E’ un modo per reagire alla crescente influenza di Cina e Russia, considerati concorrente e avversario dell’Ue, a livello globale. Ursula von der Leyen vuole diversificare le relazioni commerciali per rispondere ai dazi di Trump.
La maggioranza Ursula messa alla prova degli Omnibus
La data è fissata per il 13 novembre, quando la minisessione del Parlamento europeo voterà per la seconda volta sul cosiddetto “pacchetto Omnibus sostenibilità”. E’ considerata una prova della tenuta della maggioranza pro europea che sostiene la Commissione di Ursula von der Leyen, formata dal Partito popolare europeo, dai Socialisti&Democratici e dai liberali di Renew, cui occasionalmente si aggiungono i Verdi. Ed è la seconda volta che i deputati sono costretti a esprimersi sull’“Omnibus sostenibilità”. La prima volta è stato bocciato durante la sessione di ottobre, perché un gruppo di deputati socialisti si è ribellato a un testo considerato eccessivamente favorevole alle imprese e penalizzante per gli obiettivi fissati dai due provvedimenti che fanno oggetto del pacchetto. L’“Omnibus sostenibilità” è il primo che ha presentato la Commissione il 26 febbraio scorso e modifica in modo sostanziale le due direttive Csrd e Csddd che impongono obblighi in materia di dovere di diligenza e di rendicontazione di sostenibilità per assicurarsi che le multinazionali e le imprese verifichino il rispetto delle norme climatiche e sui diritti umani lungo la loro catena di approvvigionamento. Il Ppe minaccia di votare con l’estrema destra una versione molto più radicale dell’“Omnibus sostenibilità”, se i socialisti e i liberali non accetteranno la sua proposta di compromesso.
Alla ricerca di 140 miliardi per l’Ucraina
Lo stesso giorno, il 13 novembre, i ministri delle Finanze dell’Unione europea si incontreranno a Bruxelles per discutere del prestito di riparazione da 140 miliardi di euro per l’Ucraina. Al Consiglio europeo del 23 ottobre, i leader non hanno trovato un accordo per usare gli attivi sovrani russi immobilizzati dalle sanzioni. Alla Commissione è stato dato mandato di presentare diverse “opzioni” per garantire il finanziamento dell’Ucraina per il 2026 e 2027. Ursula von der Leyen ha confermato che intende concentrarsi prioritariamente sugli attivi sovrani russi congelati. Le altre opzioni – come un nuovo strumento di prestito congiunto o un programma di assistenza macrofinanziaria tradizionale – non sono considerate fattibili per diverse ragioni, tra cui la necessità di ottenere il via libera unanime degli stati membri. Il premier ungherese, Viktor Orbán, potrebbe mettersi di traverso. Ritorno alla casella di partenza, dunque. I ministri vogliono vedere una proposta concreta della Commissione sulla costruzione giuridica e finanziaria e sulla condivisione dei rischi legati agli attivi sovrani russi. Il Belgio è il paese chiave da convincere. Il tempo sta scadendo. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha detto di volere una decisione al vertice dei capi di stato e di governo di dicembre.
Pacchetti, road map, omnibus, bussole nell’agenda della Commissione
Nonostante gli appuntamenti internazionali di Ursula von der Leyen, la sua Commissione avrà un’agenda significativa in novembre. Si è già iniziato martedì 4 con il pacchetto Allargamento e un progetto per sviluppare la rete ferroviaria ad alta velocità in tutta l’Ue. Il 13 novembre all’ordine del giorno ci sono una strategia per la bioeconomia e un pacchetto per la democrazia, e una bussola per la cultura in Europa. Il 19 novembre sarà una giornata importante per la difesa, il digitale e i mercati dei capitali: il collegio dei commissari presenterà una road map per la trasformazione dell’industria della difesa, un pacchetto sulla mobilità militare, l’Omnibus di semplificazione per il settore digitale e una serie di misure sull’Unione dei risparmi e degli investimenti. Il 25 novembre, nell’ultima riunione di novembre della Commissione, il collegio si concentrerà sull’attuazione del Clean Industrial Deal con un pacchetto che includerà le reti elettriche, lo sviluppo industriale e la strategia per aumentare la produzione delle batterie. Lo stesso giorno la Commissione dovrebbe lanciare il semestre europeo, esprimendo i suoi giudizi sulle manovre di bilancio degli stati membri. Gli occhi saranno puntati sulla Francia, la cui crisi politica ha aggravato l’incapacità di rispettare le regole del Patto di stabilità e crescita.