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La Weimar sul Pacifico

Le case dell’esilio di Thomas Mann a Los Angeles, simbolo di rifugio e di libertà

La casa di Katja e Thomas Mann a Pacific Palisades, in California - non datata, circa 1942 (Foto di ullstein bild/ullstein bild via Getty Images)

Berlino
Salvati dal disinteresse, dagli immobiliaristi e dalla furia delle fiamme, due edifici storici del periodo dell’esilio di Thomas Mann a Los Angeles (circa dodici anni), sono ora nelle mani dello stato tedesco e adibiti a centri per scambi culturali transatlantici. La Thomas Mann House, la residenza dove lo scrittore premio Nobel visse con la famiglia gli anni dell’esilio americano. E Villa Aurora, casa dello scrittore ebreo e amico di Mann, Lion Feuchwanger, all’epoca l’autore di lingua tedesca più letto al mondo, pure lui fuggito dalla Germania nazista e riparato in California. Le ville si trovano a Pacific Palisades, oggi distretto residenziale all’epoca periferico di Los Angeles. Sono adibite a programmi culturali fra Stati Uniti e Germania diretti a conservare la memoria dell’esilio europeo negli Stati Uniti e promuovere una riflessione sull’attualità sociale, culturale e politica. Sono sostenuti dai ministeri degli Esteri e della Cultura tedeschi, più qualche sponsor.
La Thomas Mann House si trova al 1550 San Remo Drive, Pacific Palisades CA 90272. Fu acquistata dallo stato tedesco nel 2016. Per la costruzione, Mann incaricò l’architetto ebreo tedesco americano Julius Ralph Davidson. Villa Aurora, al 520 Paseo Miramar, Pacific Palisades, CA 90272, non fu acquisita direttamente dallo stato ma, all’inizio negli anni Novanta, da un circolo di amici per salvarla dal degrado e destinarla a residenza di artisti. La sua funzione oggi è sul modello di Villa Massimo a Roma: luogo di soggiorno e scambio, think tank di studiosi e artisti tedeschi o anche stranieri residenti in Germania.
Thomas Mann aveva capito anzitempo il pericolo della imminente barbarie nazionalsocialista e il suo esilio dalla Germania nazista comincò l’11 febbraio 1933, pochi giorni dopo l’avvento di Hitler al potere (30 gennaio). Quel giorno Mann lasciò la sua casa di Monaco per un giro di conferenze in Europa e quando, a marzo, Hitler assunse pieni poteri, decise di espatriare con la moglie Katia: in Svizzera (1933-1938), poi negli Stati Uniti. Nel 1936, il premio Nobel per la Letteratura nel 1929 si vide privato della cittadinanza tedesca. In America – prima a Princeton e poi, dall’aprile 1941, a Los Angeles – rimase dal 1938 al 1952 quando, sull’onda del maccartismo che si abbattè su molti intellettuali europei sospettati di bolscevismo, tornò in Svizzera, dove morì nel 1955. In Germania rimise piede nel 1949, dopo sedici anni dalla sua partenza.
Gli incendi devastanti che hanno colpito Los Angeles nel gennaio del 2025 hanno minacciato anche le due istituzioni legate alla memoria di Thomas Mann, ma risparmiandole dalla devastazione. La Thomas Mann House, dopo mesi di verifiche, controlli tecnici, pulizie e lavori di ripristino, ha potuto riaprire nel giugno del 2025, in tempo per i 150 anni dello scrittore. Villa Aurora, invece, dove le fiamme sono arrivate fino a tre metri dalla casa, è stata più colpita e ha appena riaperto: il 30 agosto la cerimonia di riapertura e poi per gradi i programmi culturali, i borsisti e i visitatori. I restauri, con mezzi del ministero degli Esteri, hanno comportato riparazioni dei danni di inquinamento del fumo nei locali interni (come amianto e litio), esami tossicologici, verifica della statica, della stabilità dei pendii e misure per la rimozione dei danni dell’incendio dal giardino.
Entrambe le case hanno anche carattere museale, con visite guidate delle stanze ed esposizioni, ma anche “un valore produttivo di luoghi dell’esilio su temi che riguardano il presente e il futuro, la società liberale, la democrazia, i diritti delle minoranze, l’identità e l’antisemitismo: tutti temi ancorati nel luogo e legati all’esilio”, ha spiegato in una conversazione l’amministratore delegato Jakob Scherer. Gli interni di Villa Aurora sono originali dell’arredamento di Marta Feuchtwanger, moglie dello scrittore, che anche quando viveva a Monaco col marito aveva un salotto e riceveva. Le due case sono visitabili ma vi soggiornano anche i fellows, i candidati che sono stati ammessi a risiedere con borse di studio nelle ville. La capienza è limitata a cinque, sei persone nella Villa Aurora e quattro, cinque nella Thomas Mann House. Trattandosi di ex abitazioni i servizi sono di tipo abitativo più che alberghiero. La cucina per esempio è unica, per cui gli ospiti vivono in una specie di comune e si relazionano e confrontano fra di loro. Anche qui, come per Villa Massimo a Roma, sono ammessi solo cittadini tedeschi o stranieri residenti in Germania. “Villa Aurora è un simbolo della fuga, dell’esilio e della democrazia, rende emotivamente palpabile il valore della libertà nell’arte e nella politica”, osserva Scherer. Thomas Mann, un gigante letterario venerato dai colleghi, era diventato il simbolo della resistenza al nazismo e la sua casa di San Remo Drive a Pacific Palisades era il crocevia degli intellettuali emigrati, il “who is who” dell’intellighenzia europea. Era chiamata la “Weimar sul Pacifico” in memoria della breve, democratica Repubblica di Weimar spazzata via dal nazismo nel 1933.
Los Angeles, grazie anche all’industria del cinema a Hollywood, era diventata durante la Seconda guerra mondiale assai più che New York e la East Coast il maggiore centro di attrazione per artisti e intelletutali fuggiti e perseguitati, ebrei e non, dal regime nazista in Germania e Austria. Nella sua casa, che Mann aveva soprannominato “Sette palme” in onore ai palmizi che ancora vi si trovano, ha scritto alcuni dei suoi capolavori, in particolare, interamente, “Doktor Faustus”, e ha ricevuto i più grandi scrittori, filosofi, artisti e musicisti del Novecento, da Bertolt Brecht a Igor Stravinsky, da Artur Rubinstein ad Albert Einstein, e molti altri ancora. E’ in questa casa che registrò i suoi celebri 55 discorsi antinazisti ai tedeschi (“Deutsche Hörer!”, 1940-1945) che venivano inviati alla Bbc e trasmessi in Germania per incitare i tedeschi alla resistenza. Lo scrittore si rivolgeva ai suoi connazionali denunciando i crimini nazisti e l’Olocausto, assurgendo a campione dell’umanesimo e simbolo dell’altra Germania.