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Agenda europea

L’attività principale dell’Ue è prendere le misure all’ostilità di Trump

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen annunciano un accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione europea dopo un incontro al golf club Trump Turnberry il 27 luglio 2025 a Turnberry, in Scozia. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è in visita ai suoi campi da golf Trump Turnberry e Trump International Golf Links, nell’Aberdeenshire, durante una breve visita in Scozia dal 25 al 29 luglio. (Foto di Andrew Harnik/Getty Images)

L’incertezza creata da Donald Trump sui dazi
Il mese di maggio è iniziato nel modo peggiore per le relazioni tra l’Unione europea e gli Stati Uniti. Alla frattura sulla guerra in Iran e alla decisione di Donald Trump di ritirare 5 mila soldati americani dalla Germania si aggiunge l’aumento dei dazi sulle automobili e i camion europei al 25 per cento. E’ una violazione dell’accordo concluso da Trump con Ursula von der Leyen sul campo da golf di Turnberry, in Scozia, nel luglio dello scorso anno. Il presidente americano accusa l’Unione europea di non aver ancor azzerato i dazi sui prodotti americani, come previsto dall’accordo di Turnberry. Effettivamente i governi nazionali e il Parlamento europeo stanno ancora negoziando tra loro il testo finale per mettere in pratica gli impegni assunti dall’Unione europea. Ma anche l’Amministrazione Trump non ha rispettato i termini negozati a Turnberry, che prevedevano un tetto massimo del 15 per cento ai dazi sui prodotti europei. Gli Stati Uniti applicano un’aliquota molto più alta per i prodotti derivati dall’acciaio. La Commissione di Ursula von der Leyen ha detto di tenere aperte “tutte le opzioni” per difendere i suoi interessi, se Trump metterà in atto nuovamente la sua minaccia. Il Parlamento europeo è diviso: i socialisti chiedono alla Commissione di usare tutta la forza dello strumento anticoercizione per reagire, mentre il Partito popolare europeo vuole accelerare l’azzeramento dei dazi sui prodotti americani. La sessione del Parlamento del 18-21 maggio sarà l’occasione giusta? I ministri del Commercio si incontreranno il giorno dopo a Bruxelles per sigillare una tregua o prepararsi a un’altra guerra commerciale con Trump.

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Il vertice della Nato ad Ankara con l’incognita degli Stati Uniti
U n comitato militare il 19 maggio a Bruxelles e una riunione dei ministri degli Esteri il 21 e 22 a Helsingborg in Svezia: la Nato sta accelerando il lavoro preparatorio per il vertice dei capi di stato e di governo che si terrà a inizio luglio ad Ankara. Per gli europei il grande interrogativo è cosa farà Donald Trump. “La più grave minaccia alla comunità transatlantica non sono i nostri amici esterni, ma la disintegrazione in corso della nostra alleanza”, ha detto il primo ministro polacco, Donald Tusk, dopo che il presidente americano ha deciso il ritiro di cinquemila soldati dalla Germania. La sua Amministrazione sta studiando altre potenziali “punizioni” per il rifiuto degli europei di partecipare alla guerra con l’Iran. La più estrema – ma giuridicamente irrealizzabile – è l’espulsione della Spagna dall’Alleanza atlantica. Dietro le quinte, i membri europei proseguono il lavoro per rafforzare il cosiddetto “pilastro europeo della Nato”. Non solo aumentare la spesa per la difesa e incrementare le capacità militari, ma anche assumersi più responsabilità nelle strutture interne all’Alleanza.

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Esercitarsi a difendere l’Ue da un attacco
Se l’articolo 5 della Nato verrà compromesso da Donald Trump, l’Ue sarà nelle condizioni di usare la sua clausola di assistenza reciproca per difendere uno stato membro in caso di attacco? Durante i mesi di maggio e giugno, il Servizio europeo di azione esterna di Kaja Kallas condurrà le prime esercitazioni su come rendere operativo l’articolo 42.7 del trattato dell’Ue. “Qualora uno stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri stati membri sono tenuti a prestare aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso”, dice l’articolo 42 al paragrafo 7 del Trattato dell’Ue. Alcuni lo descrivono come l’equivalente dell’articolo 5 della Nato. Altri lo considerano meno efficace. Nella storia dell’Ue è stato attivato soltanto una volta, dalla Francia, dopo gli attacchi terroristici del 13 novembre del 2015. All’epoca nessuno sapeva come funzionava e la sua attivazione si concluse con atti puramente simbolici. Dopo le minacce di Trump alla Groenlandia e i droni lanciati dall’Iran contro Cipro, i leader dell’Ue hanno deciso di ritirare fuori l’articolo 42.7 dal cassetto. Ci sono tre scenari che dovrebbero essere testati nelle esercitazioni. Il primo è di un attacco ibrido, nel quale un paese dell’Ue chiede la solidarietà dei partner, ma senza l’intervento delle istituzioni dell’Ue. Il secondo è una richiesta di aiuto da parte di diversi stati membri in contemporanea, con le istituzioni dell’Ue che dovrebbero svolgere un ruolo di coordinamento. Il terzo è come articolare gli sforzi se c’è un’attivazione contemporanea dell’articolo 42.7 dell’Ue e dell’articolo 5 della Nato. Le esercitazioni saranno condotte prima con gli ambasciatori dei ventisette stati membri (nel cosiddetto Comitato politico e di sicurezza), poi a livello di ministri della Difesa. Ciascun ambasciatore e poi ciascun ministro dovranno reagire in tempo reale, dichiarando gli impegni che il suo paese è pronto ad assumere per soccorrere un altro stato membro sotto attacco.

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Il dibattito strategico su come affrontare la Cina
L’ostilità di Donald Trump nei confronti dell’Europa deve spingere l’Ue a un riavvicinamento alla Cina? Alcuni capi di stato e di governo ne sono convinti, come il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, che in aprile ha condotto il suo quarto viaggio in quattro anni a Pechino per onorare il presidente cinese Xi Jinping. Ma Ursula von der Leyen sembra pensarla diversamente. La sua Commissione terrà un dibattito strategico sulla Cina il 29 maggio. La discussione avrebbe dovuto tenersi il 13 aprile, ma la guerra in Iran ha preso il sopravvento e ha cambiato i piani originari dell’Ue. Von der Leyen appare determinata a proseguire con la politica del de-risking. Negli ultimi mesi la Commissione ha moltiplicato le iniziative in nome dell’autonomia strategica che hanno provocato le ire di Pechino, che le considera come anticinesi. L’ultima è la proposta dell’Industrial Accelerator Act, presentata il 4 marzo, che introduce il principio del “Made in Europe” nelle gare d’appalto e gli acquisti con aiuti pubblici per alcuni settori strategici come i veicoli elettrici, i pannelli solari, le batterie, le pompe di calore e le centrali nucleari. Pechino ha accusato l’Unione europea di imporre “gravi barriere agli investimenti e discriminazione istituzionale” e minaccia contromisure. Almeno sulla Cina, la linea di von der Leyen non dovrebbe cambiare.