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Incontrarsi a settembre

L’arazzo della riconciliazione, i fiori di Taiwan, le avventure sentimentali di un economista

realizzazione grafica a cura di Giulia Maoloni

18-26 SETTEMBRE. QUEER LISBOA / LISBONA, PORTOGALLO

Il Festival di Cinema al gusto queer

Mentre Futuro nazionale, nel suo programma elettorale, dichiara di voler vietare in tivù dalle 6 alle 23 “programmi, scene tv, spot pubblicitari ecc. di contenuto genderista/omosessualista”, il Queer International Film Festival di Lisbona inaugura la nuova sezione “Queer Families”, dedicata a bambini e famiglie, con due film brasiliani: “Feito Pipa”, di Allan Deberton, su un bambino appassionato di calcio, e “Papaya” di Priscilla Kellen, un film d’animazione su un seme di papaya che vorrebbe volar via e non mettere radici insieme agli altri semi. Il festival, 30 anni quest’anno, porta a Lisbona il cinema queer indipendente più interessante, e riscopre film dimenticati, tra cui “Pink Narcissus” (1971) del maestro della fotografia gay James Bidgood, “High Art” (1998), la storia d’amore lesbico tormentata di Lisa Cholodenko,  e la commedia autobiografica e molto esplicita “Taxi to the Toilet” (1980) di Frank Ripploh, ambientata a Berlino ovest. Tra i film più attesi della stagione c’è “Maspalomas” del collettivo basco Moriarti, la storia di un pensionato stroncato da un ictus e costretto ad abbandonare il suo buen retiro queer friendly e festaiolo alle Canarie per ricoverarsi in una casa di riposo a San Sebastian, e rincontrare sua figlia. Insomma, un ricco assortimento di gusti queer per ogni avventrice e la propria concubina.

 

10 SETTEMBRE 2026-11 LUGLIO 2027. L’ARAZZO DI BAYEUX / LONDRA, REGNO UNITO

Una delicatisssima operazione di soft power

Quando le suore di Canterbury hanno (probabilmente) ricamato l’arazzo di Bayeux, ignoravano quale storia di soft power l’opera avrebbe raccontato oggi. L’arazzo, che in realtà è una tela ricamata, risale all’XI secolo e narra la conquista normanna dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore, con la vittoria ad Hastings nel 1066. E’ considerato il momento fondativo della monarchia, e il manufatto più prezioso dell’arte inglese, custodito da sempre in Normandia. Napoleone lo espose al Louvre mentre preparava l’invasione dell’Inghilterra (mai avvenuta), abbinandoci anche un musical per caricare le truppe, i nazisti erano ossessionati dall’idea che raccontasse la conquista ariana dell’Europa. Dopo la guerra si pensò di portarlo in Inghilterra per l’incoronazione di Elisabetta II, che però era scettica per i rischi relativi al trasporto. Di opinione diversa è stato re Carlo, che ha insistito con Macron, a sua volta deciso a portarlo a Londra, nonostante la ferma opposizione degli storici dell’arte, per renderlo un simbolo di riconciliazione post Brexit. L’opera è stata trasportata nottetempo sotto la Manica in un camion ultrasicuro pagato dagli inglesi, i biglietti sono esauriti e l’arazzo della riconciliazione crea un precedente per avvolgere sempre di più i rapporti sbrindellati tra Regno Unito e Ue: nel 2027 la Grecia avrà la presidenza europea e a Londra ci si mobilita per restituire i marmi del Partenone, e fare ammenda generale degli errori del passato e del presente.

 

26 SETTEMBRE 2016-10 GENNAIO 2027. INVENTARE LA NATURA. LEONARDO, ARCIMBOLDO, CARAVAGGIO / MANTOVA, ITALIA

La meraviglia di trovare la natura, parte di noi

Secondo la visione di svariati maestri spirituali, anche la terra ha un proprio percorso di crescita ed evoluzione, e oggi siamo sul crinale di una nuova era. E’ opinione diffusa che a traghettare l’Italia in questa nuova fase è l’amore ardente che, soprattutto tra Medioevo e Rinascimento, le hanno tributato poeti, artisti e pensatori, trasfigurandolo in capolavori inarrivabili. Leonardo, Arcimboldo, i Carracci, e Caravaggio, che a questo patrimonio han-no contribuito, sono riuniti nella mostra “Inventare la natura” a Palazzo Te, che indaga il rapporto tra natura, arte e cultura alla corte del Cinquecento. Allora, la natura era percepita dall’uomo come altro da sé, un fenomeno meraviglioso (inventare viene da “invenio”, imbattersi, trovare, c’è un sentimento di stupore) da indagare e conquistare, attraverso scienza, arte e tecnologia. La mostra racconta in sette sezioni tematiche le diverse visioni della natura che abitavano la cultura rinascimentale, segnata da questa separazione, che oggi abbiamo superato, anche grazie alla conoscenza delle culture orientali. E infatti, suggerisce il direttore della Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni, di questa visione “è necessario tracciare l’origine anche per arrivare oggi a un suo superamento”.

21 SETTEMBRE-12 DICEMBRE. THE STANDARD OF LIVING / LONDRA, REGNO UNITO
                                     
Avventure sentimentali di un economista

John Maynard Keynes debutta nel West End con “The Standard Of Living”, scritto da James Graham e diretto da Nicholas Hytner. Rory Kinnear (“The Diplomat”) interpreta l’economista, Natalia Osipova del Royal Ballet sua moglie, la ballerina russa Lydia Lopokova, e Thomas Flynn il pittore Duncan Grant, che fu il grande amore di Keynes. Lo spettacolo ripercorre e reimmagina la vita dell’economista britannico. Il vivace pensiero – la proposta di riformare il capitalismo, la progettazione del sistema finanziario internazionale post bellico, l’intervento statale in economia, la spesa pubblica coraggiosa in tempi di austerità, l’intuizione che il mercato sia governato molto dalla psicologia umana – e la sua vivace vita culturale, all’interno del gruppo di Bloomsbury di Virginia Woolf e Vanessa Bell. Il personaggio si interroga, mentre il Regno Unito versa nel caos sociale, su cosa voglia dire una vita bella. Economia e denaro sono solo un mezzo, mai un fine, per vivere meglio e “gustare la vita”, come ha scritto, e in questo amore per la bellezza si distingue lo spirito europeo (un po’ come il pensiero che animava Jean Monnet). Per approfondire le riflessioni keynesiane sulla good life, c’è il saggio di Robert e Edward Skidelsky “Quanto è abbastanza. Di quanto denaro abbiamo davvero bisogno per essere felici? (Meno di quello che pensi)”, edito da Mondadori.

 

FINO AL 23 SETTEMBRE. CARMEN LAFFÓN. VARIAcIONeS / MADRID, SPAGNA

Le atmosfere rarefatte delle credenze di Laffón

L’opera di Carmen Laffón (1934-2021) suscita immediatamente un senso di calma e tranquillità. La mostra antologica della pittrice sivigliana, “Carmen Laffón. Variaciones”, è visitabile a settembre al Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid. Il suo lavoro (le pitture, i carboncini e le sculture) nasce dall’osservazione della realtà: ha iniziato con il realismo figurativo, e nei suoi soggetti, quasi sempre gli stessi, che siano domestici o paesaggi, osserva la variazione della luce che li tocca. Le credenze, le ceste dei panni, le nature morte, ma anche la calce, le saline e le riserve naturali evocano un’atmosfera rarefatta, quasi astratta, e trasmettono una sensazione di intimità e silenzio. Nessuna intellettualizzazione cervellotica, solo la bellezza silenziosa delle cose semplici, e il mistero del colore.

 

10 SETTEMBRE-6 DICEMBRE. TEA TOWELS AND SERVIETTES BY MICHAEL LIN/ BRUXELLES, BELGIO

Le stoffe floreali di Taiwan che ricordano casa

Tra gli anni 50 e gli anni 80, nelle case di Taiwan erano popolari delle stoffe con motivi floreali stampati molto colorate, con crisantemi, rose e peonie, dette “bedsheet fabric”, perché di solito costituivano le lenzuola della prima notte di nozze. La produzione industriale era stata un’idea dei giapponesi, che fin dagli anni 20 (Taiwan è stata una colonia giapponese fino al 1945) avevano installato una florida industria tessile sull’isola, capitalizzando sui motivi tradizionali indigeni. Quando poi le produzioni e il gusto sono scemati, dagli anni 90 artisti e designer hanno reinterpretato questi pattern. Tra loro c’è Michael Lin, artista taiwanese attivo tra Taipei, Bruxelles e Shanghai, conosciuto soprattutto per i suoi lavori molto grandi che riprendono i pattern tessili tradizionali, e le sue pitture monumentali, praticamente delle installazioni, che risignificano lo spazio. Per lui è essenziale che i pattern siano riconoscibili, capaci di evocare nostalgia e ricordi familiari, domestici. A settembre inaugura La Loge, a Bruxelles, una sua gigantesca installazione site-specific. L’opera è ancora ignota, ma spesso Lin invita a entrarci dentro, sostarci, persino a riposare, magari per evocare ancora di più i ricordi di casa.

 

20 AGOSTO-20 SETTEMBRE. RUHR TRIENNALE/REGIONE DELLA RUHR, GERMANIA
           
Il festival nella più grande ex area industriale europea

Nell’epoca del turismo su misura, gli appassionati di archeologia industriale possono percorrere la Disneyland del genere, la Route of Industrial Culture, che collega i più importanti monumenti industriali della Ruhr, per 150 anni cuore minerario e siderurgico tedesco e europeo. Praticamente tutti gli impianti dismessi sono stati riconvertiti. Ex altiforni, turbine, fornaci, gasometri, centrali elettriche, oggi infrastrutture turistiche o sportive, culturali, un mese l’anno ospitano un festival di arti perfomative, la Ruhrtriennale, per l’ultimo anno diretto da Ivo Van Hove (domani ci sarà l’ultima replica del suo spettacolo “Rebel Rebel”). La compositrice premio Pulitzer Caroline Shaw, coproduttrice dell’album “Lux” di Rosalía, debutta con “Siddharta”: la regista Lisaboa Houbrechts, che ha fatto il tipico viaggio in India per scoprire sé stessa, rivisita il romanzo di Hesse, con la cantautrice Meskerem Mees come protagonista. Inoltre la coreografa senegalese Germaine Acogny, 82 anni, considerata la madrina della danza contemporanea africana, presenta “As we are”, in cui interpreta Joséphine Baker. Acogny sarà in dialogo con “Bantu”, coreografato da Gregory Maqoma e ballato dalla compagnia Vuyani Dance Theatre e dai ballerini della École des Sables. Infine: cori bulgari, due compositori di musica sacra dimenticati, e produzioni teatrali caraibiche per i più giovani.

 

11 SETTEMBRE-DICEMBRE. FESTIVAL D’AUTOMNE / ÎLE-DE-FRANCE, FRANCIA
                                              
La rentrée parigina tra musica, canti e bambini

l l Festival d’Automne, da 55 anni festival multidisciplinare diffuso nell’Île de France, scandisce la rentrée parigina e ospita anche artisti in residenza. Quest’anno la coreografa newyorchese di origini zimbabwesi nora chipaumire sarà alla Ménagerie de Verre, e in ognuna delle tre settimane di residenza presenterà un lavoro diverso, tra cui la performance musicale “Les femmes Africaines (sisters, wives, mothers, artists) – music from women’s hearts and hands”, in cui è accompagnata da cinque donne del villaggio senegalese di Toubab Dialaw. E’ un tributo al lavoro, alla musicalità, sonorità e creatività delle donne africane che fanno musica suonando il loro corpo e utensili come piatti, recipienti, cucchiai. Gli attivisti russi in esilio Elina Kulikova e Dima Efremov, impegnati nella battaglia per la liberazione dei prigionieri politici, porteranno la “Trilogie de la guerre”, opera teatrale e musicale (il primo atto, “Un Champ brûlé”, ha già girato in Europa, anche in Italia la scorsa primavera), che denuncia l’invasione russa in Ucraina ed esplora cosa significhi appartenere a un paese in guerra. La coreografa marocchina Bouchra Ouizguen, artista ospite con un percorso monografico, debutterà con “Nahl”, ape in arabo, spettacolo in cui i protagonisti sono dei bambini, con la loro energia libera e vitale.

 

21-27 SETTEMBRE. TIRANA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL / TIRANA, ALBANIA

Cinema d’autore nell’ex piramide del dittatore

Elsa, Natasha e Fatma Paja, del collettivo artistico Trivet, da 97 giorni postano manifesti con fenicotteri per annunciare le proteste quotidiane a Tirana contro Edi Rama e gli investimenti edilizi selvaggi in Albania, in particolare nell’area costiera protetta di Zvernec. Il movimento nato ambientalista ma ora trasversale – lo slogan è “L’Albania non è in vendita” – ha risvegliato una specie di cultura di opposizione, rivolta soprattutto contro la corruzione della classe politica. Rama infatti da anni vuole fare di Tirana un centro internazionale di design, a qualunque costo ambientale e sociale e, in effetti, i maggiori studi del mondo hanno progetti attivi nel paese, soprattutto grattacieli. Il premier è fissato con l’architettura, a Dazeen aveva detto che un evento di architettura è più rilevante di un summit politico, e quando era sindaco aveva fatto colorare molti grigi palazzi socialisti. L’edificio più famoso di questa città che si sta popolando di palazzi famosi, La Piramide, ex mausoleo di Enver Hoxha, è oggi un centro polifunzionale restituito ai tiranesi, e una delle venue del Tirana International Film Festival. Nella ampia selezione di film l’attenzione è caduta sulla sezione balcanica dei corti: segnaliamo “Antigona”, di Ibër Deari, la storia di un’autista di autobus nella Macedonia del nord rurale, “Primo Sangue” di Antonio La Camera, su una madre arbereshe in un paese in Calabria, e “Searching for poetry” di Lorin Terezi, dove un ex prigioniero politico ritrova due quaderni di poesie nascosti durante il comunismo.

 

23 SETTEMBRE 2026-17 GENNAIO 2027. CEZANNE ET NOUS / PARIGI, FRANCIA

A ognuno il suo contraddittorio Cezanne

Per chi cerca ostinatamente di allungare l’estate con ogni mezzo, un’idea è immergersi in un soggetto protagonista nell’arte occidentale: le bagnanti e i bagnanti. In particolare, quelle e quelli di Paul Cezanne, poi ripresi da molti artisti, come Matisse o Picasso, e che si possono vedere nella mostra “Cezanne et nous”, in apertura al Museo dell’Orangerie. L’esposizione ripercorre il dialogo fervido e costante tra Cezanne e la successiva arte, fino a oggi, smontando l’idea di un’eredità lineare e raccontando piuttosto come il maestro d’Aix abbia rappresentato e rappresenti una fonte poliedrica e plurale, contraddittoria e proprio in virtù di questo, ricca. A ognuno il suo Cezanne.